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Archivio | L’angolo della Poesia

L’angolo della poesia: “Grido” di Emanuela Verderosa

Domani si celebra la Santa Pasqua, la festa più importante per i cristiani, simbolo della vittoria della vita sulla morte, del bene sul male. Ma è una vittoria sofferta, non dimentichiamolo. Del resto, la vita è per tutti, cristiani e non, “Fango e cielo/tragedia e grazia/incanto e grido”, come ci ricorda la nostra amica Emanuela Verderosa in questa splendida poesia-preghiera:

 

Grido

E andammo

affrancati e ribelli

incalzati da maligna estasi lontana

Mite Nazareno

 

Scoprimmo

Vuota immensità

e nome e volto finanche dissolti

Cercaci Nazareno

 

Assaporammo

sferze d’implacata sete

spersi e nudi in terre inospitali

Trovaci Nazareno

 

Vagammo

per solitudini oscure

spezzati e amari per smarrito bene

Raccoglici Nazareno

 

Fango e cielo

tragedia e grazia

incanto e grido

è l’esistenza a noi

Amaci Nazareno

Nazareno

Nazareno

 

A commento della parabola di Luca 15,11

 

 

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Primo concorso di poesia “L’arte in versi”

Ai nostri lettori-poeti segnaliamo un’interessante selezione: si tratta del primo concorso nazionale di poesia “L’arte in versi“.

La partecipazione è gratuita e la scadenza è fissata al prossimo 15 maggio.

La giuria sarà composta da importanti critici, scrittori ed estimatori della cultura letteraria: Massimo Acciai, Lorenzo Spurio, Marzia Carocci, Luciano Somma, Emanuele Marcuccio, Patrizia Poli, Francesca Fiorletta, Martino Ciano, Iuri Lombardi e Annamaria Pecoraro.

Trovate le informazioni e il bando su Facebook:  https://www.facebook.com/events/387508917933462/

 

La redazione

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L’angolo della poesia: “I bu” di Tonino Guerra

La settimana scorsa si è spento a 92 anni il poeta romagnolo Tonino Guerra.

Per omaggiarlo, abbiamo scelto una sua poesia dal titolo I bu (I buoi), che prosegue idealmente il discorso avviato, mercoledì scorso, da Fulvio Musso sul nostro giornale con il suo brano Meglio morto che vivo.

 

I bu (I buoi)

Andé a di acsè mi bu ch’i vaga véa,
che quèl chi à fat i à fatt,
che adèss u s’èra préima se tratour.
E’ pianz e’ còr ma tòtt, ènca mu mè,
avdai ch’i à lavurè dal mièri d’ann
e adèss i à d’andè véa a tèsta basa
dri ma la còrda lònga de’ mazèll.

(Traduzione a cura di Giorgio de Luca)

Ditelo ai miei buoi che è finita,
che il loro lavoro non ci serve più,
che oggi si fa prima col trattore.
E poi commoviamoci pure a pensare alla fatica
che hanno fatto per mille anni
mentre eccoli lì che se ne vanno a testa bassa
dietro la corda lunga del macello.

 

Vi ricordiamo che potete sempre inviarci i vostri versi, accompagnati da una breve autobiografia ed eventualmente da una vostra foto, via e-mail a ilmiogiornale@infinito.it

 

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L’angolo della poesia: “A tarda sera” di Carlo Bramanti

“Nel cassetto, ieri, ho ritrovato il tuo sguardo”; nell’Angolo, oggi, noi ritroviamo l’autore di questi versi: Carlo Bramanti, che già ci hai piacevolmente intrattenuto con Oltre, Ti disperi e Stanco.

Se anche voi volete contribuire ad alimentare questa rubrica, inviateci a ilmiogiornale@infinito.it le vostre poesie, accompagnate da una breve autobiografia ed eventualmente da una vostra foto.

Ed ora buona lettura!


A tarda sera

 

A tarda sera

coi gusci

di noce disegnavamo

stelle più luminose.

La tv era spenta,

ma trasmetteva

un Sogno lieve,

una voce nella notte

che animava

i quadri,

le rose del lenzuolo

gonfio appena

d’un alito

di quiete.

 

Nel cassetto,

ieri, ho ritrovato

il tuo sguardo,

un piccolo

veliero,

questo guscio

nascosto

sopra un raggio

di vecchia Luna.

