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Archivio | Economia e Diritto

Domani a Lucca si parla di sviluppo, libertà e istruzione con il premio Nobel Amartya Sen

L’evento è organizzato da Fondazione Campus e Comune di Lucca

Sviluppo, libertà e istruzione: Amartya Sen a Lucca

Il premio Nobel indiano lunedì 20 maggio in città nell’unico incontro pubblico del 2013

Uguaglianza, diritti, economia, istruzione, benessere, austerity: come vivere felici? Sono gli argomenti, i cavalli di battaglia, del filosofo-economista Amartya Sen, 80 anni, Nobel per l’Economia nel 1998, che lunedì 20 maggio alle 17 sarà ospite di Fondazione Campus e del Comune di Lucca nell’incontro pubblico (l’unico in Italia previsto per quest’anno) che si tiene all’auditorium dell’Istituto Musicale Luigi Boccherini (piazza del Suffragio, Lucca) a ingresso libero, realizzato con la partecipazione dell’Associazione Industriali di Lucca e della Fondazione Piaggio.

L’incontro è stato presentato questa mattina durante una conferenza stampa tenutasi a Palazzo Orsetti, alla quale sono intervenuti il sindaco Alessandro Tambellini, il direttore di Fondazione Campus Paola Pardini e il vicedirettore di Fondazione Campus Fulvio Calia.

Fondazione Campus, con questo incontro, prosegue la celebrazione del decimo anno dalla nascita dei corsi di laurea in turismo, che organizza in collaborazione con FLAFR (Fondazione lucchese per l’alta formazione e la ricerca) e le Università di Pavia, Pisa e della Svizzera Italiana di Lugano, mettendo a disposizione dei propri studenti e della città l’opportunità di incontrare uno degli intellettuali più importanti del nostro tempo, il cui pensiero ha fortemente segnato gli studi economici e politici della seconda metà del Novecento.

Dopo il saluto del sindaco Tambellini, nella conversazione che Sen terrà con il presidente della Fondazione Campus, il filosofo Salvatore Veca, si parlerà in particolare di “Citizenship and Higher Education: an Alliance for Social Progress” (Cittadinanza e formazione universitaria: un’alleanza per il progresso sociale), affrontando quindi una riflessione sul ruolo, oggi, in Europa, della formazione universitaria, in relazione ai temi di partecipazione e cittadinanza.

L’incontro è stato fortemente voluto anche dall’amministrazione Tambellini all’interno del percorso di incontri dedicati alla partecipazione, dal momento che tematiche come sviluppo e sostenibilità sono parole chiave nel programma del governo cittadino, che proprio in questi mesi sta lavorando al nuovo piano strategico e strutturale.

Autore di moltissime opere e opinionista per testate come “The Guardian” e “New York Times”, Amartya Sen è un economista indiano, docente alla Harvard University. Settimo nella classifica dei 100 intellettuali più influenti al mondo secondo il sondaggio annuale della rivista Prospect e del Financial Times; ha insegnato in numerose e prestigiose università tra le quali Oxford e Cambridge ed è stato visiting professor a Stanford, al Mit di Boston, all’Università di Berkeley e alla London School of Economics.

Nel suo percorso di vita e di studio ha affrontato quattro grandi temi che hanno avuto un riverbero mondiale:

-       fame e povertà, e politiche pubbliche orientate a combatterle: ha sostenuto con dati empirici, analizzando alcuni grandi carestie che hanno colpito Cina e India, che la fame non dipende dalla scarsa quantità di cibo, ma dalla sua gestione e dai prezzi. Questo suo studio è divenuto, a metà del secolo corso, il nuovo standard per la realizzazione di interventi in questi ambiti.

-       È derivata da questo studio l’analisi di genere: per fattori biologici, le popolazioni dovrebbero essere naturalmente ripartite al 50% circa fra uomini e donne. Nelle società in cui c’è un pregiudizio nei confronti delle donne, le popolazioni hanno una maggiore componente maschile: una disuguaglianza, quindi, dovuta alla differenza di accesso delle donne ad alimentazione, cure mediche, istruzione etc. Da questi studi sulla condizione umana sono nati quelli sulle minoranze e sul genere, che hanno segnato e percorso tutta la seconda metà del Novecento.

-       La terza area di interesse è quella in cui Sen ha affiancato alla misurazione della ricchezza dei popoli, sino ad allora effettuata solo con l’uso del Pil (Prodotto interno lordo), altri indici che ha evidenziato, il cui più importante è quello di sviluppo umano che comprende la distribuzione delle ricchezze sanitarie, l’accesso all’educazione, le politiche pubbliche, la qualità dell’ambiente etc.. Da questa scoperta sono nati centinaia di studi e di teorie politiche. Uno dei primi a coglierne l’enorme portata ed a farlo proprio fu Robert Kennedy. In questo senso, in Italia poche settimane fa, è stato presentato il primo rapporto sul BES (Benessere equo e sostenibile), redatto da Cnel e Istat.

-       La quarta area di studi di Sen consta di un approccio sostanzialista ai diritti e alle libertà: l’approccio delle capacità. Per l’economista indiano non è sufficiente che siano riconosciuti dei diritti, ma è necessario che le persone abbiano la capacità di esercitarli. Ne è un esempio il suffragio universale: diventa un diritto “vuoto” se i cittadini non sanno leggere e scrivere, o non conoscono il meccanismo elettorale e politico. Da qui l’importanza chiave dell’istruzione come contributo al benessere e allo sviluppo umano delle persone.

 

 

La Fondazione Campus

Fondazione Campus organizza da 10 anni corsi di laurea in turismo in collaborazione con FLAFR (Fondazione lucchese per l’alta formazione e la ricerca) e le Università di Pavia, Pisa e della Svizzera Italiana di Lugano. Vocazione internazionale, centralità dello studente, rapporto con il mondo del lavoro e ricerca sono i tratti distintivi di questa realtà che, a partire dai primi anni 2000, ha saputo consolidare il suo status nell’ambito accademico sviluppando un radicato rapporto con il territorio, attraendo studenti stranieri grazie a progetti internazionali e facendo da ponte con centinaia di realtà nei 5 continenti nell’ambito dello sviluppo turistico.

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La rimessione dei processi per legittimo sospetto: una norma mai applicata

Il Popolo della libertà scende in piazza sabato 11 maggio 2013 a Brescia “in difesa di Silvio Berlusconi”. Alle numerose esternazioni di esponenti del suo partito su un “uso politico della giustizia” segue quella dello stesso Berlusconi: “La sentenza di ieri è davvero una provocazione preparata dalla parte politicizzata della magistratura che da vent’anni cerca di eliminarmi come principale avversario della sinistra e il rinvio a giudizio di Napoli fa parte di questo uso politico della giustizia”. Da una parte vi è Silvio Berlusconi che si presenta come vittima sacrificale della magistocrazia e dall’altra il solito Marco Pannella con i suoi scioperi della fame e della sete per denunciare la detenzione dei carcerati nei canili per umani. Puntano l’indice su aspetti marginali del problema giustizia. Eppure loro sono anche quei politici che da decenni presentano le loro facce in tv. Tutto fa pensare che non gliene fotte niente a nessuno se i magistrati sono quelli che sono, pur se questi, presentandosi e differenziandosi come coloro che vengono da Marte, sono santificati dalla sinistra come unti dall’infallibilità. Tutto fa pensare che se si continua a dire che Berlusconi è una vittima della giustizia (e solo lui)  e che le celle sono troppo piccole per i detenuti, non si farà l’interesse di coloro che in carcere ci sono, sì, ma sono innocenti. Bene, Tutto questo fa pensare che dopo i proclami tutto rimarrà com’è. E tutto questo nell’imperante omertà dei media che si nascondo dietro il dito dell’ipocrisia. Volete un esempio di come un certo modo di fare comunicazione ed informazione inclini l’opinione pubblica a parlare di economia e solo di economia, come se altri problemi più importanti non attanagliassero gli italiani?

