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FirenzeGioca 2014: al via la XIX edizione


FirenzeGioca: il gioco per tutta la famiglia torna il 20 e 21 settembre all’Obihall
Giochi, tornei, area junior, musica con la cartoon band Alabarde Spaziali e tanto divertimento

Sabato dalle 12 alle 24 e domenica dalle 10 alle 20. Ingresso libero.

 

Locandina di FirenzeGiocaFirenzeGioca: il gioco per tutti e per tutta la famiglia torna questo fine settimana, sabato 20 e domenica 21 settembre. Arriva alla 19ma edizione la manifestazione dedicata al gioco in tutte le sue forme, che si tiene dentro e fuori il teatro Obihall (Lungarno Aldo Moro, Firenze) ad ingresso libero, e che riunisce associazioni di appassionati ed espositori ludici ad un vasto pubblico di visitatori.

FirenzeGioca è organizzata e promossa dal Comune di Firenze-Quartiere2 e dall’associazione no profit “ProGioco Firenze” si caratterizza per essere una festa del gioco per tutti e per poter accogliere il pubblico per tutta la giornata (sabato dalle 12 alle 24 e domenica dalle 10 alle 20) grazie anche ad un punto ristoro e a due bar, con la possibilità di accedere alla Festa della Birra Italiana in corso nel giardino del teatro.

La manifestazione è stata presentata stamani nella Sala Incontri di Palazzo Vecchio, dall’assessore allo sport del Comune di Firenze, Andrea Vannucci, dal presidente della Commissione urbanistica del Comune di Firenze, Leonardo Bieber, dal presidente del Consiglio di Quartiere 2, Michele Pierguidi, dal presidente della Commissione attività sportive del Quartiere 2, Lorenzo Bonciani, insieme a Mirella Vicini e Leonardo Bertini di “ProGioco Firenze”, e con la presenza di un gruppo di Sbandieratori e Musici della Signoria di Firenze. FirenzeGioca è infatti organizzata e promossa dal Comune di Firenze-Quartiere2 e dall’associazione no profit “ProGioco Firenze”.

“FirenzeGioca è una manifestazione che ormai rientra nella tradizione degli eventi fiorentini d’autunno – ha dichiarato l’assessore Vannucci, che ha fortemente voluto l’iniziativa – e  come amministrazione comunale e assessorato allo sport la sosteniamo con forza perché promuove i valori sani del gioco come aspetto della vita e del benessere, a prescindere dall’età, è espressione di una rete di volontariato che permette la partecipazione di tutti”.

“FirenzeGioca è una manifestazione molto amata e frequentata – sono state le parole di Pierguidi – cui come Quartiere2 abbiamo voluto dare il sostegno al cento per cento per potersi svolgere all’Obihall. Dopo la Festa dello sport che si è tenuta recentemente, questa è la seconda grande iniziativa in cui il Quartiere2 è fortemente impegnato, e intendiamo continuare a supportarla anche nella prossima, ventesima, edizione”.

“Desidero ringraziare gli operatori che rendono possibile la manifestazione – ha aggiunto Bonciani -, senza i quali non potrebbero esistere: si tratta di volontari che fanno con passione un qualcosa di cui beneficiano in migliaia, e che ci rende orgogliosi. Siamo noi a ringraziare loro per ciò che fanno, e per questa collaborazione”.

“Questa manifestazione mi piace perché è una bella occasione per stare insieme, tra amici come in famiglia – ha concluso Bieber –. Mi auguro che per la ventesima edizione, come Comune possiamo fare un ulteriore investimento, magari in sinergia con qualche privato”.

“Siamo orgogliosi di presentare anche quest’anno FirenzeGioca – sono le parole di Mirella Vicini dell’associazione ProGioco Firenze, che ha ideato e promosso la manifestazione in tutti questi anni -. E il nostro slogan ‘FirenzeGioca.. e io la fo giocare’ esprime benissimo i nostri obiettivi e le nostre motivazioni. Desidero ringraziare il Comune, il Quartiere2 e l’assessore allo sport, così come il nostro staff e gli amici della manifestazione, che ogni anno costruiscono questa straordinaria macchina per giocare. Mi piace sottolineare il fulcro della manifestazione, la nostra splendida ludoteca con i nostri altrettanto splendidi ludotecari, a disposizione per spiegare le regole ed introdurre i giochi, da fare tra amici, in famiglia, o con chi volete. Quest’anno per la prima volta avremo la musica, con il concerto della cartoon band ‘Alabarde Spaziali’ domenica alle 15. Sempre a ingresso libero, come tutte le altre iniziative”.

La ludoteca di FirenzeGioca infatti, una delle migliori in assoluto nelle manifestazioni di gioco italiane, con oltre 30 tavoli a disposizione e 250 giochi diversi tutti da provare, per questa edizione diventa anche tappa dimostrativa del Gioco dell’Anno 2014, il premio che la prestigiosa manifestazione Lucca Comics and Games assegna al miglior gioco da tavolo e gioco di ruolo. Nell’attesa di sapere quali saranno i vincitori di questa edizione si potranno provare tutti giochi rimasti in lizza per l’ultima selezione finale.

Lo spazio esterno è invece il luogo ideale per le famiglie con bambini, anche piccoli: qui si potranno trovare giochi e laboratori, dalla giocoleria al riciclo, alle bolle di sapone, al gioco dell’oca gigante. Non mancherà lo stand dell’Ingegneria del Buon Sollazzo: mani maestre che creano in legno grandi giochi semplici e tradizionali per divertire e coinvolgere. Originalità e passione si sposano all’abilità ma anche alla strategia e, soprattutto, al piacere di stare assieme.

Tutto intorno ai tavoli e agli spazi di gioco si affacciano colorati stand di editori e negozi di giochi, fornitissimi di giochi per tutte le voglie e per tutte le tasche: sarà difficile non portare via qualcosa, perché il bello di conoscere un buon gioco sta anche nel poterselo poi portare a casa, per poterlo rigiocare subito, tutti insieme in famiglia o con gli amici; il gioco rappresenta, a tutte le età, divertimento, apprendimento, svago creativo e, perché no, anche un modo di affrontare la vita.

Per seguire FirenzeGioca ed essere connessi alla sua community alle prese con tornei di Risiko!, con le qualificazioni ai nazionali di Bang!, con la stagione torneistica di X-Wing, con i tornei di Magic e Yu-Gi-Oh, l’Area Junior, il Gioco di Ruolo dal vivo, la Cartoon Band Alabarde Spaziali e i tantissimi incontri, l’hashtag di questa edizione è #FiGio2014; da quest’anno c’è anche una App per Iphone (https://itunes.apple.com/us/app/firenzegioca/id908060202?mt=8) e Android (https://play.google.com/store/apps/details?id=com.gogoagenda.main.figio); fb: FirenzeGioca; t: @FirenzeGioca; www.firenzegioca.it.

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FirenzeGioca: torna il gioco per tutta la famiglia


FirenzeGioca: il gioco per tutta la famiglia torna il 20 e 21 settembre
Il programma sarà presentato ufficialmente mercoledì 17 settembre a Palazzo Vecchio

Locandina di FirenzeGiocaFirenzeGioca: il gioco per tutta la famiglia torna il 20 e 21 settembre prossimi. Arriva alla 19ma edizione la manifestazione dedicata al gioco in tutte le sue forme, che si tiene dentro e fuori il teatro Obihall (Lungarno Aldo Moro, Firenze) ad ingresso libero, e che riunisce associazioni, appassionati ed un vasto pubblico che la scorsa edizione ha toccato quota 16.500 presenze ed ha visto svolgersi il Record del Mondo per la partita di “Wings Of Glory” (gioco di battaglie con miniature di aerei) con più giocatori contemporaneamente (100).

