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Archivio | … che contano

Ticket crossing

Si cominciano a vedere anche in Italia alle fermate degli autobus i cartelli che invitano i viaggiatori a condividere con altri utenti i propri biglietti non scaduti.
L’iniziativa è già in voga nelle maggiori città europee: basta attrezzare una scatola, una bottiglia di plastica o qualsiasi altro contenitore per raccogliere i biglietti e attaccare un cartello esplicativo che inviti chi scende dall’autobus a lasciare il proprio biglietto a tempo per chi deve salire.
Le aziende che gestiscono i mezzi pubblici sembrano tollerare il fenomeno.
(Fonte Greenme.it/Cacaoonline)

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Il reato di tortura in Italia

Nonostante i numerosi impegni internazionali presi, in Italia manca ancora oggi il reato di tortura.

La Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura del 1984, ratificata dal nostro paese nel 1988, prevede che ogni stato si adoperi per perseguire penalmente quegli atti di tortura delineati all’art. 1 della Convenzione stessa.

Sono passati oltre 25 anni, ma in Italia il reato di tortura continua a essere un miraggio.

A 13 anni dal G8 di Genova del 2001, molti dei responsabili di gravi violazioni dei diritti umani sono sfuggiti alla giustizia e in Italia mancano strumenti idonei per prevenire e punire efficacemente le violazioni. Nel frattempo, molti altri casi che chiamano in causa la responsabilità delle forze di polizia sono emersi e, purtroppo, continuano a emergere, senza che vi sia stata una risposta adeguata da parte delle istituzioni.

Per fermare queste violazioni e a beneficio del ruolo centrale della polizia nella sua funzione di protezione dei cittadini, è urgente colmare le lacune esistenti al più presto.

Dopo il fallito tentativo della XVI legislatura, è stata positiva la presentazione di nuovi disegni di legge, poi confluiti in un testo unificato, sul reato di tortura. La discussione al Senato, iniziata il 22 luglio 2013 in seno alla commissione Giustizia, si è conclusa con l’approvazione del testo unificato lo scorso 5 marzo, con voto quasi unanime.

Il testo, positivamente, introduce un reato specifico di tortura e non richiama il requisito della necessaria reiterazione degli atti di violenza o minaccia perché si possa parlare di tortura. Quanto invece alle criticità, il reato viene qualificato come comune e quindi imputabile a qualunque cittadino, anche se si prevede l’aggravante se commesso da pubblico ufficiale; questo, è stato possibile grazie all’approvazione di un emendamento proposto in fase di discussione che ha modificato il testo originario, che invece mirava a qualificare il reato di tortura come reato proprio, oltre che specifico, punibile solo se commesso da un pubblico ufficiale. Un’altra criticità consiste nella non perseguibilità delle condotte omissive.

Inoltre, rispetto alla prima versione del disegno di legge, è stata purtroppo eliminata la parte dell’art. 5 che prevedeva l’istituzione di un fondo nazionale per le vittime della tortura.

È essenziale che il reato di tortura venga introdotto nel codice penale italiano quanto prima e nel massimo rispetto degli standard internazionali, garantendo in questo modo la copertura nazionale della violazione e contribuendo alla prevenzione della tortura e dei maltrattamenti.

Pertanto occorre approvare tempestivamente la legge che introduce il reato di tortura in Italia e che questa soddisfi tutti gli standard internazionali che il nostro paese si è più volte impegnato a osservare.
Fonte: Amnesty International

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Diaz: Corte Strasburgo condanna Italia per tortura. Condanna anche per mancanza di leggi in materia


Italia condannata per tortura per quanto accaduto nel blitz delle forze dell’ordine alla scuola Diaz dove dormivano i manifestanti anti-G8 di Genova del 2001. Quanto compiuto, dice la Corte europea dei diritti dell’uomo, “deve essere qualificato come tortura”. Condanna anche per la mancanza di legislazione corretta in materia.

