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Archivio | … del giorno

Bobbie, 4 anni, è il sindaco più giovane del mondo

 

 

 

Beppe Grillo sarebbe orgoglioso di Bobbie, 4 anni, eletto per sorteggio sindaco di Dorset, una cittadina del Minnesota. La carica dura un anno. Bobbie ha anche una first lady, si chiama Sophia ed è sua coetanea. 
La città conta solo 22 abitanti e di fatto l’amministrazione è governata da un gruppo di imprenditori locali: è comunque un primo passo verso il ringiovanimento della politica. 
(Fonte: Ansa.it/ Cacaoonline.it)

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Mafia: azzerate cosche Palermitane. In cella boss e gregari, disarticolato mandamento di Bagheria

(ANSA) – PALERMO, 8 MAG – I carabinieri del Comando provinciale di Palermo e del Ros hanno eseguito provvedimenti cautelari nei confronti di una trentina di persone accusate, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, rapine, detenzione di armi, scambio elettorale politico mafioso e traffico internazionale di droga. L’indagine ha disarticolato il mandamento di Bagheria.

Tra gli arrestati il reggente e il cassiere del mandamento e i capi delle famiglie di Villabate, Ficarazzi e Altavilla Milicia.

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E’ morto Giulio Andreotti

ROMA – Giulio Andreotti si è spento oggi nella sua abitazione romana alle 12 e 25. Il ‘Divo Giulio’ aveva 94 anni, essendo nato il 14 gennaio del 1919.

Politico longevissimo, sulla scena politica da più tempo della regina Elisabetta. E’ stato l’uomo di governo e di partito italiano più blasonato, sette volte alla guida dell’esecutivo, uno dei leader democristiani più votati; ma per i suoi nemici e detrattori era “Belzebù”, circondato da una fama di politico cinico e machiavellico che lui stesso, in fondo, amava coltivare. In più di mezzo secolo di vita pubblica, più di ogni altro governante, Giulio Andreotti è stato identificato come l’emblema di un potere che nasce e si alimenta nelle zone d’ombra. Quando Buscetta raccontò la storia del bacio a Totò Riina i colpevolisti erano di gran lunga più numerosi.

Si illudevano: Andreotti, passato dall’altare alla polvere nel giro di poche ore, sfidò i giudici andando a tutte le udienze del processo che lo vedeva imputato, la testa china sui suoi appunti, contestando l’accusa fino alla sentenza definitiva di assoluzione. “Nel 1919 sono nati il Ppi di Sturzo, il fascismo e io. Di tutti e tre sono rimasto solo io”, si gloriava ultimamente. Da giovane, era un ragazzo religioso, studioso, molto serio, la schiena già lievemente incurvata e le idee chiare sul suo futuro. Unici divertimenti le partite della Roma (al vecchio stadio di Testaccio) e le corse dei cavalli all’ippodromo delle Capannelle. Si dice che fu il Papa in persona, Pio XII, a volerlo alla presidenza della Fuci , l’organizzazione degli universitari cattolici, al posto di Aldo Moro.

Dopo pochi anni si ritrovò catapultato nelle stanze dei bottoni grazie all’ottima impressione che aveva fatto al leder dela Dc Alcide De Gasperi. Nel 1946, a 28 anni, era già sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con una delega particolare per lo spettacolo. La “legge Andreotti” del 1949 servì a finanziare il cinema italiano. Di quegli anni si ricorda la polemica con Vittorio De Sica, accusato dal giovane sottosegretario di aver reso “un pessimo servizio all’Italia” con il suo pessimistico film “Umberto D”. Ma l’ambizione lo spingeva verso altri palcoscenici. Nel 1954 fece il salto e diventò ministro. Il suo feudo elettorale era la campagna a sud di Roma, da dove proveniva la sua famiglia: Fiuggi, Anagni, Alatri, antichi possedimenti delle nobili famiglie capitoline, diventarono centri della sua rete elettorale e clientelare. Politicamente rappresentava l’ala più conservatrice e clericale della Dc, i suoi avversari interni erano i fautori del centrosinistra, come Moro e Fanfani. Ottime le sue entrature in Vaticano, estesissima la sua rete di contatti internazionali.