Mentre da oggi, allo stand ProGioco a Prato Comics+Play, si tiene l’evento preview di FirenzeGioca, la “CicloCaccia al Tesoro” a tappe fotografiche dedicata ai classici del gioco in scatola e a Galileo Galilei, il programma competo sarà annunciato mercoledì prossimo, 17 settembre, alle 12 nella Sala Incontri di Palazzo Vecchio, dall’assessore allo sport del Comune di Firenze, Andrea Vannucci, e dal presidente del Consiglio di Quartiere 2, Michele Pierguidi, insieme a Mirella Vicini e Leonardo Bertini di “ProGioco Firenze”, e con la presenza di un gruppo di Sbandieratori e Musici della Signoria di Firenze.

FirenzeGioca è infatti organizzata e promossa dal Comune di Firenze-Quartiere2 e dall’associazione no profit “ProGioco Firenze” con l’ausilio di un folto manipolo di volontari, e si caratterizza per essere una festa del gioco per tutti e per poter accogliere il pubblico per tutta la giornata (sabato dalle 12 alle 24 e domenica dalle 10 alle 20) grazie anche ad un punto ristoro e ad un bar, e alla possibilità di accedere alla Festa della birra italiana in corso nel giardino del teatro.

Per seguire FirenzeGioca ed essere connessi alla sua community alle prese con tornei di Risiko!, con le qualificazioni ai nazionali di Bang!, con la stagione torneistica di X-Wing, con i tornei di Magic e Yu-Gi-Oh, con il “Gioco dell’anno on tour” di Lucca Comics and Games, l’Area Junior, il Gioco di Ruolo dal vivo, la Cartoon Band Alabarde Spaziali e i tantissimi incontri, l’hashtag di questa edizione è #FiGi2014; da quest’anno c’è anche una App per Iphone sviluppata da PaperStreet Multimedia come sostegno e contributo alla manifestazione; fb: FirenzeGioca; t: @FirenzeGioca; una panoramica sulla storia della manifestazione è sul sito www.firenzegioca.it.

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Ieri come oggi guerre fratricide progenitrici di vittime inconsapevoli e innocenti


Una poesia per allontanare lo spettro di un “gioco” perverso e disumano

Pagine di storia indelebili… ma che incessantemente si ripetono

 

di Ernesto Bodini
(giornalista scientifico)

don carlo gnocchi di profilo e con indosso il cappello da alpinoDelle storiche pagine de’ “Il Santo con la penna alpina” (di Luigi Stefani, Ed. Quaderni de Lo Sprone, 1972) ve ne è una nella quale Don Carlo Gnocchi (1902-1956, oggi Beato) descrive, tra la tristezza e lo sgomento, la visione concreta di tanti piccole innocenti vittime del secondo conflitto, e molte delle quali rese mutilate e invalide che negli anni avrebbero portato il segno nel fisico e nell’animo. «Quanti ne ho visti, di bimbi – si legge tra i capoversi – nel mio triste pellegrinaggio di guerra. Tragico fiore sulle macerie sconvolte e insanguinate d’Europa, pallida luce di sorriso sulla fosca agonia di un mondo! E i bimbi di Albania neppure questo sorriso malato sapevano offrire alla loro terra squallida e ambigua… Poveri bimbi di Grecia con lo stupore della fame e della sconfitta nel viso scarnito… Ed erano tutt’ossa quei piccini, le mani rinsecchite e protese, bastoncini le gambe tremanti nei calzoncini fatti troppo larghi… Bambini di Russia, dell’Ucraina, delle steppe del Don e della Russia Bianca… Poveri esserini disperatamente attaccati al seno esausto delle madri immote, piangenti nelle case deserte, atterriti e sobbalzanti ad ogni rumore di guerra. Poveri bimbi della mia guerra, miei piccoli amici di dolore, dove sarete oggi e che sarà di voi? Eppure soltanto da voi ci è stato dato di cogliere qualche gesto di dolcezza e di speranza in così orribile tragedia di odi e di sangue…».

manifesto del dopoguerra che allerta di fare attenzione alle mineStralci di pagine di storia che non sono ancora “sbiadite”, anzi che si ripetono quotidianamente con le infinite lotte e barbarie presenti in diversi Paesi del pianeta. Un susseguirsi ogni giorno di morti e feriti che non hanno età, molti infatti sono le piccole vittime, proprio come quelle che hanno formato la famiglia di Don Carlo: orfani, mutilati (e allora anche poliomielitici). A fine guerra e in seguito, il nostro Paese era tappezzato da milioni di manifesti che mettevano in guardia dal toccare strani aggeggi, taluni simili a giocattoli dalle più svariate e curiose forme (ordigni bellici inesplosi), sui quali vi erano disegnati ragazzi sofferenti senza un braccio o una gamba. Ma quanti erano i bambini curiosi che non sapevano ancora leggere o gli analfabeti? E quale il dopo? Le delicate cure mediche e chirurgiche, la bontà e la sollecitudine del personale e il grande affetto del “papà” dei mutilatini non bastavano a lenire il dolore fisico. Don Carlo provava in sé lo strazio di quegli innocenti, ma ciò che lo sgomentò fu il constatare che quei dolori, in molti casi, rimanevano sterili per l’impreparazione morale e spirituale delle vittime. Per questa ragione (oltre che per la grande fede vocazionale) si dedicò al recupero, fisico e spirituale di oltre 15 mila mutilatini (ma anche ciechi, orfani, e mulatti), tanti erano in Italia nel periodo post-bellico. Un periodo della storia superato, nel nostro Paese, ma non in altri dove altrettante vittime hanno conosciuto (e conoscono) gli effetti devastanti di una guerra sempre più “fratricida”, che sembra non aver fine nonostante il mondo cattolico e di altre Fedi esprimano il massimo sdegno… E anche se oggi è migliorata sia l’informazione che la comunicazione non è cambiato il destino di queste popolazioni, che ancora prima di conoscere il valore della “vera” esistenza soccombono sotto il fuoco di menti esaltate e contorte che non trovano giustificazione alcuna… Da queste mie riflessioni, che desidero condividere con tutti i lettori, ritengo utile riproporre una poesia “Il gioco della guerra”, tratta dal testo de’ La Fondazione Pro Juventute Don Carlo Gnocchi; versi che vennero recitati dall’allievo M.B. Romeo Bazerla durante una breve rappresentazione data alla presenza del presidente della Repubblica On. Enrico De Nicola (tra il 1946 e il 1947).

 

volti di bambini mutilati da ordigni belliciIL GIOCO DELLA GUERRA

Ascoltami bambino, tu

che giochi alla guerra armato

di moschetto e cannoncino,

e fai salti di giubilo se a terra

vedi cadere il tuo Pinocchietto,

colpito da una palla di moschetto

sai che la guerra è morte e distruzione?

Che milioni di giovani soldati

furon barbaramente trucidati?

Che insieme ai combattenti,

la guerra fece scempio di innocenti?

Guarda tra noi, quanti mutilati,

perché giocammo, ignari della sorte,

al gioco della guerra e della morte.

Oh! Cerca dunque, cerca altri trastulli,

ce ne son tanti adatti per fanciulli.

Lancia in alto la palla, monta in groppa

al cavalluccio, e a tuo piacer galoppa

sull’ali dell’accesa fantasia

per monti, colli e piano;

con l’agili tue mani, costruisci

d’argilla una casetta, un muro, un ponticello.

Empi d’acqua il secchiello

ed irrora le piante del giardino.

Carica il carrettino dell’erbacce che infestano le aiuole.

Fa con gli amici a gara,

nelle corse e nel salto;

così al corpo darai forza e vigore,

e manterrai sereno e puro il cuore.

Gioca pure, fanciullo,

or che è il tempo del gioco e del trastullo,

ma il gioco della guerra, non lo fare,

il cuore nostro è fatto per amare.

Gallori

 

 

 

 

 

 

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Michele Serra e gli Sdraiati …ascoltati da seduti a Cagliari


Ospite del festival “Leggendo metropolitano”, Michele Serra ha parlato a Cagliari del suo libro “Gli sdraiati”, ma anche di vecchi e nuovi modelli culturali, di (non) conflitto generazionale, di scuola… Il tutto cucito con piacevolissima (auto)ironia.