La Corte europea dei diritti dell’ uomo ha condannato l’Italia sulla base del ricorso presentato a Strasburgo da Arnaldo Cestaro, una delle vittime della perquisizione alla scuola Diaz avvenuta il 21 luglio 2001, alla conclusione del G8 di Genova. Nel ricorso, l’uomo, che all’epoca dei fatti aveva 62 anni, afferma che quella notte fu brutalmente picchiato dalle forze dell’ordine tanto da dover essere operato, e da subire ancora oggi ripercussioni per alcune delle percosse subite. Cestaro, rappresentato dall’avvocato Nicolò Paoletti, sostiene che le persone colpevoli di quanto ha subito sarebbero dovute essere punite adeguatamente ma che questo non è mai accaduto perché le leggi italiane non prevedono il reato di tortura o reati altrettanto gravi. Oggi i giudici della Corte europea dei diritti umani gli hanno dato pienamente ragione.

Non solo hanno riconosciuto che il trattamento che gli è stato inflitto deve essere considerato come “tortura”. Nella sentenza i giudici sono andati oltre, sostenendo che se i responsabili non sono mai stati puniti, è soprattutto a causa dell’inadeguatezza delle leggi italiane, che quindi devono essere cambiate. Inoltre la Corte ritiene che la mancanza di determinati reati non permette allo Stato di prevenire efficacemente il ripetersi di possibili violenze da parte delle forze dell’ordine.

“Ciò che è accaduto alla scuola Diaz è un concentrato di violazioni della Convenzione dei diritti dell’uomo. Quella della Corte Europea è una decisione scontata”. E’ il commento di Enrico Zucca che, insieme a Francesco Albini Cardona, sostenne l’accusa nei processi per i fatti della Diaz. “Quello che non era scontato era l’atteggiamento di tutti i governi e ministeri competenti che hanno costantemente ignorato quello che anche la giurisdizione italiana ha stabilito. Le orecchie sono sorde perchè non vogliono ascoltare”, ha detto.

Giuliani, finalmente determinate le brutture dello Stato - “Finalmente la Corte europea ha determinato ancora una volta le brutture commesse dallo Stato italiano. Già la sentenza di Cassazione su Bolzaneto aveva stabilito che lì c’erano state torture ma questo povero paese non ha una legge sulla tortura come gli altri paesi civili e quindi non si è fatto nulla”. Lo ha detto all’ANSA Giuliano Giuliani, papà di Carlo, ucciso da un carabiniere durante gli scontri in piazza a Genova durante il G8 del 2001 commentando la sentenza della Corte di Strasburgo sulla Diaz. “Per anni la Diaz era stata considerata una perquisizione legittima e a Bolzaneto si distribuivano cioccolatini e caramelle” ha aggiunto Giuliano Giuliani. “Fu la sentenza di secondo grado che diede un giudizio negativo, ma fino al 2010 il giudizio che veniva fuori dalle aule di tribunale, dal potere politico e dalla grande informazione era che si trattava di una perquisizione, non di una macelleria messicana, come un poliziotto che vi partecipò alla fine ammise”. “Chissà se l’attuale governo troverà il tempo di occuparsi di queste cose che riguardano la dignità del Paese” ha detto ancora Giuliano Giuliani. “La Diaz fu tra l’altro un effetto delle pressioni dell’allora capo della polizia Gianni De Gennaro – ha aggiunto Giuliani – come scrive anche la Cassazione. Le sue pressioni per fare recuperare credibilità alla polizia dopo la morte di Carlo e gli scontri portarono alla Diaz”. Giuliani ricorda: “la condanna in Italia per la Diaz non è tanto per la macelleria in sé ma per il falso che venne commesso inducendo l’ispettore e l’agente a introdurre le due bottiglie molotov nella scuola. I poveretti che presero le botte rischiarono anche 14 anni di carcere per terrorismo per le due molotov che i poliziotti misero nella scuola di nascosto”. “Mi indigna una cosa – ha concluso Giuliani -: che la prova regina di quel falso è un filmato di 5,5 secondi che li fa vedere fuori dalla scuola con il sacchetto con le due molotov. 5,5 secondi di video sono serviti per condannare i più alti capi della polizia ma ore di video sulla morte di Carlo non sono serviti a smentire l’imbroglio sullo sparo deviato”.
“Oggi resta la rabbia, perchè questa cosa è bella ma resta impunito l’omicidio di Carlo”. Lo ha detto Giuliano Giuliani, il papà di Carlo, ucciso da un carabiniere durante gli scontri in piazza a Genova in occasione del G8 commentando la sentenza della Corte di Strasburgo che ha condannato l’Italia per tortura per i fatti della scuola Diaz. “La corte europea che oggi condanna per la tortura l’Italia è la stessa, anche se con una diversa composizione, che ci diede torto quando facemmo noi ricorso per le sentenze sulla uccisione di Carlo. In un primo tempo la ‘piccola corte’ di 7 membri ci diede ragione, poi lo Stato fece ricorso alla “grande chambre” composta di 12 membri e con sette voti contro cinque respinse il nostro ricorso lasciando senza verità, nessun accenno di verità l’omicidio di Carlo”.

