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Tag Archive | "sogni"

“I sogni nel vagone – sui binari di Rodari”: lo spettacolo a Roma


Le Mille e un Granello

presenta

 

“I sogni nel vagone – sui binari di Rodari”

Spettacolo di Sand Art e Burattini

 

Con Irene Tarzia, Valerio Mammolotti e Simona Gandòla

 

29 novembre 2014
Teatro Studio Uno, Via Carlo della Rocca, 6 – Roma

 
locandina dello spettacolo I sogni nel vagone-sui binari di RodariIn scena al Teatro Studio Uno sabato 29 novembre 2014I sogni nel vagone – Sui binari di Rodari“, uno spettacolo dedicato a bambini e alle loro famiglie proposto dalla compagnia “Le Mille e un granello”, con la sand artist di Raiyoyo.
Due attori – Irene Tarzia e Valerio Mammolotti - e due simpatici burattini accompagneranno i piccoli spettatori in un viaggio su di un treno magico: alla ricerca di una spensieratezza ormai persa nel caotico mondo degli adulti, due “folletti” insegneranno a piccoli e grandi spettatori che il tempo non si perde, siamo noi che ci perdiamo per star dietro al tempo e a tutti gli impegni con cui lo riempiamo.

A questo scopo il viaggio sarà accompagnato dalla suggestiva performance di Simona Gandòla, sand artist di Raiyoyo, che realizzerà disegni in continua evoluzione per accompagnare i racconti di G. Rodari quali “Il pozzo di Cascina Piana” e “La strada che non andava in nessun posto”: le storie verranno illustrate sulla sabbia e proiettate in tempo reale su di uno schermo.

 

“Proponendo questo spettacolo ai bambini desideriamo opporci a quella cultura televisiva e a quel format di giocattolo odierno che li invita ad assumere un ruolo passivo nei confronti della realtà, perché ci sembra che la strada verso un pericoloso isolamento e un’estrema incapacità di comunicare sia stata ormai intrapresa. Il teatro è uno strumento privilegiato per riportare gli individui su un piano di relazione con gli altri e col mondo che li circonda: lo fa ponendosi come interlocutore vivo e presente, lo fa in quanto stimola l’interesse verso tutto ciò che esiste, dialoga con le altre arti, invita a riflettere, a sentire, ad osare e confrontarsi. Per dirla con Juan Mayorga:
“Il teatro è l’arte dell’immaginazione dello spettatore”. Se questa magia è già propria del teatro con attori in carne e ossa, pensiamo che la sua collaborazione con il teatro di figura (i burattini) e la sand art (disegno su sabbia) non possa che amplificare la ricettività dei bambini ed il loro coinvolgimento e divertimento”
.

 

 “I sogni nel vagone – sui binari di Rodari” 29 novembre 2014

al Teatro Studio Uno, Via Carlo della Rocca,(Torpignattara)

Ingr. 5 euro. Sabato ore 17.00

info e prenotazioni: 3494356219- 3283546847

 

www.teatrostudiouno.cominfo.teatrostudiouno@gmail.com

Ufficio Stampa: Eleonora Turco

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“L’Assassino dei sogni”: la presentazione del libro a Roma


Roma, Venerdì 28 novembre 2014

presso la sede del Municipio XV
Via Flaminia 872
ore 16, Sala Consiglio

copertina del libro L'assassino dei sognipresentazione del libro

L’Assassino dei sogni - Lettere fra un filosofo e un ergastolano

di Giuseppe Ferraro e Carmelo Musumeci

a cura di Francesca de Carolis

Collana Millelire (costo 1,00 euro)
Ed. Stampa Alternativa

 

Un filosofo e un ergastolano si scrivono. Ne nasce un racconto di vite: di quella prigioniera dell’Assassino dei Sogni che non dà scampo e di quella che pensiamo libera ma che pure può diventare prigione, anche se fuori dalle mura del carcere.
Una riflessione sulla carcerazione ma anche sui temi fondamentali della vita, pubblici e privati: il dolore, l’amicizia, la famiglia, la legge, la giustizia, la democrazia…

Pagine che, quando tutto sembra perso e il buio sta per avere il sopravvento, diventano invece lezioni e iniezioni di vita.

