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Archivio | … che contano

Il paradossale caso di Mario Trudu

Riceviamo e pubblichiamo:

 

Segnaliamo una notizia che ci arriva dal carcere di Spoleto, di evidente gravità.

La subordinazione della concessione di un avvicinamento-colloquio alla copertura da parte del  detenuto del pagamento delle spese di viaggio, scorta e annessi compresi.

È la risposta che il Ministero avrebbe dato a Mario Trudu, ergastolano, al 35esimo anno di carcerazione, che chiede un avvicinamento sia pur temporaneo alla famiglia, in Sardegna. Da tempo non incontra la sorella, in difficoltà per motivi di età e di salute, mentre gli incontri con gli altri familiari sono stati molto rari per via, oltre che della distanza, delle non floride condizioni economiche, che impediscono trasferimenti frequenti.

È la prima volta che ci giunge notizia di una simile richiesta. Ci chiediamo se esiste, e da quando, una disposizione del Ministero che subordini i trasferimenti alla copertura della spesa da parte del detenuto, o se quanto meno leghi questa richiesta al superamento di un tetto di costo. Cosa che, oltre che violazione di un diritto, visto che null’altro osterebbe al trasferimento, comunque sembra essere fortemente discriminatoria.

 

Ci sono vicende che si fa davvero fatica a crederci. Tanto che il primo pensiero che viene è che si tratti di uno scherzo, una burla… e questa mi è arrivata ieri sera in busta gialla, messa nero su bianco da Mario Trudu ( giusto per ricordare, ergastolano, di Arzana, in carcere dal 1978, gli ultimi dieci nella casa di reclusione di Spoleto), come un pesce d’aprile giunto un po’ in ritardo, ma con le poste, si sa, bisogna a volte avere pazienza…

Mario Trudu, dunque, che da molto tempo non vede le sorelle, e i motivi si possono ben immaginare: il costo del viaggio dalla Sardegna al continente, e quello della permanenza nei dintorni del carcere per chi ricco non è, l’età ormai avanzata e la salute che comincia a zoppicare…, da tempo dunque chiede un trasferimento sia pur temporaneo in un carcere sardo per avvicinarsi alla famiglia. Un avvicinamento-colloquio, come si dice. Uno spiraglio sembrava essersi aperto, qualche mese fa, e con pazienza Trudu ha aspettato. La pazienza… per chi è in carcere da 35 anni si pensa sia cosa infinita… Non nascondeva, Mario, l’ultima volta che l’ho incontrato, una tenue contentezza per i segnali buoni che aveva ricevuto. Dopo tanto tempo e tante vane attese.

E la risposta dal Ministero è arrivata, dicendo, in poche parole, che Mario Trudu sarebbe potuto andare in un carcere in Sardegna, “pagandosi il viaggio, scorta e tutte le spese attinenti al trasferimento”. 

Avete letto bene: il permesso può essere concesso, ma il Ministero lo affianca alla richiesta di una sorta di “concorso in spese”, anzi di più, della copertura totale delle spese.

Questo nel documento arrivato da Roma a Spoleto e che è stato fatto leggere a Trudu. Cifre non ne vengono specificate, ma facendo un po’ di calcoli qualcuno sussurra una cifra che presumibilmente può arrivare, fra andate e ritorni, a circa 10.000 euro.

La motivazione di questa stupefacente richiesta? Sembra che lo Stato non abbia i soldi per pagare la scorta per avvicinare temporaneamente  Mario Trudu in un carcere della Sardegna.

Chi qualcosa sa del carcere, sa delle piccole spese per il sopravvitto, per avere qualcosa in più oltre alle poche cose “d’ordinanza”, a volte meno del minimo necessario per la decenza… va bene mi piacciono le iperboli, ma mi sono chiesta se a breve verrà chiesto ai detenuti di pagarsi il costo della serratura della cella… in un paese dove (è vero si tratta di altre amministrazioni, ma che al medesimo Stato fanno capo) non si va a guardare troppo per il sottile per i rimborsi di spese fatte in tutta allegria da amministratori di vario livello e a vario titolo…

La domanda più stupida che viene in mente: e dove andrà a prenderli mai un detenuto di famiglia non ricca, chiuso in carcere da 35 anni, i soldi per pagare un viaggio per sé, per la scorta e per tutto quanto si ritenga necessario alla bisogna…  da quale lavoro, da quale fonte di reddito?