La mafia cos’è? La risposta in un aneddoto di Paolo Borsellino: «Sapete che cos’è la Mafia… faccia conto che ci sia un posto libero in tribunale….. e che si presentino 3 magistrati… il primo è bravissimo, il migliore, il più preparato.. un altro ha appoggi formidabili dalla politica… e il terzo è un fesso… sapete chi vincerà??? Il fesso. Ecco, mi disse il boss, questa è la MAFI!»

«La vera mafia è lo Stato, alcuni magistrati che lo rappresentano si comportano da mafiosi. Il magistrato che mi racconta che Andreotti ha baciato Riina io lo voglio in galera». Così Vittorio Sgarbi il 6 maggio 2013 ad “Un Giorno Da Pecora su Radio 2.

«Da noi – ha dichiarato Silvio Berlusconi ai cronisti di una televisione greca il 23 febbraio 2013 – la magistratura è una mafia più pericolosa della mafia siciliana, e lo dico sapendo di dire una cosa grossa». «In Italia regna una “magistocrazia”. Nella magistratura c’è una vera e propria associazione a delinquere» Lo ha detto Silvio Berlusconi il 28 marzo 2013 durante la riunione del gruppo Pdl a Montecitorio. Ed ancora Silvio Berlusconi all’attacco ai magistrati: «L’Anm è come la P2, non dice chi sono i loro associati». Il riferimento dell’ex premier è alle associazioni interne ai magistrati, come Magistratura Democratica. Il Cavaliere è a Udine il 18 aprile 2013 per un comizio.

Qui non si vuole criminalizzare una intera categoria. Basta, però, indicare a qualcuno che si ostina a difendere l’indifendibile che qualcosa bisogna fare. Anzi, prima di tutto, bisogna dire, specialmente sulla Rimessione dei processi.

Questa norma a vantaggio del cittadino è da sempre assolutamente disapplicata e non solo per Silvio Berlusconi. Prendiamo per esempio la norma sulla rimessione del processo prevista dall’art. 45 del codice di procedura penale. L’articolo 45 c.p.p. prevede che “in ogni stato e grado del processo di merito, quando gravi situazioni locali, tali da turbare lo svolgimento del processo e non altrimenti eliminabili, pregiudicano la libera determinazione delle persone che partecipano al processo ovvero la sicurezza o l’incolumità pubblica, o determinano motivi di legittimo sospetto, la Corte di Cassazione, su richiesta motivata del procuratore generale presso la Corte di appello o del pubblico ministero presso il giudice che procede o dell’imputato, rimette il processo ad altro giudice, designato a norma dell’articolo 11“.

Tale istituto si pone a garanzia del corretto svolgimento del processo, dell’imparzialità del giudice e della libera attività difensiva delle parti. Si differenzia dalla ricusazione disciplinata dall’art. 37 c.p.p. in quanto derogando al principio costituzionale del giudice naturale (quello del locus commissi delicti) e quindi assumendo il connotato dell’eccezionalità, necessita per poter essere eccepito o rilevato di gravi situazioni esterne al processo nelle sole ipotesi in cui queste non siano altrimenti eliminabili. Inoltre mentre per la domanda di ricusazione è competente il giudice superiore, per decidere sull’ammissibilità della rimessione lo è solo la Corte di Cassazione.

«L’ipotesi della rimessione, il trasferimento, cioè, del processo ad altra sede giudiziaria, deroga, infatti, alle regole ordinarie di competenza e allo stesso principio del giudice naturale (art. 25 della Costituzione) – spiega Edmondo Bruti Liberati, già Presidente dell’Associazione nazionale magistrati. – E pertanto già la Corte di Cassazione ha costantemente affermato che si tratta di un istituto che trova applicazione in casi del tutto eccezionali e che le norme sulla rimessione devono essere interpretate restrittivamente. Nella rinnovata attenzione sull’istituto della rimessione, determinata dalla discussione della proposte di modifica (2002, legge Cirami), numerosi commenti – comparsi sulla stampa – rischiano di aver indotto nell’opinione pubblica l’impressione che l’istituto del trasferimento dei processi trovi applicazione ampia e che dunque la magistratura italiana ricorrentemente non sia in grado di operare con serenità di giudizio. Vi fu una sola difficile stagione dei primi decenni della nostra Repubblica, in cui numerosi processi per fatti di mafia furono trasferiti dalle sedi giudiziarie siciliane in altre regioni: era il segno umiliante della fragilità delle istituzioni, di uno Stato incapace di assicurare serenità allo svolgimento del processo e di garantire protezione ai giudici popolari di fronte alle minacce. Era una stagione in cui i processi, pur trasferiti ad altra sede, si concludevano pressoché ineluttabilmente con le assoluzioni per insufficienza di prove. Superata questa fase, e pur sotto la vigenza della norma del Codice di procedura penale del 1930 – che prevedeva la formula del «legittimo sospetto» –, in un periodo di diversi decenni i casi di rimessione sono stati pochissimi: intendo dire poche unità. I casi più noti di accoglimento, di norma ad iniziativa degli uffici del Pm, determinarono polemiche e reazioni. (Ad esempio, i fatti di Genova del luglio 1960, la strage del Vajont, la strage di Piazza Fontana, l’appello sul ‘caso Zanzara’, il caso delle schedature alla Fiat). Avanzava tra i giuristi la tesi che fosse necessaria una più puntuale e rigorosa indicazione dei motivi suscettibili di determinare il trasferimento. Il Parlamento, dopo le polemiche per il trasferimento del processo per la strage di Piazza Fontana da Milano a Catanzaro, interveniva per dettare dei criteri stringenti per la designazione del nuovo giudice (legge 773/1972 e successivamente legge 879/1980, che introdusse il criterio automatico tuttora vigente). La lettura delle riviste giuridiche, dei saggi in materia e dei codici commentati ci presenta una serie lunghissima di casi, in cui si fa riferimento alle più disparate situazioni di fatto per concludere che la ipotesi di rimessione è stata esclusa dalla Corte di cassazione. Pochissimi sono dunque fino al 1989 stati i casi di accoglimento: l’ordine di grandezza è di una dozzina in tutto. Il dato che si può fornire con precisione – ed è estremamente significativo – riguarda il periodo dopo il 1989, con il nuovo Codice di procedura penale: le istanze di rimessione accolte sono state due.»