Giuseppe Ferraro insegna Filosofia della Morale all’Università Federico II di Napoli e anche in carcere tiene corsi di filosofia; Carmelo Musumeci, condannato all’ergastolo,  ostativo, in carcere si è laureato, scrive libri e da anni conduce con grande ostinazione una battaglia contro l’ergastolo. Alla sua iniziativa hanno aderito personaggi come Veronesi, Margherita Hack, Rodotà…

Sarà lo spunto per discutere di ergastolo e di carcerazioni con Francesca de Carolis, giornalista e scrittrice, Simona Filippi, avvocato, difensore civico Associazione Antigone.

Interviene Michela Ottavi, Assessore alle Politiche Sociali Municipio Roma XV.

Modera Sara Poletto, Consigliere Municipio Roma XV

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L’angolo di Full: “L’attracco”


Saper mutare senza rinnegar se stessi: è questo uno dei tratti distintivi dello Scrittore (la maiuscola non è un refuso). Fulvio Musso è profondamente se stesso quando punge e diverte con ironia e “sboccatezza” esattamente come lo è quando accarezza e ammalia con delicatezza e sobrietà.

Prima di lasciarvi alla lettura del suo bellissimo brano, vi ricordiamo che anche voi potete popolare questa rubrica dedicata ai racconti brevi: vi basta seguire le poche indicazioni del regolamento di Raccontonweb.

 

dipinto raffigurante un porticcioloL’attracco

La grossa barca scivolò silenziosa nel porticciolo; i potenti motori quasi muti. In plancia, un uomo solo, di mezza età. Lo scafo procedeva lento, alla ricerca di un improbabile spazio per l’ormeggio.
Subito qualcuno assunse a spettacolo la manovra come solitamente accade nei bacini piccoli e poco trafficati. L’uomo si adattò in uno spazio angusto presso l’imboccatura del porto e manovrò lentamente per volgere la poppa alla banchina. Poi il verricello gracchiò e l’ancora si infilò in acqua con un tonfo secco.

Allora, anche la donna notò la barca. Le apparve troppo ingombrante in un porticciolo così piccolo, ma ne apprezzò la linea filante e il candore delle vernici in sintonia con il nome, “Biancaluna”. Poi guardò l’uomo che aveva capelli folti, i tratti decisi, l’abbronzatura esaltata dal bianco della felpa.
«Altezza, mezza bellezza» recitò piano la donna. Non si riferiva alla statura, appena regolare, del nuovo arrivato, ma constatava come un uomo, ritto sulla plancia della propria barca, appaia anche un po’ più alto: è il padrone dei grandi spazi, il cavaliere che cavalca solitario il proprio sogno. Fa pensare a un essere libero, temprato.
L’uomo azionava i pulsanti del verricello filando lentamente la catena dell’ancora e lasciando che l’abbrivio avvicinasse docilmente la poppa alla banchina. Saltò poi dalla passerella con le cime di ormeggio sotto l’occhio più o meno attento dei presenti.
La donna richiuse un libro dalla rilegatura turchina. La sua attenzione era assorbita ormai da questo solitario approdato nell’ora un po’ misteriosa del crepuscolo. L’ora in cui le ombre allungano le loro braccia e i colori, e certe anime, si incupiscono.
Per fissare gli ormeggi, l’uomo dovette passare accanto alla donna che traversò con un’occhiata breve e intensa come sono spesso gli sguardi fra sconosciuti di sesso opposto; uno sguardo che si distese subito in un sorriso cui lei rispose. Non v’è miglior saluto: a differenza delle solite parole o cenni, il sorriso è un attestato di simpatia, è una piccola luce accesa per festeggiarti. Ē anche la posa migliore per il clic della foto immaginaria che resterà in te.