Locandina di Leggendo metropolitano 2014di Marcella Onnis

Domenica 8 giugno 2014 si è chiusa a Cagliari la VI edizione del Festival internazionale di letteraturaLeggendo metropolitano che, per quattro giorni, ha animato lo splendido quartiere di Castello. Prohairesis – l’associazione culturale che ha organizzato il festival – ha messo in piedi un programma ricco e senz’altro capace di portare in città più cultura e turismo che non il Rally d’Italia, difeso a spada tratta dall’assessore comunale ai Trasporti Mauro Coni, dopo le polemiche sulla chiusura di via Roma e l’inevitabile congestionamento del traffico.

Sfortunatamente, delle tante interessanti attrattive ho potuto seguire solo l’incontro con Michele Serra, peraltro “ignorantemente”, visto che ancora non ho letto il suo libro “Gli sdraiati. Il mio sarà, dunque, un resoconto monco e forse indegno, ma spero che gli spunti di riflessione che ho comunque potuto raccogliere bastino a farmi perdonare dai voi lettori.

L’incontro, intitolato “L’arte di stare sdraiati”, si è svolto giovedì 5 giugno 2014 e, per l’occasione, Michele Serra è stato affiancato da Michele De Mieri. Ad ascoltarli un pubblico numeroso distribuito tra le file di sedie, il muretto di cinta del Bastione Saint Remy e la scalinata che porta a via Canelles.

DATE ALL’OPERA QUEL CHE È DELL’OPERA
La prima riflessione che vi trasmetto è tratta dall’esperienza personale di Michele Serra, che a De Mieri e al pubblico ha spiegato quanto sia difficile per un giornalista assumere le vesti di narratore. Può accadergli, infatti, di subire critiche che risentono di preconcetti “importati” dal giudizio che di lui si dà come giornalista. Ci sono stati colleghi e critici – ha raccontato – che, per esempio, hanno interpretato il suo romanzo in maniera fantasiosa perché condizionati dalle sue opinioni politiche e dall’etichetta di radical chic che si porta dietro. E questo è uno dei motivi per cui ha dovuto ergersi a difesa del suo testo. Fortunatamente, però, in questo compito non è stato solo: «I lettori hanno “salvato” il testo dal contesto» ha raccontato. E sarebbe giusto dire Lettori, con la L maiuscola, perché sono davvero tali solo quelli che sanno valutare un’opera in sé, senza preconcetti, senza lasciarsi influenzare dalla convinzioni personali riguardo all’autore, soprattutto se giudicato come persona e non artista e/o per quanto fatto e detto in contesti e situazioni slegate dalla sua attività letteraria.

Michele Serra e Michele De Mieri parlano del libro Gli sdraiati al festival Leggendo metropolitano LETTERA DEL DOPO-PADRE AL FIGLIO
Quel che ora so di questo libro lo ho appreso dai due Michele, soprattutto De Mieri, fin troppo generoso nel condividere con il pubblico la sua profonda conoscenza del romanzo. Quest’utimo è stato da lui definito un monologo e anche “una lettera al figlio”, evoluzione delle “vecchie” lettere al padre, sulle quali troneggia la celebre lettera di Kafka. «È un trattato ironico su cos’è, su cosa fa un padre» ha spiegato De Mieri. E a rendere più universale la spiegazione “scientifica” contribuisce l’anonimato dei due protagonisti, padre-narratore e figlio.

Chiedere quanta esperienza personale ci sia in queste pagine è d’obbligo in casi come questi e la risposta di Serra non ha destato stupore: «Questo “dopo-padre” – come si autodefinisce – mi assomiglia parecchio. E il figlio è un po’ un riassunto dei tanti ragazzi con cui mi è capitato di convivere negli ultimi anni».

BARBARI, SDRAIATI, SURFISTI
“Tanti”, però, non significa “tutti”: l’autore ha specificato anche in questa occasione che, ovviamente, non crede che tutti i giovani rientrino nel prototipo degli “sdraiati”. E chi vi rientra, invece? I “figli orizzontali”, quelli che “in genere dormono quando il resto del mondo è sveglio, e vegliano quando il resto del mondo sta dormendo”, gli amanti del “surfing culturale” o della “cultura orizzontale”, per sintetizzare un concetto espresso già otto anni fa da Alessandro Baricco nel suo “I Barbari – saggio sulla mutazione”. Con piacere e, al contempo, sconcerto lessi quelle pagine nel 2006, quando il saggio uscì a puntate su Repubblica, per cui ho molto gradito che Michele Serra le abbia chiamate in causa. E lo ha fatto perché ciò che lui descrive è una perfetta esemplificazione di quanto teorizzato anni fa da Baricco. Per chi non avesse letto nessuno dei due libri, entrambi gli autori mostrano come il modello culturale oggi dominante, perlomeno tra i più giovani, sia una forma di conoscenza che predilige la vastità alla profondità, che tocca tutto o quasi lo scibile umano, restando però in superficie, senza approfondire nulla.

Non potendo riportare passaggi del libro di Serra, cito un passaggio molto eloquente di Baricco: «Quel che insegna Google è che c’è oggi una parte enorme di umani per la quale, ogni giorno, il sapere che conta è quello in grado di entrare in sequenza con tutti gli altri saperi. Non c’è quasi altro criterio di qualità, e perfino di verità, perché tutti se li ingoia quell’unico principio: la densità del Senso è dove il sapere passa, dove il sapere è in movimento: tutto il sapere, nulla escluso. L’idea che capire e sapere significhino entrare in profondità in ciò che studiamo, fino raggiungerne l’essenza, è una bella idea che sta morendo: la sostituisce l’istintiva convinzione che l’essenza delle cose non sia un punto ma una traiettoria, non sia nascosta in profondità ma dispersa in superficie, non dimori dentro le cose, ma si snodi fuori da esse, dove realmente incominciano, cioè ovunque. In un paesaggio del genere, il gesto di conoscere dev’essere qualcosa di affine al solcare velocemente lo scibile umano, ricomponendo le traiettorie sparse che chiamiamo idee, o fatti, o persone. Nel mondo della rete, a quel gesto hanno dato un nome preciso: surfing (coniato nel 1993, non prima, preso in prestito da quelli che cavalcano le onde su una tavola; di solito scopano molto). La vedete la leggerezza del cervello che sta in bilico sulla schiuma delle onde? Navigare in rete, diciamo noi italiani. Mai nomi furono più precisi. Superficie al posto di profondità, viaggi al posto di immersioni, gioco al posto di sofferenza. Sapete da dove viene il nostro caro vecchio termine cercare? Porta nella pancia il termine greco kìrkos, cerchio: avevamo in mente quello che continua a girare in cerchio perché ha perso qualcosa, e lo vuole trovare. Capo chino, sguardo su un fazzoletto di terra, tanta pazienza e un cerchio sotto i piedi che sprofonda a poco a poco. Che mutazione, ragazzi.»

copertina del libro Gli sdraiati di Michele SerraNel suo saggio – l’ha ricordato anche De Mieri – Baricco non condanna questa nuova cultura che spopola tra coloro che noi conservatori, amanti della cultura dell’approfondimento, consideriamo, appunto, barbari. Anzi, ne sembra affascinato, non ritenendola necessariamente peggiore della vecchia. Per Serra, invece, la cultura dei barbari o sdraiati – per usare la sua terminologia – potrebbe non essere necessariamente migliore. Scettico, dunque, ma non aprioristicamente. Prova ne sia il fatto che – come ha raccontato al pubblico di Cagliari – si è trovato in difficoltà quando un blogger romano, con grande naturalezza, ha così controbattuto alle sue opinioni critiche: «Anche io sperimento tante cose e non ne approfondisco nessuna. Ma che problema c’è?» Trovare una risposta da dargli – ha confessato – è stato effettivamente difficile perché l’approfondimento – «tanto caro alla sinistra» ha precisato, mostrandosi più autocritico di quanto sicuramente lo credono i suoi detrattori – non sempre ha portato risultati. E forse alla base della nascita e del proliferare di questo nuovo modello culturale ci sono anche tali fallimenti. Così lascia pensare, infatti, quanto ha affermato più tardi da Serra stesso: «Il mondo è cambiato perché ci sono dei modelli che non reggono alla prova dei tempi».

