FacebookTwitter

Archivio | … che contano

Beslan: A 10 anni dalla strage ancora ombre e dolore

Silenzio delle più alte autorità dello Stato, almeno per ora, anche nel decimo anniversario del peggior attacco terroristico in Russia, quello della scuola di Beslan, nell’Ossezia del nord, dove morirono 334 persone, di cui 186 bambini.

Era appena suonata la campanella del primo giorno di scuola, come ogni anno in tutto il Paese, quando un commando di 32 ceceni armati fece irruzione nella scuola e prese in ostaggio per tre giorni oltre mille tra studenti, genitori, parenti, insegnanti, chiedendo il riconoscimento dell’indipendenza cecena e il ritiro delle forze russe. Il blitz termino’ con un ancora controverso un blitz delle teste di cuoio russe.

La tragedia, che ha lasciato anche 126 invalidi, di cui 70 bambini, e’ stata ricordata oggi con varie cerimonie e iniziative in tutta la Russia. A partire da Beslan, dove la commemorazione dura tre giorni e l’inizio dell’anno scolastico e’ stato spostato dal 2009 al 5 settembre: oggi circa 3000 persone hanno deposto fiori e acceso candele sui resti della scuola e su un monumento inaugurato recentemente, un memoriale di granito lungo 50 metri con incisi i nomi di tutte le vittime.
Molti hanno portato anche giocattoli e bottiglie d’acqua, per ricordare l’insostenibile sete e il terribile caldo sofferti dagli ostaggi. Domani, sempre a Beslan, e’ previsto un concerto requiem al centro culturale della città. Dopodomani, invece, alle 13.05, ora della strage, gli allievi della scuola lanceranno in cielo 334 palloncini bianchi leggendo uno ad uno i nomi delle vittime.

Il lungo lutto locale si concludera’ al cimitero cittadino, denominato la ‘citta’ degli angeli’. Cerimonie sono previste anche a Mosca e in altre citta’ del Paese. Per ora non sono annunciate presenze di alte cariche dello Stato.

Prosegue intanto la battaglia delle madri di Beslan per far luce su vari aspetti della vicenda: dall’opacita’ operativa della cellula di crisi alla responsabilita’ delle due esplosioni che fecero scattare il blitz delle forze speciali russe, dalla presunta fuga di alcuni componenti del commando ceceno alla totale disorganizzazione dei soccorsi.
Fonte: Ansa

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Posted in ... che contano0 Commenti

Alimentazione: quando l’arsenico e il piombo finiscono nel latte artificiale dei neonati e nel riso

