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Archivio | politica

I soldi dei partiti.Tutta la verità sul finanziamento alla politica in Italia

Il finanziamento pubblico ai partiti in Italia, chiamato “rimborso delle spese elettorali” è il più elevato del mondo: 200 milioni di euro all’anno, con il minore controllo in assoluto. La Camera dei Deputati è l’Istituzione che eroga i fondi ai partiti. L’Ufficio di presidenza, organo della Camera dei Deputati, dovrebbe garantire un controllo dell’erogazione dei fondi. C’è un’identificazione piena quanto assurda tra i controllati (i partiti e/o i soggetti che ricevono i fondi) e il controllore. Le oligarchie politiche italiane si alimentano così senza limiti di enormi quantità di denaro pubblico, che percepiscono e gestiscono senza controlli, con effetti distruttivi per la finanza pubblica e le dinamiche democratiche.

Veltri e Paola, raccolgono e mostrano tutti i finanziamenti ai partiti e rimborsi elettorali dal 1974 al 2012 che danno una panoramica precisa delle ingenti somme di denaro a loro assegnate. Nel libro viene ripercorso la storia dei finanziamenti dalla loro introduzione, nel 1974 fino ai giorni nostri. Le proposte concrete degli autori su questo tema: regole chiare e non modificabili a seconda delle convenienze, per dare risposte ai cittadini che ormai riconoscono nei partiti oligarchie e clan familiari, in cui mancanza di trasparenza, silenzio, familismo, opportunismo hanno sostituito militanza, rigore morale, impegno per il bene comune.

Autore: Elio Veltri, Francesco Paola

Editore: Marsilio per la collana ‘i grilli’

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La strana vicenda di Papa: “Interrogatori fantasma”

Alfono Papa, deputato Pdl rimasto 101 giorni in carcere a Poggioreale, prende la parola davanti alla giunta per le autorizzazioni. Chiede chiarimenti sulla richiesta dei pm di Napoli Henry J. Woodcock e Francesco Curcio relativa all’utilizzo dei tabulati delle utenze telefoniche a lui intestate. Papa risponde a processo di tre episodi di concussione in realazione all’inchiesta sulla P4. . Il parlamentare però oggi vuole alzare il velo su quello che lui definisce “le ombre che si affastellano su questo processo”.

C’è il capitolo delle intercettazioni telefoniche: i pm vorrebbero utilizzarle nonostante il Tribunale, lo scorso dicembre, le abbia dichiarate inutilizzabili in quanto illegittime: i pm napoletani – riferisce Papa – hanno registrato le conversazioni telefoniche di un parlamentare senza chiedere nessuna autorizzazione. Papa denuncia che nell’ordine gip, Riesame, Corte di cassazione e  Tribunale di Napoli escludono l’utilizzabilità delle intercettazioni telefoniche, ma nonostante tutto la  Procura partenopea va avanti   e – sottolinea -  cerca di introdurre nel processo tabulati e intercettazioni acquisite abusivamente”.

Papa denuncia intoltre l’esistenza di quelli che lui chiama “interrogatori fantasma, dichiarazioni rilasciate dai testimoni e mai verbalizzati”. Papa cita il caso di Lorenzo Borgogni, che il 7 febbraio ha ritrattato le accuse contro di lui . “I verbali di questo secondo e più succulento interrogatorio non contengono la data il gip invece la data la sa e la indica nell’ordinanza di custodia cautelare”. Anomalia che come sottolinea Papa si ripete anche con Roberta Darsena: la donna viene ascoltata il 12 aprile 2011, racconta della sua relazione con Papa e dell’impiego alle Poste che lui le avrebbe procurato. L’ordinanza firmata dal gip però si arricchisce di ulteriori elementi: una cena con Vietti, un contratto di consulenza con un imprenditore, Rolex a gogo… negli atti depositati di queste informazioni non vi è traccia. C’è ancora il capitolo sua assistente Elena Valanzano. Papa sottolinea come la donna sia stata ntercettata senza essere formalmente iscritta nel registro degli indagati esattamente  come il proprietario della casa da lui in uso sia stato soggetto a perquisizioni e controlli bancari (fino all’apertura delle cassette di sicurezza) da non indagato.