BENEDETTO SIA IL CONFLITTO
Nuovo vs vecchio; giovani vs adulti; figli vs padri: il conflitto generazionale, sempre esistito, per Michele Serra non è un male. Anzi: «Il conflitto è molto formativo. Io sono grato per questo a mio padre e mia madre. […] La lite è molto formativa perché, rifiutando l’ordine, le regole, sei costretto a farti un’idea di tesi e antitesi, per poi farti una tua sintesi. […]». Ma «oggi mi sembra che non ci sia più nemmeno il terreno per il conflitto. C’è una specie di strana attesa, un magma».

LUNGI DA LUI LA TUTTOLOGIA
Anche in quest’occasione, Michele Serra ha voluto precisare la portata del suo romanzo, che non si propone di impartire insegnamenti: «Non sono uno psicanalista, un pedagogista». Ed è un sollievo vedere che esistono ancora giornalisti, intellettuali, pensatori… che non si atteggiano a tuttologi e, anzi, si premurano di circoscrivere la portata e la validità delle proprie affermazioni. Così come fa piacere sentirgli dire che non trova giusto parlare a nome dei figli-sdraiati, ipotizzare le ragioni delle loro (non) scelte. E, contrariamente a quanto si potrebbe credere, c’è anche molta comprensione verso le difficoltà che i ragazzi vivono ogni giorno: «L’adolescenza è un inferno non solo per i genitori, ma anche per gli stessi figli».

Da adulto, si è sentito di dare loro giusto un suggerimento: «L’unica cosa che potrei consigliarvi è di scegliere: non tutto è meritevole di attenzione. […] Anche nella vastità, scegliere di dire “sì” o “no”.» Accettata – a malincuore – l’idea che la profondità sia ormai un concetto obsoleto, il giornalista-scrittore resta, infatti, convinto che anche nel “mondo orizzontale” fare delle scelte sia possibile, se non doveroso.

Michele Serra seduto mentre firma una copia del suo libroLA CURA DELLA BELLEZZA
Michele Serra e il suo dopo-padre non vogliono, dunque, dare lezioni, impartire precetti morali. «Il padre non ha un assillo etico ma estetico» ha precisato riguardo al suo protagonista. Cerca, cioè, con il figlio «una complicità nel luogo estetico meno “compromettente”: la Natura. Si chiede: “Chissà se riusciremo mai a vedere lo stesso paesaggio insieme…”». E poi ha aggiunto, con un calore capace di neutralizzare la brezza notturna: «La vera ansia di questo padre è non riuscire a trasmettere bellezza, la bellezza della vita […] Il conflitto tra generazioni è sempre esistito: l’ansia di questo padre – e, confesso, anche la mia – è che si possa interrompere la trasmissione della cura della bellezza […] Tutto il resto, per me, è rimediabile. Questo, invece, lo vivrei come un lutto».

GENITORI E INSEGNANTI: A OGNUNO IL SUO RUOLO
Toccare l’argomento scuola, quando si parla di libri simili, è inevitabile, per cui Serra – pur scherzando sul fatto che teme questo tipo di domande – non è stato colto impreparato dalla spettatrice che gli ha chiesto se crede in questa istituzione: «È difficilissimo rispondere. Certo che ci credo: dobbiamo credere nella scuola, nella cultura… Il problema è capire se ci crede la classe dirigente». E poi ha confessato di preferire il vecchio modello di scuola, in cui i genitori erano meno presenti, in cui – per dirla con parole mie – questi lasciavano fare gli insegnanti agli insegnanti. Anche, perché, a volerlo fare bene, il mestiere di genitore è già di per sé molto, molto impegnativo…

IL GIOCO
L’edizione 2014 del festival aveva per tema “I giochi dell’essere”. Nella presentazione di questo incontro il legame con tale tema era così esplicitato: “Essi [gli adolescenti, gli sdraiati, ndr] non giocano, vivono così. Il gioco tra i conflitti. Le occasioni perdute, il montare del senso di colpa senza alcuna scusante per i figli e per i padri”. Ma, dopo aver ascoltato l’autore, mi viene da pensare che il suo romanzo-riflessione possa essere considerato esso stesso un gioco o, meglio, un invito a giocare. A cosa? A invertire i ruoli: gli “acculturati” o “civilizzati” potrebbero, cioè, fingersi allievi e i “barbari” o “sdraiati” maestri (di modernità). Perché se ci si mette nei panni degli altri, si impara sempre qualcosa, sempre ci si ricrede su qualche convinzione che sembrava inattaccabile e, talvolta, si trova pure, inaspettatamente, un punto di incontro.

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Il gioco delle tre carte


Riceviamo e pubblichiamo:

 

Il gioco delle tre carte

- istruzioni per l’uso -

Tutti voi conoscete il gioco delle tre carte.

Scelta la carta da puntare, le tre carte, capovolte, vengono adagiate sul tavolo lasciando al centro la carta designata. Il giocatore, con abile movimento delle mani, le sposta velocemente cambiandole di posto. Ma, mentre la persona che conduce il gioco ripete più volte questa operazione, chi guarda è convinto di seguirle, e crede di non perder di vista la carta vincente, cioè quella che è stata indicata e che dovrà essere riconosciuta al momento in cui il giocatore lascia cadere, di nuovo immobili, le tre carte sul tavolo, sempre capovolte. A questo punto tutti credono, convinti come sono di non averla mai perduta di vista, di poterla indicare con sicurezza. Ma – sorpresa generale! – la quasi totalità delle volte nessuno la indovina. Potrebbe indicarla solo chi, puntando a casaccio una delle tre carte, in maniera aleatoria e per puro caso, avesse la sorte di individuarla; ma la posta in gioco – a parte la somma di denaro, cioè la puntata della scommessa, soprattutto il fatto di mettere in discussione la propria sicurezza di fronte ad una apparente certezza – è alta e nessuno vuole rischiare quello che crede il certo in cambio di ciò che ritiene fortuito. Così, per la stragrande quantità dei casi, nessuno indovina e nessuno degli avventori vince. Ma solo chi tiene il banco. Evidentemente il giocatore di mestiere (che già potremmo chiamare un accattone) alla sua abilità manuale di prestidigitazione aggiunge la sua capacità di manipolatore delle coscienze attraverso questo meccanismo psicologico che guida la scelta degli avventori (che egli conosce bene). Prontezza di mani ed astuzia sono le sue armi per turlupinare i poveri gonzi che si fermano a giocare con lui.

Fin qui, se volete, è tutta abilità; anche se cattiveria ed inganno stanno alla base delle intenzioni di chi pratica questa attività, facendola diventare criminale. Ciò, spesso, ha fatto sentenziare alla giurisprudenza che nella fattispecie non sono ipotizzabili l’inganno e la truffa. Al massimo, la circonvenzione di incapace, se dal gioco, specialmente quando diviene coatto, dovesse venire un rilevante danno economico al malcapitato.

gioco delle tre carte con tutte le carte coperteSta di fatto però che di fronte all’ingenuo malcapitato si trova il pervertito malintenzionato. E, cosa più grave, in assenza di un regolamento condiviso ed, eventualmente, della possibilità di un arbitrato. Allora tutto diviene possibile al giocatore delle tre carte: trucchi e inganni fino alla prevaricazione e alla violenza, specialmente, come sempre capita, quando è spalleggiato da complici sodali. Talché possiamo parlare, in ogni caso, di vere bande di malintenzionati, e – di conseguenza – anche di associazione a delinquere.

