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“L’Italia dei sogni” di Goffredo Palmerini


Riceviamo e pubblichiamo:

Superare immense distanze, valicare colline e montagne, attraversare sterminate pianure, navigare su fiumi mari ed oceani, infine incontrarsi tra le pagine di un libro.

Incrociare vite e vicende, dare voce a chi è lontano, portare le esperienze di coloro che sono vicini, avvicinare realtà distanti, tra lo sfogliare degli scritti raccolti.

Quasi duecentocinquanta pagine di viaggi reali e metaforici, di incontri, di narrazioni, di personaggi, di fatti, di bellezze nascoste.

   Tutto questo è il nuovo volume di Goffredo Palmerini L’Italia dei sogni. Fatti e singolarità del bel Paese, edizioni «One Group», L’Aquila 2014.

Il quinto libro, dopo Oltre confine, Abruzzo Gran Riserva, L’Aquila nel mondo, L’altra Italia, non riserva sorprese. Infatti le pagine racchiudono ciò che il lettore aspetta da un appuntamento culturale ormai canonico e dal quale l’autore non può sottrarsi: il compendio di un diario di viaggio  partito da molto lontano e proiettato nella realizzazione dei sogni di antiche emigrazioni. Protagonisti le donne e gli uomini di questa nostra Italia che, di generazione in generazione, hanno abbattuto barriere e portato lavoro e cultura in terre lontane. Donne e uomini di ieri e di oggi da non dimenticare, personaggi muniti di biglietti senza limiti di luoghi e di tempi che tornano e ripartono ancora. E con loro i valori e la cultura, le idee e i fatti, i sogni e le speranze, il futuro e la memoria.

Tante tesserine di un prezioso mosaico in cui si mescolano la luce dell’arte e la sapienza scientifica, la fede religiosa e l’impegno sociale, il volto del dolore e il calore della presenza, l’orgoglio dell’esserci e la tristezza della scomparsa.

Storie umane tratteggiate in quarantanove “racconti” che cronaca non sono ma diventano esperienze di vita racchiuse in una valigia che si apre al lettore.

Impossibile soffermarsi su ogni “racconto”, ogni pagina dona qualcosa. Allora apriamo a caso.

Dan Fante torna all’Aquila, un incipit culturale, un lampo di luce sulla città, un flash sullo scrittore e poi l’incontro e il murale da realizzare: L’Aquila sempre al centro, per volare lontano, per non dimenticare.

Si passa l’oceano e il Columbus Day a New York, l’orgoglio italiano ad esserci. Anche qui la storia avanza da quel 12 ottobre 1492 …, il contributo degli immigrati italiani allo sviluppo della nazione americana, richiami culturali continui dove architettura e storia si mescolano, le presenze, il fasto della Parata, le emozioni e l’Italia lì: sempre presente.

Poi qui da noi in Abruzzo. Il dolore e la memoria: Alvaro Jovannitti, Alberto Aiardi, Luciano Fabiani. Vite e storie diverse, uomini impegnati nella politica e seminatori di cultura, ora la certezza di essere «un po’ più soli».

Ancora lontano, in Argentina, paese sudamericano. Raffaella Cascella artista abruzzese, missione compiuta, mix di letteratura, arte, musica, con un progetto artistico-didattico e la consapevolezza  che «[…] il nostro futuro può contare su una prospettiva di nuovo umanesimo solo se si demoliscono barriere e steccati tra genti e paesi anche lontani, costruendo un mondo dove assonanze e diversità diventino patrimonio comune di valori, di popoli e persone che si conoscano sempre più da vicino e si rispettino. Giacché il destino dell’umanità può conoscere un futuro di serenità e di pace solo se si opera per condividere, più che per coesistere». Cosa aggiungere alle parole di Palmerini?

Altro ancora, due grandi donne: Maria Federici e Filomena Delli Castelli, le pioniere della parità, donne della nostra storia, della nostra Costituzione. Qui la penna di Palmerini rivela tutto il suo potenziale: storia dell’emigrazione, economia, statistica, sociologia, politica, associazionismo, cultura in generale, s’incrociano per una lettura meditata da fare senza fretta al fine di assorbire un pezzo di storia che è poi la nostra storia: «[…] Nella difficile transizione che l’Italia vive, dove sovente domina l’apparenza piuttosto che l’essenza, esempi di vita quale quelli testimoniati da Filomena Delli Castelli e Maria Federici sono indispensabili riferimenti per poter migliorare il rapporto tra Istituzioni e cittadini, per recuperare credibilità alla politica, per riportare le Istituzioni, e chi è chiamato a ricoprirne il ruolo, alla necessaria austerità dei comportamenti, in linea con i sacrifici che il popolo italiano sta vivendo, per tornare finalmente a costruire il futuro della nostra Italia».

Parafrasiamo il testo dell’editore nel risvolto di copertina e chiudiamo: Buon viaggio al lettore in questo lungo percorso alla riscoperta, alla conoscenza e all’affermazione di valori mai perduti. Buon viaggio, oltre ogni confine!

Gianfranco Giustizieri

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“L’Italia dei sogni”, un libro che tutte le scuole italiane e gli Istituti di Cultura all’estero dovrebbero avere


Riceviamo e pubblichiamo:

 

“L’Italia dei sogni”, un libro di storia e di storie che tutte le scuole italiane e gli Istituti di Cultura all’estero dovrebbero avere

L’AQUILA – Come eravamo. Come siamo. Come vorremmo essere. In Italia e oltre i confini della Penisola. Dal sogno passare alla realtà della Bellezza dell’Italia. Il recente film di Paolo Sorrentino premiato con l’Oscar ha riacceso i riflettori sulla nostra ricchezza artistica, storica e culturale da tutelare e valorizzare. E’ fresco di stampa ed è stato presentato venerdì scorso, 28 marzo, a L’Aquila, con una magnifica cornice di pubblico che ha riempito in ogni ordine di posti l’auditorium. E tra il pubblico una delegazione di 21 studenti del Colorado College (Usa) guidati dal prof. Salvatore Bizzarro, all’Aquila per visitare la città e l’Istituto Cinematografico “La Lanterna Magica”. E’ un vero e proprio libro di storia, quello di Goffredo Palmerini, che tutte le biblioteche delle scuole italiane e gli Istituti di Cultura Italiana all’estero dovrebbero possedere e rendere fruibile alle giovani generazioni, lasciandolo come preziosa eredità ai ragazzi del futuro. ”L’Italia dei sogni – Fatti e singolarità del bel Paese”, One Group Edizioni, ultima fatica letteraria di Goffredo Palmerini, un grande studioso con L’Aquila nel cuore e gli italiani che sono partiti e quelli che sono rimasti nella mente, racconta un popolo che ha grandi potenzialità e può davvero sognare positivo. Basta volerlo. E’ il filo ideale che lega questo libro ai due precedenti, “L’Aquila nel mondo” e “L’Altra Italia”, che tanto successo hanno riscosso e con i quali forma una trilogia.

