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Manovra Monti, i pro e i contro. Intervista a Lucia Proto (IDV)

di Giusy Chiello

Finita l’era di Berlusconi è appena cominciato il lavoro del nuovo Capo dello Stato e dei suoi collaboratori per rimettere in piedi un paese che sembra ormai essere in ginocchio e con delle ferite difficili da sanare. Secondo il parere dei nuovi governanti le nuove scelte per sanare il debito pubblico sono dure ma nello stesso tempo eque, visto che per la prima volta verrà intaccato anche il reddito dei cosiddetti intoccabili. Tanti altri, invece, affermano che questo è solo un contentino per il popolo che pagherà cifre esorbitanti rispetto alle piccole somme che riguardano la casta. Ma chi è che ritiene che questo Governo stia sbagliando proprio come il precedente? Oltre alla Lega, che ha dichiarato dall’inizio il suo dissenso, anche l’IDV ha sempre affermato che questa manovra non è quella giusta per il bene dell’Italia, anche se Di Pietro ha sempre sostenuto che tutto sarebbe stato meglio del Governo Berlusconi. Per capire meglio quali potrebbero essere le imperfezioni della manovra Monti abbiamo intervistato Lucia Proto, esponente IDV Abruzzo.

 La manovra finanziaria prevede la diminuzione dei vitalizi dei parlamentari. Cosa ne pensa?

E’ giusto, anche perché i parlamentari, durante il loro mandato, non abbandonano di certo le proprie precedenti attività professionali o impiegatizie già soggette a contributi per la pensione; magari, per il compito sociale che assolvono si potrebbe concedere loro un congruo aumento di contributi figurativi come per il servizio militare.

 Le sembra giusto che quelli della legislatura attuale siano tutelati rispetto agli altri?

No, per lo stesso motivo, molti (Vedi Amato) oltre al vitalizio, percepiscono più pensioni per le altre varie attività e consulenze svolte.

 Secondo alcuni il ridimensionamento delle pensioni dei politici è solo un contentino per il popolo. Lei che ne dice?

Si, perché intanto il Governo non ha fatto la patrimoniale e sarebbe stato meglio che questi alti redditi complessivi dei parlamentari fossero stati tassati con la patrimoniale e con l’aliquota IRPEF più alta; il Governo avrebbe certamente fatto più cassa ed i loro redditi complessivi sarebbero stati più     trasparenti. Viceversa, i Governi hanno sempre evitato di aumentare l’Irpef sui redditi oltre i 70.000 euro all’anno che vengono percepiti da altre migliaia tra dirigenti di Stato e di vari Enti Pubblici e Privati (Banche, Assicurazioni, ecc. Vedi Profumo e Guarguaglini). Però, forse, queste cosiddette “abolizioni di vitalizi”, potrebbero addirittura aumentare le possibilità di corruzione e di ribaltoni vari, perché chi è abituato ad un certo “tenore” di vita non vi rinuncerà improvvisamente e penserà “molto” al proprio futuro. Ad ogni finanziaria si propone questo aumento fiscale per detti redditi; poi, improvvisamente, non se ne parla più motivandolo con uno scarso ricavo perché colpisce “pochi” redditi. Pensate se fosse stata applicata veramente ogni volta in cui se ne parlava quanto già sarebbe stato ottenuto!! Ai bassi redditi invece, le “torture“ fiscali vengono applicate in ogni finanziaria o altre occasioni. Comunque la situazione generale delle pensioni va rivista tutta in maniera equa e corretta anche perché mi sembra che siano scomparsi i benefici per i disoccupati (salario minimo).

 La posizione di IDV sulla manovra in generale qual’ è?

