In sensibile aumento nelle donne il tumore del polmone

Il fumo di tabacco tra le prime cause. Maggiore è la richiesta di informazioni

Risale al 2003 il contributo della pubblicazione di J. E. Tyrczynski e altri, Lancet Oncology, in cui erano riportati i risultati di indagini epidemiologiche sulla diffusione del cancro del polmone in Europa all’inizio del XXI secolo. Come pure i non meno importanti aspetti clinici riguardanti la prevenzione e la diagnosi precoce, e l’evidenza delle differenze della morbilità tra i maschi e le femmine, oltre alle percentuali di mortalità, e i contribuenti alla cancerogenicità da parte delle abitudini al fumo di tabacco.

Il cancro del polmone è tuttora considerato la patologia più frequente, contro la quale ci si deve sempre più confrontare; un impegno che in questi ultimi anni ha visto avanzare notevoli progressi, sia dal punto di vista diagnostico che terapeutico. Ulteriori conferme e più specifiche provengono da alcuni relatori per la presentazione di uno Studio dell’Osservatorio Nazionale sulla salute della donna (O.N.da), dal quale emerge  che le donne sono geneticamente più a rischio degli uomini: solo il 7% delle italiane sa che oggi il carcinoma polmonare è il secondo “big-killer” tra le neoplasie dopo il tumore del seno, solo il 3% si sente esposto al rischio e solo il 32% sa che negli ultimi anni i decessi sono aumentati proprio per le donne, fumatrici o meno. È in tema di prevenzione che sia gli uomini che le donne chiedono maggiori informazioni, le cui fonti sono attualmente la televisione (46%), il medico di famiglia, internet, riviste e quotidiani per il resto delle percentuali. «Come confermato dai dati di questa indagine – spiega la dottoressa Silvia Novello, pneumologo dell’Unità Oncologica Toracica dell’Università di Torino – la sensazione generale è che le donne siano più spaventate da altri tipi di tumore (mammella o utero), non rendendosi conto che il tumore del polmone colpisce il 26,6% delle donne contro il 19,9% degli uomini, e che l’adenocarcinoma negli ultimi anni ha registrato un aumento del 21,6% dei casi nelle donne e solo il 9,6% nei maschi. Anche l’età in cui sorge la malattie è diversa: le donne si ammalano prima, nel 23,3% dei casi hanno meno di 50 anni all’esordio della malattia; mentre negli uomini nel 78% dei casi la malattia insorge dopo i 50 anni».

Questa neoplasia è ancora molto recepita come “malattia del fumatore” e gli atteggiamenti verso l’informazione, la prevenzione, la diagnosi e le cure non sono affrontate con sufficiente consapevolezza. Solo una esigua parte di popolazione, indipendentemente dall’abitudine al fumo, si mostra coinvolta e sensibile verso tutto ciò che è causa di tumore al polmone. «Il tumore al polmone – spiega Armando Santoro, responsabile del Dipartimento di Oncologia Medica ed Ematologia dell’Istituto Clinico Humanitas di Milano – costituisce sempre più una emergenza sociale e sanitaria con circa 35-40 mila morti all’anno nel resto del Paese; mortalità che, se aggiunta alle altre cause di morte per fumo come le malattie cardiovascolari e respiratorie, supera gli 80 mila decessi all’anno. Solo fino a pochi anni fa il tumore polmonare era una malattia a prevalenza maschile con un rapporto di incidenza maschi/femmine di 5 a 1. Oggi questa relazione è dimezzata arrivando a 2,5 a 1, e ciò indica come stia aumentando l’incidenza nel sesso femminile. I nuovi casi diagnosticati in Italia ogni anno sono fra i 30 e i 35 mila (oltre 1.300.000 nuovi casi nel mondo), con una progressiva riduzione negli uomini ed un costante incremento nelle donne». Di questo passo non è azzardato prevedere, per i prossimi decenni, la minaccia di una vera “epidemia” di cancro polmonare proprio tra le donne. Purtroppo sotto questo aspetto, insieme con la Spagna, la Grecia e i Paesi dell’Europa orientale, ci stiamo allontanando dall’Europa del nord che, invece, vede i frutti di una efficace prevenzione nel ridursi dell’incidenza del cancro al polmone, e quindi anche della mortalità.

 

In ascesa il consumo di tabacco tra i quindicenni

Le donne italiane hanno iniziato a fumare a 20 anni, dopo il 1968, ora hanno 60 anni (o poco più), e cominciano a morire di tumore al polmone.

In Italia è fumatore il 19% dei quindicenni, tanto da ritenere prioritaria l’adozione di campagne di sensibilizzazione contro il tabagismo mirate ai giovani, ed in cui siano i giovani stessi a veicolare il messaggio in quanto è più razionale essere persuasivi che repressivi. Sulla base di un’indagine svolta qualche tempo fa nelle scuole attraverso 70 mila questionari è emerso che dichiara di fumare una volta settimana l’1% dei maschi e lo 0,2% delle femmine di 11 anni; il 4,14% dei maschi e il 3,68% delle femmine di 13 anni; il 19,8% dei maschi e il 19,4% delle femmine di 15 anni. Nel corso di questa indagine è stato ricordato come la “Legge Sirchia” (n. 3/2003 del 2005) contro il fumo abbia contribuito ad una riduzione in Italia dell’uso di sigarette, tant’è che nel 2009 si è registrato un calo di vendita di sigarette del 3% (14 milioni di pacchetti in meno) e del 4% nei primi mesi del 2010; inoltre, dal 2005 si sono registrati 3.500 ricoveri in meno per infarto del miocardio. La promossa campagna “Help 2005-2010” si è avvalsa di vari mezzi di comunicazione e di un sito web disponibile in 22 lingue, ricevendo oltre 8 milioni di visitatori dal 2009 ad oggi… Secondo gli organizzatori i risultati della campagna di informazione e sensibilizzazione sono stati molto soddisfacenti rilevando che, il 67% dei giovani europei minori di 25 anni, hanno visto la campagna anti-tabagismo ed il 90% ha dichiarato di aver recepito la possibilità di ottenere aiuto, mentre l’89% dei giovani europei ha dichiarato di essere a conoscenza del sito web e del numero di telefono messi a disposizione per far conoscere il pericolo del tabagismo e come ricevere aiuto in proposito.

 

Ernesto Bodini

(giornalista scientifico)

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