”Un sogno in un ognuno dei tre titoli di Palmerini: contribuire con i suoi scritti a varcare i confini imposti da ogni pessimistica visione che vorrebbe come persi i valori della nostra terra e delle sue genti”, annota l’editore. Palmerini, con la modestia che l’ha sempre contraddistinto, dice: ”Sono consapevole che nulla di eccezionale si trovi in questi miei scritti. E tuttavia l’accoglienza favorevole che ricevono, con le più varie motivazioni, fanno ritenere semplicemente utile il mio “servizio” verso le comunità italiane nel mondo”. E dedica un pensiero particolare al Capo dello Stato Giorgio Napolitano “con ammirazione  per l’alto magistero esercitato alla guida dell’Italia in uno dei periodi più difficili della nostra storia”. Sottolinea “la saggezza,l’equilibrio ed il costante e rigoroso riferimento alla nostra Costituzione” e lo ringrazia per l’apprezzamento del libro “L’Altra Italia” che “ha particolarmente gradito”, come gli ha scritto il dott. Carlo Guelfi, Consigliere e Direttore dell’Ufficio di Segreteria del Presidente della Repubblica.

Gli scritti di Palmerini hanno un alto valore sociale e culturale. ”Una funzione di straordinario spessore“, rileva opportunamente nella prefazione Errico Centofanti, giornalista e scrittore. Proprio così. Ha costruito un circuito mondiale di contatti “con appassionata meticolosità” e diffonde le notizie. ”Non si tratta di un’attività da agenzia di stampa”, precisa Centofanti. E spiega: “Goffredo produce reportages dettagliati, precisi, accuratamente documentati, su avvenimenti e persone di entrambi i fronti: parla delle cose italiane che possono suscitare l’interesse di chi vive altrove e a noi racconta quel che mai verremmo a sapere di quell’altra Italia, fatta di decine di milioni di uomini e di donne che vivono all’estero e nelle cui arterie scorre sangue di origine italiana”. La riscoperta delle radici. Non nostalgici ricordi, ma inviti a capire com’eravamo e a non dimenticare i grandi sacrifici degli emigranti in Italia e nel mondo. Successi sofferti. Il presente ed il passato. ”Un incrocio di informazioni e di riflessioni con cui si accrescono ogni giorno la consapevolezza della realtà e l’attitudine a sviluppare fattori di progresso”, dice ancora Centofanti.

“Ma cosa c’è in questo volume di così vasto interesse umano per gli innumerevoli lettori italiani sparsi nel mondo?”, si chiede nella presentazione Salvatore Bizzarro, che negli Stati Uniti è  professore di italiano e spagnolo nell’università del Colorado College, a Colorado Springs. ”Per cominciare – dice – abbiamo un’idea precisa della stampa italiana all’estero e della sua preziosa funzione. Uno dei riferimenti ricorrenti e principali è il terribile terremoto del 2009 che ha devastato L’Aquila, una delle città più belle d’Italia e la mia prediletta”. Lo studioso mette poi in evidenza che “il libro inizia con uno scritto sul Santuario dedicato a Giovanni Paolo II e sulla Perdonanza, il primo giubileo istituito da papa Celestino V. Una breve descrizione ci conduce nell’incantevole villaggio di San Pietro della Jenca e nell’omonima chiesetta medievale. In quel luogo si ricordano tre papi: San Pietro Apostolo, Celestino V – che,con la Perdonanza, cancellò il commercio delle indulgenze – e Giovanni Paolo II a cui è stato dedicato il Santuario di San Pietro della Jenca”. Santuario recentemente salito alla ribalta delle cronache nazionali e internazionali per il furto sacrilego compiuto da tre giovani che avevano portato via e poi buttato perché ritenevano di scarso valore, un reliquiario con un pezzetto di stoffa intrisa di sangue, ritagliata   dall’abito che Giovanni Paolo II indossava il 13 maggio nel 1981, quando rimase vittima dell’attentato compiuto da Ali Agca in piazza San Pietro. A donare la reliquia, che è stata recuperata dalla polizia su indicazione degli stessi ladri, era stato il segretario del pontefice nel 2011, Stanislaw Dziwisz, oggi cardinale e arcivescovo di Cracovia. Aveva spesso accompagnato  Karol Wojtyla in gran segreto sulle tanto amate montagne abruzzesi.

Palmerini, a proposito della Perdonanza, fa una riflessione di estrema attualità: ”Sarebbe proprio un altro miracolo di San Pietro Celestino se chi detiene i pubblici poteri, ad ogni livello, in luogo di reciproche accuse e polemiche a non finire, si provasse a trovare, in pace e con buona volontà, i sentieri del bene comune. Quel che serve all’Aquila e agli aquilani”. Vivere serenamente. Dalle lezioni di Giovanni Paolo II e Celestino V, al capitolo successivo sul  “Museo delle Lettere d’Amore” di Torrevecchia Teatina. Scrive: ”Diverrà uno dei Musei più singolari al mondo, nel costruire uno straordinario fondo di memorie ed emozioni attraverso la raccolta, la catalogazione e la conservazione di preziose testimonianze private, le più intime, che così diventeranno  un patrimonio condiviso. Ad inaugurarlo, nell’agosto del 2011, Giò Di Tonno, un cantante tanto amato, vincitore del festival di Sanremo con Lola Ponce.

Tanti personaggi raccontati in 280 pagine ricche di testimonianze d’affetto alle origini. Il  prof.Alberto Di Giovanni, direttore del Centro Scuola e Cultura Italiana di Toronto che ha donato alla sua Roccamorice  “una collezione d’arte e una biblioteca di notevole valore culturale e patrimoniale”. Dan Fante, “figlio del mitico scrittore italo-americano John Fante (originario di Torricella Peligna dove ogni anno per iniziativa della studiosa Giovanna Di Lello si svolge il festival letterario “Il dio di mio padre”  ) e scrittore di successo egli stesso”. A  L’Aquila ha dato il “primo spruzzo di colore” ad un “murale nel cuore della città “ come “testimonial d’eccezione ad un’altra delle numerose iniziative che l’Associazione Jemo ‘nnanzi  da quel tragico 6 aprile 2009 porta avanti nella città devastata dal terremoto”. Invito alla ripartenza. Appello alla rinascita. Con l’ottimismo della volontà. Don Tonino Bello, raccontato da Francesco Lenoci nel libro “Spalancare la finestra del futuro”. Una riflessione sui giovani. ”Si parla di generazione tradita, -scrive Palmerini – la più colpita dalla crisi, dalla disoccupazione, dalla recessione. Eppure l’autore confida nei giovani e li invita, con le parole di don Tonino Bello, a “danzare la vita” senza scoramenti. Li esorta, anzi, a farsi organizzatori della Speranza, preparandosi a svolgere ruoli da protagonisti nello sviluppo sociale e civile del Paese, specialmente nel mondo del lavoro, dove occorre essere consapevoli che un bravo imprenditore – allo stesso modo di un bravo comunicatore e di una persona comunque orientata al futuro – “deve sapere, deve saper fare e deve farlo sapere”.