Mentre proprio per la Sardegna negli ultimi mesi sono stati imbarcati e continuano ad esserlo detenuti dell’Alta Sicurezza, da tutta l’Italia, destinati a carceri proprio lì costruiti apposta per loro. E pensiamo al costo delle carceri e al costo dei trasferimenti…

Altra domanda: le cose sarebbero diverse dunque se Trudu appartenesse ad una ricca famiglia che potesse pagare il viaggio come richiesto? E non si configurerebbe in questo caso una vera e propria  discriminazione?

O meglio bisogna chiedersi: c’è una disposizione del Ministero per cui è stabilito che le spese per avvicinamenti-colloquio devono essere effettuati a carico del detenuto? E a partire da quale data, visto che sappiamo di recenti avvicinamenti-colloquio ( pure di persone in regime di Alta Sicurezza, e quindi con scorta adeguata) avvenuti regolarmente. Oppure esiste, e da quando?, una disposizione che chiede al detenuto la copertura del costo del trasferimento al di sopra magari di una certa somma? Insomma, trasferimenti con massimali di costi, oltre i quali sono affari, e spese, del detenuto?  E non configurerebbe anche questo, il costo della distanza, grave discriminazione?

Una notizia buona forse in tutto questo ci sarebbe. Mario Trudu potrebbe dunque essere avvicinato a casa. I motivi che ostano all’avvicinamento al luogo d’origine per chi abbia commesso gravi reati, dopo 35 anni infine sono caduti… e allora ancor di più la condizione che pone il Ministero non sa solo di beffa, ma suona violazione di diritto. Se da qualche parte dell’ordinamento penitenziario è pur scritto che i diritti fondamentali della persona vanno rispettati anche per chi è in stato di detenzione, in particolare con riferimento alle esigenze di tutela delle relazioni familiari.

E visto che quando tutto manca ci si appella all’Europa, ecco le Regole penitenziarie europee, che stabiliscono che “la detenzione, comportando la privazione della libertà, è punizione in quanto tale. La condizione e i regimi di detenzione non devono quindi aggravare la sofferenza inerente ad essa, salvo come circostanza accidentale giustificata dalla necessità dell’isolamento o dalle esigenze della disciplina“. Ma caduta la necessità dell’isolamento e le esigenze di disciplina “ogni sforzo deve essere fatto per assicurarsi che i regimi degli istituti siano regolati e gestiti in maniera da mantenere e rafforzare i legami dei detenuti con i membri della loro famiglia e con la comunità esterna, al fine di proteggere gli interessi dei detenuti e delle loro famiglie”.

Già, gli interessi delle famiglie… vittime dimenticate anch’esse se nel nostro ordinamento mancano totalmente gli strumenti di tutela nei confronti dei familiari. Vittime, anche se non direttamente autori di un reato, se pagano comunque il peso della detenzione e della distanza.

Gli interessi dei detenuti e delle famiglie, vittime, scopriamo oggi per un aspetto in più, di uno Stato che dimentica troppo spesso di avere preso in consegna “persone”, da riavvicinare, come pure la Costituzione chiede, prima o poi alla società. Comincio a pensare non ci sia norma più violata.

Per quanto riguarda Mario Trudu, sembra che tutto miri ad una sola cosa. Come gli ostativi destinato a morire in carcere, nonostante il percorso compiuto in tutti questi anni, e che chi lo ha seguito conosce e riconosce… si aggiunge ora una punizione in più: sapere di non poter sentire mai più l’odore di casa, neanche attraverso le sbarre di una cella.

