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Archivio | Cinema

Cinema Milano: Presentazione di YES I AM di Alessandro Rugnone

Ci hanno scritto:

Gli uomini se ne stavano seduti in un’eterna pausa caffè
 
Finché le sedie si stancarono di reggerli e decisero di rompersi
 
A dio non rimase che forgiare delle sedie senza volontà 
 
YES I AM
di Alessandro Rugnone
con Viola Carinci e Daniele Giacomelli
scene/luci Petra Trombini
 
 Presentazione studio
1221_YES I AM 
6 e 7 Febbraio /h 21.15              Teatro PIM OFF – Via Selvanesco, 75 - Milano

Alessandro Rugnone, Premio UBU 2011 – miglior attore under 30 – si diploma all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica S. d’Amico nel 2006.
Nel 2007 incontra Emma Dante di cui seguirà i seminari per la ricerca di un metodo negli anni 2008-2009, e sotto la sua direzione sarà in scena con CANI DI BANCATA (interpretando Jocker) e CARMEN.
Nel 2008 inizia una felice collaborazione con la compagnia del Teatro dell’Elfo, sotto la direzione di Bruni e De Capitani sarà in scena con ROMEO & GIULIETTA (Benvolio), SHOPPING & FUCKING (Robbie), THE HISTORY BOYS (Akhtar).
Dal 2009 al 2011 intraprende un percorso di ricerca con Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco, percorso che diventa progetto prodotto dal Centro di Ricerca per il Teatro di Milano, realizzandosi con lo spettacolo EDUCAZIONE FISICA (Sua Maestà Karim Abdul Jabbal).
YES I AM è il suo primo progetto di scrittura e regia.

Allegati: YES I AM THE PROJECT

 

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“Shame”, il film sulla dipendenza sessuale che accorda critica e pubblico

L’incipit di “Shame”, opera seconda del talentuoso regista britannico Steve McQueen, cattura lo spettatore in un mulinello di emozioni che ha tutta la nitidezza delle pellicole indimenticabili e tutta la torbidezza dei comportamenti patologici che vorremmo dimenticare; New York City, notte, metropolitana: Brandon (Michael Fassbender, Coppa Volpi come migliore attore a Venezia 2011), algido e agiato uomo d’affari, incrocia il suo freddo sguardo con quello voluttuoso di una elegante passeggera bionda.

Mentre le musiche di Harry Escott salgono in cattedra pompando pathos a tutta la sequenza, il gioco di sguardi è reiterato da un montaggio che frammenta ogni dettaglio, mentre i nervi del pubblico sobbalzano ad ogni scossone del treno lanciato in corsa.
Oltre al piacere, negli occhi della donna compare di colpo la paura: schizza in piedi sentendo dietro di sé il corpo dell’uomo, che riesce a seminare una volta scesa dal treno, mischiandosi alle centinaia di altri pendolari.

Chiaritosi le idee sulla potenza di linguaggio del regista, che dal più banale primo piano al più complesso dei piani sequenza estetizza una materia visiva spesso scomoda, per non dire sconcia, lo spettatore prosegue il film restando solo con Brandon, la sua vita quotidiana, la sua dipendenza. Ignaro di quale sia il vero trauma, l’evento scatenante, resta solo col suo corpo nudo, i messaggi in segreteria che amplificano il vuoto di appartamento modernamente freddo, le masturbazioni nei bagni pubblici o in ufficio.

Non sfugge l’assenza di relazioni con altri individui, il blocco emotivo, una natura priva d’interesse per qualsiasi altra distrazione. C’è solo la sua dipendenza sessuale, in una spirale di perversione che né i colleghi d’ufficio, né l’arrivo della sorella minore riescono a smorzare.

Per alcune riflessioni sulle odierne relazioni tra individui e per come è montato, diretto e interpretato, “Shame” può essere tranquillamente considerato il film più importante del 2011. Mc Queen crea un modo visivamente asettico, pulito, cristallino, in cui la “vergogna” scivola continuamente da chi la compie a chi la guarda. Ricerca l’atmosfera più accattivante (New York è avvolgente eppure impalpabile, nebbiosa, carica di fascino) proprio come Kubrick in “Eyes Wide Shut,” anche se il suo film ha una immediatezza emotiva ancora più sconvolgente.