Mario Fratti, il drammaturgo abruzzese che “dal 1963 vive a New York dov’è un’autorità indiscussa del teatro americano e mondiale”. Nel 2011 organizzò e finanziò una rassegna sui nuovi autori italiani.”E’ un cruccio del grande drammaturgo che non si fa ragione della miopia tutta italiana di trascurare i nostri autori, sovente di grande valore, per rappresentare opere di stranieri”. Fratti ha mantenuto solidi i legami con L’Aquila, dove ha presentato il libro di Palmerini “L’Altra Italia” ed ha partecipato all’anteprima di una sua opera, la commedia Frigoriferi, “trasposta in musical per iniziativa dell’Associazione Mamò e della sua effervescente presidente, Federica Ferrauto”. Rimanendo negli Stati Uniti, Palmerini dedica molto spazio al Columbus Day, la manifestazione dell’orgoglio italiano. Una cronaca dettagliata della sfilata “un’occasione annuale  per esprimere l’orgoglio della comunità italiana, le eccellenze della nostra cultura, il contributo italiano alla crescita ed alla storia degli Stati Uniti d’America. Tutti elementi che nel Columbus Day si fondono, in un caleidoscopio di emozioni profonde, palbabili”.

Dicevamo un libro di storia. Proprio così. Ricordando “le pioniere della parità: Filomena Delli Castelli e Maria Federici, costituenti abruzzesi”. Maria Federici, aquilana, è stata tra le 5 donne delle 21 elette all’Assemblea Costituente che hanno fatto parte della “Commissione Speciale dei 75 che elaborò il progetto di Costituzione poi discusso in aula dall’Assemblea ed approvato il 22 dicembre ‘47”. E’ grazie al suo impegno se è stato consentito l’accesso alle donne in magistratura e se le famiglie, l’associazionismo e i diritti sindacali hanno avuto la dovuta attenzione, così come si è molto impegnata per aiutare gli emigrati e le loro famiglie. Filomena Delli Castelli, originaria di Città Sant’Angelo in provincia di Pescara, il padre emigrante in America, dopo laurea in lettere e filosofia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ha insegnato nel magistrale del suo paese. Impegnata in politica, ha fondato la sezione della Democrazia Cristiana e successivamente è stata nominata segretaria provinciale del Movimento Femminile. Eletta all’Assemblea Costituente italiana il 2 giugno 1946 è stata rieletta alla Camera dei deputati nel 1948 e poi nel 1953. Dal 1951 al 1955 è stata anche sindaco di Montesilvano. Una delle prime donne – se non la prima – ad essere eletta Sindaco. Ha collaborato con la Rai nel settore della cultura e del volontariato.

Palmerini scrive, riguardo alle due costituenti abruzzesi: ”Il loro pensiero illuminato, lo stile di vita, il loro assiduo impegno politico e sociale, restano un esempio notevole nel tempo che viviamo. Oggi il loro esempio stride con certa volatilità del pensiero, con certa incoerenza dei comportamenti politici, con la labilità dei riferimenti ai grandi valori”. Bisogna rileggere le lezioni di Filomena Delli Castelli e di Maria Federici “per poter migliorare il rapporto tra istituzioni e cittadini, per recuperare credibilità alla politica” e soprattutto “per tornare a costruire il futuro della nostra Italia”. Per far diventare una bella realtà “L’Italia dei sogni”! Queste le considerazioni sul bel volume di Goffredo Palmerini, presentato in un pomeriggio memorabile per il feeling che si è stabilito con un pubblico molto attento agli interventi dei relatori e dell’autore. Il prof. Bizzarro, in apertura dell’evento, nell’intervento di saluto, ha letto anche una lettera di ringraziamento che il Rettore del Colorado College, la prof. Jill Tiefenthaler, ha inviato a Goffredo Palmerini per la sua preziosa collaborazione con l’ateneo americano nell’assistenza agli allievi per i loro studi di cinematografia durante i corsi estivi in Abruzzo.

Domenico Logozzo
già Caporedattore del TGR Rai

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Note di lettura: “L’Italia dei sogni” di Goffredo Palmerini


Riceviamo e pubblichiamo:

Oriana Fallaci si è guadagnata un posto nel mondo della letteratura italiana, tradotta e vendutissima all’estero, non solo per i romanzi scritti in età matura, ma anche con il giornalismo praticato fin dalla più giovane età. I suoi articoli  andavano ben oltre la cronaca o l’intervista pura e semplice: argomenti organizzati in modo originale, scrittura ricca di sfumature,lessico e sintassi adattati a persone e circostanze. Sempre coinvolgente, polemica, appassionata testimone della sua epoca,fu la giornalista più letta della sua epoca.

Era un formicaio Pennsylvania Station, il 7 ottobre scorso. Un venerdì mattina di tran tran, nella Grande Mela, come sempre. Viaggiatori in arrivo dell’hinterland solerti e premurosi di guadagnare le uscite. Altri, come noi, in ordinata attesa dell’indicazione, sul grande tabellone orario, del binario di partenza del treno…Brilla l’acciaio delle carrozze strisciate di rosso e blu… Il treno sotterraneo va man mano guadagnando la luce, all’aperto. L’ineguagliabile profilo di Manhattan si allontana, i binari corrono lungo una teoria di specchi d’acqua. Poi il treno si infila tra gli alberi, che, in questa stagione ostentano uno straordinario ventaglio di colori…Segue una ricca ed articolata descrizione dell’ambiente, che dona al lettore, con parole semplici ed ispirate, l’esperienza di quel viaggio.

