Pubblicato il 14 febbraio 2011. Tags: adusbef, banche, conti correnti, finaza, operazioni

Anatocismo, ovvero truffa. Vai in rosso sul conto corrente, la banca ti addebita gli interessi passivi. Dopo tre mesi, però, quegli interessi diventano parte del capitale (negativo) del tuo conto: e la banca ti addebita un’altra volta l’interesse sull’interesse. Questa pratica fraudolenta, che moltiplica in maniera esponenziale il debito del consumatore, è stata finalmente dichiarata illegittima dalla Corte di Cassazione, che a sezioni civili riunite ha ribadito il diritto al rimborso del cittadino stabilendo ampi margini temporali per ottenerlo.
La sentenza arriva dal lontano marzo 1999, quando la Corte si pronuncia per la prima volta su un ricorso presentato dall’Adusbef (Associazione in difesa degli utenti di servizi bancari e finanziari), sancendo “la nullità della occulta pratica della moltiplicazione esponenziale geometrica dell’interesse”. L’anno dopo, ad ottobre, lo conferma anche la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 425/2000.
Non è bastato, evidentemente: nel 2009, infatti, un correntista salentino fa causa alla Banca Popolare Pugliese per la ripetizione di illegittime competenze bancarie. Il giudice Silvestrini della Corte d’Appello di Lecce accoglie le richieste dell’utente e stabilisce il rimborso delle somme in questione da parte della banca, che però fa ricorso. A cui risponde la Corte di Cassazione il 2 dicembre 2010.
Ma concretamente, cosa significa la sentenza? Innanzitutto, che le banche non hanno il diritto di imporre agli utenti costi ingiustificati: e la ripetizione degli interessi rappresenta appunto una pratica fraudolenta, volta a caricare il consumatore di un costo non reale. In secondo luogo, allunga i termini di prescrizione per il ricorso dei correntisti: dieci anni a partire dal momento di chiusura del conto corrente. Non più, come succedeva finora, al momento di iscrizione nell’estratto conto dell’operazione: metodo che impediva di fatto l’esercizio del ricorso ai cittadini. Inoltre, ogni clausola compromissoria inserita nel contratto di apertura del conto corrente è ritenuta nulla: non vale quindi l’assenso del correntista, in quanto viene considerato dalla Corte di Cassazione “estorto”.
Per far valere il proprio buon diritto bisogna comunque attivarsi personalmente. L’Adusbef fornisce, sul proprio sito (www.adusbef.it), un facsimile di lettera da inviare al proprio istituto di credito, con diffida a continuare nel comportamento fraudolento. I requisiti sono: essere andati in passivo su un conto corrente chiuso non più di dieci anni fa (o tuttora attivo) e presentare copia originale degli estratti conto. E in caso portare in giudizio l’istituto inadempiente. Ma attenzione, anche su questo le banche potrebbero marciarci: questi documenti sono a titolo oneroso, e gli istituti di credito arrivano a chiedere anche dieci euro per foglio. Se si tratta di estratti conto di diversi anni, il costo diventa considerevole. Insomma, non si sa mai cosa ti faranno pagare, e cosa di quei conti è veramente legittimo.
Fonte: www.dirittodicritica.com
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Pubblicato il 14 febbraio 2011. Tags: adesioni, adusbef, banche, crisi, Finanziaria, rivoluzione
Stop Banque. Chiudere i conti correnti per colpire le banche, salvate dalla crisi finanziaria grazie a fondi pubblici e che, non appena tornate in attivo, hanno subito ripreso a speculare. E’ l’invito di un’associazione francese, Bankrun 2010, che ha indetto il 7 dicembre 2010 una “rivoluzione censurata”, volta a colpire “il centro del sistema”. L’appello è stato lanciato sulle pagine Facebook di tutta Europa, che al momento contano circa 40mila adesioni e altrettanti indecisi. In Italia la provocazione l’ha raccolta l’Adusbef, che dal 1987 lotta per i diritti degli utenti dei servizi bancari e finanziari.
Testimonial e simbolo della protesta è Eric Cantonà, ex calciatore, che in un’intervista pubblicata su Youtube ha lanciato l’idea di “una rivoluzione senza armi e senza sangue”: andare in banca e ritirare i soldi, gettando in crisi di liquidità le banche. «E’ molto più utile questo che andare a protestare per strada, con i cartelli e le manganellate della polizia», afferma Cantonà. L’hanno preso in parola altri due francofoni, la sceneggiatrice belga Géraldine Feuillien e il regista francese Yann Sarfati, che hanno tradotto l’idea in un’iniziativa organizzata e diffusa. Cosa vogliono ottenere questi contestatori del sistema bancario mondiale? «Vogliamo delle banche che prestino solo le ricchezze che realmente possiedono. Delle banche di cui non dovremo più diffidare». Progetto ambizioso, soprattutto in Italia.