“Shame”  sta già alimentando con veemenza il dibattito sociologico – mediatico su vecchie e nuove dipendenze, quelle che il prof. Cantalmi del Cedis di Roma definisce “comportamenti piacevoli, comuni, che fanno parte della vita di ogni giorno, ma che possono via via per alcuni diventare tiranni, senza pietà, trasformando la persona in uno schiavo, costretto a ripetere il comportamento all’infinito, prigioniero di un vortice senza fondo”.

“Shame” ci interroga continuamente anche sui rischi socialmente accettabili di simili patologie, su problemi che si rivelano tali poiché dietro ci stanno altri tipi di dolori psichici, che nei casi limite possono far soffrire e rendere vittime di crimini chi vi vive accanto.

Matteo De Simei di “Ondacinema”, infine, ha brillantemente sottolineato nel film il tema dell’emulazione (Brandon che scorge una fornicazione da una finestra e la imita, qualche giorno più avanti, con una prostituta), aspetto che compare effettivamente in molte dinamiche presenti nelle moderne “dipendenze tecnologiche” (internet, chat, social network, giochi di ruolo) e, non a caso, anche nell’inquietante finale di “Shame”.

Andrea Anastasi

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Rikafilm Sicilia cerca nuovi attori tra la gente comune. A Palermo i casting

Attori, comparse e figuranti selezionati tra persone comuni per due nuove produzioni cine-televisive indipendenti. RikaFilm Sicilia cerca attori, non obbligatoriamente professionisti, per la realizzazione dei film “Sicilianu tipu stranu” e “Stalking”. I casting si svolgeranno sabato 28 gennaio 2012, dalle 10:00 alle 19:00, al Centro MAST di Palermo, in viale Delle Alpi, 11. Unica data in Sicilia. Ospiti del casting, il duo folk siciliano dei Calandra e Calandra, e Tony Colapinto, ex attore di CentoVetrine, che in veste di insegnante di recitazione effettuerà una prima valutazione sui candidati.
Le selezioni sono aperte a tutti coloro che amano il cinema e sognano di avere una piccola possibilità davanti a una telecamera. La RikaFilm è una giovane azienda di produzione cine-televisiva, fondata dal regista Enzo Acri, pioniere del cinema digitale, in collaborazione con l’attrice Marinella Ferrandino, che ha fatto del neorealismo la sua bandiera e il suo manifesto. Gli attori selezionati per le produzioni RikaFilm sono quasi esclusivamente non professionisti, nel solco di una tradizione che in Italia ha radici antiche.
Anche “Sicilianu tipu stranu” e “Stalking” seguiranno questa logica.
“Sicilianu tipu stranu” nasce da una canzone omonima portata al successo dal duo folk dei Calandra e Calandra. Nel testo si mettono in luce alcune delle caratteristiche peculiari del siciliano medio che adesso verranno trasposte sul grande schermo. La sceneggiatura prende spunto da queste peculiarità e racconterà la storia di un personaggio dell’Isola dalle caratteristiche molto particolari.
“Stalking” è una serie televisiva di 12 puntate che tratterà un argomento scottante e molto spesso al centro delle cronache, ovvero quello delle molestie continue e assillanti. La serie verrà girata in diverse location tra Piemonte, Lombardia, Campania e Sicilia.

“RikaFilm è una realtà moderna – spiega Salvo De Luca, General Manager di RikaFilm Sicilia – che in questi anni ha selezionato tantissima gente comune, il vicino o il negoziante sotto casa, e li ha resi protagonisti dei film realizzati dal regista Enzo Acri. In tante occasioni sono venute fuori spiccate doti nascoste, che magari una produzione non indipendente come la nostra non sarebbe riuscita a trovare. Perciò chiunque voglia vivere un esperienza cine-televisiva è il benvenuto”.
Le produzioni RikaFilm vengono distribuite tramite un circuito nazionale su 150 emittenti televisive locali, attraverso Easy Cinema. (www.easycinema.it).
Per interviste o informazioni sul casting:
Salvo De Luca, General Manager Rikafilm Sicilia. 338/3015143
Sito Web: www.rikafilm.it Pagina Facebook RikaFilm Sicilia: http://www.facebook.com/profile.php?id=100002032723841

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Bagheria (Pa): Per gli amanti del cinema “CineforumPittalà”

di Giusy Chiello

Ha riscosso pieno consenso, in questi giorni, la proiezione del primo film di “CineforumPittalà” nei locali di Villa Casaurro a Bagheria (Pa).