«Per quanto concerne la remissione per motivi di legittimo sospetto occorre che i capi delle procure generali si attengano a una concezione rigorosamente ristretta dell’istituto». La circolare ministeriale che abbiamo citato non esce dagli archivi del governo Prodi e neppure dal cassetto del terribile ex procuratore di Milano, Francesco Saverio Borrelli. Si tratta invece di una direttiva piuttosto chiara che il ministro fascista Dino Grandi inviava a tutti i tribunali italiani nel 1939, consigliando loro di usare la legittima suspicione con cautela. Eppure se si dà uno sguardo alla storia giudiziaria italiana, se si ritorna su quei casi in cui la legittima suspicione è stata accolta vengono i brividi e si capisce perché la legittima suspicione si trasformi nel legittimo sospetto contro giudici, pubblici ministeri, tribunali. Il caso più drammatico, più doloroso, in cui l’accettazione della legittima suspicione fece danni incalcolabili fu il processo per la strage di piazza Fontana. Non è il caso di soffermarsi più di tanto su quel buco nero della nostra storia. E’ tristemente noto: la legittima suspicione riuscì a strappare il processo ai giudici di Milano in un clima golpista e lo trasferì a Catanzaro. Per trent’anni la verità sulla strage rimase sotterrata dalla collusione tra servizi, governi e apparati militari. Il processo di piazza Fontana è il caso più clamoroso ma non certo il primo. Basta scartabellare negli archivi giudiziari per trovare le vittime della legittima suspicione. A due anni dalla fine della guerra si giunge al drammatico processo per la strage di Portella delle Ginestre. Il processo viene spostato da Palermo a Viterbo: la banda di Salvatore Giuliano viene condannata ma i mandanti assolti. Nel 1963 ci imbattiamo nel disastro del Vajont: il processo da Venezia viene trasferito a L’Aquila dove la strage viene definita «evento imprevedibile» e dove governo e Enel vengono assolti. Nello stesso anno il processo per la strage di Ciaculli viene trasferito da Palermo a Catanzaro. Buscetta viene condannato ma altri mafiosi del peso di Pippò Calò se la cavano. Se si leggono gli atti dei processi per mafia si scopre che la richiesta di legittima suspicione viene utilizzata a man bassa, come una chiave magica usata per ottenere in sedi più consone assoluzioni totali o per insufficienza di prove. Il caso più clamoroso è quello di Luciano Liggio, precursore e maestro di Totò Riina. Dopo l’esordio del 1948 con l’uccisione del segretario della Camera del Lavoro di Corleone, Placido Rizzotto, Liggio nel `58 ammazza il boss concorrente Michele Navarra. Liggio viene processato ma prevale la legittima suspicione: nel processo di Bari il fondatore della corrente dei corleonesi viene assolto dal tribunale di Bari per insufficienza di prove. Un altro caso clamoroso fu quello delle schedature Fiat. Negli anni `60 fu proprio Milano il luogo in cui si celebrò il processo alla Zanzara. Quelli sopra i cinquant’anni si ricorderanno che la Zanzara era un giornalino fatto dagli studenti del Liceo Parini usato per contestare ante litteram le regole del conformismo e dell’educazione borghese. In base a denunce e lamentele della parte più reazionaria dei genitori e dell’opinione pubblica ne nacque un processo che fece grande scandalo. Per evitare che nello scandalo finisse il buon nome di qualche famiglia milanese fu invocato addirittura l’ordine pubblico e per legittima suspicione il processo finì a Genova. Nel 1989, comunque, il legislatore decide che le maglie della legittima suspicione sono troppo larghe e discrezionali e soprattutto che vengono usate come strumento per impedire la celebrazione dei processi. A spingere al cambiamento sono proprio i numerosi processi per mafia finiti con l’assoluzione per insufficienza di prove. Viene introdotta una nuova norma, quella attuale. L’introduzione di questa norma restrittiva taglia le unghie a coloro che usavano la legge come un grimaldello, ma limita anche i diritti di coloro che hanno sospetti fondati . Per tutti gli anni `90 i ricchi avvocati dei ricchissimi imputati per tangenti tentano di utilizzare la legittima suspicione per farla franca. Il caso che tutti ricordano è quello di Bettino Craxi che durante la bufera di tangentopoli chiede attraverso i suoi legali ai giudici della Cassazione di spostare da Milano i numerosi processi a suo carico. La richiesta viene presentata in tutte le sedi processuali ma viene respinta proprio perché la suprema Corte si trova a dover fare i conti con una norma restrittiva che lascia poco scampo a chi vuole fare il gioco delle tre carte.

Il 6 maggio 2013 è stata respinta l’istanza di Berlusconi di trasferimento a Brescia dei suoi processi a Milano. La richiesta di trasferimento è basata sul legittimo sospetto che ci sia un accanimento giudiziario, “un’ostilità” da parte della sede giudiziaria del capoluogo lombardo (che giudica sul caso della giovane marocchina) e da parte della Corte d’Appello, che si occupa del processo Mediaset, nei confronti del Cavaliere. In quaranta pagine, stilate dai legali e giunte in Cassazione a metà marzo, vengono rappresentate una serie di decisioni, atteggiamenti e frasi pronunciate in aula dai giudici che sarebbero la dimostrazione dell’accanimento nei confronti del leader del Pdl; tra queste le ordinanze con cui sono stati negati i legittimi impedimenti, le visite fiscali a carico di Berlusconi ricoverato al San Raffaele per uveite, la sentenza del caso Unipol dove gli non sono state concesse le attenuanti generiche, la fissazione di 4 udienze in 7 giorni nel processo Ruby, e alcune affermazioni in aula del procuratore aggiunto Ilda Boccassini e del presidente del collegio, Giulia Turri. Nel 2003 la richiesta di trasferire da Milano a Brescia i processi del cosiddetto filone toghe sporche (Imi-Sir/Lodo Mondadori), in cui era imputato Cesare Previti (mentre Berlusconi era stato prosciolto per prescrizione) fu respinta dai giudici, i quali ritennero che la situazione prospettata non potesse far ipotizzare un concreto pericolo di non imparzialità a Milano.

A volte però non c’è molto spazio per l’interpretazione. Il sostituto procuratore generale Gabriele Mazzotta è chiarissimo: «Una serie di indicatori consentono di individuare un’emotività ambientale tale da contribuire all’alterazione delle attività di acquisizione della prova». È l’ ennesimo colpo di scena sul caso Avetrana. Mazzotta parla davanti alla prima sezione penale della Cassazione dove si sta discutendo la richiesta di rimessione del processo per l’omicidio di Sarah Scazzi: i difensori di Sabrina Misseri, Franco Coppi e Nicola Marseglia, chiedono di spostare tutto a Potenza perché il clima che si respira sull’asse Avetrana-Taranto «pregiudica la libera determinazione delle persone che partecipano al processo». Ed a sorpresa il sostituto pg che rappresenta la pubblica accusa sostiene le ragioni della difesa e chiede lui stesso che il caso venga trasferito a Potenza per legittima suspicione. A Taranto, in sostanza, non c’è la tranquillità necessaria per giudicare le indagate. Per spiegare in che cosa consiste la «grave situazione locale» che «turberebbe lo svolgimento del processo», Mazzotta si dilunga sull’arresto di Cosima (la madre di Sabrina) avvenuto praticamente in diretta tivù dopo la fuga di notizie che l’aveva preannunciato («Fu un tentativo di linciaggio» dice il professor Coppi), parla di testimoni presenti a raduni di piazza che contestavano Cosima, ricorda le pietre e le intimidazioni contro Michele Misseri, il marito di Cosima e padre di Sabrina che fece ritrovare il cadavere di Sarah e confessò di averla uccisa dopodiché cambiò versione più volte, accusò sua figlia dell’omicidio e tornò di nuovo al primo racconto («Ho fatto tutto da solo, Sabrina e Cosima sono innocenti»). Per riassumerla con le parole di Coppi: «L’abbiamo sempre detto, in questo procedimento sono avvenuti fatti di una gravità oggettiva e se non c’è serenità è giusto trasferirlo». Per argomentare meglio la sua richiesta, Coppi ha citato la sentenza Imi-Sir/lodo Mondadori del 2003 (imputati Previti e Berlusconi) con la quale le Sezioni Unite della Cassazione stabilirono che in quel procedimento non ci fu legittima suspicione. Tutti i punti che in quel processo motivarono la mancanza del legittimo sospetto, nel caso Avetrana dimostrano, secondo Coppi, esattamente il contrario: cioè che esiste la legittima suspicione.

Eppure nonostante il dettato della legge fosse chiaro, la Corte di Cassazione per l’ennesima volta ha rigettato l’istanza.