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Australia: la Casa Girasole

E’ stata costruita a Canberra, in Australia, dallo studio DNA Architects, e la sua principale caratteristica è che gira su se stessa catturando la luce solare durante tutto l’arco del giorno. Meno costi di riscaldamento e di illuminazione, massimizzazione degli impianti solari termici e fotovoltaici. La casa Girasole poggia su 23 ruote collegate a due motori elettrici, il tutto controllato da una centralina computerizzata. Una rotazione completa termina in meno di 10 minuti

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Inaugurato a Firenze il primo Bug Hotel

Si trova a Firenze, nel Parco delle Cascine, il primo Bug Hotel, un rifugio attrezzato per gli insetti. 200 metri quadri di spazio con diverse casette in legno dove cavallette, coccinelle, lumache e farfalle potranno trovare riparo.
Il progetto è stato realizzato dai ragazzi del Centro di Giustizia Minorile, seguiti dai giardinieri del Comune di Firenze.
(Fonte: Firenzetoday.it)

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Epilessia: è nato un dispositivo per assistere i pazienti e avvertirli delle crisi

Un dispositivo a dir poco rivoluzionario è stato messo a punto per assistere i pazienti affetti da epilessia. Si chiama Dialog e consente di avvertire le crisi attraverso un sensore, applicato sul corpo del paziente come un cerotto, il quale individua il cambiamento dell’attività neuronale allertando chi lo indossa e permettendogli di cautelarsi per non farsi male. Ecco il link al quale accedere per informazioni più dettagliate.
http://www.pazienti.it/blog/dialog-malati-epilessia-01042014

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Riapre una libreria a Scampia

 

 

 

L’ultima libreria nel quartiere Scampia di Napoli ha chiuso 37 anni fa. Ora, grazie all’iniziativa coraggiosa di due ragazzi poco più che ventenni, Rosario Esposito La Rossa e Maddalena Stornaiuolo, i libri sono tornati. Il Marotta&Cafiero Store sorge all’interno dell’istituto alberghiero Vittorio Veneto, via Antonio Labriola, e sarà gestito da ragazzi del quartiere. Lo spazio è stato arredato con mobili di riciclo in soli dodici giorni di lavoro e con la collaborazione degli stessi studenti dell’istituto. Il progetto della casa editrice Marotta&Cafiero di Scampia è partito nel 2010. In questo video la loro bellissima storia.

Fonte: Cacaoonline

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La Sardegna? Si applica, ma potrebbe fare di più. Questi i dati su trapianti e donazioni di organi nel 2013

di Marcella Onnis

Da alcune settimane sono disponibili sul Sistema informativo trapianti (SIT) i dati definitivi sui trapianti e le donazioni di organi relativi al 2013.

Lo scorso anno i reparti di rianimazione hanno segnalato complessivamente 2.270 potenziali donatori, anche se sono meno della metà (1.102 per l’esattezza) coloro il cui sacrificio ha ridato la vita a un’altra persona (oltre ai “no” alla donazione, devono, infatti, essere considerati i casi in cui, una volta effettuati i necessari accertamenti, il potenziale donatore risulta non idoneo a donare gli organi). Grazie a queste persone sono stati realizzati 2.768 trapianti (uno stesso donatore  – lo ricordiamo – può donare più organi) di cui 223 da vivente. Mentre il numero complessivo segna un calo rispetto al 2012 e ai suoi 2.902 trapianti (a oggi l’archivio del SIT riporta un dato leggermente diverso da quello che vi avevamo indicato l’anno scorso), il numero delle operazioni rese possibile da donatori vivi è leggermente aumentato: l’anno precedente, infatti, erano state 206.

Se lo scostamento tra un anno e l’altro non è elevato per i trapianti, non lo è neppure per le persone in attesa di un nuovo organo: al 26 marzo 2014 in Italia sono state censite 9.167 persone in lista d’attesa, mentre circa un anno fa (al 23 marzo 2013, giorno della nostra rilevazione) erano 9.076. Resta, però, il fatto che – come rilevato dal Centro regionale trapianti (CRT) della Sardegna nella sua ultima relazione annuale – gli organi disponibili sono sufficienti solo per un terzo dei pazienti in lista.