L’arsenico si trova naturalmente sulla terra in piccole concentrazioni. L’arsenico nell’atmosfera proviene da varie fonti: i vulcani liberano circa 3000 tonnellate all’anno ed i microorganismi liberano metilarsine volatili nella misura di 20.000 tonnellate all’anno, ma l’attivita’ umana e’ responsabile di molto di piu’: 80.000 tonnellate di arsenico all’anno sono liberate dalla combustione dei combustibili fossili.
Il piombo natale e’ raro in natura, fra tutti i metalli è uno dei piu’ pericolosi, è presente nell’atmosfera, spesso nell’acqua potabile trasportata in vecchie tubature, contaminando i terreni.
Trovandosi nell’ambiente questi due veleni finiscono nella catena alimentare e quindi nella verdura, nei succhi di frutta, nel latte e nelle carni. Stessa cosa accade per i farmaci somministrati agli animali da allevamento che finiscono nei cibi consumati da tutti noi. Il piombo possiamo trovarlo anche nel latte in polvere per i neonati e l’arsenico nel riso (alimento base per buona parte della popolazione mondiale), per questo motivo il Codex Alimentarius, la Commissione mista della Fao (Organizzazione Onu per l’agricoltura) e dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) che gestisce gli standard alimentari, ha adottato limiti più rigidi nei livelli massimi di questi veleni che possono essere presenti senza minare la salute dei consumatori. Il Codex fissa dei paletti, ma poi gli Stati devono applicarli perché siano efficaci le precauzioni. Il problema è che possono anche non farlo. Ecco allora i nuovi limiti: non più di 0,01 milligrammi di piombo per chilo di prodotto negli alimenti per lattanti; 0,2 milligrammi di arsenico per chilo di riso.
I rischi per lo sviluppo
I neonati e i bambini piccoli sono particolarmente vulnerabili agli effetti tossici del piombo, che possono causare conseguenze negative permanenti a livello cerebrale e minare le capacità cognitive. Ma come mai c’è questo piombo? Spiega la Fao: «Esiste nell’ambiente e tracce possono finire negli ingredienti che sono utilizzati nella produzione di latte artificiale. Occorrerebbe utilizzare solo materie prime provenienti da zone in cui il piombo è meno presente». O del tutto assente. E l’arsenico nel riso? Questo elemento si trova a livelli elevati nelle acque sotterranee. Passa nel terreno e finisce nelle colture del riso che ne assorbe più di altri prodotti. Un’esposizione prolungata del consumatore all’arsenico è sicuramente dannosa: può causare tumori e lesioni della pelle. È stato anche associato a problemi di sviluppo, a malattie cardiache, al diabete, a danni neurologici. Non va dimenticato che il riso è piatto base per milioni di persone. Entra nel merito la Fao: «La contaminazione da arsenico è particolarmente preoccupante in alcuni Paesi asiatici, dove le risaie sono irrigate con acque sotterranee contenenti sedimenti ricchi di arsenico, pompate da pozzi tubolari poco profondi. Migliori sistemi d’irrigazione e pratiche agricole più efficienti potrebbero contribuire a ridurre la contaminazione, per esempio coltivando il riso in letti rialzati piuttosto che in campi allagati». Paesi asiatici che esportano riso (meno costoso) anche in Italia, a discapito dei nostri coltivatori, ma anche (come si può intuire dalle raccomandazioni) dei consumatori.
Farmaci negli allevamenti
Il Codex, infine, raccomanda una riduzione dell’uso dei farmaci veterinari negli animali destinati al consumo alimentare, per evitare che residui di medicinali rimangano nella carne, nel latte, nelle uova e nel miele. In particolare, indica otto farmaci (cloramfenicolo, malachite verde, carbadox, furazolidone, nitrofural, cloropromazina, stilbene e olaquindox), compresi gli antimicrobici e i fattori di crescita, come possibile causa di effetti negativi sulla salute umana. Anche perché contribuiscono allo sviluppo di ceppi batterici farmaco-resistenti. Vera futura piaga in assenza di nuove molecole antibiotiche. Le norme del Codex servono in molti casi come base per le legislazioni nazionali e forniscono i parametri di riferimento per la sicurezza del commercio alimentare internazionale. Ma non sempre è così, e questo è altamente rischioso in un’epoca di commercio senza confini.

Fonte: http://www.ing.unitn.it/ e Corriere della sera

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Posted in ... che contano, Bambini, Salute0 Commenti

Terra dei fuochi nel Mugello, screening medico per 400 persone: tumori record

Altro che calce, come sostenevano gli ex proprietari. C’è una bomba d’idrocarburi e metalli pesanti, nichel, piombo, rame e cromo esavalente nel deposito dell’ex cava Paterno, nel Comune di Vaglia.

L’articolo di Massimo Mugnaini per Repubblica Firenze.