Liberoquotidiano.it

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Liberalizzazioni per uscire dalla recessione. Giù i prezzi e aumento salari fino al 12%

(ANSA) “Le disposizioni consentiranno, nel breve periodo, di traghettare l’economia nazionale fuori dalla spirale recessiva e possibilmente, nel medio-lungo periodo, di allinearla ai ritmi di crescita dei partners europei e internazionali”. Lo si legge nel comunicato del cdm, disffuso oggi, dopo il varo del decreto liberalizzazioni.
Con le norme sulle liberalizzazioni e le riduzioni delle rendite nel settore dei servizi al livello medio degli altri Paesi euro il prodotto interno lordo potrebbe salire dell’11%, i consumi dell’8% e i salari reali di quasi il 12% senza effetti negativi sull’occupazione.
“Analisi condotte dall’Ocse – si legge nella nota del Cdm diffusa oggi – evidenziano come l’adozione di misure di liberalizzazione che conducano a livelli di regolamentazione del settore dei servizi simili a quelli dei Paesi con i migliori standard produrrebbero una crescita significativa della produttività totale dei fattori nei settori che impiegano tali servizi quantificabile in oltre 10 punti percentuali. Altri studi sulla materia – prosegue la nota – indicano che con una riduzione delle rendite nel settore dei servizi a livello medio degli altri Paesi dell’euro si assocerebbe, nel medio periodo, a un aumento del prodotto dell’11%; il consumo privato e l’occupazione crescerebbero fino all’8%, gli investimenti del 18%, i salari reali di quasi il 12% senza effetti negativi sull’occupazione”.
“L’apertura al mercato, incidendo in modo diretto sulle politiche aziendali delle imprese (quelle di grandi dimensioni, ma anche quelle piccole) è in grado di determinare una sensibile riduzione dei prezzi, con vantaggi evidenti per i consumatori”.

”Le liberalizzazioni sono sacrosante”. Lo ha detto il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia al convegno della Fondazione Italcementi.”E’ tema fondamentale che finalmente e’ stato portato avanti – ha detto – Ci saranno gli strilli: lasciamoli strillare l’importante e’ che il governo vada avanti per questa strada”.

”Apprezziamo lo sforzo del governo di aver portato avanti il tema molto caro, che e quello delle liberalizzazioni”. Lo ha detto Angelino Alfano, segretario del Pdl, nel corso di un incontro di partito a Padova. ‘Siamo a favore delle liberalizzazioni – ha aggiunto – con l’obiettivo che queste facciano un buon servizio al cittadino e riducendo i costi e offrendo servizi migliori. Se queste saranno in grado di centrare questo obiettivo, non solo ne saremo ben lieti, ma le sosterremo in Parlamento”.

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La Destra: “via Cammarata, serve un nuovo centrodestra a Palermo”

La Destra: “via Cammarata, serve un nuovo centrodestra a Palermo per un progetto volto a rimediare ai guasti dell’ex sindaco e del suo predecessore”

PALERMO – Ora che il sindaco di Palermo si è dimesso, dubbie restano le vere motivazioni del gesto tardivo, di un sindaco non rieleggibile, a pochi mesi dalle elezioni. Certo è invece che Cammarata va via in perfetta coerenza di stile con la sua gestione, ossia con l’ultimo grande bluff di questo che sarà ricordato come uno dei peggiori sindaci che Palermo abbia mai avuto”.
A sottolinearlo è la segreteria provinciale de “La Destra”, per bocca del proprio leader palermitano, Filippo Cangemi.

“Vado via lasciando i conti in ordine è l’ultima dichiarazione dell’ex sindaco – prosegue Cangemi – resa mentre le odierne notizie di stampa ci confermano che la Ragioneria Generale del Comune a tutt’oggi dichiara di non avere ricevuto alcun input per la predisposizione del bilancio di previsione dell’anno in corso. Il tutto,  mentre è ufficiale che GESIP e AMIA ESSEMME, società partecipate del Comune, non sono in grado di pagare gli stipendi ai dipendenti, se non per il mese corrente e forse per il prossimo. Ora la farsa è finalmente finita ma le elezioni sono alle porte!”.