Abbastanza stabile anche la media nazionale delle opposizioni alla donazione: mentre nel 2012 i “no” al prelievo degli organi erano il 29,2%, lo scorso anno sono stati il 29,4%. Questo lieve peggioramento, però, forse non è così allarmante, se consideriamo che al 26 marzo le persone che hanno espresso il loro consenso a donare i propri organi in caso di morte ammontavano ad 1 milione 341 mila e 553. Dichiarare tale volontà è semplice: ci si può rivolgere all’Aido, alle asl, agli uffici anagrafe dei comuni che hanno stipulato accordi con queste ultime oppure si può usare il tesserino rilasciato anni fa dal Ministero della Salute. O, ancora, si può semplicemente scrivere a mano, su un qualunque foglio di carta, una dichiarazione firmata e datata. Un gesto facile che, però, – lo ricorda anche la relazione del CRT Sardegna – potrebbe rivelarsi prezioso anche per i nostri cari, se mai sarà loro posta la drammatica domanda. A nessuno piace pensare alla morte, ma è un’eventualità che non possiamo ignorare, per cui bene faremmo tutti a porci oggi questo quesito per evitare che un domani le persone che amiamo al dolore di perderci debbano sommare l’angoscia di non sapere cosa avremmo voluto che decidessero per noi.

Tornando ai dati dello scorso anno, emerge che nel 2013 la regione più “generosa” è stata la Sardegna, con 52 segnalazioni di potenziali donatori (in leggera flessione rispetto al 2012, quando queste raggiunsero quota 54) e con solo 7 “no” alla donazione, corrispondenti al 13,5% (cioè quasi 16  punti percentuali in meno rispetto alla media nazionale e circa 7 punti in meno rispetto all’anno precedente, in cui la percentuale di opposizione si attestò al 20,4%).
Un importante risultato reso possibile dall’intervento di più attori, tutti ricordati dal Centro regionale trapianti: donatori e familiari, associazioni di volontariato (che tanto fanno per promuovere la cultura della donazione) e tutta la Rete regionale trapianti che include, oltre al personale sanitario, anche “persone il cui lavoro è “invisibile” ma essenziale perché si possa giungere al risultato finale”. Per questa ragione, meritano di essere citate tutte, come è stato fatto nella relazione annuale del Centro regionale: “il personale delle rianimazioni, i coordinatori locali delle donazioni, il personale delle direzioni sanitarie e degli altri servizi degli Ospedali che hanno segnalato i donatori, che assieme ai coordinatori del Centro Regionale Trapianti lavorano instancabilmente per tante ore di seguito per portare avanti i processi donativi e permettere che la generosità delle famiglie che donano possa portare al massimo risultato possibile in termine di utilizzo e di sicurezza degli organi offerti, il personale delle equipes chirurgiche dei Centri di trapianto che si recano anche fuori Sardegna per andare a effettuare i prelievi, e perfino gli autisti che accompagnano le equipes da Cagliari verso altri Ospedali dell’isola e le aspettano diverse ore mentre effettuano i prelievi spesso senza un posto dove riposare prima di rimettersi alla guida verso Cagliari. I Chirurghi e il personale di sala che hanno effettuato i trapianti, tutto il personale medico e infermieristico che si occupa dei pazienti da trapiantare e del follow up dei trapiantati”.

A onor di precisione, va segnalato che, nonostante l’aumento di 5 punti percentuali rispetto al 2012, il record nazionale più basso di opposizioni (13,3%) è stato registrato nella Provincia autonoma di Trento. La media regionale, tuttavia, sale notevolmente per via dei dati della Provincia autonoma di Bolzano in cui le opposizioni sono state il 28,6%. Dati molto positivi sono stati registrati anche in Valle d’Aosta (20%) e Friuli Venezia Giulia (21,4%). Più positivo ancora ma davvero particolare il caso dell’Umbria, che nel 2012 aveva raggiunto il record dello 0% di opposizioni e che, invece, l’anno scorso, pur confermandosi estremamente “generosa”, ha visto peggiorare il suo dato: 16,7%. E di un vero crollo – non matematico ma sociale – si può parlare per il Molise, passato dal 16,7% del 2012, che lo collocava in cima alla classifica delle regioni più generose, al 75% del 2013, peggior dato nazionale registrato.

