Tommaso ha sette anni e un pigiama con le stelle. Da due giorni controlla la calza appesa alla maniglia della finestra come se fosse un animale da compagnia: la guarda, la sistema, la liscia con la mano. “Così la Befana la vede meglio”, dice.
In casa c’è quell’aria sospesa dei pomeriggi d’inverno: il termosifone che manda un dolce tepore, la mamma che piega i panni, il papà che intento a riparare il ferro da stiro, sembra non sentire, lontano mille miglia da tutto. Tommaso invece no: lui ascolta davvero. Ogni scricchiolio, ogni soffio di vento, ogni rumore del palazzo potrebbe essere lei.
“Ma arriva davvero?” chiede, senza staccare gli occhi dalla finestra. La mamma sorride: “Arriva a chi la aspetta.” E lui la aspetta con una serietà che solo i bambini sanno avere.
Ha preparato tutto: un bicchiere d’acqua “perché volare stanca”, due biscotti “perché è vecchietta”, e un biglietto scritto con la calligrafia storta: “Cara Befana, non portarmi cose grandi. Portami una sorpresa piccola, ma vera.”
Quando va a letto, non dorme. Fa finta, ma non dorme.
In casa c’è quell’aria sospesa dei pomeriggi d’inverno: il termosifone acceso che offre un bel tepore, la mamma che piega i panni, il babbo che finge di leggere ma ascolta tutto. Tommaso invece no: lui ascolta davvero. Ogni scricchiolio, ogni soffio di vento, ogni rumore del palazzo potrebbe essere lei.
“Ma arriva davvero?” chiede, senza staccare gli occhi dalla finestra.
La mamma sorride: “Arriva a chi la aspetta.” E lui la aspetta con una serietà che solo i bambini sanno avere.
Ha preparato tutto: un bicchiere d’acqua “perché volare stanca”, due biscotti “perché è vecchietta”, e un biglietto scritto con la calligrafia storta: “Cara Befana, non portarmi cose grandi. Portami una sorpresa piccola, ma vera.”
Quando va a letto, non dorme. Fa finta, ma non dorme. Tiene gli occhi chiusi e le orecchie aperte, come fanno i gatti.
A un certo punto sente un fruscio. Un colpo leggero. Un soffio d’aria fredda.
Tommaso trattiene il fiato. Non osa muoversi. Non osa parlare.
Ha paura che, se si muove, la magia si rompa.
La mattina dopo corre alla finestra. La calza è gonfia. Non troppo, il giusto. Dentro trova un mandarino, una matita con le stelle, un paio di caramelle alla fragola, una confezione mignon di biscotti e un foglietto piegato.
Lo apre piano. C’è scritto: “Le magie piccole sono le più difficili. Grazie per averle sapute aspettare.”
Tommaso sorride. Non dice niente. Ma dentro di lui succede una cosa che gli adulti dimenticano: crede, senza bisogno di spiegazioni.
E per tutto il giorno, ogni volta che passa davanti alla finestra, guarda il cielo. Non per vedere la Befana. Per ringraziarla.