Mentre rassettava sottocoperta, l’uomo sbirciò dall’oblò nella direzione della donna che sedeva a pochi metri. Poteva avere dieci anni meno di lui, i capelli bruni e sciolti, gli occhi mansueti e assorti avevano uno strano colore grigio di alba marina. Una figura bella, serena, e insieme sensuale. Un buon approdo per un navigatore solitario.

Fedeli ai rigorosi orari dei riti domestici, gli uomini del porto si allontanavano frettolosi e in breve rimasero soltanto loro due, avvolti dallo sciabordio del mare. Di lì a poco, lui sarebbe sceso a terra e già immaginava l’incontro.
Ad un tratto non la rivide. La cercò inutilmente con lo sguardo oltre lo spiazzo del porto, stringendo gli occhi per penetrare l’oscurità incombente. Sembrava scomparsa; soffiata via da una folata o risucchiata nei vortici lievi che vedeva serpeggiare in banchina. Forse l’aveva allontanata il timore di un luogo ormai buio e deserto o il vento sempre più pungente.
L’uomo scese in paese e, un po’ inconsciamente, la cercò ancora. Nel fugace sguardo di lei, gli era sembrato di cogliere qualcosa: un sogno, forse. O un’attesa. Un segreto che avrebbe voluto scoprire.

Il vento, ormai molesto, penetrava la felpa dell’uomo spingendolo al rientro e nel confortevole tepore della cabina si ravvide: la bella sconosciuta si trovava chissà dove, immersa nei propri affetti, nella propria vita: una donna così non è mai sola. L’immagine di lei, tradotta in dolce malinconia, si sarebbe assopita col dondolio della barca.

     Si vive anche, o soprattutto, delle cose che non accadono. E i solitari, a volte, coltivano sogni tanto dolci ch’è quasi un peccato ucciderli realizzandoli.

primo piano di Fulvio Musso     La mattina dopo, di buon’ora, la “Biancaluna” lasciò l’ormeggio.
In paese le prime finestre si schiudevano sonnacchiose o si spalancavano con vigore al nuovo giorno svelando la diversa indole dei loro abitanti.
Su di un vetro s’era condensato l’alito di qualcuno che assisteva alla manovra. Forse le labbra trattennero il respiro, perché l’alone pian piano evaporò rivelando una chioma bruna e due occhi di alba marina fissi sull’uomo ritto in plancia, il padrone dei grandi spazi, il cavaliere che cavalcava libero il suo sogno. Spiavano i suoi capelli agitati dal vento, l’espressione decisa che lei aveva sperato di ritrovare al porto, l’abbronzatura esaltata dal candore degli indumenti, ormai confuso col candore della scia che man mano s’allontanava diventando sempre più piccola. Sempre più piccola nei pensieri.
E nei pensieri, sorridevano due piccoli sogni che s’erano appena salvata la vita.

Fulvio Musso

 

Fonte: Nautica n.396 (Nautica Editrice)

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“L’Assassino dei Sogni” appena uscito già esaurito


Riceviamo e pubblichiamo:

 

Io scrivo perché scrivendo il duol si disacerba, perché ho bisogno di scrivere, e s’io non scrivo non vivo. (Luigi Settembrini)

 

copertina del libro L'assassino dei sogniIl libretto “L’Assassino dei Sogni” sottotitolo “Lettere fra un filosofo e un ergastolano” di Carmelo Musumeci e Giuseppe Ferraro, a cura della giornalista Francesca De Carolis, ED. Stampa Alternativa-Nuovi Equilibri pag. 64-anno 2014, prezzo: 1,00, ISBN: 978-88-6222-417-8 appena uscito è già esaurito (È già in stampa una seconda edizione). E mi venuto il dubbio se lo stanno comprando perché è interessante o perché costa solo un euro sic!