Nel novembre del 2002 fu approvata la legge Cirami che riformulò i criteri del legittimo sospetto ampliando le possibilità di togliere un processo al suo giudice naturale. Nonostante ciò da allora non sono stati registrati casi di legittima suspicione. I più noti riguardano trasferimenti ottenuti con la vecchia legge Piazza Fontana ll processo non si tenne a Milano, luogo della strage del 1969 (foto), ma a Catanzaro. La Suprema Corte temeva che a Milano fosse a rischio la sicurezza: il Palazzo di giustizia sarebbe stato assediato dalle contestazioni di piazza Vajont. Il processo per il disastro del Vajont (nel 1963) fu trasferito da Belluno all’Aquila. La Cassazione vide pericoli, anche qui, per l’ ordine pubblico Salvatore Giuliano Il bandito accusato di essere l’ esecutore della strage di Portella della Ginestra (1947) fu rinviato a giudizio a Palermo ma poi la Cassazione spostò il processo a Viterbo.

L’imputazione di quattro avvocati nelle indagini per l’omicidio di Sarah Scazzi è “sconcertante e inquietante”. L’Unione delle camere penali scende in campo contro i pubblici ministeri del caso di Avetrana e chiede al ministro della Giustizia l’invio di ispettori alla procura di Taranto. Lo fa nel silenzio assordante della Camera Penale e dell’intero Consiglio dell’ordine degli avvocati di Taranto, assuefatti o collusi alle anomalie del foro tarantino. Anomalie su cui vi è una coltre di omertà forense e giudiziaria e di censura mediatica. Per l’Ucpi è “assurdo che nel medesimo procedimento si trattino questioni riguardanti il delitto e questioni relative all’indagine sul delitto stesso”. Ma “ancora più grave è che alcune contestazioni mosse a due avvocati letteralmente s’intromettono indebitamente nelle scelte e nelle strategie difensive, le quali dovrebbero, al contrario, costituire un recinto invalicabile e coperto dal segreto professionale”.

C’è dunque una “grave violazione del diritto di difesa” da parte dei pm. E in particolare è “sconcertante quanto capita all’avvocato De Cristofaro, il quale per aver sostenuto l’assunzione di responsabilità del proprio assistito, da quest’ultimo reiteratamente dichiarata, si ritrova indagato per ‘infedele patrocinio dai pubblici ministeri che si prefiggono l’obiettivo di provare la responsabilità di altra e diversa persona”. Secondo i penalisti, “si è verificato un ‘corto circuito all’interno del quale i pm che sostengono l’accusa hanno elevato un’imputazione, per un reato riguardante in astratto le condotte del difensore che si pongono in contrasto con l’interesse del proprio assistito, che già a una prima lettura appare addirittura paradossale, poiché‚ si fonda su fatti che dimostrano in maniera lampante il contrario, e cioè che il difensore ha viceversa dato seguito alle richieste del proprio assistito.

In realtà, i pm procedenti hanno valutato come contrastante con l’interesse dell’imputato, puramente e semplicemente, una versione dei fatti da questi offerta che confligge con l’ipotesi di accusa e lo hanno fatto sulla scorta della loro ricostruzione dei fatti”. Insomma, “oltre a ergersi arbitri della formulazione dell’accusa, i pm pretendono di determinare anche l’interesse dell’imputato a sostenere l’una o l’altra tesi, e nel far questo criminalizzano l’attività del difensore, il che appare una intollerabile violazione del diritto di difesa oltre che l’espressione di una cultura apertamente inquisitoria. Con il risultato, inquietante e certamente non ignorato, che attraverso la contestazione elevata si vorrebbe determinare, allo stato, un obbligo deontologico di astensione da parte del difensore che, in consonanza con il proprio assistito, ha sostenuto una tesi avversa rispetto a quella caldeggiata dalla Procura”. Non solo: “Nel corso dell’indagine le attività difensive – lamenta l’Ucpi – sono state costantemente oggetto di controllo da parte della autorità giudiziaria, e anche di decisioni assai stravaganti quale quella di autorizzare l’espletamento di un atto di parte, come l’assunzione di informazioni, ‘alla presenza dei pm procedenti oppure di imporre il potere di segretazione nei confronti di persone sottoposte alle indagini”. Tutto ciò si riverbera nell’ipotesi di affrancarsi il diritto di poter far scegliere agli imputati i difensori che più aggradano ai Pm. L’avv. De Cristofaro, per forza di cose prenderà in considerazione la concreta possibilità di rilasciare l’incarico trovandosi in una situazione di contrasto con il suo cliente, mentre per i P.M. l’operato del suo predecessore, l’avv. Galoppa era conforme se non strumentale alle loro attività.

Tutto questo lo sa bene il dr Antonio Giangrande di Avetrana, presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie, che nel denunciare codeste anomalie, viene perseguitato dai magistrati criticati, con il benestare della Corte di Cassazione, che non rileva affatto il legittimo sospetto che i loro colleghi tarantini possano essere vendicativi contro chi si ribella.

29 agosto 2011. La rimessione del processo per incompatibilità ambientale. «Le lettere scritte da Michele Misseri le abbiamo prodotte perchè‚ sono inquietanti non tanto per il fatto che lui continua ad accusarsi di essere lui l’assassino, ma proprio perchè mettono in luce questo clima avvelenato, in cui i protagonisti di questa inchiesta possono essere condizionati». Lo ha sottolineato alla stampa ed alle TV l’avv. Franco Coppi, legale di Sabrina Misseri riferendosi alle otto lettere scritte dal contadino di Avetrana e indirizzate in carcere alla moglie Cosima Serrano e alla figlia Sabrina, con le quali si scusa sostenendo di averle accusate ingiustamente. «Michele Misseri – aggiunge l’avv. Coppi – afferma che ci sono persone che lo incitano a sostenere la tesi della colpevolezza della figlia e della moglie quando lui afferma di essere l’unico colpevole e avanza accuse anche molto inquietanti. Si tratta di lettere scritte fino a 7-8 giorni fa». «Che garanzie abbiamo – ha fatto presente il difensore di Sabrina Misseri – che quando dovrà fare le sue dichiarazioni avrà tenuta nervosa e morale sufficiente per affrontare un dibattimento?». «La sera c’è qualcuno che si diverte a sputare addosso ad alcuni colleghi impegnati in questo processo. I familiari di questi avvocati non possono girare liberamente perchè c’è gente che li va ad accusare di avere dei genitori o dei mariti che hanno assunto la difesa di mostri, quali sarebbero ad esempio Sabrina e Cosima. Questo è il clima in cui siamo costretti a lavorare ed è il motivo per cui abbiamo chiesto un intervento della Corte di Cassazione». «E’ bene – ha aggiunto l’avvocato Coppi – allontanarci materialmente da questi luoghi. Abbiamo avuto la fortuna di avere un giudice scrupoloso che ha valutato gli atti e ha emesso una ordinanza a nostro avviso impeccabile. La sede alternativa dovrebbe essere Potenza. Non è che il processo si vince o si perde oggi, ma questo è un passaggio che la difesa riteneva opportuno fare e saremmo stati dei cattivi difensori se per un motivo o per l’altro e per un malinteso senso di paura non avessimo adottato questa iniziativa».

Intanto Sabrina Misseri si sente come Amanda Knox. Era inevitabile che la ragazza americana, assolta dall’accusa di omicidio di Meredith Kercher dopo quattro anni di carcere, sarebbe diventata il simbolo dell’accanimento giudiziario. Tutti coloro che pensano di trovarsi in prigione ingiustamente usano lei come termine di paragone. L’ha fatto Sabrina Misseri, in carcere per l’altro delitto mediatico italiano, quello di Sarah Scazzi. Sabrina, dal carcere di Taranto, ha detto: “Mi sento come Amanda“. La ragazza di Avetrana, come l’americana e come l’italiano Raffaele Sollecito, sostiene di essere innocente e di essere stata arrestata ingiustamente.