E questo è soltanto ciò che i tecnici dell’Arpat hanno trovato esaminando i primi campioni di materiale prelevato nei giorni scorsi nella “terra dei Fuochi” toscana, utilizzata per anni come discarica abusiva di rifiuti speciali. Risultati parziali ma che destano già grande preoccupazione nel paese del Mugello, terra in cui l’incidenza dei tumori sulla popolazione è più alta della media toscana. Tanto che al termine del lungo consiglio comunale di due giorni fa, il sindaco di Vaglia Leonardo Borchi e l’assessore all’ambiente Riccardo Impallomeni hanno annunciato un’iniziativa senza precedenti: tutti i cittadini che dal 1995 hanno vissuto nel raggio di 500 metri dall’ex cava, sequestata dalla Procura di Firenze lo scorso febbraio, verranno sottoposti a uno screening medico approfondito.

Tecnicamente, uno “studio epidemiologico generale per casi di morte” che si avvarrà anche dei dati clinici dei pazienti acquisiti nel corso del tempo dai medici di base. E’ stata la Asl a chiedere agli amministratori di fornire un elenco anagrafico dei cittadini potenzialmente interessati dall’esposizione alle sostanze inquinanti trovate nell’area per sottoporle ai controlli. Il lavoro dei sanitari non sarà breve né facile: bisognerà verificare le condizioni mediche di almeno 400 vagliesi. Tra questi ci sono alcuni “osservati speciali”, tra cui due famiglie che vivono proprio a ridosso della “zona rossa”. Non tanto e non solo per ovvie questioni di distanza, ma soprattutto perché i funzionari Arpat e comunali hanno scoperto un pozzo profondo oltre 100 metri, a 20 metri dalla discarica abusiva, da cui partono delle tubature che arrivano proprio alle due abitazioni. Ci passa l’acqua che serve alle famiglie per irrigare gli orti domestici.

Il pericolo concreto è una replica in scala minore della terra dei fuochi casertana: pomodori tossici e zucchine al cromo. Intanto le indagini del pm Luigi Bocciolini sull’ex cava proseguono. I reati ipotizzati sono di traffico illecito di rifiuti e gestione di discarica abusiva. Da un lato il pubblico ministero attende i risultati completi delle analisi dell’Arpat. Non c’è soltanto da capire cosa siano e cosa ci sia nei rifiuti solidi trovati nel deposito: data la presenza di cromo esavalente, comunque, è sempre più probabile che si tratti di scarti fangosi di concerie, talmente maleodoranti che chi ci vive vicino è costretto a tenere le finestre chiuse tutto il giorno e a usare le mascherine. Ma anche da esaminare approfonditamente i composti organici e inorganici, gli elementi micro e macro inquinanti (nonché potenzialmente cancerogeni), le acque superficiali e sotterranee che potrebbero essere state contaminate. Dall’altro lato, il pubblico ministero vuole capire chi abbia speculato sull’ex cava trasformata in discarica abusiva di rifuti speciali.

Per quanto riguarda invece le 1.300 balle di “polverino 500 mesh”, proveniente da una ditta della provincia di Massa Carrara, trovate vicino al deposito, la Procura ha già iscritto nel registro degli indagati 11 persone fra cui gli ex proprietari di Cave Paterno Lanciotto e Tullia Ottaviani, Nino Di Matteo, legale rappresentante della società mista pubblicoprivata Produrre Pulito s. p. a. (partecipata anche dal Comune di Sesto Fiorentino), subentrata in Cava Paterno nel 2010, e Pietro Raciti, presidente della Med Link di Aulla, che commercializza sabbie abrasive e provvede a ritirare i rifiuti. Quest’ultimo, secondo le accuse, non smaltiva affatto il Polverino 500 mesh ma lo rivendeva.

