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Archivio | Salvadanaio

Il 30 giugno scade il termine presentazione domande prestito bebè nati 2010

 

 

 L’arrivo di un bambino in famiglia porta inevitabilmente con sé nuove esigenze e nuove spese. Il dipartimento per le Politiche della famiglia offre un sostegno alla prima infanzia attraverso un finanziamento di 5mila euro per ogni bambino nato o adottato nel triennio 2009-2011 attraverso un Fondo istituito dal Dpcm del 10 settembre 2009 in linea con il decreto anticrisi. Si tratta di un prestito da restituire in 5 anni a un tasso di interesse scontato di almeno il 50% rispetto a quello di un normale finanziamento (ulteriore riduzione del tasso di interesse dello 0,5 per cento per i bambini affetti da malattie rare). Il finanziamento può essere richiesto dai genitori dei bambini nati o adottati negli anni 2009, 2010 e 2011 senza limitazioni di reddito. In caso di esercizio della potestà su più di un minore può essere richiesto più di un finanziamento, mentre in caso di affido o potestà condivisi il prestito resta uno per bambino. Le richieste devono essere presentate entro il 30 giugno dell’anno successivo alla nascita o all’adozione. Per le adozioni nazionali si fa riferimento alla sentenza di affidamento preadottivo o di adozione definitiva, mentre per quelle internazionali al provvedimento di autorizzazione all’ingresso e alla residenza permanente del minore rilasciato dalla Commissione per le adozioni internazionali. Tali richieste si presentano presso una delle banche aderenti all’iniziativa dove sono disponibili dei moduli di autocertificazione del possesso dei requisiti contenenti le generalità dei genitori e quelle del minore nato o adottato, l’esercizio della potestà sul minore specificando se è congiunta o meno e in caso di potestà condivisa le generalità dell’altro soggetto e la dichiarazione che si richiede un solo prestito per ogni figlio. Per generalità dei genitori e del minore si intende nome, cognome, luogo e data di nascita nonché codice fiscale. L’elenco degli istituti di credito e degli intermediari finanziari a cui ci si può rivolgere è disponibile sull’apposito sito del dipartimento per le Politiche della Famiglia sul quale si possono trovare anche ulteriori informazioni http://www.fondonuovinati.it/elenco_banche.html

 

Davide Lastraioli

Tributarista – Iscritto LAPET tel. 055.39.848.48 – fax 055.39.848.50 – cell. 333.2811056 e-mail davide.lastraioli@gmail.com

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Affitti in nero: agevolazioni fiscali a chi denuncia

Sono circa 1,5 milioni, in Italia, i contratti d’affitto irregolari sui quali rischia di scatenarsi una corsa alla denuncia da parte degli inquilini. Una norma inserita nel decreto sul federalismo fiscale ed entrata in vigore lo scorso 7 aprile, stabilisce in 60 giorni il termine massimo entro il quale i proprietari devono regolarizzare i contratti d’affitto in nero.

Scaduto il termine, il prossimo 6 giugno, gli inquilini avranno facoltà di denunciare il contratto in nero all’Agenzia delle Entrate, ottenendo diversi benefici:

1)Un contratto d’affitto regolare.

2)Una durata contrattuale che li tutelerà per quattro anni su quattro.

3)Un canone d’affitto pari a tre volte la rendita catastale dell’immobile.

Tale norma è stata approntata per incentivare la regolarizzazione dei contratti in nero o in cui si dichiara un canone d’affitto inferiore all’effettivo corrisposto, unitamente alla predisposizione di agevolazioni fiscali ai proprietari e agli inquilini.

Staremo a vedere se l’Agenzia delle Entrate la applicherà fino in fondo o concederà delle proroghe. Intanto, iniziano le prime code agli sportelli e il portale S.I.R.I.A. del sito della medesima Agenzia (dove si può trovare l’apposita modulistica) registra già un sensibile incremento di click.