Fu nel 1972 che riuscì ad arrivare alla presidenza del Consiglio. Lo scelsero con scarsa convinzione, per dar vita a un governo di centro dalle scarse prospettive. E infatti fu il governo più breve della storia repubblicana: solo 9 giorni, dalla fiducia alle dimissioni. Ma il nostro non si scoraggiò. Già allora sapeva che “il potere logora chi non ce l’ha” e che “a pensare male si fa peccato ma di solito ci si indovina”. Queste due massime rappresentano la sintesi perfetta del pensiero politico andreottiano e sono ormai espressioni comuni. Per una di quelle curiose alchimie della politica che caratterizzavano la prima repubblica, fu lui, l’uomo della destra Dc, a essere chiamato a guidare i governi di solidarietà nazionale, alla fine degli anni settanta, con l’appoggio esterno del Pci. I leader della Dc avevano capito quale era la sua più grande dote: conciliare gli opposti, smussare gli angoli, digerire le difficoltà. Emblematico il suo rapporto con Craxi.

Il leader socialista non lo vedeva di buon occhio e fui lui a coniare il soprannome di Belzebù. Andreotti era “la volpe che finirà in pellicceria”. Ma qualche anno dopo dopo, di nuovo a Palazzo Chigi, Andreotti strinse un patto di ferro proprio con Craxi : erano gli anni del “caf” (dalle iniziali di Craxi , Andreotti e Forlani) e l’opposizione di sinistra lo considerava come il peggio del peggio della politica italiana. Il film “Il Divo” di Sorrentino lo ritrae come responsabile o complice di mille nefandezze. Lui stava per querelare, ma poi preferì lasciar correre: era più andreottiano così: forse anche perché, altra sua perla di cinica saggezza, “una smentita è una notizia data due volte…”.

ANSA

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E’ morta Agnese, la vedova di Paolo Borsellino

E’ morta a Palermo Agnese Piraino Leto, 71 anni, vedova del giudice Paolo Borsellino, ucciso dalla mafia nel 1992. La signora Borsellino era ammalata da tempo. I funerali avranno luogo domani alle 9:30 nella chiesa di S. Luisa di Marillac, la stessa dove si svolsero le esequie del magistrato.

Agnese Piraino Leto, figlia del presidente del tribunale di Palermo Angelo, si era sposata con Paolo Borsellino, allora giovane magistrato, il 23 dicembre 1968. Da loro matrimonio sono nati tre figli: Lucia, 44 anni, che oggi ricopre l’incarico di assessore regionale alla Sanità, Manfredi, 41 anni, attuale dirigente del commissariato di polizia di Cefalù, e Fiammetta, di 40. La vedova Borsellino, che era malata da tempo, ha sempre tenuto un atteggiamento di grande riserbo insieme ai figli, limitandosi a presenziare a poche cerimonie pubbliche in ricordo del marito. Solo in occasione delle udienze del processo per la strage di via D’Amelio aveva riferito le confidenze e le preoccupazioni del marito alla vigilia dell’attentato del 19 luglio 1992.

La vedova Borsellino non aveva mai rinunciato a testimoniare il proprio impegno nella lotta alla mafia e nella ricerca della verità sull’uccisione del marito. Proprio in questi giorni è iniziato a Caltanissetta il quarto filone processuale sull’attentato. Agnese Piraino Leto, che già era stata sentita durante la fase istruttoria, era indicata fra i testimoni principali del dibattimento. Aveva tra l’altro riferito sulle inquietudini del coniuge che si erano accentuate dopo la strage di Capaci nella quale vennero uccisi Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta. I funerali si svolgeranno domani a Palermo.

DISSE, PALERMO DEVE RESUSCITARE - “Questa città deve resuscitare. Deve ancora resuscitare”. Sono state le ultime parole pronunciate in pubblico da Agnese Borsellino il 12 ottobre dell’anno scorso in occasione dell’inaugurazione della nuova sede della Dia a Palermo. Una lunga malattia l’aveva tenuta lontana dagli eventi pubblici: non aveva potuto neanche partecipare alle manifestazioni per il ventennale delle stragi. Aveva però mandato un messaggio ai giovani perché raccogliessero la lezione civile del marito. “Dopo alcuni momenti di sconforto – aveva scritto – ho continuato e continuerò a credere e rispettare le istituzioni di questo Paese come mio marito sino all’ultimo ci ha insegnato. Non indietreggiando nemmeno un passo di fronte anche al solo sospetto di essere stato tradito da chi invece avrebbe dovuto fare quadrato intorno a lui”. “Io non perdo la speranza – aveva concluso Agnese Borsellino – in una società più giusta e onesta. Sono, anzi, convinta che sarete capaci di rinnovare l’attuale classe dirigente e costruire una nuova Italia”.