Corollario all’inchiesta della magistratura, il braccio di ferro tra Comune di Vaglia e proprietari dell’area su oneri e competenze di una bonifica che, per i circa 20 mila metri cubi di materiale da smaltire, non costerà meno di 2 milioni di euro.
Fonte: Altracittà

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Posted in ... che contano, Salute0 Commenti

L’OMS dichiara l’ebola un’emergenza sanitaria internazionale. Il commento di Medici Senza Frontiere

Dichiarare Ebola un’emergenza internazionale per la salute pubblica dimostra quanto l’Organizzazione Mondiale della Sanità stia prendendo in seria considerazione l’epidemia in corso ma le dichiarazioni non salveranno vite” dice il Dott. Bart Janssens, Direttore delle Operazioni di Medici Senza Frontiere (MSF). “Ora abbiamo bisogno che questa dichiarazione si traduca in un’azione immediata sul terreno. Per settimane, MSF ha ripetuto che era necessaria un’ imponente risposta medica, epidemiologica e di salute pubblica per salvare vite e cambiare il corso dell’epidemia. Molte vite sono state perse perché la risposta è troppo lenta.”

“I paesi che hanno le necessarie capacità devono immediatamente inviare gli esperti di malattie infettive a disposizione e aiuti umanitari nella regione. E’ chiaro che l’epidemia non sarà contenuta senza una massiccio impegno sul terreno di questi paesi”

“In termini concreti, bisogna decisamente implementare tutti i seguenti bisogni: cure mediche, formazione dell’equipe medica, controllo dell’infezione, tracciamento dei contatti, controllo epidemiologico, i sistemi di allarme e di trasferimento, l’educazione e la sensibilizzazione delle comunità”.

MSF attualmente ha 66 persone dello staff internazionale e 610 dello staff nazionale stanno rispondendo nella crisi nei tre paesi colpiti. Tutti i nostri esperti di Ebola sono impegnati sul campo e non possiamo fare di più.

La nostra risposta all’emergenza

Le équipe di emergenza dell’organizzazione medica internazionale Medici Senza Frontiere (MSF) continuano i loro sforzi per combattere l’epidemia di ebola in Africa occidentale. Da quando è iniziata, lo scorso marzo, la malattia ha causato 932 decessi secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Nelle ultime settimane, le équipe di MSF hanno assistito ad un aumento preoccupante dell’epidemia: numero dei casi in drammatico aumento in Sierra Leone e Liberia, e la diffusione della malattia in molti altri villaggi e città.

Attualmente, 676 membri dello staff di MSF lavorano in Guinea, Sierra Leone e Liberia, ma MSF avverte di aver raggiunto il suo limite in termini di personale, ed esorta l’OMS, le autorità sanitarie e le altre organizzazioni ad incrementare la loro risposta.

Guinea

In Guinea, MSF gestisce due centri di trattamento per l’ebola – uno nella capitale Conakry e uno a Guéckédou, sud-ovest del paese, dove l’epidemia è iniziata. Dopo una pausa di nuovi casi in Guinea, durante le ultime settimane ci sono stati nuovi casi di infezione e decessi a causa dell’ebola. Attualmente, ci sono 17 pazienti a Conakry e 9 a Guéckédou.

Nel centro di transito di Macenta, sud-ovest della Guinea, vicino al confine con la Liberia, MSF sta supportando il Ministero della Salute nella gestione dei casi a Conakry e a Guéckédou trasferendo i pazienti affetti da ebola con le ambulanze. I pazienti arrivano da una vasta area, inclusa la regione intorno a Nzerekore.

Attualmente, 31 operatori internazionali e 300 operatori locali lavorano per MSF nel paese.

Ad oggi, a Conakry, i centri per la gestione di casi di ebola di MSF hanno ricoverato 232 pazienti, di cui 124 casi confermati di ebola. 64 pazienti sono guariti e sono tornati a casa.

A Gueckedou, i centri per la gestione di casi di ebola di MSF hanno ricoverato 366 pazienti, di cui 169 casi confermati di ebola. 46 pazienti sono guariti e sono tornati a casa.

