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Archivio | Benessere

Rinviata la manifestazione nazionale dei disabili indetta per l’8 febbraio

La manifestazione nazionale dei disabili che il Movimento Disabili Rinnovamento Democratico aveva indetto per l’8 febbraio è stata rinviata di una settimana. La decisione è motivata dalle condizioni atmosferiche avverse.

Quando il coordinatore del movimento, il prof. Michele Lastilla, ci comunicherà la nuova data, ve ne daremo notizia.

La redazione

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Chi dice che la pasta frolla è fatta con le uova? Bugia……

Ingredienti:

 

300 gr farina

2 cucchiai di zucchero

3/4 di bustina di lievito per dolci

120 ml latte di soia

70 ml olio d’ oliva

 

Preparazione:

 

Versate 300 gr di farina in una scodella e fate la fonte nella quale andrete a versare70 ml di olio ( in questi casi lo uso d’ oliva per non dare un sapore troppo forte all’ impasto ), 120 ml di latte di soia, 2 cucchiai di zucchero e 3/4 di bustina di lievito per dolci.

Amalgamate bene nella fonte e poi iniziate a unire la farina poco alla volta.

Lavorate l’ impasto per circa 5 minuti.

Ricetta di Patrizia Rosellini

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Un salto nel mondo dei trapiantati di fegato: riflessioni di una “turista”

di Marcella Onnis

Chi ci segue abitualmente sa che per il nostro giornale non fa notizia solo “il brutto” ma anche “il bello” della nostra società. Del resto, se c’è una via d’uscita per questo momento buio che il nostro Paese sta attraversando di sicuro a segnarla sono proprio quegli esempi virtuosi di cui tendiamo a non accorgerci ma che sono, in realtà, più numerosi di quanto pensiamo.

Ed “esempio virtuoso” è proprio una definizione calzante per quel frammento di mondo con cui sono entrata a contatto qualche giorno fa, durante un “giro turistico” nel day hospital del reparto di Chirurgia generale e trapianti dell’azienda ospedaliera “G. Brotzu” di Cagliari. Qualcuno di voi starà rabbrividendo nel vedere associati l’ambiente ospedaliero e il settore turistico, ma se provate a intendere il termine “turismo” in senso ampio, come esperienza che permette di conoscere “mondi” (quindi persone, culture, abitudini, stili di vita…) finora ignorati, allora forse l’accostamento non vi sembrerà più così azzardato. Dicevo, dunque, che, sotto la guida esperta e paziente di Giuseppe Argiolas, presidente dell’associazione Prometeo A.I.T.F. Onlus, ho avuto modo di fare un breve ma intenso tour nel mondo dei trapiantati di fegato e pancreas.

E questo relativamente piccolo ma solido universo – fatto di pazienti con i loro familiari, donatori e loro familiari, medici e infermieri – è innanzitutto un poderoso grimaldello per scardinare diversi pregiudizi. Giusto per fare qualche esempio e senza la pretesa di essere esaustivi, questa realtà dimostra che:
- non è vero che in Italia non c’è più posto per la meritocrazia, soprattutto nel settore pubblico: nell’équipe che esegue i trapianti di fegato in Sardegna, “capitanata” dal dr. Fausto Zamboni, ad esempio, non si entra se si ha un “nome che conta” ma solo se si è seri, fortemente motivati e con alle spalle un ottimo percorso formativo;
- non è vero che la sanità pubblica non funziona: in Italia ci sono tantissimi problemi da risolvere, tantissimi esempi di cattiva gestione, ma ci sono anche casi – come questo – in cui, nonostante le tante difficoltà, si riesce comunque ad assicurare la dovuta assistenza ai pazienti;
- non è vero che tra medici e pazienti esistono barriere “necessarie” e quindi invalicabili: gli operatori di questa struttura sanitaria dimostrano che un medico o un infermiere può essere umano, se non anche affettuoso e amichevole, senza per questo perdere minimamente in professionalità;
- non è vero che tutti i medici parlano una lingua che solo loro possono comprendere: qui è possibile incontrare professionisti assolutamente preparati, come ad esempio la dr.ssa Laura Mameli, che non solo non hanno la “puzza sotto il naso” ma sono anche capaci di comunicare in modo semplice.