Poche pagine più in là, ecco la biografia di un abruzzese che ha realizzato il sogno americano con l’intelligenza e la volontà: …Anche Pasquale, a 13 anni, lavora con il padre nell’edilizia, dal ‘58 al ‘62. In quegli anni il lavoro non ha età, specie nel sud, per aiutare la famiglia ed andare avanti. Eppure il giovane Pasquale, tra calce e cazzuola, pensa anche agli studi, studia musica e suona anche il clarinetto, di notte legge libri. Studi medi all’Avviamento commerciale, poi l’Istituto Tecnico Industriale…Il brano elenca poi informazioni sulla vita di quest’uomo, che passa dalle umili ristrettezze dell’Italia del dopoguerra, alle vette del mondo accademico americano della East Coast. Come è ben noto, rigorosamente selettivo per merito.

Non è Oriana Fallaci, è Goffredo Palmerini, con un libro che contiene una raccolta di articoli di argomenti diversi, difficile sintetizzarne in poche parole il contenuto. Invece di elencare i titoli degli articoli, mi pare opportuno mettere in luce il generale punto di vista con cui l’autore sceglie gli argomenti da trattare. Gli articoli che narrano di fatti che si svolgono in territorio regionale abruzzese, o all’estero, sono scelti perché possano interessare persone ormai di culture e lingue diverse, sparse nei quattro angoli del pianeta, collegandole e dando loro una possibilità d’incontro, di scambi di informazioni e di opinioni. È un fenomeno che può essere fecondo di sviluppi per ora ignoti.  Insomma, Goffredo Palmerini è uno scrittore che ha capito ed usato in modo intelligente, aperto al futuro, creativo, le possibilità infinite della rete internet.

Il valore di questo libro in particolare (per ora solo in lingua italiana), non è limitato alla mera testimonianza di avvenimenti e personaggi della sua epoca, collocati nel testo in ordine cronologico. Sta, soprattutto, nel tipo di scrittura, vario, ricco, coinvolgente, che trova sempre le parole adatte per descrivere sentimenti ed emozioni, scava nella psicologia dei personaggi in modo acuto ed efficace, si sofferma sull’ambiente della formazione, costruisce delle figure a tutto tondo, trasformandole in qualcosa di più. Ne fa dei personaggi-simbolo, rappresentativi di milioni di altre esperienze simili sparse nel mondo.

Da sottolineare che in questo caso L’Italia dei sogni. Fatti e singolarità del bel paese, l’autore illumina la presenza e la concretezza del sogno come motore fondamentale dell’esistere, ieri ed oggi molla primaria delle migrazioni dei popoli, dovunque nel globo. L’emigrazione non è più la valigetta di cartone legata con lo spago, non è più la nostalgia del passato, delle radici personali. Èun’onirica visione del futuro, che poi si scontra e si realizza nella realtà, di un futuro migliore per sé e per i discendenti futuri, di cui il migrante diventa esso stesso radice fondante.  Dobbiamo esserne consapevoli, visto che l’Italia è diventato un paese che esporta cervelli e cultura ed importa manodopera.

L’emigrazione abruzzese, e non, ha trovato dunque il suo cantore.  Per questo dobbiamo essere grati a quei cittadini di Paganica che una quindicina di anni fa sostennero la rivolta di Monte Manicola, senza di loro oggi avremmo un deputato in più ed uno scrittore in meno.

31 marzo 2014

Emanuela Medoro

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Domani in visita all’Aquila 21 studenti del Colorado college (USA)


Guidati dal prof. Bizzarro, sono previsti incontri con la Lanterna Magica e con il Centro Sperimentale

 

L’AQUILA – Arriveranno da Sulmona alle 10:30 di venerdì 28 marzo 21 studenti del Colorado College, l’università di Colorado Springs (Usa), sotto la guida del prof. Salvatore Bizzarro, direttore dei Corsi in Italia di quell’ateneo e docente di letteratura italiana e latinoamericana. Gli studenti, che seguono studi anche di cinematografia, saranno accolti dal vicepresidente dell’Istituto Cinematografico dell’Aquila, Goffredo Palmerini, e dal personale dell’ente, che illustreranno le attività culturali dell’ente, le pubblicazioni edite, il prezioso patrimonio archivistico costituito in 33 anni d’attività, la Cineteca dell’Aquila, uno dei più importanti fondi cinematografici d’Italia. Infine, si forniranno informazioni e una pratica dimostrazione delle tecniche di pulitura e restauro delle pellicole con le attrezzature d’avanguardia dell’Istituto.

A quest’ultimo aspetto del restauro filmico gli studenti sono molto interessati, oltre alla prestigiosa Cineteca della “Lanterna Magica”. Assente per impegni fuori città il presidente Carlo Di Stanislao, parteciperà all’incontro  anche l’amministratore delegato, Mercedes Calvisi. Da alcuni anni L’Aquila è una tappa immancabile del programma, anche dopo il terremoto del 6 aprile 2009, sia per le bellezze della città capoluogo d’Abruzzo, sia per il patrimonio di cultura cinematografica delle sue istituzioni, in primis “La Lanterna Magica”. A seguire la delegazione del Colorado College farà visita al Centro Sperimentale di Cinematografia, dove verranno illustrate le attività di formazione della Scuola nel campo del reportage e della comunicazione audiovisiva, articolate nel corso del triennio di studi accolto dalla sede aquilana. Saranno anche mostrati agli studenti americani alcuni cortometraggi degli studenti del Centro, alcuni dei quali nel pomeriggio riceveranno un premio dal Rotary Club Gran Sasso nel corso di un evento che si terrà all’Auditorium del Parco.

Gli studenti americani e i loro accompagnatori visiteranno nel pomeriggio alcuni insigni monumenti dell’Aquila e poi, alle ore 17, presso l’Auditorium “E.Sericchi” in via Pescara 2, parteciperanno alla presentazione del volume “L’Italia dei sogni” di Goffredo Palmerini, la cui introduzione è stata scritta proprio dal prof. Salvatore Bizzarro, che così conclude il suo contributo sul libro: “… Con questo nuovo tomo Goffredo Palmerini conferma un amore profondo per la sua città, la sua terra d’Abruzzo, per l’Italia e per gli italiani, dentro e fuori i confini del Paese. Con la sua esuberante fantasia, sorretta da una solida conoscenza della nostra storia e della nostra cultura, con un orgoglio tutto italico, segna il cammino della memoria. Il volume L’Italia dei sogni costituisce pertanto un ulteriore apporto al grande giacimento di valori e di memoria collettiva di un Paese come l’Italia che, nella sua storia lontana e recente, ha dato un consistente contributo alle migrazioni, e in fondo alla civiltà del nostro mondo. Dalla sua lettura possiamo renderci conto che veramente ciascuno di noi ha il diritto di sognare”.