Sierra Leone

In Sierra Leone, il centro per la gestione dei casi di ebola di MSF a Kailahun, vicino al confine con la Guinea, è stato ingrandito fino a 80 posti letto per far fronte all’aumento vertiginoso dei pazienti. Ogni giorno vengono ricoverati dai 5 ai 10 nuovi pazienti. Attualmente, ci sono 60 pazienti nel centro. Nove pazienti sono stati dimessi il 4 agosto dopo essere stati curati dall’ebola.

Nel frattempo, 200 operatori sanitari comunitari stanno gestendo attività di promozione della salute nella regione, per aumentare la conoscenza delle persone rispetto all’ebola e proteggersi dall’infezione.

Attualmente, ci sono 26 operatori internazionali e 300 operatori locali che lavorano per MSF nel paese.

In totale, i centri per la gestione dei casi di ebola hanno ricoverato 260 pazienti, di cui 174 casi di ebola confermati, 36 sono guariti e sono tornati a casa.

Liberia

La situazione nella capitale della Liberia, Monrovia, è catastrofica secondo Lindis Hurum, Coordinatore dell’emergenza per MSF in Liberia. Almeno 40 operatori sanitari hanno contratto l’ebola nelle scorse settimane. La maggior parte degli ospedali della città sono chiusi, e ci sono cadaveri per le strade e nelle case.

Le équipe di MSF stanno fornendo supporto tecnico a un centro per la gestione dei casi di ebola a Monrovia, insieme al Ministero della Salute, ed hanno iniziato a costruire un nuovo centro.

Un’équipe di MSF basata a Guékédou, in Guinea, ha recentemente lanciato una risposta d’emergenza nella regione Lofa, in Liberia, lungo i confini con la Guinea, gravemente colpita dall’ebola.

MSF sta rinforzando le sue équipe attuali (9 operatori internazionali e 10 locali) ma l’organizzazione ha raggiunto i limiti delle sue capacità, e c’è un estremo bisogno dell’ intervento dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità e di altre organizzazioni, per incrementare rapidamente e massicciamente la risposta all’emergenza in Liberia.

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Posted in ... che contano, Associazionismo, Salute0 Commenti

TAV Mugello, vertici Cavet condannati per danni ambientali

Condannati i vertici del Consorzio Cavet, controllato da Impregilo, per danni ambientali durante la realizzazione della linea Tav del Mugello, tra Firenze e Bologna. La Corte d’appello di Firenze, nel processo bis, ha inoltre disposto l’obbligo di bonifica e il ripristino dei luoghi per i dirigenti condannati.

I reati contestati riguardano la destinazione delle terre di scavo che, per l’accusa, sono state smaltite in cave o in siti per i quali ci sarebbero state delle certificazioni illegittime. I giudici hanno poi stabilito risarcimenti danni (che saranno quantificati in sede civile) per lo Stato, il ministero, Regione, Comuni e Province del Mugello. Tra i quali anche quelli per omessa bonifica di alcuni dei 24 corsi d’acqua che, secondo l’accusa, sono stati inquinati dai lavori per la linea dell’alta velocità (reati considerati prescritti).

Gli imputati erano 30, 19 le persone condannate. I vertici Cavet Carlo Silva, Pierpaolo Marcheselli e Franco Castellani sono stati condannati a 4 anni e mezzo per traffico illecito di rifiuti. Due anni e un mese di arresto per Alberto Rubegni e Giovanni Guagnozzi per omessa bonifica. Cavet è responsabile civile.

Sempre per Cavet, i giudici hanno stabilito un anno e 11 mesi di arresto per Valerio Piscitelli, Roberto Miccoli e Giulio Frulloni. I giudici hanno poi stabilito per alcuni dei condannati (anche di Cavet) l’interdizione dai pubblici uffici e l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione. I lavori per la realizzazione della linea ferroviaria, realizzata da Consorzio Cavet, iniziarono nel ’96 e sono finiti nel 2009: la tratta è di 78,5 km, di cui 73,3 in galleria.