Censurato dalla stampa è che la Corte di Cassazione, di fatto, a vantaggio della magistratura disapplica una legge dello Stato. L’art. 45 c.p.p. parla di Rimessione del processo in caso di emotività ambientale che altera l’acquisizione della prova o ne mina l’ordine pubblico, ovvero per legittimo sospetto che l’ufficio giudiziario non sia sereno nel giudicare, anche indotto da grave inimicizia. Di fatto la legge Cirami non è mai stata applicata, nonostante migliaia di istanze, anche di peso: Craxi, Berlusconi, Dell’Utri. Rigetto ad oltranza: sempre e comunque. Nel novembre del 2002 fu approvata la legge Cirami che riformulò i criteri del legittimo sospetto ampliando le possibilità di togliere un processo al suo giudice naturale. Da allora non sono stati registrati casi di legittima suspicione. I più noti riguardano trasferimenti ottenuti con la vecchia legge:

Piazza Fontana, il processo non si tenne a Milano, luogo della strage del 1969, ma a Catanzaro. La Suprema Corte temeva che a Milano fosse a rischio la sicurezza: il Palazzo di giustizia sarebbe stato assediato dalle contestazioni di piazza. Per Piazza Fontana, in cui vi era sospetto che fosse una strage di Stato: è il primo e più famoso caso di “rimessione”. Tutti i processi collegati furono trasferiti a Catanzaro a partire dal 1972, proprio mentre i magistrati milanesi D’Ambrosio e Alessandrini imboccavano la pista della “strage di Stato”. Curiosità: il primo dei ricorsi accolti dalla Cassazione fu proposto dall’imputato Giovanni Biondo, che dopo l’assoluzione diventò sostituto procuratore.

Per il Generale della Guardia di Finanza Giuseppe Cerciello, le cui indagini contro la Guardia di Finanza furono svolte dai propri commilitoni: il 29 novembre 1994 la Cassazione ha spostato da Milano a Brescia il processo per corruzione contro il generale Cerciello. L’avvocato Taormina aveva messo in dubbio tutte le indagini sulle tangenti ai finanzieri, in quanto svolte dai commilitoni. Quella rimessione è però rimasta un caso unico, poi citato da Di Pietro tra i motivi delle sue dimissioni.

Vajont. Il processo per il disastro del Vajont (nel 1963) fu trasferito da Belluno all’Aquila. La Cassazione vide pericoli, anche qui, per l’ ordine pubblico.

Salvatore Giuliano. Il bandito accusato di essere l’ esecutore della strage di Portella della Ginestra (1947) fu rinviato a giudizio a Palermo, ma poi la Cassazione spostò il processo a Viterbo.

Da dire che il 28 settembre 2011 anche allo stesso dr Antonio Giangrande, presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie, di Avetrana, è stata rigettata l’istanza di rimessione. I magistrati di Taranto sono stati denunciati a Potenza e criticati sui giornali per i loro abusi ed omissioni. Per la Corte di Cassazione è giusto che siano gli stessi a giudicare, nei processi penali per diffamazione a mezzo stampa e nel concorso pubblico di avvocato, chi li denuncia e li critica. Oltre al rigetto è conseguita sanzione di 2 mila euro, giusto per inibire qualsiasi pretesa di tutela.

Questa di Avetrana è sempre più una storia difficile da raccontare. È infatti una storia senza punti e piena invece di virgole, parentesi e soprattutto di punti interrogativi. Per esempio: i carabinieri dei Ris hanno depositato una relazione sostenendo che non c’è alcun riscontro scientifico all’omicidio di Sarah. Niente tracce della ragazza nel garage. Niente tracce nella macchina, niente sulla corda con la quale Misseri ha raccontato di averla calato nel pozzo, niente nemmeno sulle cinture, presunte arme di delitto. È una storia così complicata, questa, che si arriva al paradosso costruito involontariamente dalla Cassazione che disegna tre “soppressori” di cadavere (Michele Misseri, Sabrina Misseri e Cosima Serrano), ma nemmeno un assassino come se la povera Sarah si fosse ammazzata da sola e poi gli zii e la cugina l’avessero calata nel pozzo. Pozzo che appare un po’ una metafora di tutto il resto: questa di Avetrana è sempre più una storia piena di buchi neri. La procura è convinta che a uccidere Sarah siano state Sabrina e Cosima. In realtà, però, come ha sottolineato la Cassazione, Sabrina è in carcere anche per aver ucciso Sarah insieme con il padre Michele: quella ordinanza non è mai stata annullata. Non solo. Non c’è nessuna traccia che inchioda madre e figlia: manca l’arma del delitto. Non ci sono testimoni. L’unico, il fioraio Buccolieri, ha raccontato prima informalmente di aver visto Sarah mentre veniva trascinata nell’auto di Cosima. E poi però ha smentito tutto: “Era solo un sogno”. In compenso, però, c’è zio Michele, che mentre si infuria a mezzo stampa con la moglie (“quando ero in carcere ha tagliato male tutta l’uva, ha combinato un disastro”), continua ad autoaccusarsi dell’omicidio di Sarah. Ma non gli crede nessuno. “Il soffocamento avviene ora in casa Misseri, ora nel garage, ora nella macchina di Cosima” scrive la Cassazione. Ed effettivamente non è chiaro dove Sarah sia stata ammazzata, visto che le ricostruzioni si sovrappongono tra loro, ma spesso non combaciano. Questo è il paradosso tutto italiano: da una parte Michele Misseri, un reo confesso di omicidio in libertà che, se pur considerato inattendibile, da lui si prendono per buone solo le versioni che fanno comodo alla tesi della procura; dal’altra parte Cosima Serrano e Sabrina Misseri, che professano la loro innocenza, ma sono in carcere senza prove. Prove che nemmeno la polizia scientifica ha trovato.

Paradossale è anche il fatto che è stato assegnato a Franco Coppi il premio della Camera Penale di Bari “Achille Lombardo Pijola per la Dignita dell’Avvocato”. La decisione di assegnare il premio al prof. Coppi è per lo stile che ha saputo dare, quale difensore in un delicatissimo processo in terra di Puglia, esempio luminoso di professionalità e di dignità dell’Avvocato. Il riferimento è, appunto al processo per l’omicidio di Sarah Scazzi, in cui Coppi difende Sabrina Misseri, cugina della vittima. Processo la cui levatura professionale rispetto ad altri si è contraddistinta nell’assunzione di due atti fondamentali: richiesta di rimessione del processo per legittimo sospetto e minaccia di ricusazione dei giudici Cesarina Trunfio e Fulvia Misserini.

Per quanto innanzi detto sarebbe auspicabile la predisposizione di un difensore civico giudiziario a tutela dei cittadini. Senza sminuire le prerogative ed i privilegi dei magistrati a questi doverosamente si dovrebbe affiancare, come organo di controllo, una figura istituzionale con i poteri dei magistrati, senza essere, però, uno di loro, perché corporatisticamente coinvolto. Tutto ciò eviterebbe l’ecatombe di condanne per l’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

 

Dr Antonio Giangrande

Presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie e di Tele Web Italia

www.controtuttelemafie.it e www.telewebitalia.eu

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Josep Ejarque: “Il turismo italiano è vecchio, improvvisato e non competitivo”

Il turismo italiano è vecchio, improvvisato e non competitivo

Da Report a Lucca, Josep Ejarque ha incontrato oggi gli studenti di Campus


“Che cos’è il turismo? E’ economia, e non deve essere nessun’altra cosa”. Ha sgombrato subito il campo da ogni dubbio, l’esperto in turismo e destination manager Josep Ejarque, che dopo l’intervento a Report di domenica sera (5 maggio) su Rai3 per parlare dell’arretratezza dell’Italia nella promozione turistica, ha incontrato oggi (martedì 7 maggio) gli studenti dei corsi di laurea in turismo triennale e magistrale di Fondazione Campus per l’ultimo incontro dell’anno dedicato all’orientamento professionale del Career Service.