“La Destra” afferma la necessità e l’urgenza di un tavolo programmatico di tutte le forze sane del centro-destra palermitano, per elaborare un progetto di salvataggio della città, volto a rimediare ai guasti ventennali causati dalle gestioni dell’ultimo sindaco e del suo predecessore. Subito! Prima che sia troppo tardi per la città e per i Palermitani!

Segreteria Provinciale
La Destra – Palermo

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Lavoro e giovani, il piano di Monti. Via alla fase due: subito le liberalizzazioni

ROMA – «Abbiamo un’occasione storica. Come hanno scritto anche i giornali americani, solo un governo nonpartisan può fare ciò in cui non sono riusciti i partiti: cambiare e rifondare il sistema-Paese». Con queste parole Mario Monti ha dato la carica ai ministri riuniti per tre ore. E ha battezzato la fase due impostata sulla crescita «manovra riparti-Italia». Non un solo intervento, ma una serie di «pacchetti» che illustrerà oggi nella conferenza stampa di fine anno. Cominciando dalle nuove misure per lo sviluppo firmate dal ministro Corrado Passera, passando per le liberalizzazioni e arrivando alla riforma del mercato del lavoro. I due temi politicamente più sensibili e rischiosi per la tenuta del governo.

Sulle liberalizzazioni, invise dal Pdl, Monti non arretra: ai ministri ha confermato che interverrà anche su farmacie, taxi e professioni. «Ma senza approcci punitivi e con un quadro ampio che comprenda tutti i settori strategici». Trasporti, autostrade, energia, servizi pubblici locali inclusi. Così come chiede il partito di Silvio Berlusconi.Il professore non fa marcia indietro neppure sul mercato del lavoro, tema cui il Pd e i sindacati hanno posto il veto riguardo la riforma dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. A Elsa Fornero, Monti ha chiesto di tenersi pronta a far partire il tavolo della trattativa «per fine gennaio»: «Mi raccomando, ascoltiamo e condividiamo. Ma si deve andare avanti. Non vogliamo forzature, non cerchiamo scontri ideologici, però i risultati ci devono essere». E per ottenere «i risultati» Monti è pronto a esplorare soluzioni legislative che, anche senza toccare l’articolo 18, introducano forme di flessibilità in uscita. Ma solo per i nuovi assunti. L’idea è quella di stabilizzare i precari, dare un contratto a tempo indeterminato ai giovani grazie a incentivi e offrendo alle aziende la possibilità di licenziare nei primi tre anni. In più, ci sarebbe un «forte potenziamento» degli ammortizzatori sociali. Il solito metodo, insomma: il bastone e la carota.

Il pressing di Monti non si ferma ai responsabili delle deleghe economiche. «Tutti i ministri, anche quelli che in questa fase si sentono periferici come l’Istruzione, i Beni culturali, l’Ambiente, la Sanità, devono collaborare. Attendo da voi un programma di riforme organiche nel settore di vostra competenza». L’obiettivo del premier è di varare entro il 30 marzo il «programma nazionale di riforma», con un timing di approvazione dei singoli provvedimenti, così come sollecita la Commissione europea. «Chi mi critica», ha detto Monti alludendo al Pdl, «forse non ricorda che questo impegno con Bruxelles è stato preso dal precedente governo e noi siamo obbligati a rispettarlo».

Non poteva mancare una riflessione sui mercati. Il premier si è detto soddisfatto per il successo dell’asta dei Bot, con una domanda doppia rispetto all’offerta. E dunque con i rendimenti in calo. «Ciò dimostra che abbiamo riacquistato credibilità, ma aspettiamo di vedere cosa accade domani (oggi, ndr.) con l’asta dei Btp». Diverso il discorso sullo spread, il differenziale con i bund tedeschi, che «continua a restare alto». «Siamo ai livelli di settembre e ottobre», ha spiegato Monti, «ma in quel periodo la Banca centrale europea comprava i nostri titoli di Stato. Ora invece siamo senza rete. Ma il fatto che lo spread si mantenga a livelli tutto sommato accettabili per questa fase, è un segnale positivo: ci reggiamo sulle nostre gambe». Il ritorno della Bce sul mercato dei titoli è però una delle questioni che Monti vuole affrontare sia con Mario Draghi, sia con la cancelliera tedesca, Angela Merkel.