 

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Firenze: venerdì al Teatro Florida lo spettacolo “Preda Chimera”

A cinquecento anni da Amerigo Vespucci…

La poesia e la voce di Pier Luigi Berdondini

La musica di Nicola Sani e di Angela Cosi

 

Venerdì 23 marzo 2012 – ore 21

Teatro Cantiere Florida – Via Pisana 111r – Firenze
biglietti posti numerati: 15/12 euro

Pier Luigi Berdondini in

Preda Chimera

PRIMA ESECUZIONE ASSOLUTA

Inseguirmi   -   ti attenderò nei labirinti dell’iride   -   tra lune di rubino e folgori   -   sottovoce   -   danzerò sul tuo sguardo

 

Prima esecuzione assoluta al Florida venerdì 23 marzo alle 21 di Preda Chimera, il nuovo spettacolo di Pier Luigi Berdondini che, a cinquecento anni dalle imprese di Amerigo Vespucci, esplora l’ignoto che ci avvolge dopo secoli di guerre, dogmi, dubbi e verità, chiamando la memoria dell’esploratore fiorentino a guidarlo alla scoperta di nuovi territori oltre i confini della immaginazione.

Introdotto da un preludio di Nicola Sani, il teatro di poesia di Berdondini racconta il viaggio di una voce satura di significati, di obiettivi, di tecnologie. La voce è afona e non risponde più agli impulsi del pensiero. Tra le quinte, in una trama di sette quadri, la voce esplora la scoperta di nuovi labirinti, invadendo luoghi e solitudini, barriere e confini, diaframmi e ipocrisie. Il palcoscenico si trasforma in uno spazio immaginifico di suoni magnetici che abbinano le sensualità della poesia al timbro catartico dell’arpa.

Il testo di Preda Chimera incontra frammenti poetici di Eliot, Majakosvkij, Caproni, Campana, Corazzini e Juan de La Cruz, in un concerto di versi che si inserisce nel percorso, da tempo avviato da Berdondini, di collaborazione con alcuni tra i principali compositori contemporanei di musica classica.

 

———————– . ———————–

 

PIER LUIGI BERDONDINI – Poeta, collabora con compositori di musica classica nella ricerca di nuovi campi sonori. Ha pubblicato le raccolte in versi Parole Macchiaiole, La via faentina, Verbo assente e Worte ohne Lieder, novantadue poesie di amore.

Ha scritto numerosi testi poetici per la musica classica: Babelé, per voce recitante e orchestra, musica di Michele dall’Ongaro – Sottovoce autunno per voce recitante, ensemble e pianoforte, su musiche di Silvia Colasanti, Claude Debussy, Daniele Lombardi, Marcello Panni – Fabula ut improvvisi per voce e flauto, su musiche di Guido Baggiani, Mauro Cardi, Gian Carlo Cardini, Fabio Cifariello Ciardi, Carlo Alessandro Landini, Daniele Lombardi,Carla Magnan, Marcello Panni, Angelo Russo, Nicola Sani –  L’isola e cinque poesie di amore poemetto scenico per voce recitante, mezzosoprano e computer music con musiche di Giuseppe Giuliano – Dialogo di una voce e della sua donna per voce, flauto e archi con musiche di Andrea Portera – Una parola in gioco per voce recitante e pianoforte su musiche dai Lieder ohne Worte di Felix Mendellshon eseguite da Roberto Prosseda – Incanto, per flauto e voce recitante musica di Marcello Panni – Sete per voce recitante, ensemble e supporto digitale, musica di Marcello Filotei – Al terzo foco per voce recitante soprano, soprano leggero, oboe fagotto e pianoforte, musica di Giorgio Colombo Taccani.

Per il teatro ha scritto U235 e C.A.N.T.O. due distinti testi poetici per un progetto sulla tragedia greca di Giancarlo Cauteruccio con musiche di Fabio Vacchi, Gianluca Verlinghieri, Paola Samoggia, Stefano Musicaritolo, Il viaggiatore di suoni per voci , mezzosoprano, sax e tanpura. Preda Chimera, esplorazioni per voce e Arpa Classica, con un preludio di Nicola Sani e ha messo in scena il Canto fu breve, dai Canti Orfici di Dino Campana, con musiche di Bejamin Britten, interpretate all’oboe da Marco Salvatori.

I suoi testi sono stati interpretati, tra gli altri, da Paolo Bessegato, David Riondino, Fulvio Cauteruccio, Monica Benvenuti,Teresa Fallai, Rosalba di Girolamo. Ha collaborato con alcune tra le più importanti istituzioni musicali come I Pomeriggi Musicali di Milano e L’Orchestra della Toscana, con Direttori quali  Howard Shelly e Tonino Battista.

Ha interpretato come voce recitante gran parte della propria produzione.

 

NICOLA SANI – Compositore, ha studiato con Domenico Guaccero, perfezionandosi con Karlheinz Stockhausen e musica elettronica con Giorgio Nottoli. Ha scritto opere di teatro musicale e per la danza, composizioni per orchestra e da camera, opere multimediali eseguite e diffuse in tutto il mondo.

