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RaccontOnWeb: “Copioni” di Marcella Onnis

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Copioni

Come prevedibile, erano arrivati al dunque. Succede sempre tra chi ha conti in sospeso e prova a far finta di niente. Arriva anche se per un bel pezzo ci si gira intorno, si finge che non ci sia mai stato alcun problema, si scherza, secondo i casi si flirta…, se si fanno tutte quelle cose che si facevano prima e anche se le si fanno così bene da aver l’impressione che sia tutto com’era all’inizio.

Proprio questo aveva pensato lei e, subito, gliel’aveva detto, mentre ripercorreva con la mente ogni tappa di quella loro breve … conoscenza? Forse non c’era neppure il tanto di definirla così. Ripensò ai primi equivocabili messaggi, poi a quelli inequivocabili, all’imbarazzo di trovarsi faccia a faccia dopo quelle parole che non permettevano più di tornare indietro, ai baci, all’amore, ai “ti voglio bene” di lui e ai suoi “mi sei entrato dentro”… O erano stati prima questi e poi l’amore (che forse era tempo di ridefinire sesso)? A ben guardare non aveva più importanza ora che provava solo delusione. E quella, la delusione, brucia la terra al futuro e cambia i connotati al passato. Era delusa da lui che non le aveva mostrato i suoi lati migliori. anche se metteva in conto che potesse essere lei a non averglieli saputi tirare fuori. Era delusa dal rapporto che tra loro si era creato – o, meglio, che si stava creando – e che non era certamente quello che si era immaginato. Soprattutto era delusa da se stessa, per tante ottime ragioni.
lago di baratzGli disse tutto mentre lo pensava, ché quel discorso se l’era ripetuto così tante volte da averlo ormai mandato a memoria. La frase più ad effetto, però, le venne così, sul momento: «Non c’è modo di uscire dalla palude della delusione.» Credere il contrario, riprovarci, sarebbe stato illudersi, disse. «E tre mesi di illusioni, a quarant’anni suonati, sono già abbastanza, non credi?» aveva concluso.

A questo punto lui avrebbe dovuto irrigidirsi, chiederle spiegazioni per quel “mi hai delusa” che – per quanto circostanziato e stemperato – restava comunque un’espressione forte, che lui personalmente non usava mai e che non tollerava sentire così spesso usata dagli altri, il più delle volte senza alcuna legittimazione, peraltro.  Invece non disse nulla, spiazzato dalla definitività di quelle affermazioni, esonerato da ogni responsabilità da lei che aveva già capito e deciso per entrambi. Si ricordò di una discussione che avevano avuto poco tempo prima di… lasciarsi? Si poteva usare questa espressione per un rapporto che era venuto meno, che poteva essere morto, moribondo o semplicemente sopito?  Comunque sia, quella volta lei aveva affermato, a un certo punto del discorso, che quando amiamo, lo facciamo sempre allo stesso modo con ognuno dei nostri amori o “amori”. «Non è vero!» era scattato lui, poi, riacquistata la consueta calma, aveva ribattuto che il modo in cui amiamo, come ogni nostro comportamento, tende a variare a seconda della persona che abbiamo difronte. Lei aveva storto un po’ il muso, ma poi aveva dovuto ammettere che era abbastanza vero. «E, comunque, a ben guardare, si tratta solo di varianti sul tema» aveva sentenziato, per poi rilanciare – senza dargli tempo per una replica – con un «A influenzarci è anche il modo in cui siamo oppure siamo stati amati o “amati”: tendiamo ad assorbire questi modi di amare nel nostro, così che, alla fine, in amore tendiamo a rassomigliarci tutti o, comunque, siamo riconducibili a ben pochi modelli base». A quel punto lui non aveva più saputo – o forse voluto – ribattere e si era ritrovato invischiato in un senso di fastidio che solo dopo ore, se non giorni, era riuscito a levarsi di dosso. Un po’ come gli stava accadendo in quel momento, forse per questo gli era tornata in mente quella discussione.

«Quindi la chiudiamo qui? Così?!»
Lei aveva incarcato le sopracciglia come a dire che non vedeva proprio cos’altro potessero aggiungere.
«Stammi bene, allora.»
«Anche tu.»

Una volta fuori dal caffè, ormai lontani, aveva sentito trillare il cellulare: un messaggio da lei!
Che fai di bello? Ti pensavo e mi sono detta: “Perché non scrivergli?”
Digitò veloce: Anch’ io ti pensavo. Non faccio altro da ieri: mi sei entrata dentro.

Marcella Onnis

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5 Commenti su RaccontOnWeb: “Copioni” di Marcella Onnis

  1. Gigi Giussani // 18 giugno 2017 a 23:27 //

    Il racconto di Marcella Onnis mi ha letteralmente spiazzato. Quel finale che, dopo lunga, riflessiva e studiata costruzione, dell’atteggiamento di lei e degli scambi “chiarificatori” e “definitivi” di entrambi, lascia un senso di sipario imprevedibile, ma allo stesso tempo sperato. Come dire che l’autrice ha piazzato della dinamite sotto il ponte dell’incertezza nei rapporti di coppia, e, quando il lettore attende che la miccia si sia ormai consumata, si scopre che non era affatto dinamite ma fuochi d’artificio e coriandoli. Complimenti. Bellissimo “copione”.

  2. Una lettura ottimistica in pieno stile Giussani 😀
    Il bello della scrittura e della lettura è anche questo: ognuno può dare l’interpretazione che vuole! Grazie per l’attenzione

  3. Lucia Bonanni // 24 giugno 2017 a 12:07 //

    É proprio il finale che lascia perplessi per l’interpretazione che si può trarre dal doppio senso. Il messaggio della donna potrebbe essere tanto della lei che ha appena salutato l’uomo quanto di un’altra lei con cui egli ha iniziato una nuova relazione.Sono propensa per questo finale, d’altronde nel racconto in maniera non del tutto esplicita si dice di delusioni, silenzi e tradimenti sottesi. La nuova coppia si scambia pensieri inequivocabili che, se fossero degli altri due, andrebbero a ribaltare tutto il quadro delle loro dinamiche relazionali. Ma tutto potrebbe essere possibile dato che il duplice significato di quel finale aperto lascia spazio all’immaginazione e di conseguenza anche alla interpretazione. Bravissima Marcella e grazie per queste tue scritture. Lucia

  4. Lucia Bonanni // 24 giugno 2017 a 12:09 //

    Ciao,Gigi,
    un caro saluto anche per te.
    A presto.
    Lucia

  5. Grazie a te, Lucia! L’interpretazione per cui propendi era esattamente quella che avevo in mente, ma anche mia sorella, per esempio, aveva pensato alle due possibili letture. Felice quindi che il mio racconto si sia rivelato aperto a più interpretazioni!

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