Fonte: Il Messaggero

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Il 27 gennaio sciopero generale con manifestazione nazionale a Roma

USB, SLAI COBAS, CIB-UNICOBAS, SNATER, USI e SICOBAS hanno indetto lo Sciopero generale di tutte le categorie pubbliche e private per intera giornata del 27 gennaio 2012 con Manifestazione nazionale a Roma.

Lo sciopero generale è indetto:

-       contro il governo Monti che conferma le precedenti manovre, colpisce l’intero sistema pensionistico e il livello di vivibilità economica dei pensionati, riduce il potere d’acquisto dei salari attraverso l’aumento dell’IVA, dell’Irpef locale, dei ticket sanitari, delle accise sulla benzina e l’adozione dell’ICI sulla prima casa;

-       contro le politiche ispirate dall’unione europea  e condivise dai vari governi, che tutelano gli interessi del grande capitale bancario, finanziario ed economico, scaricando i costi della crisi capitalista sui lavoratori e sulle fasce di popolazione più disagiata;

-       contro le precedenti manovre del governo Berlusconi che complessivamente prevedono misure su licenziamenti, privatizzazioni e peggioramento delle condizioni di lavoro dei lavoratori privati e del personale del pubblico impiego e della scuola (anche con l’accorpamento selvaggio degli istituti), compresa la riduzione del personale, la cassa-integrazione, la mobilità obbligatoria, la possibilità di licenziare e il blocco dei contratti, contro la riforma scolastica del Ministro Gelmini;

-       contro le politiche del “piano Marchionne”, le delocalizzazioni e la deindustrializzazione in atto, l’estensione dell’accordo Pomigliano in tutto il gruppo Fiat e nelle aziende metalmeccaniche collegate,  la cancellazione del contratto nazionale e la svolta autoritaria in atto nelle relazioni sindacali;

-       contro il patto sociale e l’attacco ai diritti dei Lavoratori;

-       contro l’accordo del 28 giugno 2011 tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria, ratificato il 21 settembre scorso che ha aperto la strada all’art. 8 della manovra del governo e alla cancellazione dei contratti nazionali;

-       per la piena applicazione delle misure di tutela su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

USB – SLAI COBAS – CIB-UNICOBAS – SNATER – USI – SICOBAS

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In libreria: Pietro Piro, “Uno sguardo sul dominio borghese”

In libreria: Pietro Piro, Uno sguardo sul dominio borghese. Un breve scritto politico, Ed. La Zisa, Pagg. 80, € 9,90 (ISBN: 978-88-6684-004-6)

Partendo da riflessioni sulla società contemporanea, questo breve saggio analizza con lucidità le caratteristiche della borghesia, gruppo sociale complesso e cangiante protagonista indiscusso della storia degli ultimi secoli. Visioni, bisogni, miti, stili di vita e lati oscuri vengono esaminati con cura a partire da una prospettiva rassegnatamente borghese ma con l’auspicio di “offrire punti d’appoggio per una rivolta che viene”. Secondo Piro, infatti, è necessario frenare l’attuale deriva “borghesizzante” del mondo, colpevole di portare avanti un’azione opacizzante e pervasiva della realtà. Tuttavia, la rigenerazione passa anche e inevitabilmente per la presa di coscienza della degenerazione, quindi la rottura può essere possibile solo dall’interno e non prima d’aver osservato confini ed entità dei domini da scardinare. Scriveva Groethuysen: “Il borghese non è nulla di definitivo”.

Pietro Piro nasce a Termini Imerese nel 1978. Laureato in Filosofia all’università di Urbino, è dottorando di ricerca in “Sistema dei Partiti e Comunicazione Politica” presso l’università “Kore” di Enna e la UNED di Madrid. Svolge attività di ricerca presso il fondo filmico della Filmoteca Española di Madrid e il CIDHE (Centro di Ricerca sulla Democrazia Spagnola). Ha studiato Scienza delle Religioni a Urbino, dove si è perfezionato in “Scienze antropologiche delle Religioni”. Ha pubblicato, tra l’altro: Le prime luci dell’alba. Materiali di Storia delle Religioni(2009), La peste emozionale, l’uomo-massa e l’orizzonte totalitario della tecnica (2011), Le prime luci dell’alba a Oriente (2011). La sua opera poetica comprende: I versi del poeta sono da buttare(2000), La bambola e il mitra. Come educai la mia lingua alla rivolta. Poesie 1995-2010 (2010), Confino ed Esilio. Materiali Poetici 1997-2007(2010).