Ha ottenuto premi e riconoscimenti internazionali tra cui: Golden Nica- Prix Ars Electronica-Linz, Premio Erato Farnesina–Ministero degli Affari Esteri, Premio Guggenheim, Laser d’oro Festival di Locarno, menzione speciale della giuria al Prix Italia, Premio Internazionale “Giuseppe Verdi”.

Le sue composizioni sono pubblicate dalle Edizioni Suvini Zerboni–Milano. Numerose le

pubblicazioni discografiche e DVD per Stradivarius, Agorà, Warner Fonit, Wergo, Mnemosine, Limen, Musicaimmagine, Taukay, Vdm, Medusa.

Numerose le collaborazioni con artisti dell’area video e delle arti elettroniche, tra cui Mario Sasso, Nam June Paik, Fabrizio Plessi, Studio Azzurro, David Ryan. In campo cinematografico e per le proprie realizzazioni di teatro musicale ha collaborato con Michelangelo Antonioni, Daniele Abbado, Roberto Andò, Erri De Luca, Albertina Archibugi, Franco Ripa di Meana, Ugo Gregoretti, Pamela Hunter, Gianni Carluccio, Francesco Esposito.

Dall’ottobre del 2004 è Presidente della “Fondazione Isabella Scelsi” di Roma, erede universale del lascito culturale di Giacinto Scelsi. Dal 2006 al 2009 è stato consigliere d’amministrazione e direttore artistico del Teatro dell’Opera di Roma, nonché membro del board di Opera Europa, associazione con sede a Bruxelles che riunisce oltre cento tra i maggiori Teatri d’Opera europei.

Dal 2010 è direttore artistico del Festival “Kryptonale” di Berlino.

 

 

Prevendite e prenotazioni

Prevendite nei punti vendita del circuito Box Office e on line www.boxol.it

Biglietteria del teatro: lun/mer/ven 09.00/14.00

Prenotazioni: 0557135357 cantiere.florida@elsinor.net

 

Teatro Cantiere Florida
Via Pisana 111r – Firenze – Informazioni e prenotazioni:
dal lunedì al venerdì orario 09/17 tel  055-7135357
via mail – cantiere.florida@elsinor.netwww.teatrocantiereflorida.it
Ufficio stampa: Marco Mannucci, mannucci@dada.it

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L’angolo della poesia speciale festa del papà: Compagno di viaggio di Luigi Violano

Oggi l’angolo della poesia vi pesenta un’edizione speciale, dedicata a tutti i papà.

Qui di seguito vi presentiamo dei versi scritti dal nostro carissimo amico poeta Luigi Violano, “Compagno di viaggio”.

Si tratta di una poesia, scritta in età adolescenziale, che vede il poeta consapevole che la vita, soprattutto quando è piena di prove difficili, è comunque, un viaggio bello da fare. I versi sono un’osservazione meditata del paesaggio notturno. Una pausa di riflessione per ristorarsi dopo il lungo cammino di vita, fatto da un viandante “pellegrino, stanco e solo”. Una pausa che scava nei ricordi fino alla “Casa paterna”, ove ebbe inizio il suo “lungo viaggio”, pellegrinaggio accompagnato dai suoni della natura. Ma se come si legge nel libro della Genesi “Non è giusto che l’uomo sia solo”, a riempire la solitudine del pellegrino, in questo caso, c’è un uomo percepito da lontano, in età matura, non più giovane: è Paolo, il padre del poeta, un compagno di viaggio che, è sempre al suo fianco, viaggia con lui nel “treno” che “corre veloce lungo i binari delle’esistenza”. Il poeta medita, si guarda dentro e constata che suo padre è una figura importante ed è bene ringraziarlo pubblicamente nel linguaggio poetico che, è piena espressione dell’anima. Così, commosso, constata e dichiara con chiarezza e fermezza “Ma tu Paolo resterai sempre il mio più caro compagno di viaggio”.

Compagno di Viaggio

Cinguettii di piccoli uccelli
posti sulle ringhiere
dei balconi,
speranzosi aspettano
di avere un po’ di pane.
Fermo resto
a rimirare la casa paterna
da dove partii
per il mio lungo viaggio.
Pellegrino,
stanco,
solo,
cerco qualcuno come te papà,
per riempire la mia solitudine.
Cammino lentamente,
proiettato verso la mia meta.
La luna splende in cielo,
come unica testimone
della notte muta.
Di lontano odo
il fischiettar di un uomo,
che simile ad un angelo tarpato,
natura ha tolto
la bella gioventù.

Viaggio,
ricco solo dei miei pochi bagagli,
il mio treno corre veloce
lungo i binari
dell’esistenza.
Il tempo va,
tutto m’abbandona,
ma tu Paolo,
resterai sempre
il mio più caro
compagno di viaggio.