Una cosa è certa, sta andando a ruba fra gli uomini e donne di fede. Le suore di clausura di Lagrimone mi hanno scritto:

Suor Daniela (…)Il libretto con il carteggio fra te e il filosofo Giuseppe Ferraro è molto bello ed è ricco di spunti e provocazioni. Il tuo nipotino aveva 3 anni quando ti ha portato la foglia? Stupendo quell’episodio.

Ne abbiamo presi 55 e li abbiamo già distribuiti in giro di pochi giorni. Ottima l’idea di venderlo ad un euro (…)

Suor Marta (…) Appena abbiamo ricevuto il libretto “L’Assassino dei Sogni” (Lettere fra un filosofo ed un ergastolano) l’ho letto in giornata. Sono già capitate alcune persone a cui abbiamo dato il libretto e abbiamo in mente di darlo ad altre e ad alcuni preti che lavorano con adolescenti e giovani. Io l’ho trovato uno strumento didattico eccellente con motivi di riflessioni e confronti interessanti.

Suor Lilia (non è una suora di clausura come le altre due):

“Che dire del filosofo Giuseppe Ferraro? Sei davvero fortunato d’averlo conosciuto: ora, con gioia, posso affermare che anch’io, grazie a te, ho conosciuto un uomo saggio, che va per la sua strada e non teme di rivelare il suo pensiero senza modificarlo minimamente. Per me questo professore è un uomo che ama la vita; l’ho capito, soprattutto nella lettera in cui spiega il delicato argomento del suicidio”.

 

In questi giorni ho scritto all’editore che ha avuto il coraggio di pubblicare “L’Assassino dei Sogni”:

Marcello, continua a pubblicare i nostri pensieri, solo così puoi continuare a farci esistere. E a farci sentire ancora umani. Lo sappiamo, sono pochi gli editori che si sporcano le mani pubblicando i pensieri degli avanzi di galera come noi. E ti confido che a volte penso che molti ci vedono cattivi perché loro lo sono più di noi, perché come si fa a murare vivo una persona per tutta l’esistenza, senza l’umanità di ammazzarla prima? Marcello, credo che a volte i cattivi provino rimorsi o compassione molto più dei buoni. Aiutami a farlo sapere alle persone perbene con la fedina penale pulita, ma con forse la coscienza più sporca dei galeotti. E dammi una mano anche a fare sapere che il carcere non cambia le persone in meglio. Piuttosto le distrugge. Marcello, scrivere di e in carcere è pericoloso. Non ti puoi immaginare quanto. So però che anche fuori ci  vuole tanto coraggio a dare voce ai prigionieri. Grazie di avere questo coraggio che non hanno la  stragrande maggioranza delle case editrici, che preferiscono pubblicare le ricette di cucina per guadagnare tanti soldi ed evitare critiche e guai. Marcello continua a pubblicare le nostre parole per fare sapere che molti di noi sono nati già colpevoli, anche se poi hanno fatto di tutto per diventarlo.

Carmelo Musumeci
Carcere di Padova

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Goffredo Palmerini in missione a New York


In agenda il Columbus Day, “L’Italia dei sogni” all’Italian American Museum, visite ed altri eventi

 

Goffredo Palmerini mentre parla a un microfonoL’AQUILA – Sempre pronta la valigia di Goffredo Palmerini. Questa volta la partenza è per New York, il 5 ottobre, dove resterà dieci giorni. Nella sua agenda molti impegni nella Grande Mela, dove si celebra il più famoso ed imponente Columbus Day degli Stati Uniti, nel lunedì più vicino al 12 ottobre, giorno della scoperta dell’America. E dove da 38 anni la città dedica l’intero mese di ottobre alla cultura italiana (Italian Heritage and Culture Month), in segno d’affetto verso l’Italia e i suoi tesori, con una straordinaria fioritura di eventi che abbraccia tutti i campi della creatività artistica e letteraria.