http://www.lazisa.it/piro_-_uno_sguardo_sul_dominio_borghese.html

Ufficio stampa “Edizioni La Zisa”
Via Lungarini 60 – 90133 Palermo; Tel./Fax +39 091 5509295
E-mail: stampa@lazisa.it; sito web: www.lazisa.it
Blog: http://edizionilazisa.blogspot.com/

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Manovra Monti, i pro e i contro. Intervista a Lucia Proto (IDV)

di Giusy Chiello

Finita l’era di Berlusconi è appena cominciato il lavoro del nuovo Capo dello Stato e dei suoi collaboratori per rimettere in piedi un paese che sembra ormai essere in ginocchio e con delle ferite difficili da sanare. Secondo il parere dei nuovi governanti le nuove scelte per sanare il debito pubblico sono dure ma nello stesso tempo eque, visto che per la prima volta verrà intaccato anche il reddito dei cosiddetti intoccabili. Tanti altri, invece, affermano che questo è solo un contentino per il popolo che pagherà cifre esorbitanti rispetto alle piccole somme che riguardano la casta. Ma chi è che ritiene che questo Governo stia sbagliando proprio come il precedente? Oltre alla Lega, che ha dichiarato dall’inizio il suo dissenso, anche l’IDV ha sempre affermato che questa manovra non è quella giusta per il bene dell’Italia, anche se Di Pietro ha sempre sostenuto che tutto sarebbe stato meglio del Governo Berlusconi. Per capire meglio quali potrebbero essere le imperfezioni della manovra Monti abbiamo intervistato Lucia Proto, esponente IDV Abruzzo.

 La manovra finanziaria prevede la diminuzione dei vitalizi dei parlamentari. Cosa ne pensa?

E’ giusto, anche perché i parlamentari, durante il loro mandato, non abbandonano di certo le proprie precedenti attività professionali o impiegatizie già soggette a contributi per la pensione; magari, per il compito sociale che assolvono si potrebbe concedere loro un congruo aumento di contributi figurativi come per il servizio militare.

 Le sembra giusto che quelli della legislatura attuale siano tutelati rispetto agli altri?

No, per lo stesso motivo, molti (Vedi Amato) oltre al vitalizio, percepiscono più pensioni per le altre varie attività e consulenze svolte.

 Secondo alcuni il ridimensionamento delle pensioni dei politici è solo un contentino per il popolo. Lei che ne dice?

Si, perché intanto il Governo non ha fatto la patrimoniale e sarebbe stato meglio che questi alti redditi complessivi dei parlamentari fossero stati tassati con la patrimoniale e con l’aliquota IRPEF più alta; il Governo avrebbe certamente fatto più cassa ed i loro redditi complessivi sarebbero stati più     trasparenti. Viceversa, i Governi hanno sempre evitato di aumentare l’Irpef sui redditi oltre i 70.000 euro all’anno che vengono percepiti da altre migliaia tra dirigenti di Stato e di vari Enti Pubblici e Privati (Banche, Assicurazioni, ecc. Vedi Profumo e Guarguaglini). Però, forse, queste cosiddette “abolizioni di vitalizi”, potrebbero addirittura aumentare le possibilità di corruzione e di ribaltoni vari, perché chi è abituato ad un certo “tenore” di vita non vi rinuncerà improvvisamente e penserà “molto” al proprio futuro. Ad ogni finanziaria si propone questo aumento fiscale per detti redditi; poi, improvvisamente, non se ne parla più motivandolo con uno scarso ricavo perché colpisce “pochi” redditi. Pensate se fosse stata applicata veramente ogni volta in cui se ne parlava quanto già sarebbe stato ottenuto!! Ai bassi redditi invece, le “torture“ fiscali vengono applicate in ogni finanziaria o altre occasioni. Comunque la situazione generale delle pensioni va rivista tutta in maniera equa e corretta anche perché mi sembra che siano scomparsi i benefici per i disoccupati (salario minimo).

 La posizione di IDV sulla manovra in generale qual’ è?