IL DOLORE DEI FIGLI - “I figli desiderano che oggi sia un momento di preghiera strettamente privato nel rispetto di una perdita che ha una dimensione prima di tutto familiare”. E’ quanto si legge in una nota diffusa dai figli della vedova di Paolo Borsellino – Lucia, Manfredi e Fiammetta – che invitano al rispetto del loro dolore. “La Fondazione intitolata a Paolo Borsellino e a tutte le vittime della mafia – conclude la nota – ha messo a disposizione la mail info@progettolegalita.it per raccogliere eventuali messaggi di testimonianza di affetto e considerazione per la Signora Agnese che non ha mai smesso di chiedere, insieme ai figli, che sia fatta verità e giustizia”.

SALVATORE BORSELLINO: ORA SAPRA’ LA VERITA’ - “E’ morta Agnese. E’ andata a raggiungere Paolo. Adesso saprà la verita” sulla sua morte”. Con queste parole Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, ha dato, attraverso Facebook, la notizia della moglie della cognata. E proprio la battaglia per conoscere la verita” sull’eccidio di via D’Amelio, che ha ancora tanti lati oscuri, ha impegnato la vedova del giudice nei suoi ultimi anni di vita. Citata a deporre nell’ultimo processo per la strage, in corso a Caltanissetta, avrebbe dovuto ripetere in aula le confidenze ricevute dal marito poco tempo prima di morire. “Paolo mi accennò che c’era una trattativa tra la mafia e lo Stato. – ha raccontato ai pm la vedova – Dopo la strage di Capaci mi disse che c’era un colloquio tra mafia e pezzi infedeli dello Stato”. La donna parlò di un Borsellino “sconvolto” mentre le rivelava di avere saputo che l’ex capo del Ros, Antonio Subranni, era “punciuto” (uomo d’onore, ndr). “Paolo mi disse – ha raccontato la donna – ‘mi uccidera’ la mafia ma solo quando altri glielo consentirannò”. I verbali dei suoi interrogatori sono stati acquisiti anche al processo al generale dei carabinieri Mario Mori. La malattia le impedi” di essere presente in aula a ripetere quelle parole.

IL CORDOGLIO DI NAPOLITANO - Napolitano ha inviato alla famiglia Borsellino il seguente messaggio: “Ho appreso con grande commozione e tristezza la notizia della scomparsa di Agnese Borsellino, degna e ammirevole consorte del grande magistrato divenuto con il suo sacrificio simbolo sempre vivo della lotta contro la mafia. Desidero ricordare di Agnese Borsellino la esemplare sobrietà e misura in tutte le occasioni di pubblica celebrazione della figura del marito, la personale gentilezza e amichevolezza sempre mostrata nei miei confronti. Partecipo con forti sentimenti di vicinanza al dolore dei famigliari, e in particolare del figlio Manfredi, che ha raccolto l’esempio paterno di dedizione e servizio allo Stato”.

BOLDRINI,SIMBOLO LOTTA CONTRO MAFIE - “Esprimo l’affettuosa vicinanza mia e della Camera dei deputati ai familiari di Agnese Borsellino. La riservata fermezza della sua battaglia per la legalità, la tenacia con la quale ha reclamato giustizia, ne hanno fatto già da tempo un simbolo della lotta contro le mafie. E’ stata una delle voci dell’Italia che continua a chiedere verità”. Lo afferma la presidente della Camera Laura Boldrini in una nota.