Una platea attenta quanto colpita dal pragmatismo dell’esperto che ha lavorato al rilancio di alcune destinazioni europee come Barcellona e Torino, al momento impegnato nel rilancio di una città murata in Veneto, ha ascoltato parole dure sulla gestione turistica nel nostro Paese.

I professionisti del turismo in Italia sono improvvisati, e questo è un grande problema – ha argomentato provocatoriamente –. C’è sempre più bisogno di una formazione specifica sia degli operatori, sia di tutti i segmenti di economia e servizi toccati dal turismo, che deve sviluppare una sensibilità all’accoglienza. Il turismo di vecchia concezione è morto: il turista oggi cerca l’esperienza, e chi fa turismo è chiamato a guardare il mercato e costruire delle risposte, pena la non competitività. In Italia invece continuiamo a voler vendere solo ‘il territorio’ senza neppure preoccuparsi di come viene visto da fuori. Le colline marchigiane o toscane sono uguali per un tedesco. E per guardare la torre di Pisa, a un americano è sufficiente andare su internet. Non possiamo partire dalla considerazione di vendere quello che abbiamo, ma ciò che interessa al turista, capire dal mercato e partire da quello. E fare strategia. Il problema dell’albergatore, soprattutto quello italiano, è che è chiuso nel suo albergo. E non fa strategia: per lui la devono fare gli enti pubblici, che però tendono ad affidare il turismo a dirigenti senza professionalità specifica”.

E chiudendo il suo animato intervento, Ejarque lancia altre due stoccate: “Ad oggi, non c’è niente di meno sostenibile del turismo, ma dato che è uno dei motori più forti dell’economia, dobbiamo lavorare per cercare un equilibrio. Sul versante promozionale, in Italia siamo tanto arretrati che oggi, laddove il marketing dovrebbe essere al 70% sul web e il 30% su canali tradizionali, è ancora convintamente messo in atto in senso inverso”.

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Nuova banconota da 5 euro

 

E’ ufficialmente entrata in circolazione nell’eurozona la nuova banconota da 5 euro. Vale 4 euro e 50.

Fonte: Cacaoonline

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L’agricoltura sociale fa bene anche alle imprese

Al Festival del volontariato presentato il vademecum per imparare a progettare agricoltura e innovazione sociale


Firenze, 13 aprile 2013.
Ieri 50 associazioni e 20 imprese agricole si sono date appuntamento a Lucca al Festival del volontariato per il convegno “Agricoltura sociale, volontariato e servizi alla persona”, organizzato da Cesvot – Centro Servizi Volontariato Toscana. Insieme a Regione Toscana, Coldiretti, Cia, Anci, Forum nazionale agricoltura sociale e Agenzia italiana per l’agricoltura etica il volontariato toscano ha discusso dell’importanza di costruire reti tra associazioni, imprese agricole e enti locali allo scopo di promuovere l’agricoltura come strumento di riabilitazione sociale e inserimento lavorativo di persone con disagio.

Come hanno mostrato le esperienze raccontate dalle associazioni Mondo Nuovo e Orecchie lunghe e passi lenti, il lavoro in fattorie e orti può rappresentare una grande occasione per reinserire nella società persone che vivono nel disagio e nell’emarginazione. Ma non solo. L’agricoltura sociale fa bene anche alle imprese, come ha spiegato Rosa Buonocuore imprenditrice agricola di Pomarance che, proprio grazie ad un progetto finanziato dalla Regione e alla collaborazione con il mondo del volontariato, oggi impiega stabilmente nella sua azienda una persona disabile ed un ex detenuto. Un inserimento lavorativo che le ha cambiato la vita perché, ha spiegato l’imprenditrice, “le imprese che fanno agricoltura sociale conducono una doppia lotta contro l’isolamento sociale: quello che colpisce le persone con disagio ma anche quello che, soprattutto in tempo di crisi, colpisce le imprese agricole e chi vive e lavora nelle aree rurali.”

Ad aprire il convegno Patrizio Petrucci presidente Cesvot che ha presentato il lavoro realizzato dal Centro Servizi in collaborazione con l’Università di Pisa. “Un’importante lavoro di monitoraggio – ha spiegato Petrucci – che ha intercettato almeno 40 associazioni di volontariato che in Toscana operano in agricoltura sociale con attività che spesso vedono la collaborazione di Asl, enti locali, aziende e cooperative. Una collaborazione che può e deve crescere ancora ed è proprio per questo che abbiamo avviato un progetto che, dopo l’emersione di buone pratiche, faciliti la costruzione di una rete e sostenga le associazioni di volontariato che impiegano l’agricoltura a fini sociali”.

Al convegno è intervenuto anche l’assessore regionale all’agricoltura Gianni Salvadori che ha sottolineato come il confronto con le associazioni sul tema dell’agricoltura sociale, “sarebbe più facile se ci fosse una rete, un coordinamento regionale, così come si sta cercando di fare anche grazie a Cesvot. Promuovere l’agricoltura sociale – ha continuato Salvadori – fa bene a tutti, alle persone che vivono situazioni di grande disagio ma anche alle imprese che possono rilanciare la propria attività coniugando produttività economica con responsabilità sociale”. Infine secondo l’assessore, “quello che la Regione insieme ad associazioni ed imprese sta facendo nell’ambito dell’agricoltura sociale dà anche indicazioni su come possiamo ripensare il sistema di welfare nel suo complesso la cui crisi è ormai sotto gli occhi di tutti.”

Il convegno è stato coordinato da Francesco Di Iacovo studioso dell’Università di Pisa ed esperto di agricoltura sociale che ha concluso i lavori sottolineando come “in tempi di crisi, le aree rurali più di altre soffrono la diminuzione drastica di risorse e servizi e ma è proprio per questo che l’agricoltura sociale può diventare un importante volano di sviluppo. Tuttavia perché ciò si realizzi serve saper comunicare e raccontare le tante esperienze che ci sono sul nostro territorio, servono passione e competenze, motivazione e formazione. Il vero cambiamento è guardare con occhi diversi quello che già c’è ma dobbiamo farlo in fretta perché la riflessione è certamente aperta ma i tempi d’intervento non possono essere lunghi”.

L’iniziativa è stata anche l’occasione per presentare il vademecum, realizzato da Cesvot e Università di Pisa, “Progettare l’agricoltura sociale” (disponibile online sul sito www.cesvot.it) che si rivolge proprio alle associazioni e offre indicazioni operative e concrete per progettare attività di agricoltura sociale e imparare a fare rete sul territorio.

 

Cristiana Guccinelli
Responsabile Ufficio stampa Cesvot

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Il 18 aprile a Lucca un seminario su crisi globale e crescita sostenibile

Previsti crediti per i partecipanti degli ordini degli avvocati e dei commercialisti

Crisi globale e crescita sostenibile: è possibile una rivoluzione nei consumi?

Giovedì 18 aprile il seminario alla Fondazione BML

 

Crisi globale e crescita sostenibile: è possibile una rivoluzione nei consumi? Intorno a questa domanda fondamentale per la congiuntura economica che stiamo vivendo, si articoleranno le relazioni dei quattro esperti di fama nazionale che giovedì 18 aprile alle 16 prenderanno parte al seminario organizzato dalla Fondazione Banca del Monte di Lucca nel proprio auditorium al numero 7 di piazza San Martino.

Globalizzazione. Crescita sostenibile. È possibile una rivoluzione nei consumi?”: è questo il titolo dell’incontro realizzato in collaborazione con Scudo Consulting & Training e Associazione Industriali di Lucca che è stato presentato ieri mattina (martedì 9 aprile) in una conferenza stampa a cui sono intervenuti Alberto Del Carlo, presidente della Fondazione Banca del Monte di Lucca, e Andrea Casali, Presidente di Scudo Consulting & Training.