 

Salvatore Bizzarro (nella foto) è docente di Letteratura italiana e latinoamericana presso il Colorado College e in corsi sul cinema italiano e sulla letteratura della Rivoluzione messicana. Ha fatto gli studi universitari a New York, laureandosi presso la Fordham University (1965), e in California, alla Stanford University, dove ha preso un Master in Hispanic American and Luso Brazilian Studies e conseguito il dottorato (Ph.D, nel 1969) in Letteratura latinoamericana. Professore ordinario di Spagnolo e Italiano, è stato per quattro volte Preside della Facoltà di Lingue Romanze. Ha dato avvio a numerosi programmi di studio in Messico, Italia e Cile. Attualmente è Chairman del Faculty Advancement and Advisory Committee dell’ateneo. Ha scritto, tra l’altro, un importante volume su Pablo Neruda, Pablo Neruda/All Poets The Poet, pubblicato nel 1979 da Scarecrow Press. Ha contribuito, come autore ed editore associato, al libro Latin America During Nixon’s Second Term (American College in Paris Publishers, 1976). Ha scritto numerosi articoli sull’America Latina e contributi per Enciclopedie. Nel 1972 ha pubblicato il primo volume della serie Historical Dictionary of Chile, cui sono seguite altre tre edizioni. Recentemente ha scritto un saggio su La Mandragola di Machiavelli e la città di Firenze a quei tempi per il volume The Power of Place (Chicago, ACM Press, 2012). Negli ultimi dieci anni il prof. Bizzarro ha insegnato a Santiago del Cile con Antonio Skármeta, autore del romanzo “El cartero de Neruda” da cui è stato tratto il film Il Postino, e a Firenze, negli anni accademici 1986 e 2001, in programmi di studi sul Rinascimento, come direttore di 18 università americane associate.

 

L’Aquila, 26 marzo 2014

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Il 28 marzo a L’Aquila si presenta “L’Italia dei sogni”, il nuovo libro di Goffredo Palmerini


IL 28 MARZO A L’AQUILA LA PRESENTAZIONE DEL VOLUME “L’ITALIA DEI SOGNI”

Alle ore 17, all’Auditorium “E. Sericchi”, vetrina per il nuovo libro di Goffredo Palmerini

 

L’AQUILA – “L’Italia dei sogni - Fatti e singolarità del bel Paese”, l’atteso volume di Goffredo Palmerini edito da One Group, sarà presentato a L’Aquila il 28 marzo, alle ore 17, presso l’Auditorium “Elio Sericchi” della BPER, in via Pescara 2. L’evento prevede, dopo i saluti delle autorità, gli interventi di Francesca Pompa, presidente di One Group Edizioni, Errico Centofanti, giornalista e scrittore, Tiziana Grassi, scrittrice e studiosa di migrazioni, Domenico Logozzo, già Caporedattore del TGR Rai, Anna Ventura, scrittrice e critica letteraria. Sarà presente l’autore. L’Italia dei sogni (280 pagine con foto in b/n, € 14), con una copertina molto evocativa, è l’ultimo della trilogia curata da One Group Edizioni, dopo L’Aquila nel mondo (2010) e L’Altra Italia (2012). Scrive l’Editore nel primo risvolto di copertina: “Un sogno in ognuno dei tre titoli di Goffredo Palmerini: contribuire con i suoi scritti a varcare i confini imposti da ogni pessimistica previsione che vorrebbe come persi i valori  migliori della nostra terra e delle sue genti. L’Italia che tutti sogniamo c’è, dice ancora l’autore. Per vederla bisogna alzare lo sguardo ed andare oltre i problemi che innegabilmente ci sono e continueranno ad esserci. Attingendo a ciò che di buono e di bello abbiamo, ed in quantità straordinaria, possiamo trovare la forza per riemergere e riaffermare il primato italiano in cultura, tradizioni e storia. Buon viaggio nel bel Paese di Goffredo Palmerini, da ogni angolo del mondo!”

Sono già pervenute all’autore numerose richieste per presentare il volume in Abruzzo e in diverse città d’Italia. Molte dalle Associazioni degli Abruzzesi fuori regione (Milano, Torino, Firenze, Bologna, Padova, Belluno, Gorizia, Trieste, Aprilia) e da altre associazioni culturali italiane, attente al fenomeno migratorio. Altri appuntamenti di rilievo sono previsti all’estero, segnatamente a New York in ottobre, nell’ambito delle manifestazioni del Mese della Cultura italiana, e in altre città degli Stati Uniti. All’inizio di aprile, intanto, Palmerini sarà alla Rai, negli studi di via Teulada a Roma, per parlare degli argomenti più significativi del volume, in un’intervista di Benedetta Rinaldi, conduttrice di Community, il programma Rai più seguito dagli italiani all’estero. Il libro reca in apertura anche una Nota dell’Autore nella quale Palmerini, esprimendo ammirazione per l’alto magistero esercitato alla guida dell’Italia in uno dei periodi più difficili della nostra storia, ringrazia il Presidente Giorgio Napolitano per la saggezza, l’equilibrio ed il costante e rigoroso riferimento alla nostra Costituzione. “Come pure per la sensibile attenzione che egli ha dedicato a tutti gli Italiani, in Italia e nel mondo. Voglio anche ringraziarlo per l’apprezzamento, espresso tramite il suo Consigliere e direttore della Segreteria, dr. Carlo Guelfi, per L’Altra Italia, il libro che insieme alla mia lettera che l’accompagnava – nel terzo anniversario del terremoto dell’Aquila – egli ha particolarmente gradito.”

“Ancora gratitudine sento di dover esprimere – aggiunge Palmerini – verso tutti coloro che hanno considerato degni di nota l’impegno verso gli Italiani nel mondo, la mia attività sui mezzi d’informazione e la pubblicazione dei miei libri, quest’ultima diventata ricorrenza quasi annuale. Tanti i messaggi, taluni persino molto lusinghieri, ricevuti nel corso del 2012 per il volume L’Altra Italia. Sarebbe lungo citarli tutti, peraltro con l’imbarazzo d’apparire autocelebrativo, situazione che davvero intendo evitare.[…]

Sono consapevole che nulla d’eccezionale si trovi in questi miei scritti. E tuttavia l’accoglienza favorevole che ricevono, con le più varie motivazioni, fanno ritenere semplicemente utile il mio “servizio” verso le comunità italiane nel mondo. Ancor più se, come accade quasi ogni giorno in diverse forme, concorre ad alimentare una diffusa rete di contatti e relazioni che contribuiscono a dar senso e considerazione ad una comunità nazionale assai più lata ed interessante rispetto a quella ristretta entro i confini. E questo mi è più che sufficiente per continuare, con passione e assiduità, anche a dispetto dei miei limiti.”