In secondo luogo, questo prezioso frammento di mondo, che ben può considerarsi una grande famiglia, è una conferma di quanto siano veritiere alcune convinzioni, piuttosto diffuse ma non abbastanza messe in pratica (n.b.: anche questo elenco è ben lontano dall’essere esaustivo):
-    è assolutamente vero il detto “batti e ribatti si piega anche il ferro”: l’esempio della Prometeo e del reparto di Chirurgia generale del “Brotzu” dimostrano che con passione e determinazione è possibile, un po’ per volta, abbattere quegli ostacoli che impediscono il pieno esprimersi delle grandi potenzialità presenti in Sardegna (e nel resto d’Italia);
-    in un contesto di risorse limitate, la sinergia pubblico-privato e la costruzione di reti di collaborazione, formalizzate o meno che siano, sono la bacchetta magica con cui ottenere risultati insperabili se, al contrario, si agisce “per compartimenti stagni” (atteggiamento deplorevole che, purtroppo, si riscontra di frequente nel settore pubblico). E meglio ancora se quelle reti di collaborazione – come in questo caso – oltrepassano i confini locali e nazionali, perché solo così si possono  raggiungere standard veramente elevati di qualità ed efficienza;
-    un’informazione e una comunicazione serie e corrette sono lo strumento più efficace per sconfiggere pregiudizi, diffidenza e – come dice bene Pino Argiolas – apatia: impossibile, infatti, non collegare il sostanziale calo dei “no alla donazione” che si è registrato lo scorso anno in Sardegna (appena disponibili, vi forniremo i dati ufficiali) all’attività di sensibilizzazione svolta dalle associazioni (la sola Prometeo, ad esempio, nell’ultimo anno, oltre all’attività di promozione della “cultura della donazione degli organi” tramite stampa  e web,  ha preso parte, il più delle volte come organizzatrice, a circa 30 eventi, alcuni dei quali realizzati nella Penisola o addirittura all’estero);
-    la solidarietà e la gratuità sono ancora un valore e non sono “di casa” – come forse siamo portati a credere – solo nelle fasce sociali più disagiate;
-    la malattia, i sacrifici e le difficoltà si affrontano meglio se, anziché chiudersi in se stessi, si riesce ad aprirsi agli altri, se ci si lascia aiutare e se ci si sforza di essere di conforto a chi sta peggio;
per far sì che le cose cambino in meglio non serve scomodare santi ed eroi: può bastare l’azione di un gruppo compatto di persone che fanno la loro parte (e anche di più) con costanza, professionalità, determinazione, passione, umiltà e generosità.

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Una goduriosa torta al cioccolato “alternativa”

Ingredienti

-due tazze di latte di soia (al gusto di cioccolato o vaniglia),

-una di farina di frumento integrale,

-una di farina bianca,

-una di sciroppo d’acero,

-mezza di cacao in polvere,

- mezza di zucchero di canna,

- due cucchiaini di lievito,

- due di aceto di mele,

- uno di sale,

- mezzo di cannella e mezzo di estratto di mandorla.

Le due farine, cacao, zucchero, lievito, sale e cannella vanno setacciati ed amalgamati in un recipiente. A parte andranno invece mescolati olio, sciroppo d’acero, latte di soia, estratto di vaniglia ed aceto. I due composti vanno quindi amalgamati e versati in una tortiera, da porre in forno per circa mezz’ora. Una volta cotta, la torta va divisa in due metà e riempita con una crema preparata con:

- 500 grammi di tofu (dal quale andrà tolto il liquido in eccesso),

- ¾ di tazza di zucchero di canna,

- ¾ di tazza di cacao in polvere,

- quattro cucchiaini di estratto di vaniglia e 500 grammi di cioccolato fuso.

Tofu, olio e sale vanno passati al mixer per almeno un minuto, in maniera da formare una composto uniforme. Vanno quindi uniti zucchero, cacao, vaniglia e cioccolato fuso. Se alla fine la crema dovesse risultare troppo corposa, può essere diluita con qualche cucchiaio di latte di soia, fino ad ottenere la consistenza desiderata. Una volta fredda, la crema è pronta per farcire la torta.

Ricetta di Patrizia Rosellini

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Qual è l’origine del termine “ultras”?

Con il termine ultras, o più correttamente ultrà (derivato dal francese ultra-royaliste cioè “ultra realista”, di origine latina) si indicavano i piu’ fanatici attori del terrore bianco, la forza politica preponderante ai tempi della Seconda Restaurazione (1815-1830).

Gli “ultras” erano gli esponenti più radicali dell’estrema destra e ancora oggi, in Francia, questa parola si usa per identificare chi promuove le proprie opinioni con eccessiva durezza di modi.
Con “ultras” si definisce il tifoso organizzato di una determinata società sportiva, più frequentemente di tipo calcistico, ma spesso anche di pallacanestro, hockey, pallanuoto ed altri sport.
Nel tifo calcistico, gli ultras o ultrà rappresentano lo zoccolo duro del tifo, sono organizzati in gruppi e sono spesso politicamente schierati; per questi motivi, giornali e tv italiani a partire dagli anni ’60, col nascere del tifo organizzato, hanno iniziato a utilizzare questo termine.

Non va confusa la parola ultras con hooligan: quest’ultimo termine indica infatti unicamente i tifosi che si distinguono per un comportamento particolarmente aggressivo e violento dentro e fuori dagli stadi.
Gli ultras, invece, sono in generale tutti quei tifosi che seguono in modo costante la propria squadra del cuore, sono affiliati a un gruppo riconosciuto dalla società e occupano il settore dello stadio comunemente detto “curva”.