Palmerini, come già l’anno scorso, sarà il rappresentante ufficiale dell’Associazione Nazionale Famiglie Emigrati (ANFE) alle manifestazioni del Columbus Day e parteciperà alla grande Parata che si svolgerà il 13 ottobre sulla Quinta Avenue. Molti altri gli appuntamenti a New York del più assiduo “ambasciatore” dell’Abruzzo nel mondo. In primis la presentazione del suo ultimo libro “L’Italia dei sogni” (One Group Edizioni) in uno dei templi della memoria dell’emigrazione italiana negli Stati Uniti, l’ Italian American Museum (IAM), in Mulberry Street nel cuore di Little Italy.

L’evento si terrà il 9 ottobre alle ore 18, con gli interventi del drammaturgo Mario Fratti, dello stesso Palmerini e del prof. Joseph Scelsa, fondatore e presidente del prestigioso Museo italo-americano. E ancora, in agenda, una conversazione con la comunità abruzzese, coordinata dalla prof. Maria Fosco, originaria di Orsogna, la visita ad alcune università – New York University, Queens College, Columbia University – dove Palmerini ha stabilito significative relazioni, un’intervista con Daniela Celella per Radio ICN, nel programma condotto dalla brillante giornalista e molto seguito in tutta l’East Coast, la visita alla redazione di i-Italy, prestigioso network giornalistico e Tv diretto da Letizia Airos, con il quale da anni collabora, e diversi altri incontri con esponenti di rilievo della comunità italiana. Palmerini rientrerà all’Aquila nel pomeriggio del 16 ottobre.

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Rimpatriata della Famiglia Abruzzese e Molisana in Piemonte e Valle d’Aosta


Il 13 agosto a L’Aquila la Rimpatriata 2014 della Famiglia Abruzzese e Molisana in Piemonte e Valle d’Aosta

veduta di NavelliSi terrà il 13 agosto a L’Aquila la Rimpatriata 2014 che la Famiglia Abruzzese e Molisana in Piemonte e Valle d’Aosta annualmente tiene nel canonico mese feriale in una località dell’Abruzzo o del Molise. Un’occasione per stare insieme tra corregionali già in vacanza nelle regioni d’origine e per chi scende appositamente per vivere una giornata particolare. Quest’anno il presidente del sodalizio, Carlo Di Giambattista, ha pensato di tornare nel capoluogo abruzzese, a cinque anni dal terremoto, per confermare la vicinanza alla città e ai centri del cratere, cui mai l’associazione ha fatto mancare segni di attenzione e solidarietà. E infatti saranno Navelli, Barisciano e Poggio Picenze, oltre la città capoluogo d’Abruzzo, le altre mete dove la solidarietà degli Abruzzesi e Molisani del Piemonte e Valle d’Aosta ha dato testimonianze.

La giornata si aprirà con la visita di una delegazione del Consiglio direttivo del sodalizio ai Sindaci di Navelli e Barisciano, ai quali nel 2010 furono consegnate due autovetture 4×4 acquistate con i fondi raccolti dalla Famiglia Abruzzese e Molisana. Alle ore 11 l’appuntamento generale è a L’Aquila, per una visita al Monastero di San Basilio, la casa di clausura delle suore celestine dove si respira la spiritualità e il magistero di papa Celestino V. In una delle sale del monastero Angelo De Nicola, giornalista e scrittore, e Francesca Pompa, presidente One Group Edizioni, presenteranno il volume “L’Italia dei sogni” di Goffredo Palmerini, presente l’autore. Seguirà la conversazione di Manlio Madrigale sul tema “La sussidiarietà orizzontale: …aiutami che io ti aiuto”.

L’Assessore regionale e Presidente del CRAM, Donato Di Matteo, e un rappresentante della Municipalità aquilana porteranno il loro saluto ai convenuti della Rimpatriata, che inoltre riceveranno la visita di Padre Quirino Salomone, del Centro Celestiniano, verso le cui opere di solidarietà la Famiglia ha mostrato attenzione e alle quali ha devoluto parte delle cifre raccolte, in particolare per la Mensa dei poveri.