Dunque, anche questo specialissimo “annuario” è uno specchio della migliore Italia, dentro e fuori i confini, e si annuncia assai intrigante per i fatti, le singolarità, i personaggi ed i reportages, raccontati con “una scrittura di rango elevato”, come annotano con dense e puntuali argomentazioni Errico Centofanti, nella prefazione al volume, e Salvatore Bizzarro (Colorado College, Usa) nella sua nota di presentazione. Insomma, ancora un viaggio appassionante attraverso mondi ancora poco conosciuti, siano essi nella straordinaria provincia italiana, l’Abruzzo in particolare, come tra la ricchezza morale e culturale delle nostre comunità all’estero. E’ quanto Palmerini propone con questa sua ulteriore pubblicazione che, al pari delle precedenti, non manca di regalare sorprese in pagine di avvincente e intensa narrazione.

*****

Scrive in prefazione Errico Centofanti, tra l’altro: “[…] Adempie a una funzione di straordinario spessore il lavoro che Goffredo Palmerini svolge da anni mediante la diffusione di notizie attraverso il circuito mondiale di contatti da lui costruito con appassionata meticolosità. Non si tratta di un’attività da agenzia di stampa. Goffredo produce reportages dettagliati, precisi, accuratamente documentati, su avvenimenti e persone di entrambi i fronti: parla delle cose italiane che possono suscitare l’interesse di chi vive altrove e a noi racconta quel che mai verremmo a sapere di quell’altra Italia fatta di decine di milioni di uomini e donne che vivono all’estero e nelle cui arterie scorre sangue d’origine italiana. Quei reportages circolano in Italia e in dozzine d’altri Paesi attraverso la rete internet, entrano nelle case e nelle sedi di associazioni, vengono ripresi da testate on line e cartacee, dando luogo a un incrocio di informazioni e riflessioni con cui si accrescono ogni giorno la consapevolezza della realtà e l’attitudine a sviluppare fattori di progresso.[…] Così, lentamente ma senza tregua, giorno dopo giorno, Goffredo va irrobustendo il ponte di cui v’è necessità per scavalcare quel burrone di reciproca indifferenza che decenni di disinformazione e cattiva informazione hanno scavato tra gli italiani d’Italia e gli italiani dell’Italia fuori d’Italia.”

Salvatore Bizzarro, docente di Letteratura italiana e latino americana nell’università di Colorado Springs (Usa), così tra l’altro annota: “[…] La scoperta dell’America e il ruolo della comunità italiana negli States sono il motivo conduttore di due interessanti reportages da Filadelfia e New York, con le annuali celebrazioni del Columbus Day che si tengono nelle più importanti città degli Stati Uniti, e sopra tutto nella Grande Mela, con la parata dei ‘Knights of Columbus’. Il volume è pieno di storie di abruzzesi di talento che si muovono con successo in tutto il mondo, come il drammaturgo Mario Fratti, lo scrittore Dan Fante – figlio di John Fante che qui in Colorado, a Denver, era nato nel 1909 da un emigrato abruzzese e da un’oriunda lucana -, la compositrice Ada Gentile, l’artista Raffaella Cascella, l’attrice e scrittrice Daniela Musini, il cantante Giò Di Tonno, il musicista Tiero Pezzuti, storie tutte raccontate con una scrittura di rango elevato che si segnala per la precisione e la ricchezza dell’idioma. E poi ci sono le immersioni nella feconda realtà della nostra emigrazione che, ovunque nel mondo, ha dato e dà lustro all’Italia con testimonianze di vita esemplari.”

“Anche se Palmerini in realtà non lo fa, non potendolo per le date del libro e per il tempo successivo dello storico avvenimento, – aggiunge il prof. Bizzarro – sembra che le pagine di questo volume simbolicamente lo evochino. Parlo d’un altro straordinario figlio di emigrati italiani: Jorge Mario Bergoglio, nato a Buenos Aires nel 1936, ora Papa Francesco, elevato al soglio di Pietro dopo la rinuncia di Benedetto XVI. Suo padre lasciò il Piemonte e Torino per cercar fortuna in Argentina, come ferroviere. Un figlio dell’altra Italia, dunque, che diventa il primo Papa latinoamericano, il primo gesuita – ordine religioso che ha dato decine di migliaia di altri ‘messaggeri’ per l’evangelizzazione del mondo – che prepara la sua ‘valigia dei sogni’ e riporta il papato “a casa”. Sembra proprio che Papa Francesco stia in questo nuovo libro di Palmerini, che tratta di persone che come Lui stanno dentro la storia della nostra emigrazione. La Chiesa, come la recente Europa, dovrà affrontare vecchi e nuovi problemi. Ma in questo caso Papa Francesco, figlio di emigrati, dovrà ritrovare la sua via del ritorno, come capo di più d’un miliardo di cattolici, sparsi, come gli emigrati, in tutte le parti del pianeta. Con questo nuovo tomo Goffredo Palmerini conferma un amore profondo per la sua città, la sua terra d’Abruzzo, per l’Italia e per gli italiani, dentro e fuori i confini del Paese. Con la sua esuberante fantasia, sorretta da una solida conoscenza della nostra storia e della nostra cultura, con un orgoglio tutto italico, segna il cammino della memoria. Il volume L’Italia dei sogni costituisce pertanto un ulteriore apporto al grande giacimento di valori e di memoria collettiva di un Paese come l’Italia che, nella sua storia lontana e recente, ha dato un consistente contributo alle migrazioni, e in fondo alla civiltà del nostro mondo. Dalla sua lettura possiamo renderci conto che veramente ciascuno di noi ha il diritto di sognare.”