 

* * *

Un anno mi toccò di accompagnare a Napoli in gita scolastica, il cosiddetto viaggio d’istruzione, un gruppo di studenti di una città del Nord dove insegnavo. Non era una delle mie classi, ma fui scelto perché favorito probabilmente dal fatto di essere io originario di quelle parti, per sostituire un collega ammalatosi all’ultimo momento. Intimamente la cosa non poteva che farmi piacere, soprattutto perché mi offriva l’occasione di salutare mia madre che a quell’epoca, date le distanze geografiche, vedevo non più di una volta all’anno. Tuttavia mi creava qualche disagio l’incertezza, il rischio, lo stress, di passare una settimana con una scolaresca (non mia) fuori dall’ambiente scolastico, in una città a più di mille chilometri di distanza dalla nostra abituale residenza. Anche se con i ragazzi mi sono trovato sempre bene sia dentro che fuori dalla scuola, anche quando da parte loro tendevano a mostrare qualche atteggiamento di intemperanza giovanile.

Così, per rispetto all’altro insegnante accompagnatore cui era affidata la responsabilità maggiore del viaggio d’istruzione, e anche per essere presentato ai ragazzi, che pure, nella piccola città dove tutti si conoscono, di me sapevano pressoché tutto e con i quali già mi era capitato altre volte di fermarmi a parlare, la settimana precedente alla data della partenza volli passare in quella classe per essere presentato ufficialmente come secondo insegnante accompagnatore, nominato per quella loro uscita culturale.

Nel programmare la visita alla classe mi ero preoccupato di chiedere preventivamente al collega se a parer suo avesse qualche motivo di preoccupazione circa il comportamento che i ragazzi potessero avere durante il viaggio e il soggiorno a Napoli. Il collega me li presentò come ragazzi affidabili; solo mi segnalò che aveva sentito dire in qualche crocicchio che i ragazzi avevano intenzione di fermarsi a giocare al banchetto delle tre carte, nella sosta a Roma, dove l’anno precedente alcuni di essi erano stati “spennati”, oppure direttamente a Napoli, per rifarsi delle perdite “incassate” l’anno prima.

“Bene!” – dissi  al collega – “Hai fatto bene a dirmelo”.

Così la mattina che entrai in classe per presentarmi e fare le mie raccomandazioni e mettere in chiaro i nostri rapporti, questa fu l’essenza del discorso:

Cari studenti, voi mi conoscete, e sapete che la Preside mi ha designato come secondo accompagnatore in sostituzione del collega venuto meno per motivi personali. Sono sicuro che andremo d’accordo. Il viaggio che è una vacanza dalla scuola, ma non sospende l’impegno dell’attenzione, lo spirito di ricerca e l’interesse culturale, perciò richiede la stessa tensione morale che manteniamo durante le giornate di normale attività didattica.
Poi, anche se comporta un po’ di stanchezza, ci riserva tuttavia il legittimo piacere della vacanza e dell’evasione. Perciò esso potrà anche risultare divertente, senza perdere però la sua valenza educativa e culturale; quindi la sua finalità di apprendimento. Vedrete che andremo d’accordo. Voi sarete liberi di fate tutto quello che volete …… di quello che si può fare, però. Basta essere chiari nelle intenzioni e aperti nelle comunicazioni. Cercheremo di stare insieme senza perderci di vista; di avvertire sempre quando ci allontaniamo; di guardarci a vicenda negli spostamenti; e di non rimanere mai isolati, in particolare le ragazze e i minorenni, se ve ne sono tra voi.

Così, o a Roma, oppure quando saremo arrivati a Napoli, andremo a giocare al gioco delle tre carte. Mi raccomando, non portate molti soldi. Perché dovremo vincerli giocando. Infatti, la mattina presto, quei signori che intrattengono i viaggiatori col gioco delle tre carte, prima di partire da casa si fanno consegnare dalle rispettive mogli una borsa piena di soldi, allo scopo di poter trascorrere la giornata al loro “posto di lavoro” e poter soddisfare tutte le vincite che i viaggiatori dovessero fare. Anzi, se qualcuno di loro se ne dimentica – può capitare, no? – è la moglie stessa che lo richiama ricordandogli di prendere il denaro:

- “Genna’, non ti dimenticare di prendere i soldi, perché se vengono gli studenti dal Nord Italia, e vincono al gioco delle tre carte, come fai a pagargli la vincita? Ecco. Portati questi tre o quattro milioni, sperando che ti bastino. Poi domani, ci penseremo”.

E così tutti i giorni.

Vedete come sono diverse dalle altre mogli, le mogli dei napoletani ?! Invece di chiedere soldi ai mariti, glieli offrono per il gioco delle tre carte.

I ragazzi cominciavano a guardarsi l’un l’altro. E io dovetti chiedergli: “Perché? Non mi credete?”
Credo che adesso voi vi stiate domandando: “Ma come? questi vanno a lavorare e devono portarsi da casa tre o quattro milioni di lire (all’epoca contavano ancora le lire) per darle ai vincitori? E le mogli glielo permettono e gli danno pure i soldi? E fino a quando potranno resistere?”  Questi erano, all’incirca, i pensieri di quei studenti. O in tutto simili a questi. Mentre io continuavo la mia parodia.

gioco delle tre carte con carta centrale scopertaMa quando mi resi conto che erano maturi abbastanza, ben cotti nel loro brodo, gli chiesi: “Ma perché, voi che cosa credevate?” Allora dovetti aggiungere che – chiaramente – questa era una delle cose di cui avevo parlato prima, che non si potevano fare. E che comunque anche se in futuro avessero voluto tentare la fortuna in questo modo, che stessero bene attenti alla loro incolumità, perché quelle bande sono bande di delinquenti.

 

* * *
Venuto il giorno, anzi la sera della partenza, salutati i parenti che li avevano accompagnati alla stazione, prendemmo posto sul treno che in mezz’ora ci avrebbe portati alla stazione centrale del Capoluogo, dove ci aspettavano le cuccette a noi riservate sul treno diretto a Napoli.
I ragazzi, distribuiti a quattro a quattro nei piccoli scomparti del trenino locale accostati ai finestrini, per passare il tempo cacciarono dagli zaini mazzetti di carte da gioco. Così si intrattenevano giocando a briscola o a tressette, mentre io con discrezione mi aggiravo a salutare i vari gruppi. Tra una “mano” e l’altra, quand’era il momento di raccogliere le carte dal piano di uno zainetto che fungeva da tavolo da gioco, mi intromettevo ora qua ora là e prendendone tre improvvisavo nella breve pausa il gioco delle tre carte, con somma curiosità e partecipazione da parte dei ragazzi.

Intanto arrivammo al Capoluogo e ci sistemammo nel treno che ci avrebbe portati a Napoli. La maggior parte dei ragazzi che mi avevano visto fare il gioco delle tre carte ne aveva imparato la tecnica: quello che si chiama il “trucco”. Ma qui, la mia, era solo abilità. Essi, l’abilità l’avrebbero acquisita in seguito. La cosa più importante fu che avevano apprezzato la bellezza del gioco senza dover ricorrere all’utilizzo del denaro.

L’indomani, all’arrivo alla stazione di Napoli, tutti erano in grado, anche se da principianti, di muovere mani e dita e praticare con sicurezza il gioco.

Il viaggio a Napoli fu di grande successo. I ragazzi visitarono luoghi di cultura, ammirarono bellezze naturali, gustarono prelibatezze culinarie, apprezzarono il clima e l’umore della vita della metropoli: sperimentarono l’umanità della popolazione.

Visitarono Capri e Sorrento, Pompei, Oplontis ed Ercolano, e altre belle cittadine del circondario. Gustarono la pizza e la mozzarella, la pastiera e le sfogliatelle. Ma soprattutto “impararono” il gioco delle tre carte.

