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20 anni dopo la strage di via D’Amelio: siamo cambiati?

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di Giusy Chiello

Il 19 luglio di 20 anni fa moriva Paolo Borsellino, il magistrato scomodo ucciso per mano della mafia.

La strage di via D’Amelio fu la seconda tragica vicenda che ha dato modo ai “Signori” di Cosa Nostra di eliminare due potenziali distruttori della mafia: Paolo Borsellino e Giovanni Falcone.

Sono passati 20 anni da quel giorno e oggi mi sono tornate in mente le parole di Fiammetta Borsellino pronunciate durante una fiaccolata organizzata l’anno successivo alla strage, in commemorazione di suo padre. Il suo desiderio era quello che questo giorno potesse diventare un momento per riflettere.

Tutti noi dovremmo riflettere, ma c’è chi dice ironicamente, che gli unici a riflettere sono gli specchi e allora anche noi dovremmo guardarci allo specchio e capire che faccia abbiamo dopo 20 anni, se siamo cambiati o siamo rimasti sempre gli stessi, se le aspettative che avevamo si sono trasformate in qualcosa di concreto oppure no.

C’è chi, col solito pensiero conservatore, quello della lamentela, tipico di molti siciliani, afferma che nulla è cambiato, è tutto uguale, e che la mafia è radicata come non mai. Si guardano allo specchio e si sentono sempre gli stessi, sfruttati, maltrattati, obbligati a pagare il pizzo indirettamente, sovvenzionando le associazioni mafiose.

C’è chi, invece si guarda allo specchio e si vede diverso e tutto quello che c’è alle sue spalle, anche se piano piano, sta cambiando. Questa è la gente che crede che i cambiamenti storici siano lunghi e lenti ma che possono avvenire. In questi anni, infatti, a parer loro, qualcosa comincia a cambiare. In primis è cambiato il modo di chiamare la mafia, di nominarla. Fino a qualche tempo fa se ne doveva parlare sottovoce o non nominarla del tutto. Oggi se ne parla in tutta Italia, da nord a sud: ci sono giovani del nord Italia che si recano in Sicilia a lavorare nei campi confiscati alla mafia, speranzosi di poter fare qualcosa per la Sicilia e l’Italia intera. Si parla dei giovani, della generazione post falcone-borsellino, che sfila in cortei lunghissimi ogni anno a maggio e a luglio per ricordare a tutti che loro non sono morti invano. Una volta sarebbe stato inimmaginabile che un’associazione come “Addio Pizzo” potesse mettersi contro “Cosa Nostra”, eppure adesso è possibile. Molti ritengono che serve a poco, ma intanto esiste e si fa sentire. Ogni anno da Cinisi parte anche la marcia contro la mafia che arriva fino al nord Italia. Il cambiamento storico è lento, ma forse c’è, si sta insinuando qualcosa di diverso nel pensiero comune: l’omertà è stata ferita. Il principio basilare della mafia è stato intaccato dai mafiosi stessi, basti pensare al fenomeno del “pentitismo” che, dopo Falcone, ha stravolto la struttura salda di Cosa Nostra.

Guardando alla specchio, invece, il volto della mafia di oggi, dopo 20 anni dalla strage di Capaci e via D’Amelio, si scorge una faccia nuova, che forse da un lato è più a nudo, visto che molti altarini sono stati scoperti, una faccia che comunque non si arrende ed usa i mezzi più moderni e nuove modalità di approccio per continuare ad attecchire.

Sta di fatto, però, che nell’opinione pubblica la percezione di essa è cambiata, si può manifestare contro la mafia, si possono scrivere libri per combatterla, ci si oppone al pizzo e si crede che potranno esserci nel corso della storia tanti altri Borsellino, pronti a dare la vita per la giustizia.

Anch’io mi guardo allo specchio e vedo una donna che quando Borsellino è morto aveva 15 anni, che conosceva a malapena cosa fosse la mafia, ne aveva paura ma sapeva in cuor suo che tutto questo non poteva e non doveva continuare. Mi guardo allo specchio e vedo che questa donna oggi insegna ai suoi figli a non vivere di sotterfugi, a non soccombere, a combattere per i loro ideali e a non abbassarsi al volere del “Signore” di turno.

L’atteggiamento mafioso e i loro ideatori ed attuatori vanno debellati e grazie a uomini come Paolo Borsellino il cambiamento storico forse sta davvero avvenendo.

Allora è il caso di dire che il riflesso del nostro futuro sarà forse ancora migliore di oggi.

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1 Commento su 20 anni dopo la strage di via D’Amelio: siamo cambiati?

  1. elisa martorana // 19 Luglio 2012 a 02:03 //

    bellissimo articolo, mi sono commossa. BORSELLINO E FALCONE ne sn orgogliosi. noi dobbiamo fare solo il nostro dovere come lo hanno fatto loro.

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