 L’IDV per ora, a causa della mancanza di EQUITA’, tanto dichiarata ma non applicata e visibile, è contraria ad accettare questa manovra. E’ una manovra “ragionieristica”, priva di qualsiasi investimento sulla cultura, la ricerca, l’occupazione. La grave crisi economica che stiamo vivendo è stata generata, oltre che da una crisi mondiale e dagli “sprechi e bugie” (TAV, Ponte sullo Stretto, G8, precarie ricostruzioni post-terremoto ecc.) che la hanno aggravata per l’Italia, anche dalla mancanza di meritocrazia e dall’abbandono della creatività in ogni campo, tant’è che tutti i nostri cervelli migliori hanno abbandonato l’Italia già da 20 anni e più, lasciando un enorme vuoto di professionalità e competenze che sono fondamentali per la rigenerazione di una democrazia. Anche questi cosiddetti governanti tecnici (ma di evidenti tendenze e amicizie politiche)  non hanno capito che la gente comune non ha più soldi per comprare; i prezzi stanno aumentando vertiginosamente, mentre gli stipendi fissi e le pensioni di quello che era il ceto medio, non hanno più capacità di acquisto. Tutti questi aumenti generalizzati su beni di largo consumo e di sopravvivenza porteranno soltanto ad un’inflazione e recessione economica per cui non ci sarà alcuna ripresa per il Paese e nel 2012 si presenteranno con una nuova manovra sempre più “lacrime e sangue”, salvando nuovamente l’immagine e la politica del berlusconismo. Le famiglie già risparmiano sul cibo, sulla salute, non possono permettersi di avere figli, e chi ne ha diventa anche povero. Come si può vivere bene così?L’IDV ha presentato moltissimi emendamenti a favore di riduzioni per lavoratori dipendenti, famiglie, pensionati, giovani e precari. Monti e i ministri hanno ascoltato soltanto una associazione di giovani “figli di papà” senza alcuna presenza femminile e di precari. Non sono state abolite le enormi spese militari, per comprare 131 cacciabombardieri, 4 sommergibili, e altro ancora, con un costo di 20 miliardi di euro. Neppure questa volta sono stati tassati gli enormi patrimoni e interessi commerciali del Vaticano neanche con somme minime di contributo per la crisi. L’aliquota di 1,5% per il rientro dei capitali scudati dall’estero è ridicola, la Germania e la Gran Bretagna hanno stipulato accordi con la Svizzera che prevedono una tassazione tra il 27% e il 48%. Si è calcolato che il capitale italiano detenuto nei paradisi fiscali sia di più di 10 miliardi di euro. Si vuole tagliare sulle pensioni da meno di 1.000 euro mentre non si opera in alcun modo sulle pensioni d’oro. L’IDV ha preparato una contro manovra per dimostrare che si possono ottenere risultati migliori agendo soprattutto contro l’evasione fiscale, i tagli sulle spese militari, l’accorpamento dei piccoli Comuni, la razionalizzazione delle spese, l’eliminazione delle Provincie, delle consulenze esterne, la valorizzazione delle competenze interne che lavorano già all’interno degli Enti pubblici. Oltre ad alcune misure fiscali che se applicate farebbero recuperare tutto il debito, come la riduzione della deducibilità per le banche, l’aumento dei canoni di cessione, l’applicazione dell’aliquota unica PREU pari al 15%, le rendite finanziarie al 20%, la sanatoria degli immigrati che rappresentano un’enorme parte di lavoratori italiani che potrebbero così mettersi in regola anche con le tasse.   Comunque l’IDV esaminerà caso per caso con attenzione e contro proposte e se gli altri Partiti  porranno la Fiducia credo che non sarà da noi votata.

 L’innalzamento dell’età pensionabile può essere una soluzione?

 Sono d’accordo con la contributiva ma non si può prendere tutto dai pensionati; non fanno che dire che ci dobbiamo allineare all’Europa ma solo per quanto riguarda le tasse sui poveracci; non sia mai che aumentino pensioni e stipendi a livelli europei. Inoltre sia il contributivo che l’innalzamento d’età, sono particolarmente DANNOSI per le DONNE, che per un motivo o l’altro (gravidanza, figli, famiglia, assistenza) cominciano a lavorare tardi, poco per i primi anni, magari con formule part-time che in Italia non vengono valorizzate. Queste  donne lavorano anche molto di più rispetto a chi lavora a tempo pieno, a bassi livelli retributivi e spesso lasciano il lavoro, non riuscendo così mai a raggiungere un livello di contributi minimo per andare in pensione. Come al solito, altri godranno dei loro contributi versati! Inoltre, questa manovra costringerà i lavoratori a rimanere anche da anziani, precludendo ancora di più le possibilità di lavoro per i giovani e mettendo ulteriormente in difficoltà le giovani famiglie che non hanno alcun servizio per l’assistenza all’infanzia e che vengono aiutate dai nonni che hanno un’età di 60 anni e più. Insomma, in Europa la situazione è del tutto diversa, si lavora più tempo ma con un’offerta di benessere collettivo pubblico, di welfare molto vasta e di tipo democratico. In Italia il welfare è troppo demandato a Enti sussidiari dello Stato che ricevono enormi contributi cui corrispondono  ridotte prestazioni e servizi; quindi non si aiutano tutti ma solo pochi e quasi sempre con meccanismi clientelari.