In arrivo da Strasburgo anche sentenza su Bolzaneto
– Le sentenze della Corte europea dei diritti umani sui fatti avvenuti a Genova dopo il G8 non sono ancora finite. Davanti ai giudici di Strasburgo pendono altri due ricorsi presentati da 31 persone che affermano di essere state torturate nella caserma di Bolzaneto. Questi ricorsi – che portano il nome di Azzolina e altri contro Italia e Kutschkau e altri contro Italia – sono stati notificati al governo contemporaneamente a quello presentato da Arnaldo Cestaro. La Corte non ha ancora deciso ufficialmente quando emetterà le sentenze, ma fonti di Strasburgo interpellate dell’Ansa affermano che non tarderanno molto ad arrivare. Nei due ricorsi sono descritte, per ciascuno dei 31 ricorrenti (donne e uomini di varie nazionalità), le lesioni e le angheria subite dalle forze dell’ordine a volte – secondo quanto sostenuto nelle azioni legali – anche grazie al comportamento del personale medico. I ricorrenti chiedono alla Corte di Strasburgo, come ha fatto Cestaro, di riconoscere che nei loro confronti sono stati compiuti maltrattamenti equivalenti a torture. Inoltre domandano che l’Italia sia condannata per non aver rispettato l’obbligo di inserire nel suo ordinamento il reato di tortura, una lacuna che avrebbe finora consentito ai responsabili di rimanere impuniti.

I FATTI

Dopo gli incidenti avvenuti durante il G8 del luglio 2001, in cui morì anche Carlo Giuliani, la notte del 21 la polizia decise di fare una irruzione nella scuola Diaz, in via Cesare Battisti, dove alloggiavano parte dei manifestanti e giornalisti per cercare i responsabili degli scontri, dissero le forze dell’ordine. Lì c’erano il ‘press center di Indymedia e gli studi di Radio Gap (l’emittente ufficiale del contro G8). L’azione della polizia fu violenta: tracce di sangue rimasero su pavimenti e pareti, vetri rotti, computer divelti, indumenti strappati ci furono 82 persone ferite, alcune anche in modo grave che finirono in prognosi riservata. E gli arresti furono 93. Per quell’azione la Cassazione ha condannato 17 funzionari di polizia per le accuse di falso aggravato e calunnia: i giudici hanno ritenuto che i verbali sull’irruzione vennero redatti in modo falso. Decaddero per prescrizione le condanne legate al reato di lesioni. Tra i funzionari condannati c’erano anche l’allora direttore dell’anticrimine Francesco Gratteri e l’allora direttore dello Sco Gilberto Caldarozzi.