Dicevamo prima che la Sardegna ha di che rallegrarsi per quanto riguarda le opposizioni alla donazione, ma questi dati molto positivi sono un po’ offuscati dalle stime sulle segnalazioni dei potenziali donatori e sui trapianti eseguiti.

I 14 reparti di rianimazione censiti per l’attività di donazione di organi hanno effettuato le segnalazioni nel 37% dei casi di decesso per lesione cerebrale avvenuti nei reparti di terapia intensiva (52 casi su 139), una percentuale che il CRT definisce “abbastanza buona nel complesso, ma suscettibile di miglioramento”. Questo alla luce del fatto che le stime internazionali attestano la possibilità effettiva di diagnosticare la morte encefalica per il 50-60% dei pazienti con lesioni cerebrali. E la possibilità di fare le segnalazioni, ricorda il CRT, “dipende molto anche dalla presenza nel Presidio di un reparto di Neurochirurgia”.

Tuttavia, rispetto al 2012 si è comunque registrato un aumento del 15,38% dei donatori utilizzati (il termine tecnico è un po’ brutale). E tra questi è in crescita la percentuale di donatori anziani, come ha evidenziato anche la dott.ssa Elena Zidda a Nuoro lo scorso 20 gennaio, durante l’assemblea locale dei soci della Prometeo AITF Onlus: 10 dei 30 donatori, infatti, avevano un’età superiore ai 70 anni e metà di essi erano over 80. La più anziana – annota il CRT – è stata una donatrice di Carbonia di 87 anni, anche se il record isolano è stato registrato nel 2005 grazie ad una donatrice di 89 anni.

Come anticipato, sono, invece, poco incoraggianti le stime sui trapianti effettuati: 66 organi complessivamente trapiantati nel 2013 contro i 76 del 2012. Una flessione che si rivela un vero e proprio picco negativo, eguagliato solo nel 2009, se si prendono in considerazione i dati del periodo 2006-2013 riportati nella tabella fornita dalla Prometeo AITF Onlus. Fatta eccezione per il fegato (20 trapianti contro i 18 del 2012), il calo ha riguardato tutti gli organi: cuore, reni e pancreas (per questo organo i trapianti sono stati addirittura dimezzati rispetto all’anno precedente).
Dei 66 organi trapiantati 50 provenivano da donatori sardi mentre 16 da altre regioni. Una “cortesia” più che ricambiata, visto che ben 45 organi prelevati nell’Isola sono stati utilizzati in altre regioni, alcuni per trapianti d’urgenza e il resto (la maggior parte) perché non adatti ai riceventi iscritti nella lista d’attesa sarda.
Anche qui c’è, però, una nota positiva e incoraggiante: tre trapianti di rene da vivente realizzati con l’utilizzo della tecnologia robotica.

Peraltro, nonostante il numero non elevato di trapianti eseguiti, le liste di attesa regionali non hanno fortunatamente subito un’impennata: stabile rispetto all’anno precedente il numero di persone bisognose di un nuovo fegato (attualmente 10) e di un nuovo pancreas (5 in lista attiva e 3 temporaneamente sospesi); cresciuto ma non eccessivamente il numero dei pazienti in attesa di un nuovo rene (141 in lista di cui, però, 30 temporaneamente non idonei al trapianto); addirittura calato il numero di persone in attesa di un cuore nuovo (solo 2).

Volendo commentare sinteticamente i dati regionali dello scorso anno si potrebbe dire che nell’Isola c’è un grande potenziale – dato da l’estrema generosità e senso sociale della sua popolazione” per dirla con le parole del CRT – ma c’è da lavorare per non disperderlo. Per far sì, cioè, che le morti encefaliche – che, purtroppo, continuano ad avvenire – non restino solo delle drammatiche perdite, ma possano, attraverso il trapianto, divenire motivo di gioia per tante persone malate e di consolazione per le famiglie che hanno subito il lutto.