 In questa manovra nessuno ha parlato di quei lavoratori che hanno contributi di “Serie C” (i co.co.pro). Avranno mai la pensione?

Mi sto occupando di approfondire proprio la situazione lavorativa e del welfare di questa parte di lavoratrici e lavoratori, insieme anche ai lavoratori libri professionisti “falsi autonomi”, e cioè tutti quelli che vengono costretti dagli studi professionali e dalle società private ad aprire la Partita Iva, per essere retribuiti, pur essendo nella realtà dei lavoratori dipendenti e rinunciando così completamente a tutti i benefici del lavoro dipendente: malattia, ferie, contributi, permessi, flessibilità dell’orario di lavoro. Il datore di lavoro trae giovamento da questa situazione, infatti nel caso delle Partite Iva non ha nessun onere contributivo verso il lavoratore e nessun obbligo di rispettare i contratti collettivi nazionali; e lo Stato attraverso le finte Partite Iva, esclude una gran fetta d lavoratori dai propri servizi, affidandoli alle Casse private. Il precariato deve finire e le aziende devono assumere a tempo indeterminato poiché il sistema attuale è uno sfruttamento delle professionalità non permettendo ai giovani neanche di usufruire di una pensione futura. Penso, altresì, che bisognerebbe attuare un consistente sgravio fiscale per i giovani professionisti veri autonomi, la riduzione della Partita Iva al 2-4%, far si che lo Stato paghi ai giovani lavoratori i contributi minimi figurativi, come già fa per i militari di leva (almeno per 5 anni del Corso di Laurea, evitando gli attuali onerosi riscatti). Occorre dare la possibilità di poter avere una polizza assicurativa professionale gratuita, avere l’assistenza sanitaria  appena si apre la Partita Iva, insieme a quella prevista dalle varie Casse di Previdenza; far si che questi lavoratori paghino il contributo per la previdenza e la ritenuta d’acconto solo quando riescano a recuperare almeno 10.000 euro all’anno. Credo inoltre che sia fondamentale aiutare i giovani datori di lavoro e le imprese femminili, dando incentivi e controllando come vengono successivamente impiegati i capitali erogati. Bisognerebbe legiferare appropriatamente in campo fiscale con i cumuli diversificati e una tassazione separata per far emergere il lavoro a nero e combattere la consuetudine a subappaltare, ad affidare consulenze esterne, bisognerebbe obbligare le imprese e le società ad avere lavoratori competenti e tecnici anche per alzare il livello produttivo. In Italia, negli ultimi 60 anni, la legislazione ha favorito soprattutto il terziario, le amministrazioni, l’attività impiegatizia, trascurando completamente le competenze tecniche specifiche interne delle società e degli enti, trascurando la natura, l’agricoltura, la biologia, la ricerca, i valori storico-artistici di cui il nostro territorio è ricchissimo. E’ necessario ripartire da questi, dai valori intrinseci del nostro Paese, la cui gestione professionale darebbe moltissimo lavoro, ed è necessario ripartire dalla formazione culturale dei lavoratori, dalla valorizzazione delle competenze professionali (non solo con corsi che servono solo a gratificare  il soliti amici) per metterci di nuovo in gioco, creando così nuovi sistemi economici.

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Raccolta firme contro il trattamento privilegiato della classe politica

Inizia ufficialmente la raccolta firme per rendere “illegale” il trattamento privilegiato della classe politica


Ai sensi degli articoli 7 e 48 della legge 25 maggio 1970 n. 352 la cancelleria della Corte Suprema di Cassazione ha annunciato, con pubblicazione sulla GU n. 227 del 29‐9‐2011, la promozione della proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo: «Adeguamento alla media europea degli stipendi, emolumenti, indennita’ degli eletti negli organi di rappresentanza nazionale e locale».

L’iniziativa, nata in modo trasversale ai partiti e promossa dal gruppo facebook “Nun Te Regghe Più”, dal titolo della famosa canzone di Rino Gaetano, ha come obiettivo la promulgazione di una legge di iniziativa popolare formata da un solo articolo: “i parlamentari italiani eletti al senato della repubblica, alla camera dei deputati, il presidente del consiglio, i ministri, i consiglieri e gli assessori regionali, provinciali e comunali, i governatori delle regioni, i presidenti delle province, i sindaci eletti dai cittadini, i funzionari nominati nelle aziende a partecipazione pubblica, ed equiparati non debbono percepire, a titolo di emolumenti, stipendi, indennità, tenuto conto del costo della vita e del potere reale di acquisto nell’unione europea, più della media aritmetica europea degli eletti negli altri paesi dell’unione per incarichi equivalenti”