(Fonte Curiosità e Perché)

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Empoli: incontri nelle scuole per sensibilizzare i giovani sulla donazione di organi

DONAZIONE DI ORGANI E TESSUTI, AL VIA UNA SERIE DI INCONTRI NELLE SCUOLE PER SENSIBILIZZARE I GIOVANI

Si terrà il prossimo 24 gennaio, al liceo “Il Pontormo” di Empoli, il primo di una serie di incontri informativi e di sensibilizzazione sulle donazioni di organi e tessuti, rivolti alle scuole medie superiori del territorio e in particolare alle classi quarte e quinte.
L’iniziativa, promossa dal coordinamento locale donazione organi, tessuti e cellule in collaborazione con gli operatori dell’educazione alla salute del dipartimento di prevenzione dell’Asl 11 e delle associazioni AIDO (Associazione Italiana per la Donazione di Organi, tessuti e cellule), ANED (Associazione Nazionale EmoDializzati), VITE (Volontariato Italiano Trapiantati Epatici), mira a diffondere la cultura della donazione tra i giovani.
Gli studenti coinvolti in questa iniziativa sono circa 850.
Merita ricordare che chiunque può essere donatore, sia di organi sia di tessuti, se in vita ha espresso una precisa volontà in tal senso oppure, in caso di mancanza di assenso, se la famiglia non si oppone al prelievo degli organi. Non esistono limiti di età per essere donatore di organi. Le cornee e i tessuti, ossei e cutanei, possono essere donati entro il 75esimo anno di età.

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“Musica da cucina”: come trasformare pentole, posate, bicchieri in strumenti musicali

È inusuale riuscire a coniugare un ambiente concreto come la cucina a una vera e propria musica dai suoni eterei, impalpabili, sognanti. Fabio Bonelli, musicista di Morbegno (Sondrio), c’è riuscito con il progetto “Musica da Cucina”, che nasce nel 2005 dall’idea di catturare i suoni prodotti con attrezzi da cucina per creare un tessuto sonoro sul quale ricamare melodie di chitarra, clarinetto e fisarmonica. Sembra musica che proviene dallo spazio siderale. Da allora “Musica da Cucina” ha suonato in tutta
di Nicoletta Morabito – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/bW34h

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Salute: Bologna, nuova tecnica per la ripresa degli arti dopo l’ischemia

(AGI) – Bologna, 12 gen. – Una nuova tecnica di stimolazione non invasiva del cervello – messa a punto da un gruppo di ricercatori italiani coordinato da Alessio Avenanti, neuroscienziato del Dipartimento di Psicologia dell’Universita’ di Bologna – chiamata stimolazione magnetica transcranica (TMS), promette risultati per la ripresa dell’uso degli arti dopo un’ischemia cerebrale. “La TMS e’ stata applicata per inibire la corteccia motoria dell’emisfero sano – spiega Alessio Avenanti dell’Universita’ di Bologna – che, in seguito all’ictus, prende il sopravvento sulla corteccia motoria dell’emisfero leso e puo’ interferire con il suo funzionamento, ed e’ stata usata in combinazione con le classiche tecniche di riabilitazione motoria”. La Tms e’ infatti in grado di creare uno stato transitorio in cui la corteccia motoria lesa, liberata dall’interferenza della corteccia motoria sana, diventa piu’ attiva e plastica, cioe’ piu’ “aperta” alle esperienze e a ri-apprendere i movimenti, beneficiando maggiormente delle tecniche di riabilitazione motoria. Gli esercizi, praticati con il fisioterapista, a loro volta aumentano e stabilizzano l’attivita’ della corteccia motoria lesa, creando cosi’ un circolo virtuoso duraturo. I ricercatori hanno sperimentato la nuova tecnica riabilitativa su 30 pazienti cronici con ictus e disturbi motori, per 2 settimane ed hanno monitorato gli effetti del trattamento per 3 mesi.
  I risultati della ricerca cooerdinata dall’Universita’ bolognese – pubblicati sulla rivista internazionale Neurology – hanno mostrato un netto e stabile miglioramento nella forza e nella destrezza dell?arto malato per tutti i 3 mesi di monitoraggio. “Lo studio mostra inoltre che le prestazioni motorie e l’attivita’ cerebrale dei pazienti sono migliori rispetto a quelle ottenute con trattamenti alternativi – conclude Avenanti – dimostrando la specificita’ e superiorita’ dell’innovativo trattamento”. Oltre ad Alessio Avenanti, che lavora al Centro studi e ricerche in Neuroscienze cognitive dell’Alma Mater, hanno preso parte alla ricerca Elisabetta Ladavas del Dipartimento di Psicologia dell’Universita’ di Bologna e Michela Coccia, Leandro Provinciali e Maria Gabriella Ceravolo del Dipartimento di Medicina clinica e sperimentale dell’Universita’ Politecnica delle Marche. Lo studio si e’ svolto presso la Clinica di Neuroriabilitazione degli Ospedali Riuniti di Ancona Torrette dal 2007 al 2011. Si attendono ora sperimentazioni su larga scala. (AGI) .

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