La conviviale si terrà in un noto ristorante di Poggio Picenze. In quel paese la solidarietà piemontese ha lasciato segni tangibili, con le donazioni promosse dal quotidiano La Stampa, raccolte dalla Fondazione omonima ed impiegate solertemente a beneficio di alcuni comuni colpiti dal sisma, tra i quali appunto Poggio Picenze. Non mancherà il saluto del Sindaco alla Famiglia Abruzzese e Molisana. Nel pomeriggio i convenuti potranno visitare le splendide Grotte di Stiffe e fare un supplemento di visita ai monumenti più significativi dell’Aquila.

 

Nella foto, una veduta di Navelli

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Carcere di Parma: vietato comprare più copie dello stesso libro


 Riceviamo e pubblichiamo: 

copertina del libro L'assassino dei sogniIn carcere può accadere veramente di tutto. E spesso accade l’immaginabile. La Casa Editrice “Stampa Alternativa” ha dato voce e luce alle lettere che mi sono scritto con il professore di filosofia Giuseppe Ferraro (docente di Filosofia della Morale all’Università Federico II di Napoli) pubblicando con la collana Millelire un libricino con il titolo: “L’Assassino dei Sogni” (in questo modo i detenuti chiamano il carcere) “Lettere fra un filosofo e un ergastolano”, pag.64, anno 2014, prezzo 1,00 ISBN 978862224178. Curato dalla brava giornalista Francesca De Carolis. Ed io ero particolarmente contento che l’editore lo avesse pubblicato in edizione economica (solo 1,00 euro) così lo avrebbero potuto acquistare con più facilità anche i ragazzi delle scuole.

Per avere più possibilità di fare conoscere che in Italia, Paese del Diritto Romano e della Cristianità, esiste la “Pena di Morte Viva”, alcuni uomini ombra (così si chiamano fra loro gli ergastolani) sparsi nei carceri d’Italia mi avevano avvertito che ne avrebbero comprate diverse copie per donarle e sensibilizzare gli operatori penitenziari, le associazioni di volontariato e la società civile.

L’altro giorno dal “famoso” carcere di Parma (dove non si può tenere più di tre libri in cella) Mimmo mi ha scritto:

Io, Giovanni,Corrado e altri avevamo inoltrato subito l’acquisto di diversi libri del “L’Assassino dei Sogni”. Dopo due giorni l’Ufficio spesa chiamò me, Giovanni e Corrado chiedendoci il perché dell’acquisto di tanti libri a testa. Gli spiegammo che tante copie le volevamo dare in regalo alla società civile, volontari, scuole e altri per sensibilizzare il nostro problema di ergastolo ostativo. Il giorno dopo venne di nuovo il responsabile dell’Ufficio spesa e ci riferì che l’ispettore responsabile ci aveva  autorizzato all’acquisto di una sola copia a testa. Chiedemmo spiegazioni e lui rispose che dovevamo presentare una richiesta scritta con delle motivazioni. Giovanni l’ha fatto e l’ha intestata alla Direzione, per conoscenza al Magistrato di Sorveglianza e al Garante dei detenuti ed altri organi istituzionali.

Adesso siamo in attesa di risposte da parte della Direzione (…).

 

Gli ho risposto:

Caro Mimmo, l’altro giorno ho letto che nel 1985 ad una domanda di uno studente che chiedeva quali consigli egli potesse dare ai giovani, Ludovico Geymonat rispose: “Contestate e create”. Ecco, io penso che anche gli uomini ombra per migliorare se stessi e il luogo in cui vivono, devono fare la stessa cosa.Invece per anni e anni molti di noi hanno vissuto senza accorgersene, senza cercare di capire. Probabilmente questo accade anche a molte persone in libertà, ma è un peccato che dentro all’ “Assassino dei Sogni”, dove si ha più tempo per pensare, pochi lo facciano. Lo so, il carcere così com’è ti vuole solo sottomettere, prima lo faceva con la forza fisica, ora lo fa con quella psicologica, perché qui nulla è lasciato al caso. Ormai il carcere non vuole prenderti solo il corpo, quello l’ha già. L’“Assassino dei Sogni” vuole di più, molto di più. L’ “Assassino dei Sogni” vuole prenderti anche il cuore e l’anima.