“La crisi che stiamo vivendo può essere un momento importante di riflessione sulla possibilità di una rivoluzione culturale dei consumi nell’ottica di una crescita sostenibile e di un cambiamento più profondo nel nostro modo di vivere e nella qualità della nostra vita – ha detto il presidente Del Carlo ‒. Se i consumatori, sia pubblici che privati, riuscissero a imporre nuovi e più sostenibili tipi di consumi, la produzione sarebbe costretta ad adeguarsi, originando un nuovo tipo di economia. È per riflettere su tutto questo, ed avere autorevoli suggerimenti in materia, che la Fondazione BML organizza questo incontro”.

I relatori del convegno, come ha aggiunto il dottor Andrea Casali, sono tutti esperti del settore e conosciuti a livello nazionale: il dottor Luigi Accattoli, vaticanista e collaboratore del Corriere della Sera, tratterà del ruolo della Chiesa nell’attuale rivoluzione dei consumi; Fabrizio Galimberti, editorialista del Sole-24 Ore e grande divulgatore economico, porterà la sua esperienza di profondo conoscitore di economia politica; Luigi Lazzareschi, Amministratore Delegato Sofidel, presenterà le scelte di sostenibilità ambientale intraprese dalla sua azienda; Alessandro Volpi, professore di storia contemporanea all’università di Pisa e autore della “Storia della finanza italiana”, offrirà una sua lettura dell’attuale sistema economico-politico, con uno sguardo al futuro.

Il seminario, a numero chiuso e a partecipazione gratuita, è stato accreditato dall’Ordine degli Avvocati della Provincia di Lucca e dall’Ordine dei Commercialisti ed Esperti Contabili di Lucca. Per iscrizioni contattare la Segreteria Organizzativa Scudo Consulting & Training: tel. 0583.316401, fax 0583.418368, segreteria@scudo.org.

 

 

Luigi Accattoli è giornalista, scrittore e conferenziere. Nato a Recanati (Macerata) nel 1943, vive a Roma. Ha lavorato a “Repubblica” dal 1976 al 1981 e al “Corriere della Sera” dal 1981 al 2008. Collabora con il “Corriere della Sera”, con il quotidiano “Liberal” e con la rivista “Il Regno”. E’ autore del volume Giovanni Paolo. La prima biografia completa, San Paolo 2006 (una prima edizione di questo lavoro, Karol Wojtyla. L’uomo di fine millennio, San Paolo 1998, era stata tradotta in nove lingue). Altre pubblicazioni: Quando il Papa chiede perdono. Tutti i mea culpa di Giovanni Paolo II, Leonardo 1997 (tradotto in otto lingue e ripubblicato nel 1999 negli Oscar Mondadori); Solo dinanzi all’unico. A colloquio con il priore della Certosa di Serra San Bruno, Rubbettino 2011; Cerco fatti di Vangelo 3, Edb 2012. I mass media, la famiglia, la vita cristiana nella città secolare sono gli argomenti della sua attività di conferenziere. E’ coordinatore del blog d’autore www.luigiaccattoli.it.

 

Fabrizio Galimberti è un autorevole giornalista e divulgatore economico, editorialista de “Il Sole 24 Ore”, ha lavorato a Parigi all’OCSE, a Torino per la Fiat e a Roma per il Ministero del Tesoro. Tra le sue pubblicazioni, segnaliamo in particolare “Economia e pazzia” e “L’economia spiegata a un figlio”. Galimberti è particolarmente apprezzato, oltre che per la sua competenza e lucidità di pensiero, anche per la sua chiarezza espositiva e la sua abilità divulgativa. Egli riesce, con un linguaggio piacevole e ricco di riferimenti e citazioni, a rendere accessibili anche ad un pubblico non specialistico gli spesso complessi ed articolati ragionamenti e schemi logici dell’economia politica. Il volume “SOS Economia” conferma pienamente quanto riconosciuto a Galimberti: una lucida e attenta analisi della crisi economica e finanziaria (“All’inizio fu chiamata crisi dei mutui, poi crisi finanziaria, poi allungò ancora i tentacoli e divenne crisi economica”) spiegata attraverso concetti semplici e con un linguaggio piacevole, a tratti “divertente”. E per sottolineare l’ulteriore tentativo di accessibilità, l’autore ha voluto corredare il testo da un glossario dei termini più tecnici.

 

Luigi Lazzareschi, nato a Pescia (PT), il 13 febbraio 1963, è Amministratore Delegato e membro del Consiglio di Amministrazione di tutte le società italiane ed estere del Gruppo Sofidel, sesto produttore al mondo (secondo in Europa) nel settore del tissue (carta per uso igienico e domestico). MBA alla U.S.C. (University of South Carolina) con major in marketing e minor in management science, nella sua permanenza negli Stati Uniti ha avuto modo di approfondire anche la propria cultura sulla produzione della cellulosa e della carta, con stage di lavoro presso le più importanti aziende del settore. Rientrato in Italia nel 1987, dopo un anno di esperienze nelle varie funzioni aziendali, nel 1988 assume la Direzione marketing. Negli anni seguenti getta le basi per il successo commerciale della marca Regina ed è promotore di una serie di iniziative che consentono al Gruppo Sofidel di raggiungere la prima posizione tra gli esportatori italiani del settore. Nel 1993, con la morte del padre Giuseppe (cofondatore insieme a Emi Stefani, attuale Presidente, del Gruppo Sofidel) ne rileva la responsabilità nei vari consigli di amministrazione e nelle aree strategiche dallo stesso precedentemente detenute. E’ lui a guidare la nuova fase di espansione e internazionalizzazione del Gruppo attraverso nuovi investimenti sia in Italia che all’estero, che portano Sofidel negli anni Duemila ad essere, tramite acquisizioni o realizzazioni da greenfield, il secondo player in Europa. Nel contempo compie un’altra scelta strategica decidendo di fare della sostenibilità una fondamentale leva di sviluppo e di innovazione per il Gruppo. E’ del 2008 l’avvio, prima azienda italiana e prima al mondo nel settore del tissue, della partnership con il WWF all’interno del programma Climate Savers con il quale Sofidel, su base volontaria, fissa obiettivi di riduzione delle proprie emissioni di CO2 che vanno ben oltre gli impegni assunti dai paesi aderenti al Protocollo di Kyoto e, più di recente, dall’Europa. Nel settembre del 2012 un nuovo passo storico: l’ingresso di Sofidel sul mercato statunitense, il principale al mondo nel settore. E’ il coronamento di un lungo percorso che rafforza ulteriormente la dimensione multinazionale del Gruppo che ha oggi 27 società presenti in 13 Paesi – Italia, Spagna, Svezia, Regno Unito, Belgio, Francia, Croazia, Germania, Polonia, Romania, Grecia, Turchia e USA –, 5000 dipendenti e un fatturato consolidato superiore al miliardo e mezzo di euro. Luigi Lazzareschi è membro del board dell’Ets (European Tissue Symposium), del Comitato di presidenza di Assocarta ed è vice presidente dell’Associazione Industriali di Lucca con delega alla sostenibilità. Dall’agosto 2012 è invitato permanente del Comitato Tecnico per l’ambiente di Confindustria. Siede nel Consiglio di Amministrazione della Fondazione Giuseppe Lazzareschi Nell’aprile del 1999 è stato nominato Cavaliere Ufficiale della Repubblica Italiana e, nel maggio del 2003, Commendatore della Repubblica Italiana.