La raccolta firme viene effettuata tramite appositi moduli vidimati depositati negli uffici elettorali dei comuni italiani, qui l’elenco aggiornato in tempo reale dei comuni nei quali è già possibile andare a firmare:

http://nunteregghepiu.altervista.org/comuni.htm

L’iniziativa è completamente autofinanziata dai promotori e dagli aderenti quindi la diffusione dei moduli potrà essere non omogenea, eventuali segnalazioni di comuni sprovvisti di moduli potranno essere effettuate direttamente nel gruppo facebook http://www.facebook.com/groups/nunteregghepiu/ o all’indirizzo di posta elettronica legge.ntrp@gmail.com

50.000 firme sono il minimo richiesto dalla legge per la presentazione della proposta, 80.000 sono il numero necessario per sopperire ad eventuali errori e anomalie di raccolta ma il vero obiettivo è quello di poter raccogliere le firme di tutti gli italiani stanchi di mantenere i privilegi di una classe politica capace solo di badare ai propri interessi personali. Una firma non costa molto, continuare a restare indifferenti costa molto di più.

Andate a firmare nel vostro comune e non fatelo da soli.

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Le parole… sono importanti! I politici italiani alla prova della comunicazione

Serve o non serve la comunicazione politica? Ed ancora servono delle competenze per attrezzarsi da capo di un Governo e fare una decente comunicazione delle politiche (più che della politica)?

A queste domande che possono sembrare ovvie risponde con un ottimo lavoro Gianluca Giansante, che lavora presso l’Istituto della Enciclopedia Italiana G. Treccani e collabora con il Dipartimento di comunicazione e ricerca sociale dell’Università “Sapienza” di Roma.

Il volume, apprezzato anche da due politici apprezzabili, Enrico Letta e Beatrice Lorenzin, s’intitola  “Le parole sono importanti” e spiega come si comportano “i politici italiani alla prova della comunicazione”. Nelle oltre 170 pagine (Carocci Editore) si fa un viaggio dal politichese alla comunicazione efficace; dalla narrazione  (con) vincente di Silvio Berlusconi al linguaggio dei democratici Veltroni e Bersani; da come si muove la Lega in ambito comunicativo (il titolo del paragrafo è “Rozzo sarà lei”) alla narrazione “diversa” di Nichi Vendola; dagli estremisti di successo, Di Pietro e Grillo, alla domanda legittima se “la serietà paga” con i casi di Prodi, Fini e Casini.

Non poteva mancare un ultimo capitolo sul “contributo” di Ruby e Noemi alla comunicazione politica.

Un capitolo forse manca: come la politica quando non sa comunicare diventa satira. Perché proprio la satira evidenzia i limiti della comunicazione: pensiamo a Sabina Guzzanti Berlusconi o D’Alema, a Crozza che imita Veltroni o Bersani, o ancora a Checco Zalone che interpreta Nichi Vendola.

Quindi, è certo, la comunicazione politica serve, ma l’autore avverte: “Non si vince solo con una comunicazione efficace, è evidente, servono persone credibili, alleanze solide, un programma robusto. La comunicazione è un elemento che può contribuire al successo o al fallimento di qualsiasi progetto politico”.

Giansante, con il suo lavoro di ricerca ha voluto fare un’analisi che non limita la politica al fenomeno simbolico, né restituisce un’interpretazione riduzionista. Anzi mette a fuoco cosa può servire per vincere.

Ed è anche un lavoro di ricerca curato, con riferimenti a quanto accade in altri paesi e un richiamo costante a tutta la letteratura italiana e straniera sulla comunicazione politica.

Vogliamo però ribadire quanto già scritto più volte: stiamo parlando di comunicazione politica. Non di marketing elettorale o di propaganda ben truccata.

(F.P.)
Comunicatori e Comunicazione

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Pronta la tassa sugli animali. Rivolta sul web contro Monti

ROMA – Italiani disposti a “stringere la cinghia” per uscire dalla crisi finanziaria ma non se questo va a discapito dei loro amici a quattro zampe. La sola ipotesi di una tazza sugli animali domestici sta facendo andare il tilt il web, con messaggi di fuoco scritti dai padroni di cani che non ci vedono più dalla rabbia.