Green Italia, introdurre il reato -
“La notte del 21 luglio del 2001, quando decine di persone inermi furono vittime di torture da parte delle forze di polizia, costituisce uno dei punti più bassi della storia della nostra Repubblica. Nel 2001 eravamo a Genova con Legambiente, e toccammo con mano un clima e un criterio di gestione dell’ordine pubblico del tutto estraneo allo stato di diritto, e simile piuttosto ad una dittatura da stato sudamericano”. Lo dichiarano gli esponenti di Green Italia Roberto Della Seta e Francesco Ferrante. “La sentenza della Corte di Strasburgo – continuano Della Seta e Ferrante – mette nero su bianco ciò che una distorta concezione della ragion di stato ha sempre inteso negare, ovvero che a Genova ci fu un organico disegno repressivo e di tortura, e una catena di comando funzionale a esso. E’ triste che si sia dovuto attendere la sentenza dell’Europa per vedere riconosciuta questa evidente verità. A questo punto la politica italiana per riconquistare in merito dignità e credibilità deve approvare senza più ritardi la legge che introduce il reato di tortura nel nostro ordinamento”.
Fonte: Ansa

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Bimbo scomparso in un parco a Brescia

Un bambino di origini sudamericane è scomparso dalla serata di ieri a Brescia. Christian, 9 anni, era al parco di via Berardo Maggi in città quando è sparito. La madre ha denunciato la scomparsa alla Polizia che per tutta la notte lo ha cercato senza trovarlo. Le ricerche sono in corso.

Al parco è stato trovato solamente il pallone da calcio che Christian si era portato da casa. La madre del bambino è cubana, il padre è spagnolo ed abita ad Alicante. La donna vive con il nuovo marito in un appartamento in città ed è stata lei a lanciare l’allarme. La polizia sta ascoltando la madre del bambino e anche il compagno che lo avrebbe accompagnato al parco per poi lasciarlo solo in attesa che la madre andasse a riprenderlo.

“Sicuramente non si è allontanato da solo. Rimaniamo tranquilli e siamo speranzosi che l’allarme rientri”, ha detto il compagno della madre. Gli inquirenti stanno ora tentando di mettersi in contatto con il padre naturale di Christian, che vive nella zona di Alicante, da dove il bambino se ne era andato, destinazione Italia, due anni fa con la madre di origini cubane.

Al momento della scomparsa il bambino indossava una tuta con felpa rossa, pantaloni grigi con strisce rosse e bianche e scarpe nere.

Fonte: Ansa

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Attacco informatico dell’Isis ad Agorà Magazine

Sconcertati e solidali, pubblichiamo la lettera aperta di Roberto De Giorgi, vice direttore della testata on line  http://www.agoramagazine.it/it/, indirizzata al Presidente della Repubblica, nella quale denuncia l’attacco informatico subìto dal giornale da parte dell’Isis:

 

logo di Agorà MagazineOGGETTO NOSTRO SITO DI INFORMAZIONE ATTACCATO DA ISIS

Egregio Presidente della Repubblica,
la motivazione che è espressa nel titolo di questa lettera non è un film noir, non appartiene ad un racconto poco probabile, sono fatti realmente accaduti. Parto dall’ultimo attacco al nostro giornale online, giovedì scorso appare in home il messaggio e poi nella giornata scopriamo che non si può più pubblicare, e nella parte storica del giornale ( che ha dieci anni di vita) sono spariti articoli del Papa e quelli che parlano dell’Isis. Gent.mo Presidente, mi rivolgo a lei perché ci sentiamo soli a combattere questa battaglia, il 18 gennaio era comparsa un immagine che bloccava l’home page, che rappresentava un pugno con una bandiera americana ridotta ad un filo cadente in un lago di sangue con la musica di sottofondo che era l’inno dell’Isis. Per quattro giorni abbiamo battagliato sul server di Aruba per riuscire a riprendere le pubblicazioni. Poche segnalazioni dalla stampa, una noticina ansa, e tutto è passato in sordina. La domenica successiva abbiamo di nuovo attacco con un messaggio che citava la strage di Parigi e propaganda terrorista. Dura poche ore ed ora quello che fino ad oggi non ci consente di pubblicare. Egregio presidente dalla nostra indagine che abbiamo consegnato in denuncia alla Procura per il tramite dei Carabinieri di Taranto, emerge che gli attacchi degli hacker sono venuti da Parigi e da Tel Aviv. Che gli stessi usano il server per chattare tra loro, inviare messaggi, studiare strategie per attaccare la stampa italiana. Perché hanno attaccato noi? Perché siamo un giornale generalista anche cattolico, abbiamo un server dedicato abbordabile da parte degli hacker. Chiediamo a Lei Presidente di riconoscere la stampa come la nostra obiettivo sensibile, di aiutarci a resistere. Quest’attacco terrorista rischia di uccidere un giornale online senza finanziamenti e senza risorse che ha duecentomila lettori al giorno.

