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Archivio | Il punto su …

La perdita dei fondi europei

ci hanno scritto:

La premessa del “Dossier Obiettivi- Programmi” dell’agenda dei Fondi FAS 2007- 2013 recita in questo modo: ²Una crescita più intensa e maggiori posti di lavoro per tutte le regioni e città dell’Unione europea sono gli obiettivi della politica di coesione tra il 2007 e il 2013. In questo arco di tempo le risorse destinate alla coesione, 308 miliardi di euro, saranno volte a sostenere le agende regionali della crescita e di stimolare la creazione di posti di lavoro. L’81,54% dell’importo complessivo è concentrato sull’obiettivo “Convergenza”, di cui possono fruire gli Stati membri e le regioni più svantaggiate². Per attuare questa convergenza tra le zone più opulente dell’Europa e le aree sottosviluppate, sono stati individuati dei “macro- obiettivi” (sotto il cui ombrello inserire vari progetti di sviluppo), uno dei quali sarebbe “Sviluppare i circuiti della conoscenza”. All’interno di questa linea, si sono inseriti in tal senso i POR dell’accordo Regioni- Miur siglati nel 2009, in concomitanza del primo Decreto Salva- Precari emanato dopo le proteste e la manifestazioni seguite ai tagli e alla mannaia della gestione Gelmini. Molte di queste Regioni che hanno siglato l’accordo sono del Centro- Sud, anche perché comunque nel frattempo al Nord i contraccolpi dei tagli nel settore dell’Istruzione erano molto più attenuati rispetto al resto del Paese. Nonostante varie peripezie, ritardi e imprevisti vari, la Regione Sicilia, tramite il proprio Assessorato della Formazione e Istruzione è riuscito a far partire, a cominciare dalla primavera del 2010 a finire al dicembre del 2011 due annualità di Progetti Regionali che hanno visto, in effetti, impegnati precari della scuola che rispondevano ai requisiti richiesti nel bando iniziale. Ripetiamo, ritardi vari che sono inerenti anche alla tempistica dei pagamenti. Ma, a male estremo estremo rimedio, e se comunque in una certa fase dell’anno scolastico, come ad esempio il periodo settembre- dicembre, proprio questa fascia di insegnanti difficilmente riesce a d ottenere un incarico per supplenza (dando per scontato che l’incarico annuale al momento resta un traguardo per pochi eletti), anche un incarico come il POR può fungere da ammortizzatore, oltre a rappresentare comunque un’opportunità in più sia dal punto di vista professionale che umano.

Eppure, la Regione Sicilia sembra che di questi fondi ne possa anche fare a meno: e poco importa che dei 4 miliardi e mezzo iniziali dell’agenda FAS 2007- 2013 al momento, quindi a dicembre 2011, ne sia stato speso si e no 1 e mezzo e, in ogni caso, a livello nazionale la quota siciliana si sia assottigliata a 3 miliardi e 684 milioni di Euro, proprio per il principio per cui, alle Regioni accusate di non sapere spendere le risorse finanziarie statali ed europee a esse destinate, vengono decurtati gradualmente una parte delle somme precedentemente previste. Contrariamente a paesi come l’Irlanda, la Spagna e persino la Grecia, in Italia, e soprattutto in Sicilia, possiamo rinunciare alle sovvenzioni europee che devono rilanciare la nostra economia.

A questo punto, si aprono due scenari: o accettare che la Sicilia possa permettersi il lusso di perdere miliardi di Euro, anche per semplice incompetenza, pigrizia e poca determinazione burocrate; oppure, visto che questa situazione è semplicemente inaccettabile, visto innanzitutto la crisi che attraversa il paese e il settore in questione,

scardinare questo sistema che permette che dalla volontà di pochi singoli, i quali poi non sono mai chiamati a rendere conto delle proprie decisioni, tramite una campagna di informazione e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e, sicuramente subito dopo, una comunicazione depositata presso la Corte dei Conti. Perché il lusso di dire no ai fondi europei e di rinunciare al lavoro, da queste parti, francamente non se lo può permettere nessuno: e se nei piani più o meno alti dei palazzi, nelle stanze dei bottoni, qualcuno la pensa diversamente, deve assumersi tutta la responsabilità di quello che decide.