 Questo “angolo del cinema” rappresenta uno dei momenti di aggregazione che l’associazione Quelli di Pittalà organizza per la cittadinanza.

Ogni giovedì alle 21.00, infatti, sono in programma varie pellicole selezionate dall’operatore video Daniele Cangialosi e  presentate dalla Maestra D’arte Elisa Martorana, seguite da un dibattito.

Gli organizzatori chiedono solo il contributo di 1 euro che comprende oltre alla proiezione del film, anche  i popcorn da sgranocchiare durante la visione.

Il prossimo appuntamento in programma è fissato per giovedì 27 gennaio, sempre alle 21.00, con “Café Express” di Nanny Loy (1980), vincitore del Nastro d’Argento per il miglior attore e migliore soggetto del 1980.

 Per conoscere tutti i film del programma “CineforumPittalà” basta contattare questi numeri telefonici:3271853291 – 3389065606, o cercare su Facefook la pagine del suddetto cineforum.

 Foto: Elisa Martorana

 

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Cinema: “J. Edgar”, il bacio gay di Di Caprio che non sconvolge nessuno

J. Edgar, biografia sul fondatore dell’FBI Hoover diretta dal premio oscar Clint Eastwood, proprio non ci è piaciuto, al limite del non capire come sia possibile che il regista di questa pellicola, di Mystic River, Million Dollar Baby e altri indimenticabili capolavori sia il medesimo. Solo la sontuosa ricostruzione d’epoca e la curata fotografia tradisce qualche somiglianza con altri lavori precedenti, soprattutto con Changeling, ambientato nel 1928. Ma è proprio il paragone col film interpretato da Angelina Jolie e John Malkovich a rivelare la mediocrità di quest’ultima fatica eastwoodiana.

In Changeling, il doppiogiochismo, gli affari sporchi e gli abusi di potere della polizia prevalevano sulle altre istituzioni (chiesa, sistema sanitario) con un cinismo che rendeva l’idea di quanto raffinato e organizzato fosse il corpo (malato) dello stato. Ha sempre dato sostanza ai suoi detective, Eastwood, che siano stati espressione del suo pessimismo o della sua etica.

E invece J. Edgar Hoover, forse non l’uomo più potente del mondo (come scandito sulla locandina del film), ma pur sempre il fondatore dell’FBI, non ha ricevuto dal suo creatore neanche le briciole della temerarietà dell’ispettore Callaghan o dell’ingegno del detective di Potere Assoluto. Benché abbia inventato i metodi d’investigazione basati sul rigore scientifico (impronte digitali, archivi modernamente concepiti, rilevazione delle targhe automobilistiche) l’Hoover di Eastwood non merita riverenza alcuna, ed è unilateralmente fragile, insicuro, ripetitivo.

L’intento del regista di dissacrare l’ennesima icona americana è evidente, ma qui siamo alla macchietta, alla caricatura involontaria, alla quale presta il volto un Di Caprio poco convincente (attore solitamente eccezionale, qui ridicolizzato anche da un doppiaggio infelice).

Un personaggio poco sfaccettato ma esageratamente doppio, quello mostratoci da Eastwood, che alla fine risulta poco credibile. Se si aggiunge che la trama del film non vive di particolari scossoni e sembra un po’ ripiegata sul colpo di scena tanto atteso, un bacio gay tra due uomini al vertice della virilissima FBI (girato da uno dei registi più repubblicani di Hollywood), ecco farsi largo, inesorabile, la noia.

Andrea Anastasi

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Calenzano (FI): da venerdì in biblioteca tornano i film d’autore

CALENZANO: AL CINEMA IN BIBLIOTECA
Il primo appuntamento è venerdì 20 gennaio alle 21:00

Riprendono venerdì prossimo le proiezioni di film d’autore in biblioteca. Sono nove le pellicole in programma per il 2012, tutte ad ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.
Il primo appuntamento è venerdì 20 gennaio alle 21 con “Nessuno mi può giudicare”, di Massimiliano Bruno, con Paola Cortellesi, Raoul Bova e Rocco Papaleo. Una commedia del 2011 che racconta la storia di Alice, costretta a cambiare stile di vita dopo la morte del marito.
Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie): servizio cultura, via Giotto 5, 055-8833292/421, cultura@comune.calenzano.fi.it

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I loschi traffici della classe dirigente in un film di Pupi Avati

di Giusy Chiello

La classe dirigente dei giorni nostri messa a nudo in una storia cinematografica diretta da Pupi Avati. Questo è quello che si vede nel film “Il figlio più piccolo” (Medusa, Italia, 2010), che vede tra i protagonisti un inedito Christian De Sica, un losco Luca Zingaretti e una Laura Morante fragile e tragicamente succube.