Roberto De Giorgi

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Mugello: la terra trema a Firenzuola, dopo lo sciame della notte altre due scosse stamani

Non hanno certo trascorso una notte tranquilla a Firenzuola dopo le 20,42 di ieri quando la terra ha tremato ed è stata registrata una scossa di terremoto di magnitudo 3.9 con epicentro a 7.2 km di profondità nel comune dell’Alto Mugello, nell’area dell’Appennino Bolognese. Scossa che è stata avvertita distintamente dalla popolazione firenzuolina ma anche a Palazzuolo e negli altri comuni mugellani. Immediatamente sono scattate le verifiche da parte della Protezione civile Mugello ed i Comuni, con squadre di volontari di Misericordia a Firenzuola e Vigili del Fuoco e Anpas a Marradi che sono uscite per effettuare perlustrazioni nelle frazioni. Tanta paura ma non sono stati segnalati danni a persone o cose.

Lo sciame sismico, sempre nel comune firenzuolino nell’area dell’Appennino bolognese, è continuato tutta la notte con 18 scosse con magnitudo comprese tra 2.0 e 2.5, e altre due scosse, l’ultima alle 11,12 di magnitudo 2.5, sono state rilevate stamani dai macchinari dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.

“Tanta paura dopo la forte scossa di ieri sera ma per fortuna dalle verifiche effettuate sul territorio non vengono segnalati danni o problemi – afferma il sindaco di Firenzuola Claudio Scarpelli -. Durante la notte e le prime ore di stamani – aggiunge – le scosse sono continuate ma di bassa intensità e non abbiamo al momento nessuna segnalazione”.

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Terremoto in Mugello. Magnitudo 3.9

Un terremoto di magnitudo 3.9 si è verificato alle 20.42 in Mugello con epicentro Firenzuola. A Ronta, località dove mi trovo, si è sentito molto bene. E’ durato circa 30 secondi. Rumore di stoviglie, tavolo che oscillava e tanta paura! La gente si è affacciata alle finestre, alcuni sono usciti fuori, ma al momento non si registrano danni a persone o cose.(F.L.)

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Imminente la revisione dei livelli essenziali di assistenza

Innovazioni in tema di assistenza sanitaria in ambito nazionale. Indubbi gli sforzi del Ministero e delle Istituzioni locali per mantenere l’erogazione delle prestazioni sanitarie, ma sempre a prezzo di sacrifici dei cittadini-pazienti che in non pochi  casi devono fare i conti  con le proprie scarse risorse e talvolta con le molteplici patologie.


di Ernesto Bodini
(giornalista scientifico)

forbici che tagliano un foglio con la scritta SanitàSono in dirittura d’arrivo i nuovi protocolli terapeutici in rapporto alle esigenze sanitarie del nostro Paese. E ciò a garanzia di servizi sia quelli gratuiti che quelli con pagamento di ticket. Una sorta di revisione degli ormai noti Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), che ha comportato nove mesi di lavoro, peraltro assai complesso, da parte del Ministero della Salute e delle Regioni.