Roberto La Tona

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Amnesty International: una cinquantenne in forma smagliante

di Marcella Onnis

Il 2011 sarà sicuramente ricordato da tutti come un anno di luci e di ombre. Quello che per l’Italia doveva essere un anno speciale, per via del 150° anniversario della nascita dello Stato unitario, si è rivelato invece uno dei momenti più bui della nostra storia. Ma anche per il resto del mondo le cose non stanno andando meglio ed eventi drammatici (guerre civili, violente rivolte, catastrofi naturali, crisi economica …) stanno oscurando gli episodi positivi e le ricorrenze importanti. Cinquant’anni fa, nel mese di maggio nasceva, infatti, una delle rose più preziose che il pianeta Terra abbia mai visto sbocciare: Amnesty International.

 

L’associazione è conosciutissima e non ha certo bisogno di presentazioni, visto che al suo contributo si devono tante importanti conquiste in difesa dei diritti umani quali l’istituzione della Corte penale internazionale, la moratoria dell’Onu sulla pena di morte o la Convenzione sulle sparizioni forzate.

Le battaglie da portare avanti, però, sono ancora tante: stando al rapporto annuale 2011 di Amnesty, infatti, se da un lato si registrano alcuni segnali positivi (come la diminuzione del numero degli stati che prevedono la pena di morte), dall’altro si rilevano diversi fatti allarmanti. In particolare, secondo l’associazione “la libertà d’espressione – un diritto vitale in sé ma anche per poter pretendere altri diritti – è sotto attacco ovunque nel mondo”.

Il rapporto – come è normale che sia, visti gli eventi a cui abbiamo assistito quest’anno – punta molto l’attenzione su Medio Oriente e Africa del Nord, auspicando che il cammino delle riforme a difesa dei diritti umani prosegua coraggiosamente e pacificamente. Amnesty, inoltre, esorta le aziende e tutti i soggetti che possiedono o gestiscono mezzi di informazione e comunicazione, compresi i social network, a  non “diventare pedine o complici di governi repressivi che vogliono reprimere la libertà d’espressione e usare la tecnologia per spiare i loro cittadini”.

Queste raccomandazioni, però, dovrebbero essere intese in senso più ampio, rivolte, cioè, innanzitutto a tutti gli stati del mondo, anche a quelli che si ritengono democratici o maggiormente civilizzati e che, però, dimenticano di applicare i principi di tolleranza, equità e giustizia non solo nei confronti degli altri Paesi, ma spesso e volentieri anche entro i propri confini.

E anche noi, cittadini del mondo, dovremmo comunque, a modo nostro, far tesoro di queste raccomandazioni, perché veramente i piccoli gesti, se sommati tra loro, possono fare la differenza. Ed ecco quindi che, per esempio, dovremmo anche noi imparare a non essere pedine nelle mani altrui. Il che significa per prima cosa non appoggiare, difendere e giustificare governi più o meno repressivi, ma in secondo luogo anche non seguire acriticamente i loro oppositori, veri o presunti che siano. Sforziamoci di informarci meglio, di tenere sempre a mente gli insegnamenti della Storia, di valutare con meno pregiudizi le opinioni, di giudicare situazioni simili con lo stesso peso e la stessa misura … Proviamo, cioè, a dare la nostra umile e ideale adesione all’invito di Christine Weise, presidente della sezione italiana di Amnesty: “La comunità internazionale deve cogliere l’opportunità del cambiamento e assicurare che il 2011 non sarà una falsa alba per i diritti umani”.