«Gli utenti italiani sopportano le banche senza avere un’alternativa vera – ci dice Mauro Novelli, segretario nazionale Adusbef – Cambiare istituto bancario è inutile, perché l’offerta è uniformata al rialzo». Nel Belpaese, secondo le ultime stime europee, abbiamo i costi medi di gestione dei conti correnti più elevati d’Europa, pari a 295 euro. Lo stesso vale per i tassi dei mutui, soprattutto fissi, che continuano ad essere agganciati al volatile Euribor invece che al più stabile indice Bce.
E le liberalizzazioni degli anni Novanta? Flop su tutta la linea, secondo Novelli. «Le banche italiane hanno scoraggiato dopo il ‘92 quelle straniere, che hanno preferito adeguarsi al sistema vigente». Basta vedere la Deutsche Bank, che presenta i costi d’intermediazione più elevati del panorama italiano. L’unica concorrenza, secondo l’Adusbef, è quella tra i servizi tradizionali allo sportello e il nuovo internet banking: qui i costi sono davvero molto bassi, prossimi allo zero. Ma si tratta di una concorrenza interna alla stessa banca e il target dei servizi informatizzati è ancora ridotto.
Tra le vittime, anche gli enti locali. La “mascalzonata”, come la definisce il segretario nazionale dell’Adusbef, riguarda la vendita impropria di derivati. «La patologia nasce quando l’operazione di copertura diventa una scommessa sull’andamento del mercato», spiega Novelli. A Milano è in corso un procedimento per oltre 100 milioni di euro di danni, legati a derivati “avariati” venduti al Comune da Ubs, Deutsche Bank, Jp Morgan e Depfa. A Rimini il tribunale ha dichiarato la nullità dei contratti stipulati dal Comune con il gruppo Unicredit: l’istituto dovrà restituire il saldo negativo degli spread, pari a 651mila euro più gli interessi legali. E anche a Roma si comincia a parlare di speculazioni simili. «In tutto, parliamo di almeno 30 miliardi di euro, ma - avverte Novelli – ogni calcolo va considerato in crescita, perché la posizione debitoria degli enti locali peggiora nel tempo».
Fonte: www.dirittodicritica.com
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Pubblicato il 17 dicembre 2010. Tags: Banca, banca d'italia, correntisti, emiliano romagnola, stipendi
In questi giorni è trapelata la notizia, riportata in rete da vari blog, che il Banco Emiliano Romagnolo, il 7 dicembre, è stato bloccato dalla Banca d’Italia e che tutti i conti correnti sono stati congelati per evitare che gli intestatari ritirino i propri soldi. Sarà vero che stanno vendendo al Gruppo di Banca Intesa? I correntisti si chiedono perchè, fino al 7 Gennaio nessuno potrà sapere nulla di ciò che sta accadendo. La gente vuole delle risposte. Perchè non può effettuare operazioni di nessun tipo nel proprio conto corrente e neanche ritirare contanti allo sportello o utilizzare il bancomat? Tutto questo accade senza nemmeno un preavviso, in modo del tutto arbitrario. Siamo riusciti a contattare la segreteria di direzione della banca, la quale ci ha informato che non ci sono più direttori al momento, ma che tutto viene gestito da commissari esterni, tra i quali il dott. De Flavis, con il quale non è stato possibile parlare. Ergo al Banco Emiliano Romagnolo vige al momento un commissiaramento. Cosa significa: il Banco Romagnolo sta fallendo? I soldi dei correntisti che fine faranno? Saranno “scongelati” il 7 gennaio ed ognuno potrà utilizzarli come vuole. Così ci hanno detto. E intanto? Gli impiegati stessi hanno avuto notizia del crack della banca il 6 dicembre, soltanto un giorno prima della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. E anch’essi hanno difficoltà per reperire liquidità proprio come i clienti della banca. Il fatto è gravissimo se si pensa che i correntisti, privati e aziende, al momento, non possono disporre non solo dei titoli, ma nemmeno dei propri conti correnti. Solo pochi giorni fa avevamo trattato l’argomento default /bancarotta nazionale considerando un ipotetico assalto alle banche, come evento conseguenziale al default. E oggi questa notizia a dir poco sconfortante. In sintesi il Banco Emiliano Romagnolo costituisce un fatto isolato, o è sola la punta dell’iceberg di un sistema che si sta incrinando rischiando di travolgere tutti? E perché la stampa nazionale di questo fatto non ha parlato?