Andrea Anastasi

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Perchè ad Aprile aumentano le bollette di gas e luce? Risponde l’Unione Nazionale Consumatori

Nei giorni scorsi ci siamo occupati  dei rincari di gas e luce, causati dal caro greggio dovuto alla crisi libica. A tal proposito abbiamo voluto documentarci per dare delle informazioni più dettagliate ai cittadini italiani, che dovranno affrontare gli aumenti delle tasse energetiche a discapito delle loro tasche. Ci siamo così rivolti all’ Unione Nazionale Consumatori, che nella persona di Dino Cimaglia, ha risposto ai nostri quesiti.

 Da Aprile sono previsti dei rincari sulle bollette dell’energia elettrica e del gas. Qual è la motivazione di questa situazione?

Su questo argomento si è detto molto in questi giorni, la situazione in Libia ha determinato un aumento del costo del petrolio e dei derivati dello stesso (gasolio, benzina, etc.) oltre ad influire indirettamente e negativamente sui costi di tutto il settore energetico (energia, gas, etc.)

 Si è parlato in questi giorni di un aumento possibile sulle tariffe del gas per il prossimo anno, visti i blocchi dalla Libia. Ma quelli che riguardano il mese prossimo a cosa sono dovuti?

Si verificano casi simili anche nella vendita del carburante, dove a seguito degli aumenti del costo del barile di greggio, conseguono immediati e quanto mai inspiegabili aumenti della pompa. E’ legittimo forse pensare che troppe volte la speculazione in questi settori anticipi di molto gli effetti negativi di questi eventi.

 La vostra associazione cosa può ed ha intenzione di fare per tutelare i cittadini da tutto ciò?

L’argomento del caro bollette è uno dei tanti argomenti che discuteremo con le parti interessate, primi di tutti i gestori che erogano il servizio e che dovranno dimostrare le ricadute negative sui costi di gestione, poi con l’autorità garante che verificherà la corretta applicazione delle tariffe.

 Ci saranno delle differenze da Regione a Regione? E se si perché?

Come già accade per il criterio di tariffazione ci aspettiamo che anche il rincaro di bollette segua delle logiche legate al territorio. Il motivo di ciò risiede nei costi variabili legati alle tipologie di impianti che vengono adottati.

 

I cittadini possono appellarsi a questi nuovi rincari?

I cittadini hanno il diritto di appellarsi a questi aumenti anche in considerazione delle note difficoltà in cui molte famiglie italiane versano a seguito della crisi economica di questi anni. Purtroppo aumenti di questo tipo sono in grado di incidere direttamente nelle tasche dei consumatori che non potranno, di fatto, azzerare il consumo delle utenze.

Giusy Chiello

Redattrice -giusy.chiello@ilmiogiornale.org

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Il Prestito della speranza: ecco cos’è

 Con l’accordo fra l’Associazione bancaria italiana (ABI) e la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) nella primavera del 2009 nasce il Prestito della Speranza.

Si rivolge alle famiglie che hanno subito nella crisi un impoverimento materiale ed il reddito disponibile non consente più di sostenersi, spesso in seguito alla perdita di lavoro.

Dal febbraio 2011 si è aperta una nuova fase dell’iniziativa per famiglie e imprese.

“Per far fronte al perseverare delle difficoltà economiche – si legge nel sito www.prestitodellasperanza.it – la Cei ha istituito un fondo nazionale straordinario orientato a garantire prestiti bancari da concedere alle famiglie a un tasso agevolato”.

La dotazione patrimoniale, “apportata anche con il contributo di soggetti privati ed istituzionali, è costituita da 30 milioni di euro, di cui 25 milioni destinati a garantire il microcredito sociale e 5 milioni destinati a sostenere il microcredito alle imprese”. Tale consistenza permette di erogare fino a 120 milioni di euro di finanziamenti.

La costituzione del fondo di garanzia con il moltiplicatore “genera un meccanismo virtuoso di solidarietà perpetuabile nel tempo; il moltiplicatore aumenta notevolmente la capacità di intervento rispetto al fondo perduto, dando la possibilità di aiutare nel tempo un numero sempre crescente di persone. Infatti, con la restituzione di un prestito la garanzia torna di nuovo disponibile per un altro intervento”.