Resistiamo. Se non vi fanno acquistare altri libricini perché sono pericolosi, farò come Silvio Pellico. Farò le copie delle pagine del libro. E poche per volta te le manderò per lettera. Un sorriso fra le sbarre.

 

Carmelo Musumeci

Carcere di Padova, agosto 2014  www.carmelomusumeci.com

 

Prigionieri per sempre. Sogni che iniziano dove finiscono.

Essere non morti, ma neppure vivi.

Non ci uccidono, peggio: ci lasciano morire per sempre.

La pena dell’ergastolo ti fa morire dentro a poco a poco.

Ti rimane solo la vita, ma questa senza futuro è meno di niente.

La pena dell’ergastolo trasforma la luce in ombra.

La pena dell’ergastolo è una sofferenza infinita.

Una morte bevuta a sorsi.

Ed è una vittoria sulla morte perché è più forte della morte stessa.

 (tratto da “La Ballata dell’ergastolano”  di Carmelo Musumeci)

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In libreria “L’Assassino dei sogni-Lettere fra un filosofo e un ergastolano”


Carmelo Musumeci – Giuseppe Ferraro

L’Assassino dei sogni

Lettere fra un filosofo e un ergastolano

a cura di Francesca de Carolis

Ed StampaAlternativa

 

copertina del libro L'assassino dei sogniDa mercoledì 30 luglio in libreria “L’Assassino dei sogni”, lettere fra un filosofo e un ergastolano,  Carmelo Musumeci e Giuseppe Ferraro, curato da Francesca de Carolis per la collana Millelire di Stampa Alternativa.

Carmelo Musumeci, condannato all’ergastolo, è in carcere dal 1991. Attualmente è nel carcere di Padova. In questi anni ha studiato, si è laureato in legge e da anni conduce con grande ostinazione una battaglia contro l’ergastolo. Alla sua iniziativa hanno aderito personaggi come Veronesi, Margherita Hack, Don Ciotti, Rodotà… e continuano ad aggiungersi nomi. Da sempre scrive: racconti, riflessioni, lettere… per scandagliare senza pietà il suo passato, ma soprattutto per raccontare a chi è fuori il mondo di quelli che definisce “morti viventi”, chiusi nel ventre dell’Assassino dei sogni.

Giuseppe Ferraro insegna filosofia della morale all’Università di Napoli Federico II, e in carcere tiene corsi di filosofia. Con Musumeci condivide il carattere passionale e ostinato. Il loro incontro si è presto trasformato in un confronto continuo e serrato, sul percorso della battaglia di denuncia, delle illegalità che in carcere si consumano, ma anche per la costruzione di strade possibili.

Questo testo è il “distillato” di due anni di scambio epistolare, che registra incontri, speranze, battaglie, discussioni, momenti di abbandono. Dal giugno del 2009, al luglio del 2011. Da estate a estate, il racconto dell’inverno e dell’inferno della vita in prigione, ma anche della prigione che può diventare anche la vita fuori.  Un confronto anche fra scritture. Sincopata quella dell’ergastolano, complessa e ampia quella del filosofo.

Il fascino discreto della scrittura epistolare rimane intatto in queste pagine nonostante oggi siamo abituati al frenetico ritmo e linguaggio di “scambi in rete”. Anzi, in qualche modo, qui il mezzo è valore aggiunto in più, diventando racconto esso stesso.

In primo piano la realtà chiusa della cella da cui partono le lettere dell’ergastolano, ma sullo sfondo anche è anche l’Italia delle periferie, dove il crimine nasce e trova motivo di crescita, delle scuole degli abbandoni, delle strade, che il filosofo percorre, del nostro Sud.

Pagine che, quando tutto sembra perso e il buio sta per avere il sopravvento, diventano lezioni e iniezioni di vita, per l’ergastolano, per il filosofo, ma forse anche per tutti noi.