 L’IDV per ora, a causa della mancanza di EQUITA’, tanto dichiarata ma non applicata e visibile, è contraria ad accettare questa manovra. E’ una manovra “ragionieristica”, priva di qualsiasi investimento sulla cultura, la ricerca, l’occupazione. La grave crisi economica che stiamo vivendo è stata generata, oltre che da una crisi mondiale e dagli “sprechi e bugie” (TAV, Ponte sullo Stretto, G8, precarie ricostruzioni post-terremoto ecc.) che la hanno aggravata per l’Italia, anche dalla mancanza di meritocrazia e dall’abbandono della creatività in ogni campo, tant’è che tutti i nostri cervelli migliori hanno abbandonato l’Italia già da 20 anni e più, lasciando un enorme vuoto di professionalità e competenze che sono fondamentali per la rigenerazione di una democrazia. Anche questi cosiddetti governanti tecnici (ma di evidenti tendenze e amicizie politiche)  non hanno capito che la gente comune non ha più soldi per comprare; i prezzi stanno aumentando vertiginosamente, mentre gli stipendi fissi e le pensioni di quello che era il ceto medio, non hanno più capacità di acquisto. Tutti questi aumenti generalizzati su beni di largo consumo e di sopravvivenza porteranno soltanto ad un’inflazione e recessione economica per cui non ci sarà alcuna ripresa per il Paese e nel 2012 si presenteranno con una nuova manovra sempre più “lacrime e sangue”, salvando nuovamente l’immagine e la politica del berlusconismo. Le famiglie già risparmiano sul cibo, sulla salute, non possono permettersi di avere figli, e chi ne ha diventa anche povero. Come si può vivere bene così?L’IDV ha presentato moltissimi emendamenti a favore di riduzioni per lavoratori dipendenti, famiglie, pensionati, giovani e precari. Monti e i ministri hanno ascoltato soltanto una associazione di giovani “figli di papà” senza alcuna presenza femminile e di precari. Non sono state abolite le enormi spese militari, per comprare 131 cacciabombardieri, 4 sommergibili, e altro ancora, con un costo di 20 miliardi di euro. Neppure questa volta sono stati tassati gli enormi patrimoni e interessi commerciali del Vaticano neanche con somme minime di contributo per la crisi. L’aliquota di 1,5% per il rientro dei capitali scudati dall’estero è ridicola, la Germania e la Gran Bretagna hanno stipulato accordi con la Svizzera che prevedono una tassazione tra il 27% e il 48%. Si è calcolato che il capitale italiano detenuto nei paradisi fiscali sia di più di 10 miliardi di euro. Si vuole tagliare sulle pensioni da meno di 1.000 euro mentre non si opera in alcun modo sulle pensioni d’oro. L’IDV ha preparato una contro manovra per dimostrare che si possono ottenere risultati migliori agendo soprattutto contro l’evasione fiscale, i tagli sulle spese militari, l’accorpamento dei piccoli Comuni, la razionalizzazione delle spese, l’eliminazione delle Provincie, delle consulenze esterne, la valorizzazione delle competenze interne che lavorano già all’interno degli Enti pubblici. Oltre ad alcune misure fiscali che se applicate farebbero recuperare tutto il debito, come la riduzione della deducibilità per le banche, l’aumento dei canoni di cessione, l’applicazione dell’aliquota unica PREU pari al 15%, le rendite finanziarie al 20%, la sanatoria degli immigrati che rappresentano un’enorme parte di lavoratori italiani che potrebbero così mettersi in regola anche con le tasse.   Comunque l’IDV esaminerà caso per caso con attenzione e contro proposte e se gli altri Partiti  porranno la Fiducia credo che non sarà da noi votata.

 L’innalzamento dell’età pensionabile può essere una soluzione?