La Cei ha così messo in atto un’azione pastorale di carattere nazionale capace di avviare un dialogo con le istituzioni finanziarie e le banche “in vista di un’economia solidale in grado di superare l’unicità della massimizzazione del profitto, aprendosi al mondo bancario, lungo le linee della responsabilità solidale, elementi propri dell’insegnamento della Chiesa” (In caduta libera, Rapporto 2010 Caritas Italiana – Fondazione Cancan, Il Mulino, p. 269)

Per poter presentare la domanda è necessario rivolgersi alla Caritas o agli uffici diocesani incaricati che dopo averne verificati i requisiti soggettivi e la sostenibilità della richiesta inoltra la pratica ad un istituto di credito convenzionato che provvede alla propria valutazione ed alla successiva erogazione del finanziamento.

Davide Lastraioli

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M’illumino di meno, il Comune di Pistoia aderisce alla campagna per il risparmio energetico promossa da Radio 2

Il 18 febbraio il Comune di Pistoia aderisce a “M’illumino di meno”, la campagna per il risparmio energetico promossa da Caterpillar, la popolare trasmissione radiofonica di Radio 2, e dedicata quest’anno ai 150 anni dell’Unità di Italia: dalle 18.00 alle 19.30 l’illuminazione in piazza del Duomo si spegnerà e lascerà il posto a un tricolore luminoso generato da una speciale bici a tre ruote che attiva faretti led. L’evento si avvarrà della collaborazione della ditta Metalgelli di Pistoia che presenterà anche una speciale turbina per dimostrare come si produce energia pulita.

“Anche quest’anno abbiamo risposto con entusiasmo all’appello di Caterpillar – spiega il vicesindaco Mario Tuci – dal momento che le istituzioni devono promuovere nell’opinione pubblica un cambiamento di rotta in materia di consumo energetico e una maggiore attenzione alle fonti rinnovabili. La campagna promossa da M’illumino di meno consente al Comune di Pistoia di ribadire l’importanza di questi temi e dei valori legati al rispetto per l’ambiente e la natura. L’omaggio al tricolore trovo che abbia un valore simbolico che va al di là delle celebrazioni del 150 esimo: risparmio energetico significa anche attenzione per l’innovazione e desiderio di lasciare alle generazioni future un mondo migliore. Quello del 18 pomeriggio – conclude Tuci – è un appuntamento importante e invito tutti i cittadini a condividerlo insieme a noi nella splendida cornice di piazza del Duomo”.

Durante tutta la campagna Caterpillar darà voce al racconto delle buone pratiche di produzione e di consumo intelligente di energia. Il 18 febbraio durante la trasmissione che andrà in onda eccezionalmente un’ora prima, dalle 17.00 alle 18.30, i conduttori Cirri e Solibello passeranno in rassegna le adesioni di quest’anno con collegamenti da tutta Italia. Su www.caterpillar.rai.it sarà possibile segnalare la propria adesione e trovare i materiali per diffondere l’iniziativa nei posti di lavoro, a scuola o nella propria città.

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Le banche furbette e le pratiche fraudolente

Anatocismo, ovvero truffa. Vai in rosso sul conto corrente, la banca ti addebita gli interessi passivi. Dopo tre mesi, però, quegli interessi diventano parte del capitale (negativo) del tuo conto: e la banca ti addebita un’altra volta l’interesse sull’interesse. Questa pratica fraudolenta, che moltiplica in maniera esponenziale il debito del consumatore, è stata finalmente dichiarata illegittima dalla Corte di Cassazione, che a sezioni civili riunite ha ribadito il diritto al rimborso del cittadino stabilendo ampi margini temporali per ottenerlo.

La sentenza arriva dal lontano marzo 1999, quando la Corte si pronuncia per la prima volta su un ricorso presentato dall’Adusbef (Associazione in difesa degli utenti di servizi bancari e finanziari), sancendo “la nullità della occulta pratica della moltiplicazione esponenziale geometrica dell’interesse”. L’anno dopo, ad ottobre, lo conferma anche la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 425/2000.