Già prima della nomina di Monti come premier, è iniziata a circolare la notizia che l’Agenzia delle Entrate avesse deciso di inserire come beni di lusso gli animali domestici, così come le spese per affrontare le cure mediche necessarie in caso di malattia.
Tanto è bastato perchè il Presidente dell’Associazione Nazionale Medici Veterinari, Marco Meloni, denunciasse il fatto, poco tempo fa, sulle pagine deIl Corriere della Sera, definendo gli animali da compagnia,più che un lusso, una vera risorsa psicologica e sociale per i nuclei familiari che li ospitano.
Secondo Meloni, sulle spalle di chi possiede un animale domestico gravano già abbastanza tasse, dalla riduzione delle detrazioni sulle spese veterinarie per cani e gatti all’iva, che per spese di cibo e cure mediche sarebbe arrivata ai massimi livelli. “E’ l’ennesima allucinazione del fisco nazionale”, ha concluso Meloni nella sua intervista.

Gli utenti di Twitter e Facebook, invece, nelle ultime ore stanno usando parole decisamente più infuocate. Sarebbe partito proprio su Facebook, prima ancora di una comunicazione ufficiale, una catena per fermare questa “follia”: 

IL GOVERNO MONTI VUOLE FAR DIVENTARE IL CANE UN BENE DI LUSSO, E TASSARLO COME TALE! Primo: il cane non e’ un “bene”, ma fa parte del nucleo familiare…secondo: cosa facciamo, incentiviamo gli abbandoni e scoraggiamo le adozioni dai canili? Bene, Benissimo.. per favore cliccate condividi per divulgare la notizia, sta cosa è pazzesca!!!

Intanto su Twitter volano mini-messaggi come:

“iva al 22 o 23 e tasse sugli animali domestici e loro cure!va bene cosi..non sanno piu dove prenderceli!menomale c’e’ monti”

oppure:

“Se Monti tasserà davvero gli animali domestici come bene di lusso vado via da questo paese che non mi rappresenta più…”

“cos’è sta storia che Monti vuole tassare gli animali domenstici perchè beni di lusso? uè Pio devoto Monti, ti sei già scordato S.Francesco?”

Fonte: Leggo.it

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Spagna alle urne: finirà l’era di Zapatero?

MADRID – Circa 36 milioni di elettori votano oggi in Spagna per il rinnovo dei due rami del Parlamento, nelle elezioni politiche che salvo sorprese porteranno alla Moncloa il candidato del centro destra Mariano Rajoy, che affronta il socialista Alfredo Perez Rubalcaba. I socialisti, al potere dal 2004, dovrebbero subire una pesante sconfitta dato che il Partido Popular (Pp) potrebbe ottenere la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari. La Spagna, in profonda crisi economica, ha una disoccupazione molto elevata e il governo del socialista Josè Luis Zapatero ha dovuto avviare una dura ed impopolare politica di rigore economico. I seggi, aperti alle 09:00, chiuderanno alle 20:00.

Dopo Irlanda, Portogallo, Grecia e Italia, anche la Spagna si prepara a cambiare governo, ma attraverso le urne, sotto la pressione della crisi e dei mercati. Il leader dell’opposizione uscente al governo di José Luis Zapatero, il popolare Mariano Rajoy,secondo tutti i sondaggi dovrebbe salvo colpo di scena dell’ultimo minuto prevalere nettamente sul rivale socialista Alfredo Rubalcaba e conquistare una maggioranza assoluta in parlamento.

Per una coincidenza di date queste elezioni si svolgono nel 36.mo anniversario della morte del dittatore Francisco Franco (20 novembre 1975). Tutte le tradizionali celebrazioni dell’estrema destra sono state vietate. Zapatero, 51 anni, ex-icona della sinistra europea la cui immagini è appassita negli ultimi anni di gestione ondivaga della crisi, lascia un paese in ginocchio, sotto attacco dei mercati, a rischio salvataggio, sull’orlo della frattura sociale, con un esercito di 5 milioni di disoccupati, e scosso dalla rivolta dei suoi giovani indignados.

I senza lavoro sono il 22% della popolazione attiva, il 44% fra i giovani. Il premier spagnolo è l’ultima vittima eccellente della speculazione. Nel giro di un anno hanno lasciato, perché sconfitti nelle urne o per cedere il posto a governi tecnici (e comunque travolti dalla crisi) il premier irlandese conservatore Brian Cowen, il socialista portoghese José Socrates, il socialista greco Iorgos Papandreu, il leader del centrodestra in Italia Silvio Berlusconi.