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Bagheria (Pa): Sel chiede spiegazioni sugli aumenti della tassa rifiuti

Ci hanno scritto:

Premesso che la dichiarazione di ente strutturalmente deficitario a cui è stata sottoposta Bagheria nel 2009 sotto l’amministrazione Sciortino (MPA),  sostenuta da parte del Partito Democratico, UDC oggi  Popolari di Italia Domani (PID), Bagheria Popolare,  ha comportato che vi fosse una copertura del costo del servizio rifiuti nel 2011  per l’ottanta per cento, copertura avvenuta da parte dell’Amministrazione Lo Meo con l’aumento della TARSU, vogliamo porre una domanda – continua nella nota Luca Lecardane coordinatore del circolo bagherese -  al Sindaco Lo Meo, alla sua amministrazione, ai consiglieri di maggioranza (Futuro e Libertà, UDC, Democratici per Bagheria, Altra Bagheria), a quelli di minoranza (Popolari di Italia domani , Popolo delle Libertà) a quelli che erano all’opposizione ma sembra che entrino in maggioranza (Bagheria Popolare) e quelli che erano in maggioranza ma hanno votato con l’opposizione contro il bilancio (Partito Democratico) ma anche ai tre indipendenti: : pensate davvero di far pagare alle famiglie bagheresi più deboli,  a quelli che hanno perso il lavoro e sono in difficoltà perché già hanno fatto un mutuo, a quelli con le pensioni sociali o le pensioni di invalidità che magari si ritrovano con una casa lasciata in eredità, a quelli che sono in mobilità o in cassa integrazione l’aumento del 100% della TARSU? Siamo indignati che la classe politica bagherese non pensi alla parte debole della società. Per questo continueremo a raccogliere firme mercoledì 14 dicembre al mercatino dalle 10.30 alle 12.30 e sabato in corso umberto dalle 17.30 alle 20.00. e penseremo anche ad una assemblea pubblica da organizzare al più presto.

 

Bagheria 13 dicembre 2011

                                                                                              L’Ufficio Stampa

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Auto: Volkswagen inarrestabile, superata anche Ford

I dati sulle immatricolazioni ad ottobre riservano un calo per il mercato italiano del 5,5% rispetto a ottobre 2010, a 132.703 vetture. Al decimo posto delle marche più vendute troviamo ancora una volta Audi, che con 4.508 vetture consegnate (-9% rispetto a un anno fa) riesce a tenere fuori dalla top ten marchi come Toyota e Bmw.

Nissan procede la sua fase di sviluppo nel mercato italiano, e ad ottobre conquista il nono posto e un incremento di vendite del 1,22%, a 4.828 vetture. All’ottavo posto troviamo invece il partner francese di Nissan, Renault, che con 5.999 automobili consegnate non pare per il momento avvicinabile dalle inseguitrici, anche se il calo di vendite si fa sempre più pesante (-23,95% rispetto ad ottobre scorso).

 

Settimo e sesto posto, invece, per i marchi partner dell’alleanza francese PSA: Citroen ha immatricolato 6.137 vetture (-17,40%) e Peugeot 6.547 (-5,58). La marca che cresce di più tra quelle presenti nella top ten italiana è ancora una volta Lancia, che forte della nuova Ypsilon a 5 porte vola al quinto posto con 6.744 auto vendute e una crescita del 21,62% rispetto all’anno scorso.

 

Il terribile trio delle tedesche occupa invece i piani alti della classifica, con Opel al quarto posto (8.756 vetture, -5,81%) e Ford che si arrende a Vw nella la lotta per il secondo posto. Ora la casa americana è al terzo posto con ben 10.613 auto consegnate, per un piccolo decremento del 2,21% rispetto a un anno fa.

 

Il piccolo aumento delle vendite del 2,14% vale a Volkswagen, invece, la seconda posizione, con oltre 10.900 consegne. C’è da dire che la casa di Wolfsburg non beneficia ancora di alcuni importanti modelli che presto entreranno a far parte della già ricca gamma, come la Up! e il nuovo Maggiolino.