 Sono d’accordo con la contributiva ma non si può prendere tutto dai pensionati; non fanno che dire che ci dobbiamo allineare all’Europa ma solo per quanto riguarda le tasse sui poveracci; non sia mai che aumentino pensioni e stipendi a livelli europei. Inoltre sia il contributivo che l’innalzamento d’età, sono particolarmente DANNOSI per le DONNE, che per un motivo o l’altro (gravidanza, figli, famiglia, assistenza) cominciano a lavorare tardi, poco per i primi anni, magari con formule part-time che in Italia non vengono valorizzate. Queste  donne lavorano anche molto di più rispetto a chi lavora a tempo pieno, a bassi livelli retributivi e spesso lasciano il lavoro, non riuscendo così mai a raggiungere un livello di contributi minimo per andare in pensione. Come al solito, altri godranno dei loro contributi versati! Inoltre, questa manovra costringerà i lavoratori a rimanere anche da anziani, precludendo ancora di più le possibilità di lavoro per i giovani e mettendo ulteriormente in difficoltà le giovani famiglie che non hanno alcun servizio per l’assistenza all’infanzia e che vengono aiutate dai nonni che hanno un’età di 60 anni e più. Insomma, in Europa la situazione è del tutto diversa, si lavora più tempo ma con un’offerta di benessere collettivo pubblico, di welfare molto vasta e di tipo democratico. In Italia il welfare è troppo demandato a Enti sussidiari dello Stato che ricevono enormi contributi cui corrispondono  ridotte prestazioni e servizi; quindi non si aiutano tutti ma solo pochi e quasi sempre con meccanismi clientelari.

 In questa manovra nessuno ha parlato di quei lavoratori che hanno contributi di “Serie C” (i co.co.pro). Avranno mai la pensione?

Mi sto occupando di approfondire proprio la situazione lavorativa e del welfare di questa parte di lavoratrici e lavoratori, insieme anche ai lavoratori libri professionisti “falsi autonomi”, e cioè tutti quelli che vengono costretti dagli studi professionali e dalle società private ad aprire la Partita Iva, per essere retribuiti, pur essendo nella realtà dei lavoratori dipendenti e rinunciando così completamente a tutti i benefici del lavoro dipendente: malattia, ferie, contributi, permessi, flessibilità dell’orario di lavoro. Il datore di lavoro trae giovamento da questa situazione, infatti nel caso delle Partite Iva non ha nessun onere contributivo verso il lavoratore e nessun obbligo di rispettare i contratti collettivi nazionali; e lo Stato attraverso le finte Partite Iva, esclude una gran fetta d lavoratori dai propri servizi, affidandoli alle Casse private. Il precariato deve finire e le aziende devono assumere a tempo indeterminato poiché il sistema attuale è uno sfruttamento delle professionalità non permettendo ai giovani neanche di usufruire di una pensione futura. Penso, altresì, che bisognerebbe attuare un consistente sgravio fiscale per i giovani professionisti veri autonomi, la riduzione della Partita Iva al 2-4%, far si che lo Stato paghi ai giovani lavoratori i contributi minimi figurativi, come già fa per i militari di leva (almeno per 5 anni del Corso di Laurea, evitando gli attuali onerosi riscatti). Occorre dare la possibilità di poter avere una polizza assicurativa professionale gratuita, avere l’assistenza sanitaria  appena si apre la Partita Iva, insieme a quella prevista dalle varie Casse di Previdenza; far si che questi lavoratori paghino il contributo per la previdenza e la ritenuta d’acconto solo quando riescano a recuperare almeno 10.000 euro all’anno. Credo inoltre che sia fondamentale aiutare i giovani datori di lavoro e le imprese femminili, dando incentivi e controllando come vengono successivamente impiegati i capitali erogati. Bisognerebbe legiferare appropriatamente in campo fiscale con i cumuli diversificati e una tassazione separata per far emergere il lavoro a nero e combattere la consuetudine a subappaltare, ad affidare consulenze esterne, bisognerebbe obbligare le imprese e le società ad avere lavoratori competenti e tecnici anche per alzare il livello produttivo. In Italia, negli ultimi 60 anni, la legislazione ha favorito soprattutto il terziario, le amministrazioni, l’attività impiegatizia, trascurando completamente le competenze tecniche specifiche interne delle società e degli enti, trascurando la natura, l’agricoltura, la biologia, la ricerca, i valori storico-artistici di cui il nostro territorio è ricchissimo. E’ necessario ripartire da questi, dai valori intrinseci del nostro Paese, la cui gestione professionale darebbe moltissimo lavoro, ed è necessario ripartire dalla formazione culturale dei lavoratori, dalla valorizzazione delle competenze professionali (non solo con corsi che servono solo a gratificare  il soliti amici) per metterci di nuovo in gioco, creando così nuovi sistemi economici.

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