Di fronte alla erogazione di nuove prestazioni e di altre ritenute ormai obsolete e quindi superate, i nuovi LEA prevedono un controllo ai medici da parte delle Regioni per verificare la “reale” corrispondenza tra prestazioni e diagnosi, al fine di garantire una maggiore appropriatezza delle prescrizioni, soprattutto per quanto riguarda 160 nuove prestazioni. Relativamente agli esami definiti “reflex”, ossia quelli che prevedono un duplice accertamento diagnostico, comprenderanno il secondo esame soltanto se l’esito del primo sarà risultato incerto o incompleto. Per quanto riguarda l’assistenza integrativa e protesica saranno forniti gratuitamente i cosiddetti prodotti “aproteici” per i malati nefropatici cronici e prodotti addensanti; oltre a nuovi dispositivi e ausilii (oggi non compresi nei LEA) come quelli informatici e per la comunicazione (apparecchi acustici digitali) a favore dei disabili con importanti limitazioni funzionali e di relazione come i malati di SLA, sclerosi multipla, morbo di Parkinson, etc. Ma anche macchine per i muscoli respiratori, vari presidi per la mobilità in bagno, carrozzine con sistema di verticalizzazione, scooter a quattro ruote, kit di motorizzazione universale per carrozzine, sollevatori fissi, carrelli servoscala per interni, etc. Per queste ed altre prestazioni è prevista una serie di misure per contenere la spesa e comunque nel rispetto della appropriatezza.

Per quanto concerne l’assistenza ospedaliera, nei LEA verrà inserita l’epidurale (trattamento analgesico per il parto indolore, ndr), con l’intento di ridurre il ricorso al parto cesareo fissando soglie massime il cui superamento darà luogo a misure disincentivanti che saranno attuate dalle singole Regioni; sarà quindi invocata una maggior appropriatezza per i ricoveri in day hospital (D.H.), con il trasferimento di molte prestazioni diagnostiche in regime ambulatoriale soggetto a ticket, come pure per i ricoveri in day surgery (D.S.) e anche per i ricoveri ordinari di lungodegenza e riabilitazione. Da tutto ciò potrebbe derivare un risparmio annuo di svariate decine di milioni di euro.

Un capitolo di particolare attenzione riguarda l’inserimento nei LEA di 110 malattie rare esenti da compartecipazione della spesa da parte dei pazienti, tra queste le broncopneumopatie croniche ostruttive (BPCO), siano esse gravi o moderate, le osteomieliti croniche, le patologie renali croniche, il rene policistico, la sindrome da Talidomide, la endometriosi; saranno esenti dalla compartecipazione alla spesa anche i donatori d’organo. La sindrome di Down e la Celiachia passano dalla categoria di malattie rare a quella di malattie croniche.

forbici che tagliano in due la penisola italianaSe l’obiettivo del Dicastero competente, con la fattiva collaborazione delle Regioni, è finalizzato ad un reale e consistente risparmio di denaro (che prevede ulteriori tagli alla spesa, sic!) all’insegna di una sempre più “rigida” appropriatezza delle prestazioni diagnostiche e terapeutiche, verrebbe da dire ben venga la revisione dei LEA; ma se in questo percorso, come è accaduto sinora, si incontreranno ostacoli di cattiva gestione del sistema sia da parte degli Enti erogatori che di taluni cittadini fruitori, non propriamente etici nei confronti delle Strutture sanitarie, allora assisteremo al perpetuarsi del fallimento del Federalismo sanitario, una “cariatide” che contribuirà ulteriormente ad incancrenire il nostro Sistema Sanitario, una volta invidiatoci da tutti i Paesi del continente ed oltre, come a voler dire che si stava meglio quando si stava peggio…

E a proposito di Governo centrale c’era chi per molto tempo sino alla sua “decaduta”, affermava con atto d’accusa: “Roma ladrona…”. Ma non c’é centralità o regionalità che tenga, in quanto il buon andamento di una nazione dipende dalle reali competenze e onestà intellettuale dei suoi gestori, come pure da quella di ogni singolo cittadino contribuente e fruitore di beni e servizi. Utopia? Forse, ma per l’ennesima volta stiamo ad osservare!

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