 

Queste due nuove vetture potrebbero dare un contributo decisivo per aprire la caccia a Fiat, saldamente al primo posto della classifica con oltre 27.000 auto vendute e un calo del 5,31% rispetto ad ottobre 2010: un decremento più marcato rispetto a quello di Ford ma più contenuto rispetto a quelli di Opel e le case francesi. A Torino, comunque, proveranno a rispondere a Vw con la commercializzazione della Nuova Panda.

Andrea Anastasi

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È giusto che l’Europa commissari l’Italia?

Ci avevano provato l’opposizione, i sindacati, Confindustria e perfino la Cei, ma alla fine è stata l’Europa a costringere Berlusconi alle dimissioni. Formalmente nessuno poteva obbligarlo, ma le esigenze dei mercati e lo spread tra i Btp italiani e i Bund tedeschi schizzato a livelli inquietanti hanno favorito le grandi manovre dell’Ue sulla politica di uno dei suoi paesi fondatori.

Italia e Grecia ora navigano verso governi tecnici presieduti da ex membri della Bce, Mario Monti e Lucas Papademos, da formare a tempo di record per dare le prime positive risposte già da oggi alle borse. Nel serratissimo iter istituzionale di questo week-end gli italiani sembrano aver già scelto da che parte stare, visto che il sondaggio Ipsos presentato sabato sera a Ballarò Speciale accredita a Mario Monti una percentuale di fiducia che nell’aria del centrodestra supera il 70% e nel centrosinistra il 90%.

Più controversa è, invece, un’altra questione: è legittimo che l’Europa decida le sorti politiche di uno stato membro, come sta avvenendo in questi giorni per Italia e Grecia? Ciò non crea precedenti pericolosi e pratiche che potrebbero ledere l’autonomia dei governi sovrani?

Comunque la si pensi, è bene riflettere sul carattere straordinario di tali decisioni da parte delle istituzioni europee. Anche durante il governo Berlusconi, la Commissione Europea aveva già aperto una procedura di monitoraggio dell’attuazione delle riforme che suonava già come un’umiliazione per l’Italia. Tale procedura proseguirà anche con il governo Monti, poiché l’Italia può ancora trasformarsi, per usare una frase di Gad Lerner, da paese fondatore a paese affondatore dell’Ue.

L’Europa è dovuta intervenire per l’incapacità del governo italiano di affrontare la crisi e il declino economico del nostro paese. Una crisi sempre negata, ma suggellata impietosamente dai numeri (PIL al -1 nel 2008, -5 nel 2009 e -1 nel 2010) e poi aggravata dagli attacchi speculativi.

Ora che con molta pacatezza e ancor prima de suo insediamento, si parla di un governo tecnico che traccerà i pagamenti al di sopra dei 300 euro, farà una patrimoniale leggera e chiederà l’8 per mille da destinare a misure per la crescita, tutte misure che potevano benissimo essere prese nei mesi scorsi, mi viene da dire che sì, se c’è un governo nazionale incapace l’Europa ha tutto il diritto d’intervenire.

Andrea Anastasi

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Chi ci governerà adesso? Buona fortuna Italia!

di Giusy Chiello

Maggioranza, opposizione, fiducia, Governo: queste le parole chiave del quadretto politico italiano di quest’ultimo periodo. Un Governo sempre in bilico e molto criticato, ma che è sempre rimasto in piedi, nonostante il Presidente della Camera non lo approvi più da tempo. Dalle leggi ad personam, ai falsi in bilancio, fino ad arrivare al Ruby Gate, Berlusconi non ha certo avuto vita facile, visto che il suo operato è stato messo al bando dai media e dagli stessi italiani.

Bisogna dire, però, che fino a ieri, nonostante ciò, il Cavaliere ha sempre avuto la fedeltà dei suoi “adepti”, a cominciare da molti dei suoi elettori, fino ad arrivare ai suoi collaboratori ed alleati.

Un Governo che apparentemente faceva acqua da tutte le parti aveva sempre avuto la fiducia della maggioranza.