Non è bastato, evidentemente: nel 2009, infatti, un correntista salentino fa causa alla Banca Popolare Pugliese per la ripetizione di illegittime competenze bancarie. Il giudice Silvestrini della Corte d’Appello di Lecce accoglie le richieste dell’utente e stabilisce il rimborso delle somme in questione da parte della banca, che però fa ricorso. A cui risponde la Corte di Cassazione il 2 dicembre 2010.

Ma concretamente, cosa significa la sentenza? Innanzitutto, che le banche non hanno il diritto di imporre agli utenti costi ingiustificati: e la ripetizione degli interessi rappresenta appunto una pratica fraudolenta, volta a caricare il consumatore di un costo non reale. In secondo luogo, allunga i termini di prescrizione per il ricorso dei correntisti: dieci anni a partire dal momento di chiusura del conto corrente. Non più, come succedeva finora, al momento di iscrizione nell’estratto conto dell’operazione: metodo che impediva di fatto l’esercizio del ricorso ai cittadini. Inoltre, ogni clausola compromissoria inserita nel contratto di apertura del conto corrente è ritenuta nulla: non vale quindi l’assenso del correntista, in quanto viene considerato dalla Corte di Cassazione “estorto”.

Per far valere il proprio buon diritto bisogna comunque attivarsi personalmente. L’Adusbef fornisce, sul proprio sito (www.adusbef.it), un facsimile di lettera da inviare al proprio istituto di credito, con diffida a continuare nel comportamento fraudolento. I requisiti sono: essere andati in passivo su un conto corrente chiuso non più di dieci anni fa (o tuttora attivo) e presentare copia originale degli estratti conto. E in caso portare in giudizio l’istituto inadempiente. Ma attenzione, anche su questo le banche  potrebbero marciarci: questi documenti sono a titolo oneroso, e gli istituti di credito arrivano a chiedere anche dieci euro per foglio. Se si tratta di estratti conto di diversi anni, il costo diventa considerevole. Insomma, non si sa mai cosa ti faranno pagare, e cosa di quei conti è veramente legittimo.

 Fonte: www.dirittodicritica.com

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Fermiamo le banche! La proposta di Eric Cantonà

 

 

Stop Banque. Chiudere i conti correnti per colpire le banche, salvate dalla crisi finanziaria grazie a fondi pubblici e che, non appena tornate in attivo, hanno subito ripreso a speculare. E’ l’invito di un’associazione francese, Bankrun 2010, che ha indetto il 7 dicembre 2010 una “rivoluzione censurata”, volta a colpire “il centro del sistema”. L’appello è stato lanciato sulle pagine Facebook di tutta Europa, che al momento contano circa 40mila adesioni e altrettanti indecisi. In Italia la provocazione l’ha raccolta l’Adusbef, che dal 1987 lotta per i diritti degli utenti dei servizi bancari e finanziari.

Testimonial e simbolo della protesta è Eric Cantonà, ex calciatore, che in un’intervista pubblicata su Youtube ha lanciato l’idea di “una rivoluzione senza armi e senza sangue”: andare in banca e ritirare i soldi, gettando in crisi di liquidità le banche. «E’ molto più utile questo che andare a protestare per strada, con i cartelli e le manganellate della polizia», afferma Cantonà. L’hanno preso in parola altri due francofoni, la sceneggiatrice belga Géraldine Feuillien e il regista francese Yann Sarfati, che hanno tradotto l’idea in un’iniziativa organizzata e diffusa. Cosa vogliono ottenere questi contestatori del sistema bancario mondiale? «Vogliamo delle banche che prestino solo le ricchezze che realmente possiedono. Delle banche di cui non dovremo più diffidare». Progetto ambizioso, soprattutto in Italia.

«Gli utenti italiani sopportano le banche senza avere un’alternativa vera – ci dice Mauro Novelli, segretario nazionale Adusbef – Cambiare istituto bancario è inutile, perché l’offerta è uniformata al rialzo». Nel Belpaese, secondo le ultime stime europee, abbiamo i costi medi di gestione dei conti correnti più elevati d’Europa, pari a 295 euro. Lo stesso vale per i tassi dei mutui, soprattutto fissi, che continuano ad essere agganciati al volatile Euribor invece che al più stabile indice Bce.