Zapatero, ai minimi storici di popolarità nel paese, aveva annunciato già all’inizio dell’anno che si ritirerà dopo le politiche. Come Socrates lascerà anche il parlamento. Il suo ‘erede’ Alfredo Rubalcaba, vicepremier, ministro degli interni e portavoce del governo Zapatero fino a luglio, è partito nella corsa elettorale con uno svantaggio iniziale di 15 punti nelle intenzioni di voto rispetto a Rajoy. Rubalcaba non é riuscito affatto a colmarlo secondo gli ultimi sondaggi, che anzi annunciano per il Psoe una sconfitta storica nelle urne domani (sul 29-30%, con circa 110 seggi su 350 nel Congresso dei deputati, contro il 45-46% e sui 190 deputati al Partido Popular).

Rajoy al terzo tentativo dovrebbe quindi farcela. Il leader popolare era stato inaspettatamente battuto da Zapatero nel marzo 2004, all’indomani delle stragi alle stazioni di Madrid, e di nuovo nel 2008. Rajoy ha cavalcato in campagna lo scontento generale per la politica economica del governo socialista, per la situazione drammatica dell’occupazione nel paese e per il rischio di un tracollo finanziario.

Ha promesso di ridare alla Spagna credibilità e dignità in Europa, e verso i mercati, di fare della lotta alla disoccupazione la priorità numero uno del suo governo. Il candidato del PP ha infine annunciato misure antideficit lacrime e sangue, “tagli ovunque” – ma non ha precisato quali – meno che sulle pensioni. La pressione degli speculatori, che negli ultimi giorni hanno scelto la Spagna quale ‘prossimo sulla lista’ dopo Grecia e Italia, spinge il futuro nuovo premier e fare in fretta. La formazione del nuovo governo è prevista per non prima del 20 dicembre. Ma secondo diversi commentatori Rajoy potrebbe già lunedi da premier in pectore lanciare un messaggio “forte e chiaro” ai mercati, annunciando fra l’altro il nome del suo futuro ministro dell’economia.

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Il nuovo governo tecnico visto da Full

Forse non tutti sanno che Fulvio Musso (in arte Full), oltre a scrivere racconti e poesie, si diletta anche a creare vignette. Ecco come “vede”, ad esempio, il nuovo governo Monti:


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-«Il nuovo Primo Ministro ha mandato in vacanza tutti i ministri di estrazione politica»

«Già. Mari-o Monti per tutti!»

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La nuova squadra di governo, 16 ministri e 3 donne

Sono diciassette i ministeri del governo Monti: dodici con portafoglio (tra questi l’Economia, del quale Monti ha l’interim), cinque senza portafoglio. Tre le donne nella squadra di governo.

I 12 ministeri con portafoglio sono:
Economia, Mario Monti (interim)
Esteri, Giulio Terzi di Sant’Agata
Interno, Anna Maria Cancellieri
Giustizia, Paola Severino
Difesa, Giampaolo Di Paola
Sviluppo-Infrastrutture, Corrado Passera
Agricoltura, Mario Catania
Ambiente, Corrado Clini
Lavoro-Pari Opportunita’, Elsa Fornero
Salute, Renato Balduzzi
Istruzione, Francesco Profumo
Beni Culturali, Lorenzo Ornaghi

I cinque ministeri senza portafoglio sono invece:
Affari Europei, Enzo Moavero Milanesi
Turismo-Sport, Piero Gnudi
Coesione Territoriale, Fabrizio Barca
Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda
Cooperazione Interna e Internazionale, Andrea Riccardi

Sottosegretario alla presidenza del consiglio Antonio Catricala’.

MONTI: AFFIDATI A DONNE MINISTERI GRANDE RILIEVO – ”Sono affidati a personalita’ femminili ministeri di grande rilievo: Interno, Giustizia, Lavora e Politiche sociali con delega per le Pari opportunita’ ”. Lo afferma Mario Monti, dopo aver sciolto la riserva sull’incarico a formare un nuovo esecutivo.

MISURE TRA RIGORE E SVILUPPO ED EQUITA’ SOCIALE – Rigore, con un occhio all’effetto che la pressione dei mercati sta avendo sui conti (allontanando il pareggio di bilancio oltre il 2013); ma anche crescita (per ‘invertire’ la corsa del rapporto Debito-Pil) e infine equità sociale, ad esempio chiedendo un contributo a chi ha di più e rimodulando la ‘macchina fiscale’, già sotto esame alla Camera. Con attenzione a giovani e donne. Insomma la formula che fu dell’ex ministro del Tesoro e uno dei Padri fondatori dell’euro, Tommaso Padoa-Schioppa.