Giusy Chiello- Francesca Lippi
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Pubblicato il 29 novembre 2010. Tags: anziani, canone, esenzione, Finanziaria, over, tv

La Finanziaria 2008 ha introdotto l’esenzione del canone Rai per i contribuenti con almeno 75 anni di età. La finalità della norma è quella di tutelare i contribuenti che si trovano in una situazione di effettiva necessità economica e può essere applicato dal 2008. L’esonero spetta, per il televisore che si trova nella casa di residenza, ai contribuenti che hanno compiuto 75 anni entro il termine di scadenza del pagamento del canone Rai (31 gennaio per il primo semestre e 31 luglio per il secondo) o alla data in cui viene attivato l’abbonamento. Il richiedente non deve convivere con soggetti diversi dal coniuge che siano titolari di un reddito proprio. Il limite massimo di reddito annuo per ottenere l’esonero è pari a euro 6.713,98 rappresentato dalla somma del reddito del richiedente e di quello del coniuge convivente e riferito all’anno precedente a quello in cui si intende usufruire dell’esenzione. Formano tale reddito le seguenti tipologie:
1)Reddito risultante dalla dichiarazione dei redditi presentata per l’anno precedente o dal modello Cud
Redditi soggetti a imposta sostitutiva o ritenuta a titolo d’imposta (interessi maturati su depositi bancari e postali, Bot, Cct e altri titoli di Stato, proventi da quote di investimenti)
Remunerazioni corrisposte da organismi internazionali, rappresentanze diplomatiche e consolari e missioni, dalla Santa Sede, dagli enti gestiti direttamente da essa e da quelli centrali della Chiesa Cattolica
Redditi di fonte estera non tassati in Italia
Mentre sono esclusi:
Redditi esenti da Irpef come le pensioni di guerra, quelle per gli invalidi civile e le rendite Inail
Reddito dell’abitazione principale e relative pertinenze
Trattamenti di fine rapporto e relative anticipazioni
Altri redditi soggetti a tassazione separata
Per poter fruire dell’esenzione occorre compilare una dichiarazione sostitutiva dalla quale risulti il possesso dei requisiti necessari utilizzando un modello predisposto dall’Agenzia delle Entrate e disponibile sul sito stesso.
La scadenza del 30 novembre riguarda la richiesta di esenzione relativa al secondo semestre 2010 e per tutti gli utenti che, in possesso dei requisiti di esenzione per gli anni 2008, 2009 e 2010, hanno omesso il versamento senza presentare alcuna domanda.
Chi ha pagato il canone per gli anni 2008, 2009 e 2010 anche in presenza delle condizioni di ammissione al beneficio, può richiedere la restituzione dell’importo utilizzando un altro modello predisposto dall’Agenzia delle Entrate oltre alla dichiarazione sostitutiva che attesta l’effettivo possesso dei requisiti per l’esonero. Ricordiamo infine che chi usufruisce indebitamente dell’esenzione riceverà una sanzione amministrativa compresa tra 500 e 2.000 euro per ciascun anno evaso oltre al pagamento del canone dovuto e degli interessi maturati. Oltre ovviamente alle sanzioni penali per dichiarazioni mendaci così come previsto nell’art. 76 del Dpr 445/2000.
Davide Lastraioli
Tributarista – Iscritto LAPET tel. 055.39.848.48 fax 055.39.848.50 cell. 333.2811056 e-mail davide.lastraioli@gmail.com skype: lstdvd77
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Pubblicato il 29 giugno 2010. Tags: bioraria, elettricità, tariffe
Dal 1° luglio entra in vigore la tariffazione bioraria per quanto riguarda il fornitore “classico” di energia elettrica, e le bollette cambieranno per tutti. I prezzi biorari, infatti saranno differenziati dai diversi momenti della giornata e dei giorni della settimana in cui si utilizza l’elettricità. I protagonisti di questa vicenda sono coloro che sono rimasti col proprio fornitore di elettricità del cosiddetto “Mercato Tutelato” e che ora dovranno stare attenti ai loro consumi per non incorrere in aumenti della bolletta. La bioraria non rappresenta una scelta: chi possiede un contatore elettronico, infatti, è obbligato a usufruire di questa tariffa o altrimenti deve cambiare gestore.
Ecco le fasce di prezzo biorarie dove i consumi sono suddivisi in due fasce di prezzo: una di punta, detta “F1″ (dalle 8 alle 19 dei giorni feriali) e una agevolata, detta “F2 – F3″ (la sera dopo le 19 nei feriali, tutto il giorno nei giorni di sabato, domenica e festivi).
| |
giorni feriali |
sabato, domenica e giorni festivi |
| dalle ore 0.00 alle ore 8.00 |
costo basso |
costo basso |
| dalle ore 8.00 alle ore 19.00 |
costo alto |
costo basso |
| dalle ore 19.00 alle ore 24.00 |
costo basso |
costo basso |
Chi normalmente è fuori casa tutto il giorno e sbriga le faccende domestiche la sera e nel week end trarrà sicuramente vantaggio da questo passaggio tariffario. Chi invece usa la corrente elettrica soprattutto durante il giorno dovrà cambiare abitudini per non pagare di più.
Per abituare i consumatori alla nuova tariffa ci sarà una fase di transizione (fino a dicembre 2011) in cui verrà applicata una bioraria detta “soft”, dove la differenza di costo tra le due fasce orarie sarà solo del 10%.
Chi volesse scegliere un’opzione alternativa alla tariffa bioraria può consultare il sito www.altroconsumo.it/controcorrente , dove potrà trovare un’offerta adatta ai propri stili di vita e ai consumi personali di energia elettrica.
Giusy Chiello
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