E le liberalizzazioni degli anni Novanta? Flop su tutta la linea, secondo Novelli. «Le banche italiane hanno scoraggiato dopo il ‘92 quelle straniere, che hanno preferito adeguarsi al sistema vigente». Basta vedere la Deutsche Bank, che presenta i costi d’intermediazione più elevati del panorama italiano. L’unica concorrenza, secondo l’Adusbef, è quella tra i servizi tradizionali allo sportello e il nuovo internet banking: qui i costi sono davvero molto bassi, prossimi allo zero. Ma si tratta di una concorrenza interna alla stessa banca e il target dei servizi informatizzati è ancora ridotto.

Tra le vittime, anche gli enti locali. La “mascalzonata”, come la definisce il segretario nazionale dell’Adusbef, riguarda la vendita impropria di derivati. «La patologia nasce quando l’operazione di copertura diventa una scommessa sull’andamento del mercato», spiega Novelli. A Milano è in corso un procedimento per oltre 100 milioni di euro di danni, legati a derivati “avariati” venduti al Comune da Ubs, Deutsche Bank, Jp Morgan e Depfa. A Rimini il tribunale ha dichiarato la nullità dei contratti stipulati dal Comune con il gruppo Unicredit: l’istituto dovrà restituire il saldo negativo degli spread, pari a 651mila euro più gli interessi legali. E anche a Roma si comincia a parlare di speculazioni simili. «In tutto, parliamo di almeno 30 miliardi di euro, ma - avverte Novelli – ogni calcolo va considerato in crescita, perché la posizione debitoria degli enti locali peggiora nel tempo».

Fonte: www.dirittodicritica.com

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Crack del Banco Emiliano Romagnolo, tutti lo sanno ma nessuno lo dice

In questi giorni è trapelata la notizia, riportata in rete da vari blog,  che il Banco Emiliano Romagnolo, il 7 dicembre, è stato bloccato dalla Banca d’Italia e che tutti i conti correnti sono stati congelati per evitare che gli intestatari ritirino i propri soldi. Sarà vero che stanno vendendo al Gruppo di Banca Intesa? I correntisti si chiedono  perchè, fino al 7 Gennaio nessuno potrà sapere nulla di ciò che sta accadendo. La gente vuole delle risposte. Perchè non può effettuare operazioni di nessun tipo nel proprio conto corrente e neanche ritirare contanti allo sportello o utilizzare il bancomat?  Tutto questo accade senza nemmeno un preavviso, in modo del tutto arbitrario. Siamo riusciti a contattare la segreteria di direzione della banca, la quale ci ha informato che non ci sono più direttori al momento, ma che tutto viene gestito da commissari esterni, tra i quali il dott. De Flavis, con il quale non è stato possibile parlare.  Ergo  al Banco Emiliano Romagnolo vige al momento un commissiaramento. Cosa significa:  il Banco Romagnolo sta fallendo? I soldi dei correntisti che fine faranno? Saranno “scongelati” il 7 gennaio ed ognuno potrà utilizzarli come vuole. Così ci hanno detto. E intanto? Gli impiegati stessi hanno avuto notizia del crack della banca il 6 dicembre, soltanto un giorno prima della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. E anch’essi  hanno difficoltà per reperire liquidità proprio come i clienti della banca. Il fatto è gravissimo se si pensa che i correntisti, privati e aziende, al momento, non possono disporre non solo dei titoli, ma nemmeno dei propri conti correnti. Solo pochi giorni fa avevamo trattato l’argomento default /bancarotta nazionale considerando un ipotetico assalto alle banche, come evento conseguenziale al default. E oggi questa notizia a dir poco sconfortante. In sintesi il Banco Emiliano Romagnolo costituisce un fatto isolato, o è sola la punta dell’iceberg di un sistema che si sta incrinando rischiando di travolgere tutti? E perché la stampa nazionale di questo fatto non ha parlato?

Giusy Chiello- Francesca Lippi

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