Monti non indica ancora a quali misure pensa pur apprezzando la disponibilità delle parti sociali al confronto. Anche su misure meno ‘condivise’. Circola intanto la voce di un decreto di fine anno per dare una risposta netta e immediata alla speculazione. Anche perché – dice il capo del servizio studi della Banca d’Italia, Marco Magnani – le manovre estive sono state “deludenti”. L’ “urgenza e orai assoluta” e occorre subito mettere mano alle riforme di fisco e lavoro. Dunque i tempi si stringerebbero e tra le prime misure le più gettonate sembrano essere in ‘pole’ una patrimoniale, il ritorno dell’imposta comunale sulle prime case cancellata dal centrodestra o la rivalutazione delle rendite catastali. Le pensioni d’anzianità e l’innalzamento dell’età pensionabile. Ecco alcune ipotesi sul tappeto in questi giorni:

- TARGET DEFICIT A RISCHIO: L’anno del pareggio entrate-uscite è fissato dal governo al 2013 con un deficit dello 0,1% (close to balance). Ma il problema è la scarsa crescita. Dall’Ue si esprimono dubbi sulla possibilità di centrare l’obiettivo. Potrebbe dunque essere necessaria una nuova manovra correttiva (16 miliardi per coprire lo scarto tra il deficit previsto dal governo 1,6% e quella dell’Ue, 2,3%). Ma c’é anche da compensare il maggior esborso per interessi (circa 4 miliardi). Basti pensare che con lo spread oltre i 500 punti l’aggravio sulle ‘uscite’ è di diversi miliardi. Inoltre dall’Ue ipotizzano un rallentamento per l’Italia con un Pil allo 0,5% nel 2011 e allo 0,1% nel 2012. Così chiaramente, anche con conti fermi, peggiorerebbe il rapporto deficit, debito e Pil.

- STRETTA SU PENSIONI: L’Ue preme: Olli Rehn ha detto che il nostro Paese deve fare “di più” sulle pensioni. Molte le vie possibili per un intervento del nuovo esecutivo: si potrebbe lavorare su ‘quota 100′, cioé il passaggio da quota 96 (per i dipendenti tra età e anni di contributi con un minimo di 60 anni di età) a 100 con almeno 64 anni di età. Anche per chi ha 40 anni di contributi potrebbe essere prevista una soglia di età. Si darebbe inoltre la libertà di uscita dal lavoro ma prevedendo svantaggi per chi lo fa; accelerare sull’adeguamento dell’età di vecchiaia delle donne nel settore privato e estendere il contributivo pro rata per tutti. Ma abbasserebbe gli assegni.

- LAVORO, SI RAGIONA SU FLESSIBILITA’ IN USCITA: Ormai se ne parla da anni. Ma ogni volta i sindacati fanno muro. Si tratta di consentire una maggior flessibilità in uscita superando il reintegro previsto dall’Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Il ‘teorico’ di questa linea è Piero Ichino, giuslavorista del Pd, che in una recente intervista all’Ansa spiegava: non si intende modificare la disciplina dei licenziamenti applicabile ai rapporti stabili già esistenti, ma soltanto ridisegnare un diritto del lavoro applicabile a tutti i rapporti che si costituiranno da qui in avanti. Inoltre la proposta presentata da Ichino prevede l’estensione a tutti – compresi i precari di oggi – della protezione dell’articolo 18 contro i licenziamenti discriminatori e quelli disciplinari.

- EQUITA’. RIFORMA FISCO, PATRIMONIALE E ICI: Monti ha già parlato di equità sociale. E i sindacati di un ‘Patto di cittadinanza’. Le posizioni si dovrebbero tradurre in una revisione della riforma fiscale che, come noto, contiene una sorta di ‘mannaia’: il taglio ‘lineare’ di 20 miliardi alle attuali agevolazioni che, ad esempio, potrebbe ricadere in gran parte sulle famiglie. Ma anche le imprese chiedono maggior equità e di di dover sopportare un peso fiscale e contributivo inferiore rispetto agli attuali livelli record. Per reperire risorse si guarda quindi ad una patrimoniale del cinque per mille (potrebbe essere ordinaria, o una tantum, coinvolgere o meno i patrimoni immobiliari e finanziari), oppure ad un prelievo sui capitali scudati. Si pensa anche ad un accordo con la Svizzera per la tassazione dei capitali esportati. Ma riprende quota anche l’ipotesi di una lotta più incisiva all’evasione (oltre 270 miliardi l’anno), ad esempio, aumentando la tracciabilità o tassando i prelievi di contante. Ma anche l’Ici sulla prima casa potrebbe tornare.La crescita da una parte, le riforme e i tagli dei privilegi dall’altra. Saranno queste le stelle polari del futuro governo, chiamato a rispettare gli impegni presi dal dimissionario esecutivo Berlusconi in sede europea e a rispondere le sollecitazioni arrivate la scorsa estate dalla Bce. Il programma sara’ fitto e difficile, ma non potra’ prescindere da alcune voci che costituiscono il percorso obbligato per riportare l’Italia in carreggiata. Voci sulle quali, pero’, i partiti che sosterranno l’esecutivo hanno da tempo espresso opinioni divergenti, anche al loro interno, e difficili da conciliare.