CANCELLIERI, HA PROSEGUITO LA LOTTA ALL MAFIA - “Una donna dolce e mite che sapeva essere intellettualmente intransigente e radicale nel continuare, in altri modi, la lotta alla mafia portata avanti da suo marito e nel sostenere le ragioni della legalità contro quelle del sopruso, della violenza e del malaffare”. Così il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri ricorda Agnese Borsellino ed esprime le sue “più sentite condoglianze ai figli Lucia, Manfredi e Fiammetta”. “Sono profondamente addolorata per la scomparsa della signora Borsellino – aggiunge Cancellieri – una donna straordinaria che avevo avuto modo di conoscere e di apprezzare in questi ultimi anni. Una donna che da un corpo fragile e provato dalla malattia sapeva sprigionare una forza morale e spirituale che raramente ho visto”.

CROCETTA, ERA UNA GRANDE DONNA - “Con dolore vero sincero e immenso apprendo la notizia della morte di Agnese Borsellino, donna di singolare esempio di attaccamento e fedeltà alle istituzioni, di grande coraggio e grande forza”. L’ho afferma il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta. “L’ho incontrata circa tre settimane fa, in ospedale: – aggiunge – la lucidità delle sue idee, la determinazione nel condurre una battaglia di giustizia, la voglia di verità contrastava con le condizioni del suo corpo indebolito dalla malattia, vissuta con consapevolezza e dignità”. “E’ morta una grande donna, un’eroina delle istituzioni che ha vissuto una delle tragedie più grandi che una persona possa vivere. – sottolinea – Ricorderò sempre il sorriso della signora Agnese, la sua tranquillità e la sua consapevolezza delle ingiustizie profonde che ci sono nella società siciliana e italiana: la lotta alla mafia come valore da perseguire, come lotta per la libertà. L’idea che la nostra vita ha un senso soltanto se è coerente con i valori. Abbiamo parlato oltre 2 ore l’ultima volta e avrei voluto farlo ancora”. “Lo farò oggi portandole un fiore, – dice – con la promessa di cercare di seguire il suo esempio e quello del nostro Paolo, una donna e un uomo che appartengono a tutti coloro che vogliono credere nella giustizia. Le saremo sempre vicini signora Agnese, così come saremo accanto ai suoi figli, in questo momento difficile di sofferenza, di dolore, consapevoli di avere accanto a loro una grande madre e un grande padre che li guardano dal cielo”. La Regione siciliana parteciperà col proprio gonfalone ai funerali.

ALFANO,HA LASCIATO SEGNO INDELEBILE – “Chi lascia nella vita degli altri un segno indelebile, non scompare per sempre”. Così il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha voluto ricordare Agnese Piraino Leto, “moglie esemplare del valoroso giudice Paolo Borsellino” in un telegramma di cordoglio inviato ai familiari. “Esprimo profondo cordoglio – scrive il ministro – per la scomparsa di una donna forte e coraggiosa, che ha cresciuto i suoi figli nel rispetto di quegli ideali di democrazia e di giustizia, pilastri fondanti della famiglia, ancor prima che della società. Mi unisco affettuosamente ai dolore dei suoi cari”.

Ansa

Nella foto: Agnese e Paolo Borsellino

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Soleminis (CA): profanata la “Casa dei trapiantati”

di Marcella Onnis

Subire un furto nella propria casa è una brutta esperienza, ma ancor peggio può essere subire un furto in una casa destinata ad ospitare persone bisognose di assistenza per realizzare  così il sogno di una figlia strappata troppo presto da questa vita terrena.

È proprio ciò che, purtroppo, è accaduto ad Alberto e Paola Deiana, genitori di Elisa, la donatrice che nel 2004 ha reso possibile il primo trapianto di fegato in Sardegna.
L’orribile scoperta è avvenuta questa mattina quando, come fa quasi tutti i giorni, Alberto si è recato a Soleminis dove  l’associazione creata da lui e sua moglie sta costruendo una casa destinata ad ospitare trapiantati, trapiantandi e loro familiari. Di questo progetto vi abbiamo parlato per la prima volta poco più di un anno fa e contavamo di raccontarvene a breve gli sviluppi, invece, ci ritroviamo a darvi oggi notizia di una battuta d’arresto che non può che riempirci di sdegno.