Nella foto Luigi Violanoil papà Paolo e la mamma

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L’angolo della poesia: “Stella abbandonata” di Annamaria Vezio

Oggi il nostro Angolo della poesia è lieto di ospitare per la prima volta un’altra interessante autrice: Annamaria Vezio.

Annamaria è nata in Calabria, ma vive a Firenze. Ha svolto studi umanistici, è diplomata in Pranoterapia e aiuto-medico, pratica la medicina olistica ed ha anche studiato arpa e violino. È organizzatrice di eventi culturali, socia-collaboratrice di diverse associazioni, ma soprattutto artista poliedrica, pluripremiata in ambito letterario e teatrale, anche come regista e direttrice di spettacoli della “Compagnia Contenta dei Malcontenti” di Firenze. Ha pubblicato numerose sillogi e molte sue poesie, con dipinti a tema acclusi, sono presenti in svariate antologie letterarie, italiane ed estere.

La poesia che vi proponiamo si intitola Stella abbandonata  e ad aiutarci nella comprensione del testo è, ancora una volta, Luigi Violano.


Stella abbandonata

(copyright by Annamaria Vezio)

 

Tenevo la tua mano,
stella abbandonata nella mia
e leggero il tuo sangue
navigando nelle vene
lambiva il mio pensiero
che ci portava in quei mondi
sconosciuti e sinceri
Abbiamo camminato
col passo senza orme
il tuo abbraccio nel mio,
leggere e avvinte
abbiamo solcato
la Grande Porta
e visto la vita Nuova
Ma tu, mamma
lì non m’ hai voluta
mi hai chiesto di tornare
sul solco dei miei passi
e ho date le spalle a quella luce
dove vivi tu
Ora, senza te è il mio cammino
e mesta, contemplo l’orma
che dal mio peso scivola
e nell’ombra che lascia
si nutre la nostalgia
di quella stella abbandonata
fiduciosa, nella mano mia.

Nota dell’autrice: A mia madre

 

Nota critica di Luigi Violano:

Tema di questi versi è la morte della madre dell’autrice, morte che è un viaggio tra due figure indivisibili: madre e figlia verso l’ultraterreno (“Mondi sconosciuti e sinceri…). L’indivisibile tra madre concepente e figlia concepita, propri del periodo di gestazione, si ripetono e permangono anche nel viaggio verso la morte. I due protagonisti comminano sempre assieme (“Col passo senza orme”), abbracciate “Leggere e avvinte”, “il tuo abbraccio nel mio”, “leggere e avvinte abbiamo solcato la Grande Porta e visto la vita Nuova”. Nel complesso, rileggendo questi versi, ci tornano alla memoria quelli di Eugenio Montale: “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale…”, trattanti lo stesso tema. La morte, poi, in questi versi, spezza, inevitabilmente, il legame indissolubile madre-figlia: “Ma tu, mamma lì non m’hai voluta mi hai chiesto di tornare
sul solco dei miei passi e ho date le spalle a quella luce dove vivi tu”, provocando dolore nell’anima della poetessa e lasciando spazio al ricordo, alla nostalgia di quella “stella abbandonata” (a cui sono dedicati questi versi, come da nota sottostante) di cui la Nostra dice: “Tenevo la tua mano, stella abbandonata nella mia e leggero il tuo sangue navigando nelle vene lambiva il mio pensiero”. Il componimento può dirsi fondato su due tempi, entrambi caratterizzati da dolorosa rimembranza e nostalgia: un passato (caratterizzante buona parte dei versi proposti) ed un presente, caratterizzante i versi finali, in cui il ricordo della madre culmina nella triste contemplazione dell’ “orma materna” “mesta, contemplo l’orma che dal mio peso scivola e nell’ombra che lascia si nutre la nostalgia”. In questi versi c’è solo una composta commemorazione serena della figura defunta, dolorosa, ma non pessimistica. Nell’ultimo verso, la madre diventa addirittura una speranza certa per la figlia, una “stella abbandonata fiduciosa, nella mano mia”.

 

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L’angolo della poesia: “Nel Tevere” di Erminio Romano

Cari amici,
oggi ritroviamo in questa rubrica l’amico Erminio Romano, la cui forza d’animo ci aveva colpito con le poesie So nuotare e Amo la vita.

Erminio è, però, anche dotato di una grande sensibilità, che lo porta ad essere partecipe dei tragici eventi che accadono nel mondo.
E la poesia che vi proponiamo questa volta ne è una bella dimostrazione:

 

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Nel Tevere

Senza acqua,
mi sento
affogare
nei miei
pensieri,
immaginando
il bambino
gettato
nel fiume.
É annegato,
senza ali,
il suo angelo
è volato
in cielo
e vive
nel cielo.

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