 

Foto e articolo di Luigi Casale

Da: www.liberoricercatore.it (nelle “storie minime”)

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“Leggendo Metropolitano” torna a Cagliari dal 5 giugno


LEGGENDO METROPOLITANO

FESTIVAL INTERNAZIONALE DI LETTERATURA

VI edizione

I Giochi dell’Essere

Cagliari,

5 – 8 giugno 2014

 

Locandina di Leggendo metropolitano 2014Leggendo Metropolitano, e la storia continua. Si giunge all’edizione numero sei. Dopo “eccezioni e trasformazioni”, “parole leali”, “radici”, “tempo”, “legami”, la parola chiave del tema di quest’anno sarà “gioco”. I   Giochi   dell’Essere, infatti,   il   filo   conduttore   nel   2014   del   festival   internazionale   di letteratura organizzato da Prohairesis, sotto la direzione artistica di Saverio Gaeta, che prenderà il via a Cagliari giovedì 5 giugno, fino a domenica 8.

La vita è (anche) gioco… Noi cresciamo e ci sviluppiamo attorno alle attività ludiche: potremmo quasi   dire ludo   ergo   sum. Siamo   in   presenza   di   un   istinto   fondativo:   del   gioco   come   seme dell’Essere…  Anche  la  letteratura è  gioco…  Le  parole  stesse,  che  danno  significato  alle  cose, nient’altro sono se non il gioco continuo tra lettere e suoni che si rincorrono e, nello stesso modo, quando formano frasi, continuano quell’eterno inseguimento – esso stesso gioco – verso il senso compiuto.
Il gioco, spesso, ha delle regole. Nella lingua sono esplicite. Delimitano e limitano, la limitano. E, nel contempo, le danno il carattere di necessarietà e universalità…

“Leggendo Metropolitano” intreccerà i fili del gioco e dell’esistenza. E lo farà, con un programma fitto – ancora di più rispetto alle passate edizioni – di appuntamenti, attraverso la letteratura ma non solo.

Spazierà fra scienza, filosofia, economia, arte, scuola, metterà a confronto diversi linguaggi.  La manifestazione avrà come sempre il quartiere di Castello a fare da palcoscenico ideale: i bastioni di Santa Croce e Saint Remy, il Teatro Civico, il Chiostro della Facoltà di Architettura, il Ghetto.

Nutrita la schiera di sponsor e partner: Fondazione Banco di Sardegna, Regione (assessorati della Cultura e del Turismo), Comune di Cagliari (assessorati della Cultura e del Turismo), Provincia di Cagliari, Centro per il Libro e la Lettura, Ctm, Agenzia Regionale del Lavoro, Fondazione Agnelli di Torino, Concorso Lingua Madre, Inaf (Istituto nazionale di astrofisica).

IL PROGRAMMA. Il festival avrà un’anteprima, mercoledì 4 giugno, alle 19.30, al Bastione Santa Croce. La narrazione tra parole e musica, il titolo dell’incontro fra la scrittrice, poetessa e musicista sudafricana Liesl Jobson e Alessandro Spedicati (Diablo, frontman del gruppo dei Sikitikis). A moderare il dialogo Anna Folli, giornalista, coautrice e direttrice del festival di letteratura e musica Le Corde dell’Anima.

Ad inaugurare la quattro giorni di “Leggendo Metropolitano” sarà, giovedì 5, alle 19, al Bastione Santa Croce, Edoardo Boncinelli. Playing brain, l’appuntamento che vedrà protagonista il fisico, genetista, scienziato di fama internazionale, che ha dato, con i suoi studi e le sue scoperte, contributi fondamentali alla comprensione dei meccanismi biologici dello sviluppo embrionale degli animali superiori e dell’uomo.

La prima serata proseguirà alle 20.30 (sempre al Bastione Santa Croce) con Giocare e curarsi con i libri.  Davide   Ruffinengo,   libraio   “itinerante”,   coordinerà   l’incontro   con Ella Berthoud e Susan Elderkin, pittrice e insegnante d’arte l’una,  scrittrice l’altra. Insieme nel 2008 hanno fondato un servizio di biblioterapia con la School of Life di Londra, e da allora hanno continuato a prescrivere libri, di persona o virtualmente, a pazienti di tutto il mondo.

Alle 21.30 approderà al Teatro Civico di Castello il Premio Nobel per l’Economia Robert J. Aumann, che   ha   ottenuto   il   prestigioso   riconoscimento   nel   2005. Games   people   play. La   natura   della razionalità e il grande coreografo, il titolo dell’incontro, condotto da  Armando Massarenti, filosofo, responsabile della pagina Scienza e filosofia del supplemento culturale domenicale de  Il Sole 24 Ore,   e Vittorio Pelligra, ricercatore di Economia Politica all’Università di Cagliari. Nato a Francoforte, Aumann fuggì con i genitori negli Stati Uniti nel 1938. Il suo più grande contributo è stato nell’ambito dei giochi ripetuti. Membro dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti, ha lavorato al Centro per lo Studio della Razionalità nell’Università Ebraica di Gerusalemme in Israele. È inoltre uno dei fondatori del Centro per la teoria dei giochi nell’economia.

Alle 22, al Bastione Saint Remy, i riflettori saranno puntati su Michele Serra. Giornalista (per La Repubblica e L’Espresso), scrittore, autore televisivo (è coautore della trasmissione di Fabio Fazio “Che tempo che fa”), ha pubblicato nel 2013 “Gli sdraiati” (Feltrinelli). E L’arte di stare sdraiati è il nome dato al dialogo che verrà condotto da Michele De Mieri, giornalista, critico letterario, autore radiotelevisivo (da tredici anni è coautore del programma radiofonico Fahrenheit di Radio3).

La prima serata di “Leggendo Metropolitano” si chiuderà con Nascondino tra i musei parte I: Gli Uffizi, alle 23, al Teatro Civico di Castello. Francesco Cataluccio, filosofo, studioso di letteratura e storia   dell’arte,   Premio   Dessì   per   la   narrativa   nel   2010,   si   addentrerà   nei   meandri   del   museo fiorentino. Nel 2013 ha pubblicato La memoria degli Uffizi.

Venerdì 6 giugno, seconda giornata. Si partirà alle 17, al Chiostro della Facoltà di Architettura, con Scacco al re. Idee dal Manifesto Niente cultura, niente sviluppo, promosso da Il Sole 24 Ore. Attori della discussione: Gian Arturo Ferrari, Armando Massarenti, insieme agli assessori regionale e comunale alla Cultura, Claudia Firino ed Enrica Puggioni, e a Vittorio Pelligra. Moderatore Sergio Benoni, giornalista esperto di musica e nuovi media, oggi direttore Marketing e Innovazione del Teatro Lirico di Cagliari. Lungo il curriculum di Ferrari: è stato Direttore Generale della Divisione Libri del Gruppo Mondadori dal 1997 e Direttore del Centro per il Libro e la Lettura, ricopre la carica di vicepresidente della casa editrice Einaudi. Nel 2014 ha pubblicato Libro per Bollati Boringhieri.

Alle 18.30 (Chiostro Facoltà di Architettura) Compagni di scuola. Fulvio Ervas, scrittore fra i più venduti in Italia (notevole il successo di “Se ti abbraccio non aver paura”, del 2012, che racconta l’avventuroso viaggio di Franco e Andrea Antonello, padre e figlio affetto da autismo), incontra gli insegnanti e scrittori Marco Balzano e Mario Tagliani. Quest’ultimo insegna all’Istituto Penale per Minori “Ferrante Aporti” di Torino, esperienza che ha raccontato nel suo primo libro, Il maestro dentro. Trent’anni tra i banchi di un carcere minorile (2014).

Piergiorgio   Odifreddi sarà   protagonista   alle   19.30   al   Bastione   Santa   Croce. Breve storia dell’Essere, il titolo dell’incontro in cui il matematico, logico e saggista,  abituato a muoversi fra divulgazione scientifica, storia della scienza, filosofia, politica, religione, avrà occasione di parlare anche   del   suo   ultimo   libro, Sulle   spalle   di   un   gigante.   E   venne   un   uomo   chiamato   Newton (Longanesi, 2014).

Alle 20.30, al Teatro Civico di Castello, Michele Mari spiegherà Il gioco nella letteratura (conduce   Michele   De   Mieri).   Lo   scrittore   milanese   insegna   Letteratura   italiana all’Università Statale del capoluogo lombardo e ha recentemente pubblicato con Einaudi il romanzo “Roderick Duddle”.