«Da alcuni giorni non andavo in cantiere – racconta Alberto – perché io e Paola siamo stati impegnati con la manifestazione della Prometeo Aitf Onlus [“Sardegna, isola dei trapianti e dello sport”, organizzata a Cagliari dal 25 al 28 aprile scorso, ndr]. Oggi ci sono tornato ed ho trovato la “sorpresa”». Una “sorpresa” che non è esagerato definire “profanazione” – visto il valore anche simbolico di questa struttura – e che include la violazione della casa, il furto del rame utilizzato per predisporre gli allacci delle pompe di calore e danni alle pareti, conseguenti alla violenta sottrazione del metallo. Per riparare questi danni sarà necessario un intervento dei muratori: una spesa che, per le già provate casse dell’associazione, proprio non ci voleva. Per chi non lo sapesse, infatti, quella che tutti chiamano la “Casa di Elisa” è nata e si sta sviluppando senza alcun finanziamento pubblico, solamente grazie ai sacrifici di Paola e Alberto, degli altri soci e dei tanti amici che hanno sposato la loro causa.

L’associazione naturalmente sporgerà denuncia ai carabinieri, ma i coniugi Deiana hanno già una certezza: che non si tratti di qualcuno del posto. Gli abitanti di Soleminis – ci tengono a rimarcare – sono sempre stati solidali con loro e considerano questa casa come un bene della comunità.

In questi tempi in cui anche pretendere il rispetto per i sogni altrui e per i morti è chiedere troppo, sarebbe facile rassegnarsi o, peggio, adeguarsi a questo abbruttimento, ma esistono ancora coraggiose alternative. Ce lo dimostrano proprio Alberto e Paola che – nonostante il grande lutto che li ha colpiti e in barba agli ostacoli, non sempre casuali, che il loro progetto continuamente incontra – non si arrendono. Questa coppia straordinaria continua a lottare, a chiedere e offrire solidarietà, a sorridere e ad amare. A loro, dunque, vanno l’incoraggiamento e l’ammirazione della nostra redazione e de “Il granello di sale”, l’ente che edita questo giornale.

Il compito di fare ipotesi ed emettere sentenze lo lasciamo alle autorità competenti, a cui auguriamo di poter al più presto far luce sulla vicenda.
A noi altri, spetta, invece, un compito non meno importante: mobilitarci affinché la solidarietà batta il cinismo
, cominciando con il porgere la nostra mano all’associazione Elisa Deiana onlus. In questa direzione anche le parole di Pino Argiolas, presidente della Prometeo Aitf onlus: «Danneggiare un’associazione di volontariato è un fatto gravissimo, anche perché rende vani i sacrifici di tante persone che, con il loro 5 per 1.000, hanno voluto aiutare tanti trapiantati che necessitano di un alloggio temporaneo. Rubare non è mai giusto, ma chi ruba a persone che fanno del bene è doppiamente colpevole. Invito tutti i cittadini a sostenere con uno sforzo straordinario l’associazione Elisa Deiana onlus affinché possano essere ricomprati tutti i materiali rubati e riparati tutti i danni subiti. Visti i pochi alloggi disponibili a Cagliari,  i trapiantati e i trapiantandi hanno bisogno che questa casa apra quanto prima

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Sparatoria davanti a Palazzo Chigi: un bel “non-commento”

Sulla sparatoria avvenuta stamattina davanti a Palazzo Chigi, durante il giuramento del nuovo Governo, i commenti si sprecano, ma non tutti sono degni di essere presi in considerazione. Quello pubblicato da Sara Canu sul suo blog Chiediloalvento, invece, è sicuramente utile per una seria riflessione sull’evento:

Credo che ci sia una confusione totale. Di persone che fanno a gara a dire la loro, ma hanno talmente fretta  di farlo che poi finiscono per cambiare idea durante la loro stessa esposizione.

Per una questione politica e sociale soprattutto, è un periodo di crisi e sembra che questo ci spinga più a riflettere. Solo che l’arte dell’esporre un pensiero, dovrebbe essere preceduta da almeno 30 secondi di silenzio. Tanto non siamo in televisione che dobbiamo rispettare dei tempi. Non è una cosa grave dire “Aspetta, fammi pensare un momento”.

Io adoro i silenzi. E poi la velocità non è mai stato il mio forte, ho proprio la necessità del silenzio per pensarci su. E a volte, in certe situazioni, mi arrendo, perché non ne so abbastanza o perché è presto.