 

Goffredo Palmerini è nato nel 1948 a L’Aquila. E’ stato dirigente delle Ferrovie italiane nel settore commerciale dell’esercizio ed ha lavorato a Verona, Trento, Roma e L’Aquila. Ancorato ai valori del cattolicesimo democratico, è stato per quasi trent’anni amministratore della città capoluogo d’Abruzzo fino al 2007, più volte assessore e vice Sindaco dell’Aquila. Scrive su giornali e riviste abruzzesi, su alcune agenzie internazionali e sulla stampa italiana all’estero. Suoi articoli sono stati pubblicati, e tuttora vengono ospitati, su testate giornalistiche d’Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Messico, Perù, Repubblica Dominicana, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Sud Africa, Uruguay e Venezuela. Vincitore del XXXI Premio Internazionale Emigrazione, sezione giornalismo, e nel 2008 del Premio L’Aquila Zirè d’Oro ”Angelo Narducci” per le attività culturali all’estero, ha pubblicato Oltre confine (2007), Abruzzo Gran Riserva (2008), L’Aquila nel mondo (2010), L’Altra Italia (2012) e L’Italia del sogni (2014). Suoi contributi sono inseriti in numerose altre pubblicazioni. Nel 2008 gli è stato conferito il Premio internazionale “Guerriero di Capestrano” per l’opera di diffusione della cultura abruzzese nel mondo. E’ membro dell’Istituto Abruzzese di Storia della Resistenza e dell’Italia contemporanea, vice Presidente dell’Istituto Cinematografico dell’Aquila e delegato ANFE per l’Abruzzo. Da molti anni svolge un’intensa attività con le comunità italiane all’estero. Studioso di emigrazione, è membro del Comitato scientifico del Dizionario Enciclopedico delle Migrazioni Italiane nel Mondo di imminente pubblicazione (ed. SER ItaliAteneo), per la quale opera ha redatto alcuni lemmi e contributi. Dal 2006 è componente del Consiglio Regionale Abruzzesi nel Mondo (CRAM).                                                                                                     

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L’angolo della poesia: “Carambola” di Annamaria Romito


 

Uno spirito passionale e indomito: è così che,

leggendo i suoi versi, immaginiamo Annamaria Romito.

Oggi la ritroviamo con un’altra poesia piena di voglia di vivere,

che invita a non abbandonare i propri sogni anche quando l’agognata meta sembra allontanarsi sempre più.

 

Carambola

L’altrui pensiero ti lascia inerme

non per presuntuosa certezza,

conosco ogni antro della tua mente

ti avvolgi ad essa da sempre,

tendere i tuoi occhi oltre è tradirla,

la stanchezza subdola del tuo corpo

incessantemente chiede la resa dei conti,

ma resisti… e vai avanti!!

Arrendersi alle quotidiane battaglie

è da vigliacchi!!

Ma vincere nemmeno è possibile mai!!

apri i tuoi occhi al sole,

il calore scioglie le tue ritrosie

tutto è li per essere sfiorato

i tuoi timori sembrano svaniti

ma una carambola impazzita

ti riduce polvere di stelle

voli alto …il vento ti trascina

ma nonostante tutto resti li aggrappata

a quel sogno che non vuoi più abbandonare

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QuanteStorie: “Odore di pioggia” (audioracconto)


 

Benvenuti ad un nuovo appuntamento con QuanteStorie,

la nostra nuova rubrica di audioracconti.

Quest’oggi l’attore Gaetano Marino ci intrattiene con Odore di pioggia, un brano della nostra redattrice Marcella Onnis purtroppo di triste attualità:

 

 


L’odore di pioggia le era sempre piaciuto: quella sensazione di fresco, di leggermente umido,  la faceva stare bene. La cosa più bella per lei era sentirlo la mattina, appena alzata, mentre apriva le finestre per fare entrare la luce e l’aria “buona”. Perché voleva dire che quella nuova giornata sarebbe cominciata bene: tutto comincia bene dopo una bella ripulita. Era stato così per circa quarant’anni, fino a quei dannati giorni  di tre anni prima, quando il cielo aveva riversato la sua furia sul paese ed il fiume, straripando, si era portato via la sua casa. E i suoi ricordi. E i suoi sogni per il futuro. Da allora no, l’odore di pioggia non le era più amico. Da allora no, l’odore di pioggia per lei non sapeva più di buono e non era più di buon auspicio.

L’odore di pioggia non l’aveva mai sopportato: le faceva pensare alla terra bagnata, che è quasi fango e si attacca alle scarpe, o ai panni umidi, che non si potevano stendere fuori ad asciugare o che – peggio – erano rimasti stesi a farsi inzuppare dall’acqua sporca caduta dal cielo. La cosa peggiore era sentire quell’odore aprendo la finestra la mattina, in quelle giornate in cui contava di andare in campagna. Era stato così per circa trent’anni, fino a quel dannato giorno di quattro anni prima, quando un incendio scoppiato per mano nemica e aiutato da un vento a quel vigliacco fine propizio si era portato via decine e decine di ulivi con quel che vi stava accanto: la sua casa. E i suoi ricordi. E i suoi sogni per il futuro. Da allora sì, l’odore  di pioggia le era diventato amico. Da allora sì, l’odore di pioggia per lei sapeva di buono. Perché quell’acqua caduta del cielo si portava via un po’ del suo dolore.

 

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Perché leggere “Inutile Tentare Imprigionare Sogni” di Cristiano Cavina


di Marcella Onnis

Confesso che, a primo impatto, mi son chiesta se il titolo dell’ultimo romanzo di Cristiano Cavina fosse un esempio di italiano scadente o di italiano “brillantemente” rivisitato. Con grande stupore – e sentendomi anche abbastanza idiota per non esserci arrivata da me  – ho poi scoperto che Inutile Tentare Imprigionare Sogni  è un’originale rivisitazione dell’acronimo I.T.I.S. (Istituto tecnico industriale statale): è, infatti, proprio in uno di questi istituti, l’Alberghetti di Imola, che principalmente si svolgono le vicende narrate. Per onor di precisione, l’occasione rivelatrice è stata la presentazione del romanzo organizzata da Lìberos a Cagliari lo scorso 22 ottobre, nell’ambito del festival letterario diffuso Éntula.

Pur essendo il sesto libro pubblicato da Cavina, è il primo suo che leggo ed è stato davvero una bella sorpresa. In lui ho trovato, innanzitutto, un ottimo ritrattista della malinconia domenicale, forse migliore di Max Pezzali in Weekend: «La domenica notte non era una fregatura come la domenica pomeriggio. Le sei del pomeriggio della domenica non parevano neanche un’ora, ma una veglia funebre. Tempo di metterti  a tavola per cena, ed era già morta stecchita. La notte no. Era già lunedì, e toglievi il lutto dal braccio.» Ma, soprattutto, vi ho individuato un maestro dell’epico tragicomico (“C’è dell’epico anche nello stare con una ragazza e non baciarla mai” ha giustamente affermato l’autore durante la presentazione cagliaritana), che ci dimostra come davvero la realtà possa superare la fantasia. Molti degli episodi narrati, infatti, sono veri ed è stato sconcertante scoprire che lo sono persino le scene più surreali che coinvolgono i prof.