Riguardo le bonifiche “i vertici Cavet – ha spiegato uno dei legali del Consorzio, Giuseppe Zanalla – sono stati assolti per la gestione dei siti di proprietà o gestiti dal Consorzio. Le bonifiche, riguardano quindi siti esterni. Resta poi da capire – ha aggiunto – perché il traffico illecito di rifiuti è stato ritenuto prescritto in alcuni casi e non in altri”.

“Una condanna severa”. Così il pm di Firenze Giulio Monferini ha commentato la sentenza. In primo grado, nel 2009, vennero condannate 27 persone a pene fino a 5 anni di reclusione per reati ambientali. In appello, nel 2011, gli imputati vennero assolti. La Cassazione ha poi annullato nel marzo 2013 quella sentenza ordinando un appello bis.
Fonte: IL Fatto Quotidiano

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Posted in ... che contano, ... locali, Ambiente e animali0 Commenti

Sant’Omero (Te): amici del giovane scomparso venerdì aprono pagina Facebook

Gli amici di Daniele hanno aperto una pagina su Facebook “Ritroviamo Daniele”che recita: DANIELE TADDEI- SCOMPARSO DALL’ 01/08/2014 DA NERETO(TE). Daniele ha 28 anni è alto 1,80 m, peso 85 Kg circa. Al momento della scomparsa indossava una maglietta a manica corta blu, jeans e scarpe nike. Si è allontanato a bordo della sua auto, una Nissan Micra colore grigio chiaro targa CW238JG.
AIUTATECI A RITROVARLO!

E’ un mistero la scomparsa del giovane per questo motivo gli investigatori attendono di poter acquisire i tabulati telefonici dell’uomo per scavare nella sua vita privata e capire se possa essersi allontanato volutamente di casa.
Nelle foto: Daniele e il modello di auto che guidava al momento della scomparsa

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Posted in ... che contano, ... locali0 Commenti

Rimini: scarichi in mare scatta divieto di balneazione


A Rimini si è giunti ad un punto di non ritorno. Un video pubblicato da un salvataggio mostra come la fogna scarichi liquami neri direttamente in spiaggia. “Questa è la situazione. Il sistema fognario aperto che scorre direttamente in mare con un flusso veramente potente. C’è un odore impressionante, la qualità dell’acqua chiaramente verrà alterata, saranno presenti batteri anche il giorno seguente“, spiega il guardaspiaggia che ha girato il video, e conclude: “Volevo solo ricordare che il comune e lo stato italiano tutte queste cose le sa, lo sanno in pieno“.

Perciò, riporta Il Fatto Quotidiano, “non ci sono solo la crisi e il maltempo a funestare la stagione turistica in Romagna. A Rimini piogge e acquazzoni estivi portano con loro disdette agli albergatori, ma anche liquami in mare e il conseguente divieto di balneazione su molti tratti della costa. Impedendo così ai turisti di concedersi un tuffo o una nuotata“.

Lo scorso fine settimana sono state chiuse 13 zone su 16 e lo stop è stato “replicato poche ore dopo, nella mattina del 29 luglio, quando l’Arpa ha segnalato con le bandiere rosse 9 aree della costa riminese, da Torre Pedrera a Miramare, e una di Riccione“.

Il problema a Rimini è che le “acque nere e bianche terminano nelle stesse condotte e quando piove troppo gli scarichi finiscono a mare. Tredici sono i punti di scarico in zone diverse del litorale riminese, da Torre Pedrera al fiume Marano. Quello delle fogne è il problema strutturale più sentito dai cittadini. Risale ai tempi del boom economico, quando Rimini iniziò a svilupparsi a suon di cemento e opere edilizie spesso discutibili“.

Ogni volta che piove gli scarichi fognari scorrono verso il mare, in quanto l’acqua in eccesso non riesce a defluire verso il depuratore:

“In caso di piogge abbondanti vengono aperti gli sfioratori (sono 29 in tutto nella provincia di Rimini) e gli scarichi vanno a inquinare direttamente il litorale. Per questo spesso dopo i temporali scattano gli stop ai bagni, che, salvo nuove perturbazioni rimangono per le 18 ore successive“.