 

Alessandro Volpi

Laureato in Scienze politiche presso l’Università di Pisa, ha continuato gli studi presso la Fondazione Luigi Einaudi di Torino, il Museo della Scienza di Firenze e il Gabinetto Vieusseux di Firenze. Dopo aver conseguito il titolo di dottore di ricerca in Storia contemporanea, è docente di Storia contemporanea e di Geografia politica ed economica della Facoltà di Scienze politiche dell’università di Pisa. È titolare di insegnamento anche presso il Corso di Laurea in Scienze del Turismo di Lucca e presso il Corso di Laurea in mediazione linguistica di Pisa. Ha insegnato presso la S. Superiore S. Anna di Pisa, presso l’Accademia Navale di Livorno e presso il Corso di Logistica e legislazione dei trasporti di Livorno. È presidente dei Corsi di laurea in Scienze politiche e relazioni internazionali dell’Università di Pisa. Ha insegnato presso numerosi Master e corsi di perfezionamento in varie sedi universitarie italiane e ha pubblicato una quindicina di monografie dedicate alla cultura politica dell’Ottocento e alle tematiche della storia economica e dell’economia contemporanea (tra cui “Breve Storia del mercato finanziario italiano”, Roma, Carocci, 2004, “Commercio e circolazione delle idee”, Pisa, Pacini, 2008, “La fine della globalizzazione?”, Pisa, Bfs, 2007, “Mappamondo postglobale”, Milano, Terre di mezzo, 2008, “Una crisi tante crisi”, Pisa, Pacini, 2009, “Dizionario della crisi per ignoranti colti”, Transeuropa 2010) e oltre un centinaio di articoli in riviste specializzate. Si è occupato anche di storia locale, pubblicando una “Breve storia della Toscana”, una “Breve storia di Carrara”, entrambe per la casa editrice Pacini ed un volume dedicato all’”Immagine del marmo nella cultura europea dell’Ottocento e del primo Novecento”. Collabora con “Il Tirreno” e con vari periodici (Nigrizia, Altraeconomia, Valori) ; è stato membro del Comitato di Indirizzo della Fondazione Cassa di risparmio di Carrara; è stato membro del comitato scientifico dell’Istituzione Nord-Sud della Provincia di Pisa ed è  responsabile scientifico del Tavolo Africa del Centro di studi regionale CIRPAC. Dal 2008, dopo essere stato eletto in Consiglio Comunale nella lista Impegno per Massa, è assessore al Bilancio, alle Finanze e al Patrimonio del Comune di Massa.

 

Nella foto, Alberto del Carlo e Andrea Casali

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L’economista Marshall Auerback: “Basta austerità. La BCE garantisca il debito degli stati membri”

L’ECONOMISTA STATUNITENSE MARSHALL AUERBACK, dell’Institute for New Economic Thinking di New York, INTERVISTATO DA LUIGI PANDOLFI PER CALABRIAONWEB: “BASTA AUSTERITA’. LA BCE GARANTISCA IL DEBITO DEGLI STATI MEMBRI”.

“La Calabria è un po’ come il Mississippi in America, con l’aiuto dell’Europa potrebbe sconfiggere il sottosviluppo”. Parole di Marshall Auerback, noto economista ed opinion leader statunitense, direttore della divisione per il partenariato istituzionale dell’Institute for New Economic Thinking di New York.

Ma quale Europa? L’economista lo spiega in una intervista concessa a Luigi Pandolfi per Calabriaionweb, il magazine del Consiglio regionale della Calabria.

“Per l’Europa le priorità per il futuro saranno democrazia politica, unione fiscale, una banca centrale che garantisca il debito degli stati sovrani. Senza di questo l’Europa rischia di implodere”, dice Auerback, riferendosi alla situazione di crisi che investe il vecchio continente. E sulla crisi la sua opinione è che “In Europa il problema della solvibilità del debito si pone perché la Bce non è una banca di garanzia dei debiti sovrani degli stati membri. A questo si deve aggiungere che gli stati dell’Eurozona sono utenti della moneta unica, ma non battono più moneta in maniera sovrana. Ecco perché da voi la speculazione può fare danni”.

In Europa, secondo l’economista newyorkese, c’è un forte deficit democratico che bisognerà colmare, lavorando per l’obiettivo degli Stati Uniti d’Europa. Non sarebbe tollerabile nel medio periodo che “Burocrati non eletti dal popolo continuino a tirare le fila di interi popoli” e che si perseveri con la “follia dell’austerità”.

Sulla situazione italiana Auerback dice che “la personalità di Monti è certamente più autorevole di quella dei suoi predecessori, ma questo non risolve il problema”. Concludendo con una frase piuttosto forte: “Basta dire che Berlusconi è stato tolto di mezzo da quello che definirei uno stato finanziario”.

05.11.2012

 

http://www.calabriaonweb.it/2012/12/04/marshall-auerback-la-calabria-come-il-mississippi-in-america/

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Domenica a Firenze formazione e ironia con “Come perdere soldi in borsa”

Trading Live Show

presenta l’evento

Come perdere soldi in borsa

Una giornata formativa a base di trading, finanza e sarcasmo…

 

Domenica 25 Novembre

c/o Hotel Mediterraneo

Lungarno del Tempio, 44
Firenze

(Inizio ore 10,30)

 

 

Tutto quello che non avremmo voluto sapere per non perdere soldi in borsa. Questo il titolo dell’evento (della durata di un giorno) in programma domenica 25 novembre all’Hotel Mediterraneo di Firenze.

L’obiettivo della manifestazione, unica nel suo genere, è quello di diffondere una cultura finanziaria in tutti i suoi aspetti attraverso messaggi lanciati volutamente “al contrario”. L’evento è rivolto sia ai trader più esperti, che ai neofiti, ma anche agli studenti di economia che potranno così assistere attraverso la messa in scena di vari sketch (interpretati da attori professionisti) a tutte quelle disavventure che spesso capitano a chi si accinge ad investire senza la dovuta preparazione finanziaria.

Ironia e satira, ma anche spettacolo e molta didattica da parte di chi ha vissuto in prima persona nel corso degli anni situazioni poco piacevoli. E’ proprio grazie a queste che i relatori condivideranno quel bagaglio di esperienza per essere vincenti in borsa e sui mercati, trasmettendo ai presenti i propri “segreti operativi”. “L’intento della giornata è innovativo e ha suscitato molto interesse da parte delle istituzioni, tra le quali Milano Finanza, Class NBC, Borsa Italiana e l’ITF di Rimin – afferma l’organizzatore Andrea Renault -. In base all’affluenza di pubblico potremmo pensare anche a trasformarlo in un format replicabile in altre città”.

A dare rilievo all’evento anche il canale finanziario di SKY, Milano Finanza ed alcuni principali quotidiani toscani. Per l’occasione verrà realizzato un dvd che servirà a presentare la manifestazione presso le facoltà di Economia delle Università più importanti d’Italia.

La giornata di domenica sarà inoltre propedeutica a quella di lunedì 26 novembre che vedrà Biagio Milano tenere il corso di formazione “Vincere sul mercato fra spread, moody’s e hft“.

 

Programma Domenica 25 Novembre:

 

ore 10,15          Inizio lavori

ore 10,30          presentazione e ringraziamenti

ore 10,45          Biagio Milano, trader professionista e Andrea Renault (Trading Live Show) in “le 10 regole per perdere soldi”

ore 11,45          Tessa Bernardi, regista del film “10 ragazze” nonché di vari cortometraggi (“Il Bankomat”).

ore 12,30          pausa pranzo

ore 15,00          Biagio Milano in “il comportamento dei titoli dell’SPMIB”

Sessione coadiuvata da 7 modelle vestite per l’occasione dalla stilista toscana Sandra Agostini che renderanno “umani” gli andamenti delle quotazioni di borsa dei principali big azionari

ore 16,30          Tessa Bernardi e il suo team esporranno altri casi clamorosi in chiave ironica e satirica ma molto significativi “truffe ed inganni”

ore 17,00          “Le regole del buon trader” con Alberto Presutti

ore 17,15          Interazioni col pubblico

 

—————————

Info e prenotazioni:

Biagio Milano: 329 9220229 - biagio.m@amicaborsa.it

Andrea Renault: 3929579833 - wintrader54@yahoo.it

http://www.tradingliveshow.net



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