Alle 21 (Chiostro Facoltà di Architettura) Giocare con la lingua, la lingua per giocare: Masal Pas Bagdadi, scrittrice e psicologa dell’infanzia (è nata a Damasco nel 1938, fuggita a cinque anni in Palestina con la sorella, cresciuta poi in un kibbutz lontana dalla famiglia), incontra l’autrice serba Tijana Djerkovic e la biologa belgradese Dragana Nicolic. Modererà Daniela Finocchi, giornalista e saggista, ideatrice del Concorso letterario nazionale  Lingua Madre, nato nel 2005, destinato alle donne straniere residenti in Italia.

Alle 21.30, al Teatro Civico di Castello, si parlerà dei Labirinti della criminalità organizzata: lo faranno, coordinati da Saverio Gaeta, Lirio Abbate (inviato speciale per il settimanale L’Espresso,  autore di inchieste giornalistiche sulle collusioni fra politica e malaffare, Cosa Nostra e ‘ndrangheta), Claudio Fava (giornalista, deputato alla Camera e vicepresidente della Commissione antimafia, figlio di Giuseppe, che nel 1984 venne assassinato dalla mafia) e Gaetano Savatteri, giornalista del Tg5.

Massimo Recalcati, noto psicoanalista lacaniano (segue la teoria psicoanalitica di Jacques Lacan), disserterà, alle 22,30 al Bastione Saint Remy, su Il gioco della vita amorosa. “Non è più come prima. Elogio del perdono nella vita amorosa”, il titolo del suo ultimo libro. Francesco Cataluccio chiuderà la serata (alle 23, al Teatro Civico di Castello) “entrando”, dopo Firenze, nei tesori dell’arte di Milano con A nascondino tra i musei parte II: Brera.

L’incontro Imparare   fuori   dai  canoni   (anche)   con  il   gioco aprirà, sabato  7, la   terza   giornata  di “Leggendo Metropolitano” (alle 18, Chiostro Facoltà Architettura). Ricerca e sviluppo nel mondo della scuola   e   della   formazione:   a   confronto,   coordinati   da   Marco   Balzano, Giovanni   Biondi,   capo dipartimento per la Programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali del Miur, Andrea Benassi, esperto di tecnologia digitale applicata alla didattica, Anna Rita Vizzari, insegnante di lettere nella scuola secondaria.

Alle 19, al Bastione Santa Croce, Il gioco del silenzio: Nicoletta Polla Mattiot, giornalista e saggista, fondatrice, con Duccio Demetrio, dell’Accademia del silenzio, scuola di pedagogia e comunicazione del silenzio, incontrerà Massimo Cuomo, scrittore e imprenditore nel settore della pubblicità on line, e l’autore catalano Pedro Zarraluki.

A seguire,  alle 19.30 (Chiostro Facoltà Architettura), tavola rotonda fra architetti in Playground! Perchè giocare insieme salverà le città: Ilene Steingut, direttore della sede di Cagliari dell’Istituto Europeo di Design, dialogherà con Alberto Iacovoni e Matteo Uguzzoni.

Domenico Quirico, reporter e caposervizio esteri de La Stampa (nell’ aprile del 2013 è stato rapito in Siria e liberato dopo cinque mesi di prigionia, esperienza raccontata in Il paese del male. 152 giorni in ostaggio in Siria), discuterà di guerre in War games con quella che è stata riconosciuta dalla critica spagnola come una delle maggiori scrittrici contemporanee, la barcellonese Clara Usòn (alle 20.30, al Bastione Santa Croce). Condurrà l’incontro Cesare Martinetti, vicedirettore de La Stampa.

Alle   21,   al   Teatro   Civico   di   Castello,   Saverio   Gaeta   farà   compagnia   al   giornalista Roberto Napoletano in Viaggio in Italia. Il direttore de Il Sole 24 Ore ha pubblicato, proprio in questi giorni, per Rizzoli il suo ultimo libro “Viaggio in Italia. I luoghi, le emozioni, il coraggio di un paese che soffre ma non si arrende”. Passavamo sulla terra leggeri come… l’acqua, è il titolo dell’incontro che vedrà protagonista Assaf Gavron, considerato una delle voci più originali della nuova letteratura israeliana (alle 21.30, Chiostro Facoltà di Architettura). Con lui, autore, fra gli altri, di “Idromania” (pubblicato in Italia da Giuntina nel 2013), moderati da Sergio Benoni, Antonio Vernier, che è stato docente di Geologia Applicata nella Facoltà di Ingegneria dell’Università di Cagliari.

Alle 22.30 sbarcherà nel Piazzale del Bastione di Saint Remy Jonathan Lethem, scrittore e saggista statunitense. Parlerà con Michele De Mieri del tema La letteratura come gioco. Le esperienze infantili e adolescenziali nella Brooklyn degli anni Sessanta e  Settanta gli hanno fornito materiale prezioso per il suo romanzo di maggior successo, La fortezza della solitudine.

Ancora Francesco Cataluccio, alle 23, al Teatro Civico di Castello, per “andare” a Venezia in un altro prestigioso museo italiano: A nascondino tra i musei parte III: Gallerie dell’Accademia.

Il sipario su “Leggendo Metropolitano” calerà domenica 8 giugno, in una serata ancora ricca di appuntamenti. Si partirà con Donne che cucinano la vita. Tra giochi, speranza e felicità, la cultura femminile del nutrimento (alle 18, Chiostro Facoltà Architettura). Daniela Finocchi e Nicoletta Polla Mattiot   dialogheranno   con Laura   Malaterra,   regista,   attrice   e   autrice   di   diversi   testi   teatrali.

Interverranno   Domenico   Castaldo   e   LabPerm,     il Laboratorio   Permanente   di   Ricerca   sull’Arte dell’Attore, condurrà Saverio Gaeta.

Si parlerà di Parole in gioco, alle 19, al Bastione Santa Croce. E chi potrebbe farlo se non Stefano Bartezzaghi,   l’enigmista   per   eccellenza?   Anche   saggista,   collabora   con   La   Repubblica   e L’Espresso, insegna Teorie della creatività e Semiotica all’università Iulm di Milano. I suoi libri più recenti: Scrittori giocatori (2010), Come dire (2011), Dando buca a Godot (2012), Il falò delle novità (2013), Anche meno (2014).

Alle 19.30, al Teatro Civico di Castello, Fahrenheit 451. È possibile un futuro senza libri? Gian Arturo Ferrari incontrerà Andrea Kerbaker, scrittore, saggista, esperto di “storia del libro”. Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Giovanni Agnelli, specializzata nella ricerca su istruzione e formazione, coordinerà Gli ingranaggi della scuola, (alle 20, Chiostro Facoltà Architettura), incontro fra insegnanti, ricercatori, dirigenti scolastici: Silvia Dai Prà, Adriana Di Liberto, Vanni Mameli, Paolo Odasso.

Cellule staminali: tra gioco e realtà: c’è un argomento scientifico di stringente attualità al centro del dialogo che avrà come palcoscenico, alle 20.30, il Bastione Santa Croce. Protagonisti, moderati da Cesare Martinetti, saranno Vladimiro Zagrebelsky e Gianvito Martino. Il primo è stato componente del Consiglio Superiore della Magistratura, giudice della Corte europea dei diritti dell’uomo, è socio corrispondente dell’Accademia delle Scienze di Torino e dal 2010 direttore del Laboratorio dei Diritti Fondamentali di Torino. Il secondo dirige la Divisione di Neuroscienze dell’Istituto Scientifico San Raffaele   di   Milano,   è   stato   tra   i   fondatori   dell’Associazione   Italiana   di   Neuroimmunologia   e dell’European School of Neuroimmunology, è tra i fondatori di BergamoScienza.