E in questa direzione va anche il commento di Giuseppe Argiolas, Presidente della Prometeo AITF Onlus: «Questo del 2013 a nostro modestissimo parere è un risultato splendido, che dice che i sardi, quando vengono chiamati a donare, sono generosissimi. Ed è anche un risultato che va ascritto al lavoro di tanti operatori sanitari delle varie Rianimazioni e al grande impegno di sensibilizzazione e di informazione che compiono diverse organizzazioni di volontariato, tra le quali la nostra.» E poi aggiunge: «Vorrei ringraziare tutte le famiglie che hanno donato gli organi di un congiunto perché è il loro sacrificio che rende possibili questi risultati».
Risultati che, però, in linea con quanto affermato dal CRT (“Abbiamo sicuramente un margine per poter migliorare le cose. I trapianti possono essere fatti grazie alla donazione ma occorre anche l’efficienza di tutte le componenti della Rete”), possono essere migliorati: «Come associazione crediamo che questa generosità meriti una risposta ancora migliore da parte di tutta la sanità sarda affinché i 100 trapianti complessivi (cuore, rene, fegato e pancreas)  possano diventare la norma e non l’eccezione  di un anno».

La nuova Giunta regionale si è insediata solo di recente e il Centro regionale trapianti intende dare modo all’assessore alla Sanità, Luigi Arru, di “ambientarsi” prima di affrontare la questione dei trapianti e delle donazioni di organi. La Prometeo AITF onlus, invece, nell’augurargli buon lavoro e nell’offrirgli «la massima disponibilità a collaborare come associazione di volontariato del settore» già avanza le sue richieste, che richiamano, peraltro, «quanto chiesto ai suoi predecessori»:
«1) mettere la donazione degli organi tra gli obbiettivi  da raggiungere per tutti gli ospedali dotati di Rianimazione e per tutti i direttori generali dei vari ospedali e delle A.S.L.;

2) riorganizzare le Rianimazioni, con particolare attenzione a quelle che non fanno osservazioni di morte encefalica, puntando a rimuovere tutte le cause che sono di ostacolo alla donazione degli organi;
3)puntare ad aumentare il numero dei trapianti complessivi, quello di reni in particolare, per ridurre per quanto è possibile il numero delle persone costrette alla dialisi, che in Sardegna aumenta ogni anno a dismisura».

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Casa Cristina ha bisogno del vostro aiuto!

 

 

di redazione

 

Casa Cristina, la casa alloggio dedicata alle donne che l’ente Il granello di sale, editore di questo giornale online, gestisce da tre anni a Ronta, è in grave difficoltà economica. Attualmente la casa ospita due donne e un minore. Il bambino ha appena 18 mesi.

La sua mamma è una donna etiope laureata in scienze infermieristiche a Pisa, iscritta all’albo degli infermieri professionali, in Italia da 15 anni. Per motivi vari attualmente non ha lavoro anche se lo sta cercando disperatamente. Noi la ospitiamo, paghiamo le utenze, anche per l’altra signora, un’anziana con poche possibilità economiche che ha inaugurato la casa. Ma non basta. Le esigenze sono tante!

Avremmo, inoltre, la  possibilità di aprire un’altra casa alloggio, a Borgo San Lorenzo, ma non riceviamo contributi da nessuno se non il sostegno di chi crede nel nostro lavoro rivolto alle donne in difficoltà. Sostenete Casa Cristina!

Anche 5 euro per noi fanno la differenza!

Indirizzo Paypal: ilmiogiornale@infinito.it 

Nella foto: le ospiti di Casa Cristina con Francesca Lippi e Cristina C. volontaria dell’associazione

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A Canino è nata una scuola familiare

All’interno del Villaggio Evolutivo di Canino, provincia di Viterbo, è nata la “Scuola Farfalla”, un progetto di scuola familiare, homeschooling in inglese, dove gli insegnanti sono i genitori stessi degli alunni, dove si svolgono molte lezioni all’aperto e a contatto con la natura e dove oltre alla matematica e alle lingue straniere si imparano anche la danza e la recitazione, lo yoga e le arti marziali. Una scuola dove i pasti sono biologici e preparati in casa, e dove periodicamente si svolgono assemblee tra genitori, insegnanti e alunni per migliorare i servizi.
Dovrebbe essere una scuola normale come tante altre, invece è una realtà unica… Per maggiori informazioni http://www.villaggioevolutivo.it/

Fonte: Cacaoonline

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