Come oggi. La notizia di oggi è sicuramente quella della sparatoria davanti a Palazzo Chigi. Ho seguito in tv una diretta su rai news e sono rimasta colpita dalla giornalista Monica Maggioni, che invitava i suoi collaboratori a non mostrare i volti dei carabinieri feriti e a non dare notizie affrettate, senza prima avere un minimo di conferma.

Ha invitato i suoi alla cautela, lì, durante una diretta tv.

Tra di noi non è stato così. Oramai il mezzo di comunicazione sono i social network. E sono andata a vedere i pareri delle persone.

Mi sono scontrata con un minestrone di opinioni. “Certo, è un disperato e come noi tutti non ne può più”. “non è uno squilibrato è solo sfinito dalla crisi”. E mi sembrano delle motivazioni così mollicce. Ah, per dovere di cronaca, ho trovato anche il commento dell’idiota di turno, che si complimentava  con l’artefice della sparatoria per aver colpito i due carabinieri.

Esistono ancora persone convinte che i carabinieri siano servi del potere.

Certo, per questo prendono addirittura 1200 euro al mese. Hanno proprio capito tutto.

Io non so se quello di oggi sia stato il gesto di uno squilibrato, lo spero. Spero che non ci sia dell’altro dietro. E non so a chi dare la colpa.

Alla crisi? Non avrebbe ferito due carabinieri.

La motivazione più clamorosa è quella che vede Beppe Grillo colpevole. Per carità. Beppe Grillo sbraita e sembra che voglia spaccare la faccia a chiunque, ma se qualcuno prende un’arma e va a uccidere qualcuno vuol dire che è un pirla. Una logica simile a quella che vede colpevole Marilyn Manson quando degli psicopatici dicono di aver compiuto una strage dopo aver ascoltato una sua canzone.

La lega nord è da anni che vuole scendere a Roma coi fucili e invece da anni è lì che da Roma attinge, ruba e mangia a quattro ganasce.

Ma allora di chi è la colpa?

Allora è una situazione troppo delicata e complessa.

Fammi pensare un momento.

 

 

Foto www.ilmattino.it

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Fumata bianca, eletto il papa

Fonte: Ansa

La fumata bianca  dal comignolo della Cappella Sistina dove i cardinali sono riuniti da ieri ha segnalato che il nuovo papa è stato eletto. Il pontefice è stato eletto al quinto scrutinio dopo le fumate nere di ieri sera e di questa mattina.

Le campane della basilica di San Pietro suonano a festa per annunciare il nuovo papa.

Un boato della Piazza San Pietro ha accolto la fumata bianca. La folla impazzita si sta accalcando sotto al sagrato della basilica di San Pietro, è un tripudio di cori e foto.

Il Conclave in corso comunque e’ già più lungo di quello che nel 2005 elesse Papa Joseph Ratzinger. Per giungere all’elezione di Benedetto XVI, infatti occorsero quattro scrutini, svoltisi in due giorni, uno il 18 e tre il 19 aprile 2005. Non essendoci stata la fumata bianca al quarto scrutinio, quindi, la scelta del successore sta richiedendo più votazioni di quelle occorse per Ratzinger.

La notizia della fumata bianca in Piazza san Pietro è stato accolto anche a Venezia dal suono delle campane a distesa dal campanile della Basilica di San Marco. Anche nelle chiese delle altre città del Veneto le campane sono state sciolte per salutare l’annunciata elezione del nuovo Pontefice. Pochi minuti dopo la fumata bianca a Milano in tutte le chiese hanno iniziato a suonare le campane. Le campane suonano anche in tte le chiese della Lombardia. La notizia della fumata bianca in Piazza san Pietro è stato accolto anche a Venezia dal suono delle campane a distesa dal campanile della Basilica di San Marco. Anche nelle chiese delle altre città del Veneto le campane sono state sciolte per salutare l’annunciata elezione del nuovo Pontefice.

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Incidente a Fiumicino: la procura procede per disastro colposo

Roma

(Adnkronos/Ign)

Una perizia stabilirà se possano essere state delle raffiche di vento a determinare uno spostamento del velivolo, mentre atterrava sabato sulla pista dell’aeroporto ‘Leonardo da Vinci’.

Sedici persone sono rimaste ferite. Per il momento l’ipotesi di reato è contro ignoti

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