Alle 21, al Teatro Civico di Castello, “va in scena” Le trame della sensualità, eros e letteratura. “Attori” saranno la scrittrice spagnola Lola Beccaria (con Feltrinelli ha pubblicato quest’anno “Basta non dire ti amo”)  e James Lasdun, londinese adottato dagli Stati Uniti, dove insegna scrittura creativa alla Princeton University del New Jersey e alla New School di New York (è autore de L’Assedio, da cui è stato tratto l’omonimo film di Bernardo Bertolucci e nel 2014 con Bompiani ha pubblicato “Dammi tutto quello che hai”). Condurrà Davide Ruffinengo.

Alle   22.30,   nel   piazzale   del   Bastione   Saint   Remy, incontro   di   chiusura del   festival.   L’ospite protagonista del finale di Leggendo Metropolitano 2014 (lo scorso anno fu Roberto Saviano) verrà comunicato dall’Organizzazione Prohairesis in seguito.

CODER DOJO. “Leggendo Metropolitano” dà spazio quest’anno anche alle attività ludico-formative per i bambini.  L’appuntamento sarà al centro d’arte e cultura Il Ghetto, in via Santa Croce, con Coder Dojo Cagliari, un laboratorio di creatività informatica e di programmazione giocosa, che si ispira al movimento internazionale Coder Dojo. Giovedì 5, venerdì 6 (per bambini dai 7 ai10 anni) e sabato 7 giugno (per ragazzi dai 10 ai 13 anni), dalle 18 alle 20.30, si cercherà di avvicinare bambini e   ragazzi   all’arte   della   programmazione   in   maniera   informale   e   divertente.   Durante   l’incontro verranno fornite le indicazioni principali per imparare a creare un semplice gioco con il programma Scratch. Poi i bambini dovranno realizzare una loro animazione da soli. Tutti i partecipanti dovranno essere accompagnati da un genitore. Durante il Coder Dojo i partecipanti saranno seguiti da Pier Giuliano Nioi e Fabrizio Pedes e con la voglia di giocare dovranno portare un computer portatile o un tablet   con   installato   il   programma   Scratch   (http://scratch.mit.edu/scratch2download).

Per informazioni e iscrizioni (la prenotazione è obbligatoria): coderdojocagliari@gmail.com

 

Per tutte le informazioni sul festival: www.leggendometropolitano.it

Facebook: https://it-it.facebook.com/LeggendoMetropolitano

Twitter: https://twitter.com/LeggendoM tag: #LM14

Instagram: http://instagram.com/leggendom#

Google+: https://plus.google.com/b/110868101260714667930/110868101260714667930/about

 

UFFICIO  STAMPA:

Massimiliano Messina

ufficiostampa@leggendometropolitano.it - max.messina1@gmail.com

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“Ora dico basta. Per sempre”


Il più grande nuotatore di tutti i tempi Michael Phelps si era congedato così al termine della vittoriosa 4×100 mista dell’Olimpiade di Londra. Il 4 agosto 2012 poteva essere una data storica, quella che segnava la fine di un’era dominata dal fenomeno di Baltimora con l’ultima vittoria di una irripetibile carriera, ma così non è stato.
Anche lo squalo di Baltimora è caduto, come altri illustri predecessori, nell’irresistibile fascino del grande ritorno. Michael si rimetterà la cuffia, indosserà costume ed occhialini, per gareggiare in un meeting contro il rivale di sempre, quel Ryan Lochte che ha dominato le scene dopo il suo precoce ritiro. Phelps ha raccolto l’eredità di un altro campione indiscusso delle vasche, l’australiano Thorpe che rischia l’amputazione del braccio sinistro dopo aver provato anche lui il gran rientro.
Tuttavia la scelta non è una sorpresa, modalità e tempi sì. Che Phelps sarebbe tornato presto in attività era chiaro fin dal mese di dicembre, data in cui si è riscritto al programma antidoping degli Stati Uniti, requisito indispensabile secondo i dettami della Usada per puntare ai prossimo Giochi Olimpici. Ma lo scatto dall’idea di un rientro al collegiale in altura che precede la competizione vera è stato rapidissimo, un’accelerata che in pochi avevano preso in considerazione.
Il 26 marzo scorso Bob Bowman, il suo allenatore mentore, ha preannunciato il ritorno ufficiale del ‘Kid’ dopo la rapidissima preparazione in altura: “Michael Ha trovato una buona condizione fisica, adesso vediamo il calendario per vedere se c’è la possibilità di uno o due meeting dove poter gareggiare“. Il Phelps-Day è fissato per il 24 aprile, il meeting Mesa ospiterà il rientro ufficiale alle gare del campione statunitense che trasformerà l’anonima piscina dell’Arizona nel luogo più desiderato dai media locali e internazionali.

I NUMERI DI MICHAEL PHELPS
Il Kid di Baltimora è entrato nella storia dello sport moderno grazie al numero imprecisabile di trionfi nelle competizioni internazionali: record di vittorie in un’unica edizione dei Giochi Olimpici (8 medaglie a Pechino 2008) e primato assoluto di medaglie, ben 22 di cui 18 ori complessivi. Oscurare dei fenomeni come Mark Spitz e Carl Lewis era veramente difficile, ma Phelps è riuscito nell’impresa.

LA SUA GRANDE PASSIONE
Da qualche tempo Micheal sta prendendo confidenza anche con il tavolo verde e, secondo lo speciale sulle 10 facce da poker più famose al mondo stilato dalla redazione di http://www.casinoheroes.org/it/, è divenuto un giocatore di poker di tutto rispetto. Nella sua breve carriera ha raggiunto una solo finale, incassando 5.213 dollari, una cifra irrisoria rispetto alle partnership che instaura annualmente con i colossi del marketing sportivo. La prossima volta che appenderà il costume al chiodo, il poker potrebbe diventare nuovamente una delle passioni predilette dal re delle piscine.
Lo abbiamo capito, Micheal Phelps vuole tornare a essere eroe. Smettere di essere campioni, come fu in passato per Borg e Michael Jordan, solo per citare i due esempi più celebri, si è rivelato una mission impossible anche per lui.

 

 

 

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La serie A riprende col botto


Sono passate le festività natalizie, i pranzi lunghissimi e le cene interminabili ed inizia a fare capolino nei corpi e negli spiriti di tutti i tifosi italiani la voglia di serie A. E poteva iniziare meglio l’anno calcistico? Ad aprire le danze di questo 2014 sarà il big-match del vertice, Juventus-Roma, quello su cui gli esperti di scommesse online betfair hanno puntato tutta l’attenzione. Ma quali sono le chiavi della partita? Proviamo ad analizzarne alcune.

La capolista gioca in casa ed è già un bel vantaggio. I bianconeri inoltre non solo sono imbattuti da ben 9 turni, ma hanno sempre vinto. L’ultima volta infatti che gli uomini di Conte non hanno portato via i 3 punti è stato il 20 ottobre scorso a Firenze. A decretare lo strepitoso stato di forma in campionato c’è anche un altro dato: la Juventus è sempre andata a segno nelle ultime 17 partite. Uno dei protagonisti di questi formidabili risultati è stato senza dubbio Fernando Llorente. L’attaccante spagnolo ai microfoni di Sky ha presentato la sfida contro i giallorossi “La Roma èuna squadra che ha fatto un inizio strepitoso, magnifico. Noi abbiamo impiegato un po’ ad avere continuità, ma adesso l’abbiamo trovata, dimostrando di avere voglia di vincere il campionato, di essere una squadra forte, che dàtutto in ogni gara. Vogliamo fare una grande gara contro la Roma” ha detto l’iberico.

Dal canto proprio, gli uomini di Garcia, dopo lo storico inzio di campionato, sono intenti a ricominciare l’anno con maggiore verve. Sebbene siano imbattuti da ben 11 turni, la squadra nelle ultime 5 partite ha accumulato 3 pareggi (oltre a due vittorie) che le hanno fatto perdere la testa della classifica. Toccheràquindi all’allenatore francese rimettere sulla strada vincente quell’allegra armata da guerra che ha sorpreso tutti all’inizio del campionato e ha mandato all’aria tutti i pronostici delle scommesse sul calcio d’inizio stagione di questa web.

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