Ma quando ormai nessuno se l’aspettava più, ecco arrivare quelli che lo stesso Berlusconi ha definito Traditori. La maggioranza ormai non c’è più. Cosa sarà successo di punto in bianco? Quale sarà stato il motivo scatenante che ha portato alcuni dei fedelissimi del Premier a tradirlo proprio adesso?

Non è la prima volta che in Italia accadono situazioni simili. Dall’Ulivo a Forza Italia e viceversa, Governi tecnici, elezioni anticipate, e chi più ne ha più ne metta.

Ma le sorti del nostro paese quali saranno adesso?

Si propende per un Governo tecnico capeggiato da Mario Monti, ma sono tanti quelli che non lo approvano. A detta di alcuni solo in Italia accadono situazioni di questo tipo. All’estero a quest’ora si starebbero già programmando le elezioni anticipate.

Ma quale sarà la soluzione giusta?

Berlusconi avendo dichiarato di volersi dimettere ha ammesso che il Governo del Paese è in crisi e che urge una diversa gestione. Se è tardi o presto per rendersene conto, noi semplici cittadini non siamo in grado di dirlo, ma quello che molti italiani si chiedono è forse: “Ma come mai non riusciamo a trovare un buon Premier?, Prodi non è andato bene, Berlusconi neppure, Monti cosa farà? Sarà Berlusconi quello sbagliato? O sarà forse la politica italiana che ha bisogno di essere svecchiata, di spogliarsi di tutti quegli indumenti sporchi della vecchia politica?”

Un quadro, quello attuale, che vede protagonisti, purtroppo, sempre i cittadini: senza lavoro e senza futuro.

Buon lavoro ai nuovi governanti, ma soprattutto buona fortuna all’Italia!

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1 Novembre: Tutti i Santi

La festa di tutti i Santi, il 1 novembre si diffuse nell’Europa latina nei secoli VIII-IX. Si iniziò a celebrare la festa di tutti i santi anche a Roma, fin dal sec. IX.
Un’unica festa per tutti i Santi, ossia per la Chiesa gloriosa, intimamente unita alla Chiesa ancora pellegrinante e sofferente. Oggi è una festa di speranza: “l’assemblea festosa dei nostri fratelli” rappresenta la parte eletta e sicuramente riuscita del popolo di Dio; ci richiama al nostro fine e alla nostra vocazione vera: la santità, cui tutti siamo chiamati non attraverso opere straordinarie, ma con il compimento fedele della grazia del battesimo.