Un suggerimento: da leggere nei licei.

 

***

 

Ricevere una lettera nel tempo isterico delle e-mail è emozione che ho scoperto fortissima. Mi accade spesso, adesso che da qualche tempo incontro persone che in carcere hanno trascorso gran parte, se non la più parte, della propria vita. E nelle loro lettere le parole, che con tanta superficialità e insignificanza spesso usiamo, riacquistano il peso specifico che forse oggi pochi vi sanno dare come le persone forzosamente chiuse al mondo delle relazioni.

Così, anche con timore, ho seguito il filo della corrispondenza fra Giuseppe Ferraro e Carmelo Musumeci. Professore di filosofia, Ferraro, docente di Filosofia della Morale alla Federico II di Napoli, che in carcere anche insegna, ed ergastolano ostativo, Musumeci, di quelli che dal carcere non usciranno mai, perché condannati per reati commessi nell’ambito di associazioni di stampo mafioso e che hanno scelto di non essere collaboratori di giustizia, cosa che li esclude dai normali benefici previsti dalla legge. Quelli della “morte viva”, insomma.

Carmelo Musumeci, che in carcere si è laureato e da anni conduce una battaglia contro l’ergastolo, rifiuta di fare i nomi dei suoi ormai antichi “colleghi” per un motivo etico: non vuole barattare la sua libertà, dice, con quella di un altro. Convinzione che lo guida nel suo percorso “ostinato e contrario”. Con antenne sempre pronte a intercettare chi, fuori dalle mura nelle quali è costretto, possa comprendere e condividere il suo percorso. Come Giuseppe Ferraro, che proprio in carcere racconta di aver capito cos’è la confessione. Di aver capito, addirittura, il senso de Le Confessioni di Agostino…

Da questo incontro e dal reciproco sorprendersi nasce un lungo e affollato epistolario di cui questo libretto è, spero rispettoso, “distillato”.

Il professore e l’ergastolano, dunque. Che non è, come si può immaginare, un colloquio  fra maestro e discepolo o, chissà, fra consolante e afflitto. Si tratta piuttosto di un confronto, continuo, serrato, con la vita. La vita chiusa di chi è dentro. La vita chiusa che si fa anche quella di chi è fuori, se con chi è dentro sa immedesimarsi. A volte qui le parti persino si invertono, ed è l’ergastolano che consola il professore della sua tristezza, del peso dell’ingiustizia che vede e che può essere insostenibile per chi, impotente, sa.

Ci dicono, queste lettere, della vita e delle relazioni dentro e fuori del carcere, ma molto anche ci parlano di una profonda amicizia, che non teme lo scambio di vocativi pronunciati come carezze, di enfasi d’affetto, rari da cogliere fra maschi.

“Ho sempre timore che le lettere si smarriscano. Spero questa arrivi…” mi scrive in calce alle sue lettere Giovanni Lentini, da Opera. Timoroso che il filo della comunicazione fra noi si infranga sulle mura di cinta della sua prigione. E questo tremore, dell’Istituzione che è frammezzo e frammezza, traspare sullo sfondo del carteggio fra Ferraro e Musumeci. Ma traspare da queste pagine anche la rete che persone tessono per impedire che la comunicazione fra il dentro e il fuori si spezzi. Come Nadia, Nadia Bizzotto, “l’angelo” cui qua e là si accenna. Piccione viaggiatore piuttosto direi, che a volte, prima di consegnarle, le lettere, vi sbircia dentro e vi assicuro spesso si commuove…

Il colloquio epistolare fra Giuseppe Ferraro e Carmelo Musumeci nasce con l’esplodere di un’estate, l’abbiamo seguito fino al caldo insopportabile di due estati dopo. Tutto, nel frattempo, per chi è in carcere, è rimasto fermo. Tutto, tranne il fiume di questo scambio di vita che ancora, sappiamo, continua.

Francesca de Carolis

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