Ma pare che si stia facendo qualcosa per risolvere definitivamente il problema:

“il sindaco, Andrea Gnassi, promette una svolta nella gestione del sistema fognario. In modo da evitare che, a ogni perturbazione, l’Adriatico diventi off limits per i turisti in villeggiatura.”

Fonte: La Fucina

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Posted in ... che contano, Ambiente e animali0 Commenti

Gaza: Israele chiama 16 mila riservisti


In fila per ricevere il cibo nella Striscia di Gaza, il 31 luglio. (Ibraheem Abu Mustafa, Reuters/Contrasto)

Israele richiama 16mila riservisti, portando a 86mila il numero dei militari in campo nell’operazione Margine protettivo.

“Le forze armate israeliane continueranno con o senza un cessate il fuoco a distruggere i tunnel di cui Hamas si serve per infiltrarsi in territorio israeliano dalla Striscia di Gaza”, ha dichiarato il premier israeliano Benjamin Netanyahu durante una riunione del consiglio di sicurezza del governo israeliano.

Secondo le Nazioni Unite nella Striscia di Gaza 425mila persone sono rimaste senza casa. Si tratta del 25 per cento della popolazione dell’enclave palestinese. Circa 200mila hanno cercato rifugio nelle strutture dell’Onu.
19.39
Cosa è successo oggi a Gaza
Secondo le Nazioni Unite sono 236mila i palestinesi che hanno perso la casa e si sono rifugiati nelle strutture dell’Onu a Gaza.
Secondo le autorità mediche palestinesi i morti nella Striscia di Gaza sono 1.422, i feriti sono 8.265 dall’inizio dell’operazione Margine protettivo l’8 luglio.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha detto che Israele andrà avanti con l’operazione militare finché non avrà distrutto la rete dei tunnel sotterranei di Hamas che rappresentano una minaccia alla sicurezza di Israele.
Il segretario di stato statunitense John Kerry in visita in India ha detto che non ci sono segnali che facciano pensare a un imminente cessate il fuoco.
Israele ha richiamato 16mila riservisti.
Le autorità a Gaza hanno dichiarato che il sistema sanitario è al collasso.
Il commissario generale dell’Unrwa Pierre Krähenbühl è intervenuto durante il Consiglio di sicurezza dell’Onu sul Medio Oriente. Krähenbühl ha chiesto l’immediato cessate il fuoco e che sia sospeso subito l’embargo contro la Striscia di Gaza.

18.08
L’attacco di Erdoğan contro Israele
Il primo ministro turco Recep Tayyip Erdoğan ha attaccato in maniera violenta Israele durante un comizio a Van, in Turchia.

“Ditemi qual è la differenza tra le azioni israeliane e quelle naziste di Hitler”, ha detto Erdoğan.

“C’è del razzismo, del fascismo. Questo ha fatto rivivere lo spirito di Hitler a Gaza”, ha detto Erdoğan. Il premier turco è il favorito alle presidenziali del 10 agosto in Turchia, le prime a suffragio diretto.

16.48
La denuncia dell’Unrwa
Il commissario generale dell’Unrwa a Gaza Pierre Krähenbühl è intervenuto durante il Consiglio di sicurezza dell’Onu sul Medio Oriente. Krähenbühl ha chiesto l’immediato cessate il fuoco e che sia sospeso subito l’embargo contro la Striscia di Gaza.

Il capo dell’Unrwa ha denunciato l’attacco alle strutture dell’Onu avvenuto almeno sei volte dall’8 luglio e ha chiesto che sia rispettata la “sacralità” degli edifici delle Nazioni Unite da entrambe le parti.

Fonte: Internazionale.it

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Posted in ... che contano0 Commenti