Dai “Discorsi” di san Bernardo, abate
A che serve dunque la nostra lode ai santi, a che il nostro tributo di gloria, a che questa stessa nostra solennità? Perché ad essi gli onori di questa stessa terra quando, secondo la promessa del Figlio, il Padre celeste li onora? A che dunque i nostri encomi per essi? I santi non hanno bisogno dei nostri onori e nulla viene a loro dal nostro culto. E’ chiaro che, quando ne veneriamo la memoria, facciamo i nostri interessi, non i loro. Per parte mia devo confessare che, quando penso ai santi, mi sento ardere da grandi desideri. Il primo desiderio, che la memoria dei santi o suscita o stimola maggiormente in noi, é quello di godere della loro tanto dolce compagnia e di meritare di essere concittadini e familiari degli spiriti beati, di trovarci insieme all’assemblea dei patriarchi, alle schiere dei profeti, al senato degli apostoli, agli eserciti numerosi dei martiri, alla comunità dei confessori, ai cori delle vergini, di essere insomma riuniti e felici nella comunione di tutti i santi.
Ci attende la primitiva comunità dei cristiani, e noi ce ne disinteresseremo? I santi desiderano di averci con loro e noi e ce ne mostreremo indifferenti? I giusti ci aspettano, e noi non ce ne prenderemo cura? No, fratelli, destiamoci dalla nostra deplorevole apatia. Risorgiamo con Cristo, ricerchiamo le cose di lassù, quelle gustiamo. Sentiamo il desiderio di coloro che ci desiderano, affrettiamoci verso coloro che ci aspettano, anticipano con i voti dell’anima la condizione di coloro che ci attendono. Non soltanto dobbiamo desiderare la compagnia dei santi, ma anche di possederne la felicità. Mentre dunque bramiamo di stare insieme a loro, stimoliamo nel nostro cuore l’aspirazione più intensa a condividerne la gloria. Questa bramosia non é certo disdicevole, perché una tale fame di gloria é tutt’altro che pericolosa. Vi é un secondo desiderio che viene suscitato in noi dalla commemorazione dei santi, ed é quello che Cristo, nostra vita, si mostri anche a noi come a loro, e noi pure facciamo con lui la nostra apparizione nella gloria. Frattanto il nostro capo si presenta a noi non come é ora in cielo, ma nella forma che ha voluto assumere per noi qui in terra. Lo vediamo quindi non coronato di gloria, ma circondato dalle spine dei nostri peccati. Si vergogni perciò ogni membro di far sfoggio di ricercatezza sotto un capo coronato di spine. Comprenda che le sue eleganze non gli fanno onore, ma lo espongono al ridicolo. Giungerà il momento della venuta di Cristo, quando non si annunzierà più la sua morte. Allora sapremo che anche noi siamo morti e che la nostra vita é nascosta con lui in Dio. Allora Cristo apparirà come capo glorioso e con lui brilleranno le membra glorificate. Allora trasformerà il nostri corpo umiliato, rendendolo simile alla gloria del capo, che é lui stesso.
Nutriamo dunque liberamente la brama della gloria. Ne abbiamo ogni diritto. Ma perché la speranza di una felicità così incomaparabile abbia a diventare realtà, ci é necessario il soccorso dei santi. Sollecitiamolo premurosamente. Così, per loro intercessione, arriveremo là dove da soli non potremmo mai pensare di giungere. (Disc. 2; Opera omnia, ed. Cisterc. 5 [1968] 364-368)

Godete e rallegratevi, perché grande è la vostro ricompensa nei cieli.
La beatitudine, consiste nel raggiungimento di ciò che colma e fa felice definitivamente il cuore dell’uomo. È la felicita che hanno conseguito i santi, che oggi celebriamo riuniti in un’unica festa. È una schiera che nessuno può numerare e che hanno lavato le loro vesti nel sangue dell’ Agnello, hanno cioè sperimentato in vita e in morte l’infinita misericordia di divina e vivono, anche per le loro virtù, nella beatitudine eterna. Una beatitudine a cui ogni fedele aspira nella speranza che lo stesso Cristo ci infonde. Il Cristo annuncia una felicità che non è nell’ordine dei valori terreni, ma è in vista del Regno, proclamato da lui, e, pur cominciando già su questa terra per coloro che accolgono Cristo e le sue esigenze, sarà definitiva solo nell’eternità. La Chiesa, formata da tutti i santi, ci invita oggi a guardare al futuro e al premio che Dio ha riservato a coloro che lo seguono nel difficile cammino della perfezione evangelica. Tutti vorremmo che, dopo la nostra morte, questo giorno fosse anche la nostra festa. Gesù ci invita a godere e rallegrarci già durante il percorso in vista dell’approdo finale. La santità quindi non è la meta di pochi privilegiati, ma l’aspirazione continua e costante di ogni credente, nella ferma convinzione che questa è innanzi tutto un progetto divino che nessuno esclude e che ci è stata confermata a prezzo del sacrificio di Cristo, che ha dato la vita per la nostra salvezza, quindi per la nostra santità. Non conseguire la meta allora significherebbe rendersi responsabile di quel grande peccato, che nessuno speriamo commetta, di vanificare l’opera redentiva del salvatore. Sant’Agostino, mosso da santa invidia soleva ripetersi: “Se tanti e tante perché non io?”