Fonte: Ansa

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Berlusconi lascia, in piazza esplode la festa

di Yasmin Inangiray

ROMA – Silvio Berlusconi lascia e Giorgio Napolitano, con un timing serratissimo, procederà alla consultazioni per assegnare entro domani sera l’incarico a Mario Monti. L’opposizione esulta ma, prima ancora dei partiti, a festeggiare sono i cittadini che per tutto il giorno hanno contestato il Cavaliere e che si sono ritrovati davanti al Quirinale ad attenere la notizia ufficiale delle dimissioni del capo del governo. Da domani sera dunque sarà l’ex commissario Ue il nuovo inquilino di palazzo Chigi, che potrà contare sull’appoggio pieno delle attuali opposizioni e, alla fine, anche del Pdl che dopo giorni di discussioni, e rischi di spaccature, ha accettato di sostenere un esecutivo tecnico ponendo però dei precisi ‘paletti’: primo fra tutti l’ingresso di Gianni Letta nel governo (il sottosegretario ha però annunciato al Colle di fare un passo indietro, con senso “di responsabilità e dello Stato”, per “evitare di essere un problema o un ostacolo”. La richiesta di un ingresso di Letta nel governo il Cavaliere l’ha fatta direttamente a Monti nel corso del pranzo a palazzo Chigi, ricevendo però un no secco dal rettore della Bocconi intenzionato a procedere in solitario nella stesura del programma così come nella composizione della squadra di governo che deve essere tutta ‘tecnica’, con piena convinzione del segretario del Pd Pier Luigi Bersani.

Un tentativo di mediazione tra le parti sarebbe stato fatto anche dal Quirinale sul ‘nodo Letta’, anche se l’ipotesi che il sottosegretario possa far parte del nuovo governo appare al momento impraticabile. Ne è consapevole anche lo stesso Cavaliere che però non rinuncia al pressing. Anche se l’idea di un governo tecnico sostenuto dal Pdl ma senza la presenza di suoi ministri potrebbe diventare un importante viatico per non rompere definitivamente l’alleanza con la Lega Nord. Un ragionamento fatto con lo stato maggiore del partito riunito a palazzo Grazioli in un vertice carico di tensione, non solo per la decisione di doversi arrendersi ed accettare un governo guidato da Monti, ma anche per le contestazioni di piazza che hanno accompagnato ministri e dirigenti. Il sì a Monti però non significa accettare tutto a scatola chiusa. Berlusconi lo ha ribadito a muso duro anche al Quirinale in un faccia a faccia che nel Pdl non esitano a definire gelido e carico di tensione. Il Cavaliere ha ribadito la richiesta di volere Letta nell’esecutivo come ‘rappresentate’ del centrodestra in più avrebbe preteso che il programma del nuovo governo ricalcasse gli impegni presi dal suo esecutivo con l’Europa. Stessi concetti che domani la delegazione del Pdl guidata da Angelino Alfano ripeterà al Quirinale.

L’esito dell’incontro sarà riferito dal segretario del partito ai dirigenti pidiellini in un vertice che dovrebbe tenersi già domani sera. Insomma disponibilità a votare la fiducia a Monti facendo però chiarezza sugli obiettivi dell’esecutivo: Il nuovo premier – è la linea condivisa dal Pdl – deve capire che con i nostri numeri possiamo staccare la spina quando vogliamo. La decisione ufficiale, il Pdl la prenderà in un nuovo ufficio di presidenza che si riunirà una volta ascoltato il discorso ed il programma con cui Mario Monti chiederà la fiducia in Parlamento. Chi invece non sembra essere disposta a cambiare idea è la Lega Nord pronta già, come ha annunciato Umberto Bossi, a “fare l’opposizione”. Il nuovo esecutivo avrà poi il sì compatto di Pd, Udc e Terzo Polo mentre l’Italia dei Valori si riserva di ufficializzare il suo appoggio dopo aver valutato il programma del nuovo governo.Fonte: Ansa

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