L’ironia e soprattutto l’autoironia sono sicuramente il suo forte, come ha dimostrato anche all’ultima edizione del Festivaletteratura di Mantova e, successivamente, a Cagliari. Anche qui ha raccontato del suo non eccellente curriculum scolastico, ma ha aggiunto dei particolari: “La mia prof di italiano è stata splendida” e forse anche per questo con i temi se la cavava bene … però andava spesso fuori tema. E su quella via, peraltro, ha felicemente proseguito: “Io continuo ad andare fuori tema da anni ed è così che mi son salvato la vita.”

Per i motivi che spiegherò fra poco, la sua non è sicuramente una scrittura “pensata a tavolino”, ma non è nemmeno frutto di mera improvvisazione e priva di cura: “Per me la cosa più difficile – ha spiegato – è trovare la voce che racconti la storia.”; “I ricordi non valgono niente finché non hai una voce che te li racconti.” E poi, senza mezzi termini, ha aggiunto: “La mia prima stesura è un cesso. Scrivo di fretta; sono pigro e non mi applico. Se non sono alle strette, non riesco a fare le cose.” Ma la sua casa editrice, fortunatamente per lui e pure per noi lettori, alle strette ce lo mette, stando a quanto ha raccontato.

Cavina è indubbiamente una persona che non si prende sul serio, per tale ragione quando, involontariamente, manda un messaggio importante, questo acquista più peso: Io credo che il mestiere di chi racconta storie sia raccontare storie: per le prediche ci sono i preti, per i comizi ci sono i politici. Magari scrivi ciò che pensi, ma non stai pensando a quello.” Purtroppo, però, per qualcuno accettare l’idea che l’arte non debba necessariamente avere uno scopo è ancora difficile, se non impossibile. Qualcuno come i radical chic (l’etichetta non è sua ma mia), per esempio, cui non la manda certo a dire: “Non sbandiero le mie scelte. Ho dei colleghi che lo fanno. […] Certe cose non riesco a farle a prescindere.” Per questo ha rifiutato di pubblicare con Mondadori (scegliendo la Marcos y Marcos), anziché fare come quei colleghi che “firmano proclami contro chi dà loro da mangiare”. E, certamente, né Baldo Creonti, protagonista del suo libro, né lui stesso seguono il gregge: «[] davvero non riuscivo a capire come si potesse manifestare contro la guerra. Che è davvero una cosa brutta, ma tanto vale andare in corteo fino al fiume a protestare contro i sassi sulla riva. Certe cose non le cambi, tutto qua.»

Che sia un tipo con i piedi per terra e che non sia solo un buontempone lo si comprende anche quando parla di sé e del suo lavoro di scrittore. Alla domanda “che lavoro fai?”, ad esempio, risponde così: “Io faccio da microfono. Amplifico le voci degli altri che non hanno potuto scrivere.” Come ha ricordato Vincenzo Soddu, suo partner per la presentazione cagliaritana, Cavina ama definirsi “narratore” perché vuole inserirsi nella tradizione orale romagnola (ma attenzione: la sua Romagna non è quella a cui pensiamo quasi tutti, fatta di mare, spiagge, piadine e discoteche!).

Sbagliato sarebbe anche credere che Baldo e Cristiano siano insensibili e freddi (anzi, “Tutto m’appassiona” ha detto di sé l’autore). Semplicemente sono uomini che i sentimenti li esprimono con i fatti e che hanno poca dimestichezza con la loro espressione verbale o più convenzionale. «Io non parlo mai con Mamma Creonti» dice Baldo; baci e carezze non sono il linguaggio con cui Cristiano dice di esprimere l’affetto per sua madre o suo figlio. Per lui è la scrittura il mezzo per spiegare alle persone care ciò che prova per loro: “Quasi tutti i miei libri sono una dichiarazione d’amore a mia mamma.”

Forse è un giudizio azzardato, ma credo che questo suo ultimo romanzo possa intendersi anche come uno sgangherato, irrituale e irriverente elogio alla scuola e all’istruzione. Del resto, che il giudizio di Cavina sulla scuola e sul suo vecchio istituto non sia poi così negativo lo si comprende anche dal fatto che abbia espresso rammarico per il calo di iscrizioni nelle scuole che insegnano attività pratiche. Di sicuro, Inutile Tentare Imprigionare Sogni è una lettura molto adatta ai ragazzi, perché non solo è scritta con una lingua e un punto di vista vicini al loro, ma può aiutarli a guardare le cose da prospettive nuove. A capire, per esempio, che anche un insegnante, un bidello o un genitore può trovarsi in un ruolo, in una situazione che non ha scelto, che non gli calza. E, certamente, anche gli adulti possono trovare in questo libro molti elementi utili per migliorare il loro dialogo con i ragazzi.

Tutti, inoltre, a prescindere dall’età, possiamo ritrovarci in certi atteggiamenti, pensieri, sensazioni, comportamenti raccontati in queste pagine. Davanti alla difficoltà, al dramma altrui, ad esempio, molti di noi non sanno o non saprebbero reagire e, proprio come Baldo davanti alla vicina che subisce le violenze del marito, scelgono o sceglierebbero di allontanarsi, di girare la faccia. Non per indifferenza, ma per incapacità di reagire, perché «La cosa difficile in questi casi è incominciare a fare qualcosa. Qualsiasi cosa. Non sai mai bene a che cosa appoggiarti per fare leva.» Ma anche per noi, come per lui, può esserci una seconda occasione per riscattarci.

Ed è proprio il riscatto, secondo me (e non solo), il messaggio “involontario” di questa storia. Il tema, ovviamente, non è affrontato in modo esplicito, ma è più che altro sviluppato attraverso “fotogrammi” e frammenti di pensieri come questo: «Ma erano tutti lì di fianco a me, ai miei venti centimetri di gabbia immerdata [il parallelo è con gli uccellini da richiamo che gli inquilini cacciatori tengono prigionieri nelle cantine del palazzo in cui abita Baldo, ndr]. Ci sarei marcito dentro tutta la vita, ma almeno avrei cantato solo quello che pareva a me.»
Fatti i dovuti distinguo, anche sulla intenzionalità e consapevolezza del messaggio, Baldo Creonti è “un ultimo” come Peppino, il protagonista di Un posto anche per me di Francesco Abate, e come lui trova un modo per riscattarsi, un suo posto nel mondo. O, meglio, nel suo caso trova un proprio  modo di stare nel posto che altri gli hanno assegnato. Non so se gli organizzatori del Festivaletteratura abbiano affiancato questi due autori pure per tale motivo, fatto sta che, letti entrambi i loro ultimi libri, l’accostamento mi pare ancora più azzeccato. Lo so, questo parallelo è un altro azzardo e farà storcere il naso a qualcuno, ma a difesa mia e della mia opinione invoco le parole di Cavina stesso: I libri sono di chi li legge perché ci metti te tutto.”

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