Autore:
Monaci Benedettini Silvestrini

Fonte:
 
www.liturgia.silvestrini.org

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Il caso di Tbc a Bagheria: Il parere di un esperto

Qualche settimana fa ci siamo occupati di un caso di Tbc a Bagheria, in provincia di Palermo. Inizialmente abbiamo denunciato il fatto che il caso di tubercolosi non era stato comunicato ai cittadini da parte delle istituzioni: Tbc a Bagheria ma nessuno lo sa. In seguito abbiamo realizzato un servizio sullo svolgimento dei fatti successivi, dove si evinceva che l’allarmismo iniziale aveva lasciato posto ad un atteggiamento omertoso: Tbc a Bagheria: l\’allarme contagio si trasforma in atteggiamento omertoso

Oggi siamo qui per chiarire la situazione grazie all’intervento di uno specialista, il dott. Antonello Murgia, medico pneumologo di Cagliari.

Dott. Murgia, la tubercolosi oggi può essere ritenuta una malattia grave?
Prima dell’avvento degli antibiotici la tubercolosi è stata una malattia gravata da alta mortalità che ha avuto grande risonanza anche perché descritta in grandi opere letterarie e che perciò ha lasciato un segno profondo nell’immaginario collettivo. Oggi la malattia non è grave, anche se non va presa sottogamba perché, contrariamente alle comuni infezioni polmonari, in un certo numero di casi ha un esordio subdolo che può ritardare la diagnosi. Il problema terapeutico più importante è quello della facile acquisizione, da parte del micobatterio, della resistenza agli antibiotici, ma se si attua una terapia corretta (con 3 e, se necessario, 4 antibiotici contemporaneamente) per un tempo sufficientemente lungo, l’esito è quasi sempre la guarigione completa e definitiva.
Quali sono i rischi per coloro che hanno nell’organismo il germe ma non hanno la malattia?
In genere chi ha nell’organismo il germe, di solito “murato vivo” all’interno di linfoghiandole, è protetto dalla malattia perché il germe stesso stimola le difese immunitarie che producono gli anticorpi contro di esso. Solo nel caso di un crollo delle difese immunitarie a causa di una malattia fortemente debilitante, il germe può prendere il sopravvento e causare la malattia.
Esiste una profilassi preventiva?
Un organismo sano con buone difese immunitarie costituisce la principale difesa contro la Tbc: anche in era pre-antibiotica la gran parte degli individui entrati in contatto con il micobatterio non sviluppava la malattia o la sviluppava in modo blando e andava spontaneamente incontro a guarigione. Nel caso di possibile contagio per contatto con malati contagiosi (non tutti i malati lo sono) da parte di soggetti con difese immunitarie ridotte o malattie favorenti le infezioni (individui costretti a terapie cortisoniche di lunga durata, diabetici con glicemia scarsamente controllata, etc.) lo specialista pneumologo dovrà valutare se effettuare un ciclo di chemioprofilassi (con i farmaci antitubercolari).
Cosa consiglia a coloro che hanno avuto contatti con la donna malata?
Mi affiderei allo specialista pneumologo; comunque, il test alla tubercolina (Tine test, intradermoreazione alla Mantoux) si impone. Nei casi con sospetti maggiori (ad es. risposta tubercolinica esuberante) e/o con rischio maggiore (ad es. individui predisposti alla malattia da altre patologie) farei anche una radiografia del torace ed una visita pneumologica.
L’asl e l’ospedale avrebbero dovuto informare la scuola del bambino e il Comune di Bagheria?
Il preside, anche se ha appreso la notizia per vie traverse, era tenuto a divulgare la notizia?

Alle ultime 2 domande può rispondere meglio di me un esperto di medicina legale. Quello che è certo è che chi diagnostica la malattia ha l’obbligo di denunciarla e chi è preposto alla salute pubblica deve organizzare un intervento che valuti l’entità del problema e impedisca la diffusione della malattia. Il Preside, una volta venuto a conoscenza del problema, deve affidarsi tempestivamente alle autorità sanitarie perché predispongano i provvedimenti necessari; saranno loro, a seconda dei casi, a dargli indicazioni su come comportarsi nei confronti di dipendenti e utenti della loro scuola.

Giusy Chiello

Redattore Capo

giusy.chiello@ilmiogiornale.org

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