Il ruolo di De Sica è forse l’antitesi dei personaggi da lui interpretati nelle commedie comico-brillanti tipiche del suo “fare cinema”. Si tratta di un uomo senza scrupoli, Luciano Baietti, che sposa una donna ingenua (Laura Morante) ed approfitta dei suoi beni per arricchirsi attraverso la creazione di una holding  che vive di loschi traffici e spudorate raccomandazioni e connivenze. Ma quest’arricchimento facile, supportato dal suo braccio destro (Luca Zingaretti), non dura molto poiché i debiti sopraggiungono e gli appoggi cominciano a vacillare. Per scaricare queste pericolose situazioni compromesse, il figlio più piccolo e anche più ingenuo, Baldo (interpretato da Nicola Nocella), viene identificato come la vittima sacrificale per fare da prestanome e caricarsi, quindi, di tutti gli obblighi della società del padre.

Un uomo che sfrutta la bontà dei suoi cari per arricchirsi, per vivere nel lusso e nel potere, ma che cade nel baratro e trova alla fine rifugio solo tra le braccia di coloro che ha truffato: la moglie e il figlio.

Brama di potere, indifferenza e menefreghismo da una parte, ma anche vergogna per gli errori commessi e tragica prostrazione.

Un ruolo che fa di De Sica un attore a tutto tondo che si avvicina all’idea di quello che era il suo grande genitore, Vittorio.

Il film in questi giorni è in programmazione su Sky Cinema.

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“Le idi di marzo”, sexygate per Clooney

 Ha vissuto nella sua casa sul Lago di Como in pieno “scandalo Ruby”, ha girato un film che parla di politica a luci rosse in America e l’ha presentato in anteprima mondiale  all’apertura dell’ultima Mostra del Cinema di Venezia. Il contesto in cui è stato generato potrebbe presentare Le Idi di Marzo come qualcosa di già visto, o meglio letto, sui quotidiani americani ed europei che scrissero degli scandali sessuali di Clinton, Berlusconi e Strauss – Khan. Qualcosa di abbastanza italiano, anche.

 

In realtà Clooney, qui alla sua opera più riuscita, pur occupandosi della cosiddetta macchina del fango, con dossieraggi illeciti e armi del ricatto, è stato abile ad associarla non ai soliti repubblicani, ma ai candidati alle primarie del partito democratico statunitense,  approfondendo l’amletico dilemma su ciò che divide il bene dal male, l’etica dal compromesso.

 

Lo stile asciutto e ben calibrato e il limitarsi a sviluppare e dipanare gli intrighi con inquadrature semplici e ritmi lenti, hanno reso Le Idi di Marzo sobrio, “understatement”.  Se dirigere bene vuol dire anche saper assegnare i personaggi principali ad attori esperti e affidabili (oltre a se stesso, Paul Giamatti, Marisa Tomei, Philip S. Hoffman), Clooney ha fatto un buon lavoro, chiedendo anche al direttore della fotografia di affumicare con luci notturne gli esterni e avvolgere di ombre gli interni.

 

Umile nel ritagliarsi una parte che non lo vede certo trionfare per eroismo, ha anche scelto come protagonista del film – un giovane e ambitissimo guru della comunicazione impegnato nelle primarie perché fervido credente degli ideali del suo candidato –  Ryan Gosling  tra i 10 uomini più belli del 2011 per Repubblica, volto che, fin dall’inizio, incarna gli ideali democratici di bellezza, efficienza, etica, ed energia. Per sapere quanti schizzi di fango voleranno su tali virtù, vi rimandiamo alla visione di questo shakespereano intreccio politico.

Andrea Anastasi

Nella foto: George Clooney in  una scena del film

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